cose da libri

dove si esplorano parole e si va a caccia di idee

postcards from london_1

4 commenti

dove si visita, con molta emozione, la casa di un amico di sempre

img_20160917_134154mrs. cosedalibri torna su queste pagine dopo lunga assenza e dopo aver trascorso un breve periodo a londra, città nella quale, tra le altre cose, ha reso visita e onore alla dimora di un uomo tra i più augusti mai vissuti.img_20160917_133100

il lessicografo samuel johnson, nativo di lichfield, visse nella casa londinese di 17 gough square dal 1748 al 1759. il 18 giugno 1746 aveva firmato un contratto con sette librai (robert dodsley, andrew millar, charles hitch, john knapton, paul knapton, thomas longman e il nipote di quest’ultimo) per la stesura di un dizionario della lingua inglese nell’arco di tre anni da compensare con 1575 ghinee (qui la versione digitalizzata dell’opera). lex

il progetto andò avanti per il triplo del tempo. il denaro consentì allo squattrinato johnson di cercare un appartamento che potesse ospitare lui stesso, la moglie elizabeth porter, affettuosamente chiamata “tetty”, e il numero di amanuensi che avrebbero collaborato all’opera.

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veduta dell’esterno dal piano terra

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il parlour della casa

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la sedia di samuel johnson all’old cock tavern in fleet street, adesso in mostra a gough square

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il baule in cui l’attore david garrick conservava i suoi costumi al drury lane theatre. garrick fu allievo e amico di samuel johnson, accanto al quale riposa nell’abbazia di westminster

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the life of samuel johnson, ll.d., in three volumes. james boswell, esq. 2nd edition, vol. I. london: henry baldwin, 1792

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A Dictionary of the English Language: in which words are deduced from their originals, and illustrated in their different significations by examples from the best writers. london: printed by w. strahan for j. and p. knapton et al, 1755

l’ultimo piano della casa, un’ampia mansarda, ospitava quella che timothy wilson-smith definisce la “johnson’s factory”: un luogo zeppo di libri, carte e mobili sgangherati in cui samuel e i suoi aiutanti potevano lavorare al dizionario sicuri di non essere disturbati da nessuno (timothy wilson-smith, samuel johnson [life & times], haus publishing, london 2004).

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la “johnson’s factory”, officina di samuel johnson nella mansarda della casa, dove ai giorni nostri si trovano alcune copie del dizionario a disposizione dei visitatori

la casa è raccolta e bellissima, popolata di appassionati volontari che accolgono i visitatori con grande gentilezza; alla biglietteria c’è un gentiluomo dalla chioma candida cui abbiamo tentato di pagare l’ingresso, apprendendo che quel giorno non ce ne era necessità. interrogato in merito al motivo, l’albocrinito ha risposto un sonoro “i don’t know” che ha scatenato l’omerica risata mia e via via dei presenti tutti. abbiamo poi appreso che era tutto merito dell’open house, un’iniziativa londinese della durata di due giorni volta a consentire la visita gratuita a edifici storici normalmente a pagamento.

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e sempre a proposito del dizionario, sentite il dialogo tra un certo dottor adams e il nostro sammy, raccontato da james boswell nella sua vita di samuel johnson:

adams: “è una grande impresa, signore. come troverà tutte le etimologie?”

johnson: “oh, ecco uno scaffale con junius, e skinner, e altri; ed ecco un gallese che ha pubblicato una collezione di proverbi e che m’aiuterà per la parte gallese.”

a.: “ma come potrà fare un lavoro simile in tre anni?”

j.: “son sicurissimo che lo farò in tre anni.”

a.: “ma l’accademia francese, composta di quaranta membri, ha impiegato quarant’anni a compilare il suo dizionario.”

j.: “proprio così. è questa la proporzione. vediamo un po’: quaranta per quaranta fa milleseicento. un inglese sta a un francese come tre sta a milleseicento.”

così piacevolmente scherzando parlava della fatica che s’era impegnato a compiere.

james boswell, vita di samuel johnson, volume I (1709-1775), traduzione di ada prospero, garzanti, milano 1982

4 thoughts on “postcards from london_1

  1. Si sente persino il profumo di quella casa. Grazie.

  2. Belle foto. Ma io non ho capito una cosa: la biblioteca originale di Samuel Johnson che fine ha fatto? i libri conservati nella casa sono stati messi lì recentemente solo per arredare? Infine rimane il mio più grande dubbio: sei sicura che ti piaccia davvero Samuel Johnson? non è che per caso a piacerti sia piuttosto il suo ritrattista, James Boswell, senza il quale il tuo Sammy praticamente non esisterebbe, dato che deve la sua esistenza al fatto di essere soggetto di un ritratto?

    • no, nella casa di gough square c’è una serie di libri su di lui, d’epoca e nuovi. non so che fine abbia fatto il suo patrimonio librario; del resto lui stesso affermava di preferire la conversazione ai libri, e quando si ribatteva che al contrario doveva aver letto più libri di qualsiasi altro inglese, rispondeva con civetteria che quella supposizione costituiva un errore a suo favore (questo l’ho letto in quella miniera che è la johnsoniana, una enorme serie di aneddoti raccolti da diversi autori pubblicata nel 1836).

      quanto al tuo dubbio: mi piace sammy, sono grata a james per essergli stato vicino vent’anni e averci regalato la sua biografia, e del resto come possiamo affermare di conoscere di prima mano qualunque autore del passato? amiamo i nostri scrittori prediletti attraverso filtri, e questo è.

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