cose da libri

dove si esplorano parole e si va a caccia di idee


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postcards from lyon 2

e del papel español por cigaritos

in rue de brest, nel secondo arrondissement, c’è il tabaccaio “le maryland”. ah, le memorie dell’università, il ricordo di pétrus borel! mi convinco che il proprietario del negozio è un lettore di questo infernale minore francese che ho imparato a conoscere al tempo degli studi.

digpétrus borel, “il licantropo”, “stralunato eroe di alcune imprese fragili e concluse” – secondo la definizione che ne dà il mio antico professore di francese, monsieur bruno pompili, nel suo il segno del licantropo (introduzione a pétrus borel – opera polemica, bari 1979) –, fu un eterno dissidente e un arguto fallito. repubblicano faute de mieux, in piena monarchia di luglio ebbe a dichiarare: “sono repubblicano perché non posso essere caraibico; ho bisogno di un’enorme quantità di libertà; me la garantirà, la repubblica?”
e dopo aver definito la propria un’epoca in cui al governo sedevano ottusi contabili e mercanti d’armi, e il re di francia un uomo il cui motto recitava “sia lodato dio, e anche i miei negozi!”, pétrus vagheggiava: “fortuna che per consolarci di tutto questo ci resta l’adulterio! il tabacco del maryland! e del papel español por cigaritos.”


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postcard from lyon 1

dove si va alla ricerca di chérif

anche se non si direbbe, mrs. cosedalibri è una gran romantica, perciò è andata a lione per vedere i luoghi del tournage di chérif, una delle sue serie poliziesche preferite.

emozionatissima, in place bellevue ha visto dal vero la sede del commissariato e di fronte, in rue bodin, la casa di chérif, uno dei poliziotti televisivi più avvenenti del creato.CHERIF (SAISON 2)

primo poliziotto beur di una serie televisiva francese, appassionato egli stesso di serie (da cui cita in continuazione), chérif è un tipo piuttosto anticonformista, che non esita a uscire di casa brandendo lo spazzolino da denti per finire di lavarsi usando l’acqua della fontanella alla fine della scalinata di fronte al commissariato, che però nella vita vera lascia il posto a un cestino della spazzatura.

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il commissariato di chérif e adeline, in place bellevue alla croix rousse

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la freccia rosa indica la porta d’ingresso dell’abitazione di chérif

 

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al posto del cestino della spazzatura in chérif c’è una fontanella

è l’ex sposo dell’ebrea deborah: e in effetti nella fiction sullo stipite destro della sua abitazione – dove kader porta spesso i suoi sospetti per una chiacchierata e un tè – campeggia una mezuzah.

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veduta dal piccolo parco nei pressi del commissariato

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nel parchetto un’affascinante signora legge e fuma

CHERIF (SAISON 2)adeline è una parigina ombrosa, apparentemente priva di senso dell’umorismo – ossessionata dalla morte del fratello, egualmente poliziotto, scomparso in circostanze equivoche –, che cede lentamente al fascino di chérif. la storia tra lui (abdelhaid metalsi) e adeline (carole bianic), che si manifesta con una lentezza esasperante (parliamo di stagioni, non di episodi), è frustrantissima, perché ovviamente, prima e dopo il soffertissimo bacio, sulla loro strada compare ogni sorta di ostacoli: ma allo stesso tempo è straordinariamente appassionata ed emozionante.maxresdefault

per andare da chérif si scende alla fermata del métro croix rousse.

sdrdopo il pellegrinaggio, ancora sulle nuvole per la felicità, ho imboccato la grande rue de la croix rousse e l’ho percorsa in tutta la sua lunghezza, imbattendomi tra l’altro nella libreria vivement dimanche, che prende diverse vetrine anche su una stradina laterale e conclude l’angolo sulla grande rue trionfando nella sezione per adolescenti. per l’estate ha confezionato una vetrina dedicata al sud, come dichiara, a base di scrittori italiani e variamente latini.

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nella vetrina di vivement dimanche l’idea di sud: cartoline di roma e venezia, e poi ferrante, d’urbano, de luca, venezia, avallone, sánchez piñol, somoza

per i suoi vent’anni farà una festa, a cui tutti i lettori sono invitati, il 10 settembre.

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l’annuncio della festa sulla vetrina della libreria

a croix rousse c’è anche un monoprix.

davè il momento dell’anno in cui in francia domina la rentrée scolaire, dunque, mi dico, la sezione cancelleria deve essere particolarmente ricca. ed è qui che inaugura la serie dei taccuini francesi / comprati in francia 2017, con uno strepitoso rhodia/clairefontaine grigio argento, con risguardi del medesimo colore e carta a righe.

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postcards from taranto 1

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l’ape di un fruttivendolo, paziente asinello

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finestre murate e sci

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vicoletto mercanti: vi si cammina, a fatica, in fila indiana

la dolce resurrezione del borgo antico

la città vecchia di taranto, un’isola circondata da due mari e unita alla parte nuova da due ponti, vive un suo momento di gloria. entro il 2018 si apriranno i cantieri che daranno il via a una ristrutturazione profonda, dopo gli esiti di un concorso internazionale di idee promosso per il recupero di quest’area preziosissima.

btyprima delle istituzioni, in un’ottica di recupero e valorizzazione prevalentemente umana, erano arrivati i ragazzi della casa occupata di via garibaldi con la loro biblioteca popolare   – aperta a dibattiti e corsi, con particolare attenzione al doposcuola per i bambini del quartiere –, eredi di salvatore gigante aka moustaki, il “candido popolano della città vecchia”, da sempre impegnato per la rinascita dei luoghi in cui era nato, eroe popolare celebrato con graffiti sui muri del borgo.

una piccola gita in città vecchia, provenendo dalla città nuova

dalla piazza del municipio, oltre il ponte girevole, ci si immette in città vecchia passando accanto all’università, una parte ristrutturata di recente, per poi arrivare, svoltando a destra, nella principale via duomo.

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IMG_20170706_101546.jpgqui il passato vive in negozi che non si trovano in nessuna parte della città nuova – un misto di deodoranti, pile, souvenir, la prova ultima che i cinesi da questo punto di vista non hanno inventato niente, neanche la gestione familiare, che prevede la presenza in negozio di madri, figli, parenti diversi e qualche immancabile amico che fa compagnia, seduto su una sedia sempre pronta.

IMG_20170723_135639.jpgi prezzi dei souvenir sono assai incerti; la loro definizione necessita, ha necessitato nel caso dell’acquisto di chi scrive – un carabiniere e un personaggio tipico della processione pasquale dei misteri –, di un consulto madre-figlio che termina con la netta sensazione che i prezzi siano stati gonfiati.

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nicola giudetti davanti al suo laboratorio di via duomo

procedendo verso la cattedrale, sulla sinistra, si incontra la bottega di nicola giudetti, pittore e custode di una serie di attrezzi da lavoro ormai in disuso, che nel suo spazio accoglie bambini e ragazzi cui insegna l’arte della pittura e della microscultura.

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il maestro giudetti mostra l’uso di un attrezzo anticamente adoperato per pulire le fave secche

a ottant’anni suonati, il maestro è ancora una colonna portante della città vecchia. con altri nobili vegliardi, e senza aiuti istituzionali, ha risistemato e riaperto la chiesa sconsacrata di santa maria della scala, riconvertendola in spazio per mostre e altre manifestazioni.

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il modellino della processione dei misteri, eseguito dai bambini della città vecchia sotto la guida di nicola giudetti

procedendo, sempre sulla sinistra, si incontra una copisteria/cartoleria che, oltre ad avere uno straordinario soffitto a volta, propone una linea di cancelleria economica piuttosto interessante, la hi-text (digressione-cancelleria di mrs. cosedalibri, probailmente di scarso interesse per il lettore, che la scuserà) .

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evidenziatori e matite hi-text, “pensati per scrivere

il cuore del cambiamento si trova però più avanti e si chiama “liberamente”, la cartoleria/copisteria/galleria d’arte e microlibreria di federica, una ragazza con i capelli molto ricci e un progetto molto chiaro: far funzionare il suo negozio/polo culturale nel luogo in cui è, peraltro in architettonica sinergia con il caffè letterario “cibo per la mente”, che ha sede di fronte.

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federica di “liberamente”. alle sue spalle, in alto, una serie di vinili recuperati e decorati da giovani artisti; a destra, sullo scaffale, una bella scelta di cancelleria

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murale di fronte all’ingresso di “liberamente”, particolare con libro-insetto

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“cibo per la mente”: il santino di alda merini

da “cibo per la mente” si prende il caffè, si mangia, si legge e si ascolta musica. il caffè lavora anche di concerto con la principale libreria della città, mandese, per organizzare presentazioni di libri.

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IMG_20170706_105048.jpgil duomo di san cataldo è come sempre bellissimo, con i soffitti a cassettoni e la sontuosa cappella dedicata al santo irlandese, nelle cui nicchie si trovano anche santi lettori. IMG_20170703_173509.jpg

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l’organo nella cappella dedicata a san cataldo all’interno del duomo

 

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il santo d’argento

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IMG_20170703_175314.jpgal duomo si arriva non prima di aver visitato la pasticceria e gelateria aiello: gelato artigianale, tra cui l’eccellente gusto anguria, cassatine freschissime e pasticceria secca alle mandorle dal 1930.14352213_1661048524208541_1756536635221448326_o.jpg

per il pranzo si imbocca la via di mezzo per scendere alla marina, in via garibaldi, e raggiungere la chiesa di san pasquale, che sul retro cela una strada ove ha sede l’apoteosi gastronomica: da “mena mena me’”, una trattoria con tre tavolini dentro e tre fuori, dove si mangia quello che c’è, e quello che c’è è il pesce che angela sceglie direttamente dalle barche che arrivano alla marina dopo la pesca: che si trasforma in impepata di cozze, cozze arraganate, insalata di polpo, spaghetti alle cozze, fritto misto di paranza.

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IMG_20170706_134304.jpgniente dessert, ma conclusione con limoncello ghiacciato. il tutto di fronte a un palazzo in rovina, simbolo di decadenza e rinascita allo stesso tempo, sul muro diversi graffiti a parlare di futuro, un bel futuro che si avvicina, che giovani cuochi, giovani cartolai, vecchi e giovani negozianti della città vecchia vanno propiziando con squisita energia.

 

 


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come, gather here stationery lovers: ancora bonvini

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della cartoleria bonvini di milano “cose da libri” ha parlato qui e qui. per la cancelleria in generale cercate nella categoria “cancelleria”.

adesso fabrizio ravelli ha scritto un bellissimo articolo su entrambi i temi, da leggere avidamente se siete appassionati. su doppiozero, qui. enjoy!


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La bella confusione

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Pier Paolo Pasolini al Caffè Rosati. Courtesy

Com’era diversa la vita allora! Ci si dava appuntamento dopo la mezzanotte, all’una, alle due, come se fossero orari normali. A quell’ora a via Veneto c’era un viavai di gente di tutti i tipi, un fiume scintillante che scorreva tra i tavoli dove sedevano i più noti attori del cinema, artisti, produttori, dive e divette, perché la dolce vita di Roma, che non era ancora il film di Fellini, attirava tutti. C’era una “bella confusione” allora, e La bella confusione era il titolo che Fellini aveva pensato prima de La dolce vita. C’era una bella confusione attorno ai tavoli dei caffè Rosati e Canova dove attori, registi, architetti, scenografi, pittori, scrittori, politici si scambiavano opinioni; non era come oggi, che gli scrittori stanno con gli scrittori, i pittori con i pittori e la bella confusione non rende vivace la conversazione. Ercole Patti e Sandro De Feo erano i numi tutelari del Caffè Rosati a piazza del Popolo, che presidiavano fin quasi all’alba. Soldati strillava polemizzando con il serafico Bassani e il pacifico Bertolucci al ristorante Le colline emiliane. Elsa Morante, che aveva scritto il magnifico Menzogna e sortilegio, era seguita dal suo corteo di giovani a lei devoti. Moravia, che dopo Gli indifferenti aveva celebrato Roma nei Racconti romani, ne La Romana e ne La Ciociara, usciva ogni sera con Pasolini, che stava scrivendo Ragazzi di vita in un italiano con forti intonazioni romanesche, ed Enzo Siciliano, l’autore dei Racconti ambigui, era il loro amico inseparabile. […] Il salotto Bellonci si destava all’avvicinarsi della primavera, e portava il solito brusio di chiacchiere, pettegolezzi e previsioni. […] Non ho parlato degli allora giovani emergenti Arbasino, Malerba, Manganelli e del critico Guglielmi, del poeta Pagliarani, del solitario e non ancora celebre Delfini, poi celebrato dal grande Cesare Garboli […] Non ho parlato di tanti altri che la sera si incontravano da Cesaretto, a via della Croce, una trattoria diventata quasi un centro culturale, frequentata da Flaiano, Giulia Massari, Giovanni Russo, Maccari, da Totò Bruno e da qualche graziosa accompagnatrice. Che animazione la sera da Cesaretto! Ognuno sedeva accanto a chi voleva, conversava con chi voleva, e tra i tavoli circolava come un elisir la felicità di incontrarsi, di stare insieme.

Raffaele La Capria, Esercizi superficiali. Nuotando in superficie, Mondadori, Milano 2012


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milano chiama seul

alla fine l’ho comprata. in realtà l’ha ordinata per mio conto una collega che raccoglie le richieste e organizza periodicamente acquisti collettivi. che si ripetono da qualche tempo, segno che è in corso un fenomeno poco visibile ma consistente ed espandentesi. in sostanza vanno formandosi dei gruppi di acquisto solidale che invece di privilegiare il chilometro zero comprano a diecimila chilometri dall’italia. precisamente in corea.

l’oggetto ha un design piacevole ed è proposto in una limitata palette di colori sobri. da solo, però, non ha motivo di esistere. perché per vivere ha bisogno dei gusti. cocco, limone, mirtillo, fragola, e molti altri che scoprirò.

il negozio degli aromi è stretto e corto, un piccolo corridoio fragrante di fumi. due uomini, seduti, armeggiano sul bancone, di fronte ai commessi. aspirano avidamente dal congegno elettronico, aspirano e rilasciano il fumo dal naso. discutono di misture, richiedono ingredienti, si informano sulle novità. il negozio di liquidi per sigarette elettroniche non è un commercio, ma un club. un club di gourmets di aromi, in cui ciascuno compone le proprie ricette segrete, piccoli chimici domestici e gelosi.

varcare la soglia del negozio degli aromi è come entrare in un club inglese al tempo del giro del mondo in ottanta giorni e trovare tutti i membri che fumano la pipa.

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il negozio degli aromi è anche relativamente buio, perciò ricorda anche le fumerie d’oppio in cui andavano a stranirsi vittoriani e poeti maledetti. qui, però, non aleggia alcun sintomo di simbolismo, di orientalismo, di culto per il disfacimento, qui non v’ha nulla di carnale. è piuttosto una sorta di negozio di giocattoli con una scelta infinita, una palette soggiogante, il luogo di una seconda dipendenza.

justfog 1453 ultimate stainlessil mio turno arriva dopo qualche tempo, proprio a causa della natura del luogo, che non ammette il mordi e fuggi. chiedo lumi sui liquidi privi di nicotina. sul bancone si trova un contenitore strapieno di gusti da provare e di bocchini usa e getta. il commesso mi sottopone i diversi gusti come un tempo il salumiere mi avrebbe allungato una scaglia di parmigiano o una fetta di salame da assaggiare prima dell’acquisto. provo questo, provo quello, poi mi decido per il cocco. in fondo sta arrivando l’estate.

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