cose da libri

dove si esplorano parole e si va a caccia di idee

spalavera, la libreria no coffee

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com’è noto, spesso mrs. cose da libri prende un treno da milano e se ne va alla ricerca di tracce di librità nei luoghi del circondario. ieri il treno l’ha portata a verbania, comune-mamma di intra+pallanza sul lago maggiore e medaglia d’oro alla resistenza.

img_20170104_161016posti singolari, dove basta fare un passo e da verbania ti trovi nella sua frazione suna, e in cui il luogo vive quasi attorno a un’unica via. nel caso di pallanza è via ruga, che rappresenta una cesura netta tra la periferia e il centro: ci si arriva da uno stradone senza particolari attrattive e subito ci si immerge in un minuscolo borgo con tracce di negozi antichi, alcuni in attesa di essere affittati per dare vita a nuovi commerci.

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img_20170104_113039tra questi negozi d’antan c’è il bar bottinelli, da meno di un anno trasformato in libreria dell’usato e dell’antico – la spalavera – da marco tosi e filippo terzi, che ne hanno fatto uno spazio piacevole come una casa. i libri, selezionati con cura, sono ovunque: in vecchie credenze, su piccole scrivanie, sistemati su librerie create ad hoc e ammucchiati in intelligente disordine su un enorme tavolo posto nella seconda stanza del locale: qui trova posto una miscellanea varia e abbordabile.

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in vetrina, la biografia di arnoldo mondadori scritta da enrico decleva

legati al proprio territorio e desiderosi di coltivare con esso un legame saldo, i due librai tengono, oltre alla varia, una selezione di libri di storia e geografia locale e un minuscolo scaffale di libri nuovi. nell’ultima stanza si trova una solidissima libreria ricavata da legname di ponteggi, realizzata dal falegname di fiducia, in cui i libri sono suddivisi per temi.

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jean-paul sartre, l’età della ragione

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jonathan littell, le benevole

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libri di piccole dimensioni su una piccola scrivania

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l’immenso tavolo della miscellanea

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il libraio marco tosi

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la libreria ricavata dai ponteggi

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alla spalavera tutto è consultabile e leggibile: i librai incoraggiano a sostare su sedie e comode poltrone e a leggere quanto si desidera. e a proposito di comfort e piacevoli soste, nonostante le origini del luogo che la ospita la spalavera tiene per ora una politica no coffee, nel senso che in libreria si può girare, sostare, leggere a sazietà ma senza tazzine in mano. in questo modo, sostiene il libraio tosi, ci si può concentrare unicamente sui libri.

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per leggere e parlare

in libreria si tengono incontri diversi, dalle presentazioni ai concerti, ma il collegamento con cibi e bevande avviene solo all’esterno, in occasione di eventi organizzati in collaborazione con bar e ristoranti, o in occasione della transumanza estiva: nei fine settimana del periodo da fine maggio a settembre spalavera sposta il suo mercato del libro usato sull’alpe colle, nel parco nazionale della val grande, in una sorta di baita-libreria che offre all’escursionista una selezione di buoni libri e marmellate, formaggi e birra artigianale da acquistare.

14238248_1071181876268449_8593924714436147513_nuna scelta, nella nostra epoca di gastrolibrerie, davvero controcorrente, se romano montroni – nome che curiosamente a marco tosi non dice nulla – già affermava nel 2009: “Se è vero che la libreria deve restare legata alla qualità della proposta, il binomio sarà con la cultura enogastronomica riscoperta da Slow food e il tessuto connettivo la capacità di far diventare i negozi luoghi di evento culturale, incontro fisico tra autori e lettori e palestra di idee”.

la scelta di tosi&terzi farà senz’altro felici i librai duri e puri, quelli del “qui si vendono libri e non salami”. a questo proposito, e per spezzare una lancia a favore di quelli che amano vivere in libreria con una tazza in mano, desidero ricordare la splendida fioritura delle coffee houses londinesi durante l’epoca di samuel johnson: “Londra divenne la meraviglia del mondo, il cuore pulsante delle notizie, degli spettacoli e del divertimento. Come New York negli anni venti, rappresentava una geografia dell’immaginazione che rapiva, era il soggetto principale, spesso negativo, di opere teatrali, di poesia e delle stampe di Hogarth. Simbolicamente, il luogo chiave della nuova cultura pubblica era la coffee house. Nel 1739 ne esistevano più di cinquecento. Insieme con le taverne, erano luoghi per il piacere e per gli affari, frequentate da clienti di tutte le estrazioni sociali. Vi si leggevano i giornali, i critici vi dibattevano per ore, mentre gli scandali sessuali e le chiacchiere politiche erano protagonisti di infiammate discussioni”.

che siate pro o contro, è certo che alla spalavera di pallanza manca il caffè, ma senz’altro non mancano le idee: oltre alle iniziative proprie e a quelle congiunte, i librai affittano il loro spazio per altri eventi e intrattengono un fecondo dibattito con gli abitanti. ed è incoraggiante apprendere che la libreria riesce a sostenersi da sé: un piccolo miracolo cui guardare.

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pallanza, il lago maggiore dal lungolago

2 thoughts on “spalavera, la libreria no coffee

  1. Praticamente sono costretto ad andarci. Che meraviglia!

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