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La bella confusione

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Pier Paolo Pasolini al Caffè Rosati. Courtesy

Com’era diversa la vita allora! Ci si dava appuntamento dopo la mezzanotte, all’una, alle due, come se fossero orari normali. A quell’ora a via Veneto c’era un viavai di gente di tutti i tipi, un fiume scintillante che scorreva tra i tavoli dove sedevano i più noti attori del cinema, artisti, produttori, dive e divette, perché la dolce vita di Roma, che non era ancora il film di Fellini, attirava tutti. C’era una “bella confusione” allora, e La bella confusione era il titolo che Fellini aveva pensato prima de La dolce vita. C’era una bella confusione attorno ai tavoli dei caffè Rosati e Canova dove attori, registi, architetti, scenografi, pittori, scrittori, politici si scambiavano opinioni; non era come oggi, che gli scrittori stanno con gli scrittori, i pittori con i pittori e la bella confusione non rende vivace la conversazione. Ercole Patti e Sandro De Feo erano i numi tutelari del Caffè Rosati a piazza del Popolo, che presidiavano fin quasi all’alba. Soldati strillava polemizzando con il serafico Bassani e il pacifico Bertolucci al ristorante Le colline emiliane. Elsa Morante, che aveva scritto il magnifico Menzogna e sortilegio, era seguita dal suo corteo di giovani a lei devoti. Moravia, che dopo Gli indifferenti aveva celebrato Roma nei Racconti romani, ne La Romana e ne La Ciociara, usciva ogni sera con Pasolini, che stava scrivendo Ragazzi di vita in un italiano con forti intonazioni romanesche, ed Enzo Siciliano, l’autore dei Racconti ambigui, era il loro amico inseparabile. […] Il salotto Bellonci si destava all’avvicinarsi della primavera, e portava il solito brusio di chiacchiere, pettegolezzi e previsioni. […] Non ho parlato degli allora giovani emergenti Arbasino, Malerba, Manganelli e del critico Guglielmi, del poeta Pagliarani, del solitario e non ancora celebre Delfini, poi celebrato dal grande Cesare Garboli […] Non ho parlato di tanti altri che la sera si incontravano da Cesaretto, a via della Croce, una trattoria diventata quasi un centro culturale, frequentata da Flaiano, Giulia Massari, Giovanni Russo, Maccari, da Totò Bruno e da qualche graziosa accompagnatrice. Che animazione la sera da Cesaretto! Ognuno sedeva accanto a chi voleva, conversava con chi voleva, e tra i tavoli circolava come un elisir la felicità di incontrarsi, di stare insieme.

Raffaele La Capria, Esercizi superficiali. Nuotando in superficie, Mondadori, Milano 2012

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