cose da libri

dove si esplorano parole e si va a caccia di idee


Lascia un commento

nerino, o caro

vi ricordate di nerino lantignotti? mrs cosedalibri ne aveva parlato qui, fantasticando sulla sua identità. nerino, nella mente di chi scrive, aveva frequentato tutti i libri. nerino aveva e ha un nome che richiama cose buone.

stamattina, appena sollevata la tapparella, ho rivisto la macchina di nerino sul marciapiede di fronte. nerino ha cambiato la grafica del suo biglietto da visita su ruote. da scritta rossa in campo bianco è divenuta una scritta bianca su una fascia blu.

non avevo notizie di nerino dal 2017, l’anno in cui lo incontrai per la prima volta. mi ha colta una felicità subitanea, ho aperto la finestra e ho guardato il veicolo a lungo. nerino, lui, non è comparso. ma io so che è vivo, e che tra qualche anno potrò scrivere un terzo post su di lui.


2 commenti

Quando Sergej Ivanovic sgrida Levin

Domhnall-Gleesoncinemablend.com

Domhnall Gleeson interpreta Levin nell’Anna Karenina di Joe Wright, 2012

Della fondamentale ambiguità degli impulsi che ci inducono a fare del bene, a singoli o alla collettività. In fondo potrebbe essere una questione che lascia il tempo che trova, se lo scopo che si raggiunge è aumentare il benessere o lenire il malessere di uno o mille abitanti di questa terra.

013_sergei-670

Sergej Ivanovic nell’interpretazione dell’artista Ana Frois per The Anna Karenina Project

La questione si pone quando si estremizza l’atteggiamento di Sergej Ivanovic e si prende a giudicare coloro i quali non lavorano nella direzione che si è convinti sia corretta e giusta. Allora questi angeli schiumano bontà da tutti i pori e pubblicano immagini di infanti morti quali supremi “j’accuse” nei confronti degli altri, di quelli che non si commuovono nel modo che loro ritengono giusto. O che semplicemente si tengono da parte e si interrogano, come fa Levin.

“Konstantin Levin giudicava il fratello un uomo di straordinario ingegno e cultura, nobile nel più alto senso della parola e dotato della facoltà di agire per il bene generale. Ma in fondo all’anima sua, quanto più gli appariva grande e quanto più nell’intimo lo conosceva, tanto più spesso gli veniva in mente che questa facoltà di lavorare per il bene collettivo, della quale egli si sentiva assolutamente sprovvisto, poteva anche non essere un valore concreto, ma piuttosto l’indice dell’insufficienza di qualche cosa; non già di buoni, onesti e nobili propositi e aspirazioni, ma di slancio vitale, di quello che si chiamava “cuore”, di quell’anelito che costringe l’uomo, fra le innumerevoli vie della vita che gli si parano davanti, a sceglierne una, e a questa sola dedicarsi. Quanto più conosceva il fratello tanto più notava che Sergej Ivanovic e molte altre persone che agivano per il bene comune, non erano stati portati dal cuore verso questo amore per la collettività, ma dal cervello che aveva giudicato esser bene occuparsene, e solo per questo se ne occupavano. Levin si confermò ancor più in questa supposizione nel notare che il fratello si interessava alle questioni sul bene comune o sull’immortalità dell’anima, così come si interessava a una partita a scacchi o al complicato congegno di una macchina nuova.”

Lev Tolstoj, Anna Karenina, 1877

mymovies.it

La locandina italiana del film Anna Karenina, con Greta Garbo, diretto da Clarence Brown nel 1935. Courtesy