cose da libri

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Cose da libri di Sammy

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Samuel Johnson. Courtesy

Qui sotto, pensieri su libri e lettura secondo Samuel Johnson, tratti da Johnsoniana: or, Supplement to Boswell : being anecdotes and sayings of Dr. Johnson / collected by Piozzi, Hawkins, Tyers … [et al.], John Murray, London 1836, in cui il civettuolo Johnson afferma tra l’altro di aver raramente letto un libro per intero.

  1. Leggere

Dal canto suo, il signor Johnson non era mai stato molto studioso, ed era solito consigliare ai giovani di non farsi mai mancare un libro in tasca, da leggere a tempo perso, quando non avessero altro da fare. “È stato così”, disse un giorno a un ragazzo in casa nostra, “che ho acquisito tutta la mia conoscenza, tranne ciò che ho imparato andando per il mondo con le facoltà all’erta per osservare e la lingua pronta a parlare. Si è raramente in vena di aprire il proprio armadietto, riordinare la scrivania e applicarsi seriamente agli studi; ma una memoria che assorbe sarà utile, e si riceveranno insolite lodi se si riuscirà a ricordare passaggi salienti di diversi libri, a tenere separati gli autori in mente, a mettere in gioco accortamente le proprie conoscenze. “Come farebbero altrimenti i giocatori d’azzardo”, aggiunse, “a giocare più denaro di quanto ne abbiano?”

p. 14

  1. Libri tascabili

Il dottor Johnson era solito dire che nessuno legge più a lungo un in folio su un tavolo. “Dopotutto”, diceva, “i libri che puoi portare vicino al fuoco, e tenere comodamente in mano, sono i più utili, quelli più largamente diffusi e facili”. Gli piacevano moltissimo libri come il francese Esprits d’un tel, ad esempio, o Beauties of Watts e così via: “ai quali”, diceva, “si guarda spesso e che si è tentati di continuare a leggere, mentre probabilmente si sarebbe spaventati da libri di formato più grande e di aspetto più erudito”.

p. 115

  1. Leggere

Johnson preferiva la conversazione ai libri; ma quando, privo di compagnia, era spinto alla lettura, allora si dedicava a quell’intrattenimento. A giudicare dalle sue innumerevoli citazioni, si potrebbe supporre che avesse letto più libri di qualsiasi altro in Inghilterra; ma egli dichiarava che questa idea era un errore a suo favore. Ammetteva di non aver quasi mai letto un libro per intero. Churchill, avendo forse ascoltato questa confessione a mo’ di vanto, soleva dire, che “se Johnson avesse letto solo pochi libri, non avrebbe potuto essere autore delle proprie opere”. La sua opinione, comunque, era che chi legge di più ha l’opportunità di conoscere di più; però, dichiarava, leggere senza sosta è brutto quanto la schiavitù in miniera, o il pesante compito del remare.”

p. 151

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Courtesy

 

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