cose da libri

dove si esplorano parole e si va a caccia di idee

Abbiamo già tutto il tempo che serve per leggere: del ruolo creativo della scuola

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Sul libro di cui state per leggere un ampio stralcio compare la scritta “È vietata la riproduzione con qualsiasi mezzo”: io mi prendo la libertà di riprodurre questo brano perché lo trovo intelligente e urgente, e invito l’editore Laterza a comunicarmi se qualcosa osta (in questo caso lo eliminerò dal blog: ma mi auguro proprio che non accadrà).

Roberto Casati ci prospetta un uso del tempo della scuola destinato alla lettura, con una proposta irresistibile.

Abbiamo quindi molte ragioni di lasciare al libro di carta un primato rispetto ai nuovi concorrenti [iPad e e-reader, n.d.r.]; e se non un primato, dobbiamo riconoscere la complementarità dei modi di presentare un testo – su carta o su pixel. […]

Da un lato si tratta di capire come difendere la lettura su carta, se non la lettura tout court. D’altro lato, visto che gli strumenti digitali di lettura invadono comunque il nostro ambiente, dobbiamo cercare delle strategie per addomesticarli, inserirli in modo meditato nella nostra vita, e non subirne il fascino senza fare domande su quello che veramente ci danno e ci tolgono. […]

I dati ci dicono sostanzialmente due cose. La prima, che i lettori forti sono pochi; la seconda che il fattore che domina di gran lunga tutti gli altri nel determinare quanti libri si leggono in un anno è il provenire da famiglie di lettori.

[…] Ma se questi sono i dati, e se la famiglia è per il momento l’elemento determinante, non si capisce chi possa incoraggiare la lettura se non la scuola. La scuola ha insegnato a leggere, e oggi deve insegnare a leggere molto. Dico subito che vorrei porre la massima attenzione all’aspetto istituzionale del nostro problema, contrapponendolo all’aspetto motivazionale: quando si chiamano in causa famiglia e scuola è facile scivolare verso un atteggiamento colpevolizzante nei confronti di genitori e insegnanti. E invece non bastano, e sono mal indirizzati gli inviti accorati (“leggete di più”) […] Servono piccoli e grandi incentivi, soluzioni creative di tipo istituzionale, per l’appunto.

Scuola e lettura sono state l’oggetto di svariati rapporti negli ultimi anni che hanno messo in evidenza dati convergenti. In particolare è stata osservata l’erosione della lettura per via del tempo dedicato ai social network […]

Il suo [del sistema di istruzione, n.d.r.] primo e più prezioso capitale è proprio l’organizzazione del tempo. […] Teniamo scolari e studenti per una dozzina di anni, giorno dopo giorno, per giornate intere in uno spazio fisicamente separato e protetto da quello che avviene in famiglia o nella società. Abbiamo la fortuna e la responsabilità di usare questo tempo in modo utile e creativo. Lo facciamo? […] voglio dare da subito un esempio di come si può riorganizzare il tempo a scuola per incitare alla lettura. […] Con alcuni insegnanti e studenti di liceo ho discusso della proposta di “un mese della lettura”. Un mese da rubare al programma, un mese in cui gli studenti non fanno altri che leggere libri dal mattino alla sera, inseguono l’obiettivo di un libro al giorno, e consegnano poi a fine giornata una breve presentazione scritta o orale, o registrano un breve video in cui raccontano il contenuto del libro che hanno letto, o qualsiasi cosa che depositi una traccia della lettura. Due aspetti della proposta sono importanti: l’aspetto istituzionale (si usano le ore di scuola) e l’aspetto “ massiccio” (l’uso di un tempo lungo, senza interruzioni). Ripeto: gli studenti leggerebbero per un mese intero un libro al giorno, ciascuno un libro diverso, in classe, e non farebbero altro. E gli insegnanti farebbero altrettanto. E, perché no, anche il direttore e gli altri lavoratori della scuola. Se il problema per la lettura è l’erosione digitale dell’attenzione, o l’invasione del social networking, la scuola potrebbe e, anzi, dovrebbe offrire tempi protetti come questo. Insegniamo che leggere un libro è quantomeno possibile. Facciamo fare a scuola agli allievi qualcosa che la società non fa. Proteggiamo lo spazio della lettura: sospendendo le classi e il programma mandiamo un chiaro segnale sulle vere priorità. Usare il tempo della scuola per leggere significa dare un segnale forte sull’importanza della lettura. Infatti:

Se la lettura è veramente importante, perché chiedere agli studenti di leggere a casa, o durante le vacanze?

[…] La scuola ha un enorme vantaggio di cui sembra non rendersi conto, e che in molti stanno cercando scientemente di smantellare. È già un ambiente protetto in cui si dovrebbe imparare a elaborare l’informazione e non limitarsi a cercarla o a subirla. […]

Chiedere insistentemente agli scolari di leggere di più a casa significa da un lato dir loro che la lettura è in fondo marginale, e d’altro lato giocare col loro senso del dovere (e con l’ineffabile senso di colpa) per ottenere un risultato che non si riesce a ottenere a scuola. […]

Roberto Casati, Contro il colonialismo digitale. Istruzioni per continuare a leggere, Laterza, Bari-Roma 2014

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