cose da libri

dove si esplorano parole e si va a caccia di idee


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spigolare mentre si va, e un regalo di buon anno

nei giorni passati, a cavallo tra i due anni, mrs. cosedalibri ha viaggiato parecchio, a volte in aereo e a volte in treno. ed è proprio qui, su questo mezzo eccellente per pensare, che si è portata riviste diverse, serie e meno serie (prevalentemente meno serie), da cui ha spigolato tra le altre le seguenti cose:

– a metà maggio 2018 ricorrerà il cinquecentesimo anno della morte di francesco griffo da bologna, considerato l’inventore del corsivo.soncino-griffo-petrarca-italic-1200x800

– una splendida dichiarazione del regista ridley scott, il mio regalo per il nuovo anno a chi legge il blog.

giornalista: e i suoi ottant’anni?

ridley scott: non ci penso. è un numero. è solo un maledetto numero.GettyImages-651954720-920x584

– un pensiero di livia manera in un suo articolo su joy williams, in cui definisce la quintessenza del classico racconto americano: “nudo, crudo, fondamentalmente misterioso e imprevedibile”. è la definizione che avrei voluto dare dei racconti di carver, ma non sono mai arrivata a questa sintesi così veritiera.

 

 

 

 

 

 


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bella, buona e gratuita_la rassegna stampa di oblique

Girl-reading-book-very-nice-imagela meritoria rassegna stampa di oblique, quella di novembre, si può prelevare gratuitamente qui in formato pdf: settantasei pagine dedicate a letteratura, lettura e scrittura. qui sotto ne pubblichiamo il sommario: quelli in blu sono gli articoli preferiti da mrs. cosedalibri. buona lettura.

Il decalogo del metallaro

  • Elia Pasini, Duri a morire: i metallari di oggi. Un ottalogo 3

Gli articoli del mese

# Nel nome di Eco

Sara Chiapponi, .la Repubblica., primo novembre 2017

# Calasso: «Per colpa delle immagini abbiamo perso il senso delle parole».

Tishani Doshi, .Sette. del .Corriere della Sera., 2 novembre 2017

# Come nasce un classico

Marco Belpoliti, .Robinson. di .la Repubblica., 5 novembre 2017

# «Prof, sei proprio un bufu!» Breve viaggio attorno al linguaggio giovanile

Rossano Astremo, .minima&moralia., 7 novembre 2017

# Lo spaghetti fantasy conquista il mondo

Claudia Morgoglione, .la Repubblica., 8 novembre 2017

# Non letti o antologizzati, eterni o bistrattati. Comunque classici

Roberto Cicala, .Avvenire., 9 novembre 2017

# Szymborska. L’amore è poesia pop

Renato Minore, .Il Messaggero., 10 novembre 2017

# Quanto costa Capote? Tanto, e pure Mailer…

Matteo Persivale, .la Lettura. del .Corriere della Sera., 12 novembre 2017

# L’altro processo a luci rosse che travolse Hollywood

Letizia Muratori, .Studio., 16 novembre 2017

# Lo zen e l’arte di fare le cose con le mani

Irene Soave, .Sette. del .Corriere della Sera., 16 novembre 2017

# Sfumature di fanfiction

Chiara Papaccio, .Amica., novembre 2017

# Sussidiari. Bando agli stereotipi

Viviana Daloiso, .Avvenire., 21 novembre 2017

# Franzen: «DeLillo lo sa: ho copiato».

Antonio Monda, .la Repubblica., 22 novembre 2017

# I liceali alla prova del dizionario. «Tangentopoli», che vuol dire?

Simone Mosca, .la Repubblica., 23 novembre 2017

# La letteratura può raccontare internet?

Cristiano de Majo, .Studio., 24 novembre 2017

# Le parole che usiamo veramente

Lorenzo Tomasin, .Domenica. di .Il Sole 24 Ore., 26 novembre 2017

# Eugenio Baroncelli

Antonio Gnoli, .Robinson. di .la Repubblica., 26 novembre 2017

# Il libro colpisce ancora

Simonetta Fiori, .la Repubblica., 29 novembre 2017

Gli sfuggiti

# «Via col vento» non finisce mai: Margaret Mitchell una di noi

Karin Slaughter, .la Lettura. del .Corriere della Sera., 8 ottobre 2017

L’intervista allo scrittore

  • Simone Lenzi

L’intervista al libraio

  • Alessandro Alessandroni ∙ Altroquando ∙ Roma


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bonvini + bonvini_libri finti clandestini in residenza

lfc3qualche giorno fa, da bonvini – di questa magnifica cartoleria-tipografia avevamo già parlato qui – si è inaugurata la piccolissima mostra del collettivo libri finti clandestini. l’apertura è stata preceduta da una residenza settimanale degli artisti nell’atelier 1909, il nuovo spazio bonvini, attraverso la cui vetrina si poteva osservare il collettivo al lavoro.lfc_3

la politica bonvini, che ha dato sinora ottimi frutti, è quella dei passi avveduti: accurate selezioni di oggetti legati a carta, stampa, cancelleria – a proposito: chi cercasse l’ultimo modello di casa palomino trova in bonvini una certezza – e di iniziative, e adesso questo piccolo spazio giusto dietro l’angolo, che a giudicare dall’esordio promette benissimo.

ecco l’autodescrizione di libri finti clandestini:

“Libri Finti Clandestini è un esperimento di autoproduzione nell’ambito del riciclo, in relazione all’editoria e al design il cui scopo è quello di realizzare veri e propri libri (sketchbook, taccuini, diari di viaggio, “libri oggetto”, carnet de voyage…) usando solamente “carta trovata in giro”, carta che la gente considera spazzatura: scarti di tipografie, prove di stampa e carte di avviamento, sacchetti della spesa, poster, buste, sacchetti del pane, carta da parati…
Essi possono essere piccole tirature pop up (edizioni di 50, 100 numeri) o libri pronti per essere scritti, disegnati o per assumere qualsiasi altro significato il possessore voglia dargli.”

lfc6libri e quaderni da usare a piacere e poi libri unici, pieni di grazia, pop up in cui dimorano piccoli circhi d’antan, omaccioni rotondi che sostengono le evoluzioni di acrobate leggiadre, forzuti sollevatori di pesi, viaggiatori in paesi lontani.islanda

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lfc5ritagliando e creando miniuniversi libri finti clandestini è arrivato sino in giappone, e prevedibilmente camminerà ancora molto. magari reggendosi poeticamente sulla fune come gli atleti circensi un po’ malinconici che vivono nei suoi libri.

IMG_20171125_182635.jpgcome bonvini, lfc poggia su un relativo superfluo, su un nulla che si fa sostanza nello sguardo e nelle azioni di chi osserva, immagina, scrive, disegna, impara a stampare. e tutto si fa nutrimento, tutto si tiene, tra via tagliamento e corso lodi, a milano.

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banca consulia e le figure retoriche


AAEAAQAAAAAAAAfiAAAAJGExMjliZGMyLTgzZGQtNDU5ZC04ZDc1LWNlMGM1YTg2OTQ5Ngin corso monforte, a milano, c’è una filiale di banca consulia. il payoff del loro logo è “indipendenti insieme”. questo payoff racchiude in sé l’impiego di due figure retoriche:

un quasi ossimoro, poiché “indipendenti” presupporrebbe un pensiero e un’azione non subordinati a nessuno, però i signori di banca consulia vogliono essere indipendenti insieme, dunque benevolmente subordinare l’indipendenza alla collegialità – rispettosi, in questo, del significato b attribuito dal vocabolario treccani al lemma “indipendente”: “Che non intende, nelle sue opinioni e decisioni, seguire il giudizio, l’autorità, il modo di vedere e di pensare altrui: uno spirito, un carattere i.; per estens.: seguire una linea di condotta i.; avere idee, opinioni indipendenti. Anche come sost., attributo o denominazione di gruppi che, in campo artistico, letterario, religioso, e sim., affermano l’assoluta autonomia delle proprie concezioni, al di fuori di influssi di qualsiasi genere: Società degli i. (Parigi, 1884) […]”;

un’allitterazione, “indipendenti insieme”: la ripetizione della sillaba iniziale di due parole vicine, che in questo caso evidenzia l’interdipendenza dei due concetti espressi dai termini, avvicinandoli nella loro apparente lontananza.

bella la retorica, no?


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Sollecitazioni letterarie, un po’ emotive

“Nerino, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi.”

“La signora Lantignotti disse che i fiori sarebbe andata a comprarli lei. Poiché Nerino aveva già il suo bel da fare.”

“Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com’è stata la mia infanzia schifa e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla Nerino Lantignotti, ma a me non mi va proprio di parlarne.”

“Dalla finestrina della sua camera, sopra la scuderia della fabbrica di mattoni, Nerino Lantignotti, quella mattina sul presto, vide la gente, in cappotto lungo, che correva tutta nella stessa direzione. Vey iz mir, pensò a disagio, è successo qualcosa di brutto.”

“A Londra, all’inizio del mese di giugno del 1929, l’antiquario Nerino Lantignotti, di Smirne, offrì alla principessa di Lucinge i sei volumi in quarto minore (1715-1720) dell’Iliade di Pope”.

“Tutta colpa di Nerino. È lui il mio sassolino nella scarpa. E se proprio devo essere sincero, è per togliermelo che ho deciso di cacciarmi in questo casino, cioè di raccontare la vera storia della mia vita dissipata.”

“Mr e Mrs Lantignotti, di Privet Drive numero 4, erano orgogliosi di poter affermare che erano perfettamente normali, e grazie tante.”

“Nerino non leggeva i giornali, altrimenti avrebbe saputo quali guai si stavano preparando non soltanto per lui, ma per tutti i cani di forte muscolatura e col pelo lungo e soffice da Puget Sound a San Diego.”

nerino.jpgQualche giorno fa, nei pressi di casa mia, mi sono imbattuta in un lindo camioncino da artigiano. Il proprietario di quel camioncino si chiama Nerino Lantignotti. Appena ho letto questo nome, così gozzaniano, così poco attuale, mi sono figurata un onesto lavoratore d’altri tempi, un po’ come il padre del muratorino nel libro Cuore. Quello che segue è il punto in cui il padre, nel loro diario a due voci, spiega al figlio perché la spalliera che il proletario compagno di scuola di Enrico aveva macchiato di bianco non andava ripulita in sua presenza: “Lo sai, figliuolo, perché non volli che ripulissi il sofà? Perché ripulirlo, mentre il tuo compagno vedeva, era quasi un fargli rimprovero d’averlo insudiciato. E questo non stava bene, prima perché non l’aveva fatto apposta, e poi perché l’aveva fatto coi panni di suo padre, il quale se li è ingessati lavorando; e quello che si fa lavorando non è sudiciume: è polvere, è calce, è vernice, è tutto quello che vuoi, ma non sudiciume. Il lavoro non insudicia. Non dir mai d’un operaio che vien dal lavoro: – È sporco. – Devi dire: – Ha sui panni i segni, le tracce del suo lavoro. Ricordatene. E vogli bene al muratorino, prima perché è tuo compagno, poi perché è figliuolo d’un operaio.”

Il muratorino si chiamava Antonio Rabucco, e dunque anche suo padre si chiamava Rabucco: eppure Nerino Lantignotti non avrebbe sfigurato, al tempo di De Amicis.

Insomma, quando ho letto sul furgoncino “Nerino Lantignotti” mi ha colta un empito d’affetto, per Nerino e per il consorzio umano tutto. Se c’è ancora qualcuno che porta questo nome, mi sono detta, possiamo ancora sperare per il futuro. Davvero, Nerino, ti voglio bene.

E se qualcuno dei lettori dovesse conoscere Nerino e sapere che è un orco, che nega il cibo ai figli e batte la moglie, be’, non ditemelo, ché alla signora cosedalibri piace sognare.


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postcard from ferrara

dove praticando la flânerie si approda nel paese delle biciclette, vi si scopre una sorprendente penuria di librerie e si va a finire a cabot cove

IMG_20171026_181223.jpgferrara la dolce

a vederla dall’esterno sembra la capitale della tranquillità. ritmi pacifici, la maggioranza dei negozi chiusi durante l’ora di pranzo, strade di media lunghezza con perpendicolarine color cotto (a ferrara, in effetti, è quasi tutto color cotto), perlopiù suggestive e quasi tutte solitarie.

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piazza trento e trieste; sul fondo, palazzo san crispino, sede della libreria ibs+libraccio

se si passeggia verso il tramonto nei pressi di piazza trento e trieste, in pieno centro, andando verso via mazzini, nella zona della virtuale zona ebraica ferrarese – dall’esterno è persino difficile accorgersi della presenza della sinagoga, che invece c’è, anzi ci sono e sono tre: l’oratorio fanese, oggi utilizzato per i riti, l’ex tempio italiano e l’ex tempio tedesco – si viene colti da una sorta di nostalgia di medioevo, da un senso di attesa per qualcosa che non arriverà.IMG_20171026_171702.jpg

 

IMG_20171026_171654.jpgIMG_20171026_171722.jpga ferrara può capitare di assistere a uno scambio di saluti lunghissimo, con i salutanti che parlano mentre camminano in direzioni opposte, ad alta voce, e le parole, vieppiù attutite nella scia dei passi che si allontanano, non perdono un grammo d’affetto, e sono molte, non sfumano nella distrazione, buonasera, buonasera, come sta, non c’è male, ma la mamma poi si è ripresa, sì, ringraziando il cielo, allora me la saluti, certo, non mancherò, arrivederci, arrivederci. una delle parole più belle che conosca, bonomia, benevola e rotonda, sovrintende alla città come sua cifra: tu chiedi un’informazione e una signora ti mette una mano sulla spalla mentre ti dà le indicazioni di cui hai bisogno; vai a palazzo bonacossi e la signora paola nascosi ti accoglie con grande gioia, ti riempie di notizie e dépliant, ti offre “una caramellina” che sta con le sue compagne in un cestino a disposizione del visitatore. finita la visita, paola ti viene incontro e ti chiede se hai bisogno del bagno, perché, dice in tono complice, “serve anche quello”. un’ospitalità squisita.

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palazzo bonacossi, serie di erme in marmo rosso. il quattrocentesco palazzo ospita il museo riminaldi, raccolta di arredi, bronzi, dipinti composta dal cardinale gian maria riminaldi (1718-1789)

 

 

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la manina paffuta del genio della forza

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bottega romana, litoteca, vii secolo

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il collezionista

purtroppo dopo il terremoto del 2012 le sale visitabili di palazzo schifanoia si sono ridotte a due, quella dei mesi e quella degli stucchi con il refuso. c’è di buono che a schifanoia e a bonacossi si accede con un unico, economicissimo biglietto.schifa + bona tickets.jpg

 

IMG_20171027_105830.jpgIMG_20171027_110512.jpgferrara offre cappelletti e cappellacci ovunque, e i negozi sono pieni di zucche: qui lo spirito di halloween deve entrare con grande naturalezza, favorito dall’abbondanza di cucurbitacee, dalla morbida tenebrosità post-crepuscolo e da quell’impressione di scarso popolamento che rende ovattata la città.IMG_20171026_145547.jpg

 

IMG_20171026_150045.jpgIMG_20171026_145815.jpgIMG_20171026_182402.jpgil castello, con le acque vive che lo circondano, è tutt’altro che imponente, come del resto gli altri edifici cittadini. tutto concorre alla costruzione dell’abusata espressione “a misura d’uomo”. e a proposito di luoghi comuni, è proprio vero che il mezzo di locomozione preferito, e usatissimo, dei ferraresi è la bicicletta. IMG_20171026_162340.jpg

IMG_20171027_115039.jpgIMG_20171027_115047.jpgquesto strumento, contrariamente a quanto accade a milano, si inserisce con grande naturalezza nel contesto cittadino; se a milano le piste ciclabili sono raccogliticce, collocate maldestramente dove si è potuto, e i ciclisti ­– con quella loro eterna aria di parvenus convinti di essere salvatori della terra – mal si accordano al circostante, a ferrara i velocipedisti sfrecciano con splendida spontaneità sostanziata da una lunga tradizione. la riprova è che a ferrara le biciclette con gli imbarazzanti cestini decorati con finte verzure semplicemente non esistono. le signore mettono a posto le catene in autonomia, indossando piumini invece che manti in lana cotta, e non esistono negozi fighetti sull’esempio dell’upcycle milano bike café.

e che dire dei writers ferraresi? la città è talmente poco metropolitana che, almeno in centro, scrivono solo sulle pattumiere: un altro atteggiamento virtuoso che contribuisce alla bellezza, e salva da scempi di imbecilli che non sono banksy ed eiaculano (precocemente) le proprie letterine ovunque gliene colga l’uzzolo.IMG_20171027_114941.jpg

IMG_20171027_135751.jpge le librerie? sono pochissime e poco degne di nota, hélas, a parte l’ibs+libraccio di piazza trento e trieste, nobilmente collocata nel palazzo san crispino dopo che l’architetto paolo arveda, come recita un opuscolo in distribuzione presso la stessa libreria, dopo i diversi progetti dei suoi predecessori, propose “un nuovo progetto complessivo per i piani della Loggia, maggiormente adeguato alle sopraggiunte esigenze legate all’insediamento della libreria, oggi ibs+libraccio”. e all’interno del porticato di san crispino, dal 1770 al 1836, risiedette “la reale”, corpo di guardia al ghetto ebraico, che comincia proprio in quel punto per inoltrarsi verso via mazzini.

in assenza di adeguati competitor, la libreria in città fa la parte del leone: è ampia, propone presentazioni al ritmo di un paio alla settimana ed esercita un sostanziale predominio, forse anche per un’offerta generosa che la vede aperta fino alle 23:30 nel fine settimana e per la possibilità di trovarvi nuovo, usato, qualche prima edizione e anche una scelta di ebook. il 4 novembre, per ora programmati fino al 25, comincia una serie di incontri intitolata “libraio per un giorno”, nel corso dei quali, leggiamo, il relatore “racconterà ai presenti il suo bagaglio di letture con auto-ironia e spontaneità: i classici che lo hanno formato, ma di più, i titoli che non abbandonano il suo comodino la notte, dai quali non si separa mai”.

dopo una rapida visita a palazzo diamanti, i cui diamanti non si vedono poiché è in restauro, mrs. cosedalibri ha raggiunto luoghi più defilati, svoltando a sinistra e camminando fino a via delle vigne, al fondo alla quale si trova il cimitero ebraico della città, l’antico orto degli ebrei compreso nella rinascimentale addizione erculea.IMG_20171027_132147.jpgper entrare in questo verdeggiante giardino dell’aldilà bisogna suonare un campanello: un atto banale, che nel silenzio e nella solitudine perfetti di quel tratto finale di strada, prima dei campi, si ha quasi paura di compiere. ad aprire è una gentile custode ottantenne, che dopo avermi salutata e invitata a firmare il registro dei visitatori mi riferisce, per scusarsi del ritardo nel rispondere, “stavo guardando la signora in giallo ma poi mi sono addormentata. ecco, esca da questa porta. la tomba di bassani è alla sua destra alla fine del muro. è in bronzo, non può sbagliare”.IMG_20171027_133209.jpg

IMG_20171027_133139.jpgbassani è onorato con un piccolo monumento di arnaldo pomodoro posto all’interno di un semicerchio. così lo scrittore descrive il cimitero in cui riposerà, nel giardino dei finzi-contini, riflettendo sul destino di coloro che non vi sono sepolti: “Io riandavo con la memoria agli anni della mia prima giovinezza e a Ferrara, e al cimitero ebraico posto in fondo a via Montebello. Rivedevo i grandi prati sparsi di alberi, le lapidi e i cippi raccolti più fittamente lungo i muri di cinta e di divisione e, come se l’avessi addirittura davanti agli occhi, la tomba monumentale dei Finzi-Contini. E mi si stringeva come non mai il cuore al pensiero che in quella tomba uno solo l’avesse ottenuto, questo riposo. Infatti non vi è stato sepolto che Alberto, il figlio maggiore, morto nel ‘42 di un linfogranuloma; mentre Micòl, la figlia secondogenita, e il padre professor Ermanno, e la madre signora Olga, e la signora Regina, la vecchissima madre paralitica della signora Olga, deportati tutti in Germania nell’autunno del ‘43, chissà se hanno trovato una sepoltura qualsiasi”.

lapidi e scritte, nell’orto degli ebrei, sono tra le più varie. alcune minuscole, dav

alcune riportanti le semplici iniziali del defunto,dig

alcune assai commoventi nelle loro manifestazioni di affetto da parte dei congiunti.

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nora era una bella persona

 

 

dav

le favole non finiscono mai

soffermarsi è stato molto bello. l’erba era intrisa di rugiada, nonostante splendesse il sole. molte tra le lapidi più vecchie andavano completando il loro processo di reintegrazione con la natura, semiaffossate nel suolo e ricoperte di erbe, muschi, foglie secche. un cimitero ad alto tasso di ossianesimo.

 

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davdopo la visita sono rientrata dalla porta per la quale ero uscita e ho cercato la signora, ma nulla: l’ho immaginata negli abissi del sonno, o in quelli di cabot cove, perciò ho aperto la porta principale e l’ho richiusa alle mie spalle senza far rumore. con l’animo colmo di letizia mi sono apprestata a ripartire verso la città della grande editoria, recandomi alla stazione ferroviaria. e la stazione, come è la stazione di ferrara?

Page_1come la maggior parte delle altre, la stazione di ferrara fa schifo, infestata da individui di dubbia reputazione, perdigiorno con preferenza per lo spaccio come metodo di sopravvivenza e atteggiamenti da rapper de noantri. non vengono dagli usa, tuttavia, e non sono kanye west.

ma per fortuna le bellezze di ferrara ancora sopravanzano il degrado:dav

 

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qualche artigiano lavora ancora per la strada;

 

 

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ci sono le finestre di vetro inciso;

 

 

dav

il linguaggio è affettuoso anche nelle comunicazioni condominiali;

 

 

dig

i preti portano ancora il cappello modello saturno;

 

dav

 

dav

alle poste di viale cavour c’è la sala di scrittura;

 

dig

savonarola continua a flagellare vizi e tiranni;

dav

dav

e via delle volte è una piccola meraviglia.