cose da libri

dove si esplorano parole e si va a caccia di idee


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allen e john

oggi ricorre il compleanno di allen ginsberg. tra le altre iniziative per i festeggiamenti, che trovate sul pregevole the allen ginsberg project, una festa di genetliaco vera e propria – howl. a ginsberg birthday party – al fox theatre di boulder, colorado.

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mi piace ricordarlo anche perché alla biennale di venezia sono attualmente in esposizione le opere di john latham, alcune delle quali si distinguono per un utilizzo massiccio di libri:

Nel 1958 è il libro a diventare l’elemento centrale delle sue opere. Se da un lato è segnato dagli autodafé nazisti del 1930, Latham è animato, oltre che da un atteggiamento distruttivo, dalla volontà di saturarsi di materia grigia”. Dopo una prima performance durante la quale dà fuoco all’Encyclopaedia Britannica per poi raccoglierne le ceneri, si sforza di masticare per intero Art and Culture, il saggio di Clement Greenberg punto di riferimento fondamentale del modernismo americano, che poi filtra e distilla in provette. L’utilizzo quasi ossessivo dei libri assume una rilevanza ancora maggiore con la realizzazione dei primi Skoobs, bassorilievi costituiti da libri e proiezioni di gesso nebulizzati di vernice (Untitled Relief Painting).

testo dal catalogo della biennale

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catalogo della mostra, catalogo dei padiglioni e guida breve della biennale arte 2017. editing delle versioni italiana e inglese a cura della vostra anna albano

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qui e oltre, opere di john latham fotografate alla biennale di venezia

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particolare dell’opera qui sopra

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l’11 giugno 1965 latham avrebbe dovuto prendere parte a una performance visiva organizzata in occasione della international poetry incarnation, alla royal albert hall di londra, che prevedeva la recitazione di opere dei poeti beat. per l’occasione l’artista si immerse in un bagno di vernice blu; svenne in conseguenza del freddo, fu portato sul palcoscenico privo di sensi e la performance non ebbe luogo.

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ginsberg però si esibì ampiamente, come si vede nel video qui sotto. a voi, e ben ritrovati.

 


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Viaggiare attorno alla propria stanza lavorando in editoria (con lode finale alla condizione di libero professionista)

Dove sono stata? Accade spesso, se si lavora sui libri, di doversi per così dire assentare dalle cose sociali. Capita, in alcuni periodi, di essere talmente assorbiti da non poter svolgere compiti anche molto piacevoli come quello di scrivere sul proprio blog. Quando la grande ondata si va ritirando, tuttavia, può essere molto piacevole fare un bilancio del proprio percorso, diciamo, dell’ultimo mese.

Sono stata in Belgio

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Dove ho incontrato committenti e colleghi gentili e rispettosi del lavoro altrui, rilassati, informali ma competentissimi. Persone che salutano, ringraziano, comunicano e non ritengono scandaloso parlare di soldi.

Sono stata in Inghilterra

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Dove ho incontrato committenti e colleghi gentili e rispettosi del lavoro altrui, contraddistinti da quella stralunatezza unica, tipica di un paese che conferisce onorificenze a divi pop. E in effetti, se un progetto riguardava un luogo piuttosto paludato della cultura, il secondo è pervaso da un’essenza ancora più british: in un luogo superpaludato della cultura, a Londra, in maggio si terrà un evento psichedelico che richiede un libro psichedelico. Protagonisti: un leggendario prisma e un gruppo di autori assai bizzarri. I creativissimi grafici hanno concepito un volume in cui prisma e triangolo ricorrono nel font e in altri luoghi strategici dell’impaginato: una fonte di gioia e straordinario entusiasmo per chi scrive, che quando ha visto l’impaginato in anteprima ha quasi pianto.

Sono stata negli Stati Uniti

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Dove necessitava di traduzione il materiale pubblicitario di un gioielliere simbolo di New York, che per il 2017 ha creato una collezione (bellissima) ispirata proprio a quella città.

Sono rimasta in Italia

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A Venezia, dove fervono i lavori per una grande manifestazione in cui trionfa l’arte contemporanea.

A Roma, dove il simbolo ebraico per eccellenza sarà l’oggetto di una mostra, in maggio.

A Milano, dove si è aperta alla Triennale la mostra dedicata alla collezione di arte italiana tra le due guerre di Giuseppe Iannaccone, cui è stato dedicato un monumentale catalogo in doppia edizione italiana e inglese, con testi di autori varii curati in entrambe le lingue dalla vostra e pubblicato da Skira editore. La grafica è stata pensata da Mousse, con copertina in tela.

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Lode finale alla condizione di libero professionista

Essere editor e traduttori è una condizione che a volte può apparire intellettualmente stancante, soprattutto nei periodi più pieni: ma la sensazione di trovarsi costantemente sulla soglia di altri mondi, di dover affrontare ogni volta questioni diverse, che richiedono la presenza del patrimonio professionale che si è costruito e un grande slancio verso le cose che stanno arrivando (perché non si può perdere nulla) è incomparabile. Nulla, credo, si può paragonare all’entusiasmo che ti assale quando sul piatto c’è un progetto nuovo, una sfida diversa, una richiesta insolita; nulla è più istruttivo e formativo, nel campo dei rapporti umani, dell’avere a che fare con persone diverse, del doversi psicologicamente confrontare con tante mentalità. Nulla, soprattutto, è più eccitante della libera professione: quell’idea di te stesso come persona eternamente in crescita.

 


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editori pezzenti vs. editori pop

a me la newton compton mi ha sempre fatto impazzire per il suo catalogo sterminato fatto di cose diverse, molte molto buone, e di tanti libri-guida, come quello che ho comprato oggi su milano.

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perché non si capisce come faccia a mantenere prezzi strepitosi (forse non ha collaboratori e fanno tutto raffaello & famiglia, forse i collaboratori sono pagati una miseria o non lo sono affatto; forse la maggior parte del lavoro, come spesso avviene – per i vivi – è demandato all’autore), ciò che non riesce a case editrici che godono di maggior credito presso certi: la sellerio, con il suo catalogo infinito di refusi (datato, ma ancora memorabile, lo scempio di un bel volume di daria galateria, e un altro su un libro del bravo giuseppe scaraffia; si veda anche qui), o l’attuale einaudi (in particolare stile libero*). eppure queste case editrici “piccole ma di qualità”, vedi per l’appunto sellerio, o voland, o la defunta isbn – queste ultime due non pagatrici conclamate: si veda qui e qui –, sono popolari presso i devoti del libro ben curato, altro che la monnezza mainstream di mondadori o rizzoli. eppure, signori, rizzoli e mondadori i collaboratori ce li hanno e li pagano, perlopiù puntualmente. e mentre so per certo (fonte: traduttori ingaggiati amici miei) che feltrinelli paga 12 euro a cartella per la ritraduzione di un classico della letteratura inglese, so altrettanto per certo che editori dal cuore meno rosso e tradizionalmente meno interessati alla sorte del popolo dei lavoratori pagano i traduttori dai 15 euro in su, con punte di 26 euro (fonte: chi scrive). e so che ho dovuto chiedere non so quante volte, fino alla minaccia, i miei diritti d’autore – spiccioli – a un piccolo editore talmente interessato alle sorti del mondo da distribuire le produzioni eque e solidali di eloísa cartonera, per il bene dei compagni argentini (era un po’ meno interessato alle mie, di sorti).

e so per certo, come tutti coloro i quali lavorano in editoria, che questi pitocchi malpaganti (quelli in malafede, beninteso: parlo solo di quelli) si nascondono spesso dietro la lagna “siamo piccoli, abbiamo molte spese, vendiamo poco, alla feltrinelli fanno le pigne di fabio volo vicino alle casse, non possiamo pagare i collaboratori ma siamo gli alfieri della ricerca e della qualità”.

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giacomo ceruti detto il pitocchetto, il pitocco filosofo

risultato: libri spesso mal curati e pieni di refusi al costo triplo di quelli di newton compton. eppure è proprio da newton compton che potrebbero partire, ad esempio, i genitori desiderosi di allestire in economia una bibliotechina domestica di classici per i loro figli: con questi prezzi le scuse del genere “sì, però i libri costano troppo” sarebbero impossibili.

tornando a noi, triplo urrà per l’editore romano no frills, low cost, spesso veramente utile.

*li metto nel calderone dei refusari, ma per einaudi, che non è un piccolo editore, il discorso è ovviamente diverso e simile a quello generale relativo a molti editori: deprezzamento economico dei professionisti dell’editoria; tendenza a concentrare su una figura singola almeno tre funzioni – lettura, correzione di bozze, revisione; sciatterie invalse per motivi diversi, formazione insufficiente dei nuovi. il tutto, nel caso dell’einaudi, brucia ancora di più se si pensa all’einaudi dei tempi d’oro.


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di norme redazionali, dei quattro di liverpool e del ragazzo di duluth, minnesota

102716265p-03-01le norme redazionali di una casa editrice sono perlopiù il frutto di un lavoro collettivo e generalmente anonimo. generazioni di capiredattori e redattori puntigliosi hanno scritto, rivisto, emendato, aggiornato le regole che distinguono l’una casa editrice dall’altra sul piano delle scelte formali e tipografiche. molto spesso si tratta di meri affari di virgolette, a sergente o caporali, di punteggiatura interna o esterna alle stesse. oppure di d eufoniche, di modi di scrivere le date.

le norme sono generalmente in disuso: certo, può ancora capitare, in specie nelle case editrici di narrativa, che vestali nevrotiche – generalmente provviste di set di borse in stoffa stipate di bozze e di contenitori per alimenti (a mangiare non escono mai) – ti comunichino con occhi spiritati che è assolutamente necessario pubblicare i richiami di nota a esponente e ti raccomandino la massima attenzione al refuso. ciò serve a risparmiare la fase della preparazione tipografica del testo e la sua successiva correzione, un tempo demandata al correttore di bozze. è l’indicazione della casa editrice, cui non possono fare a meno di attenersi.

c’è stato un tempo glorioso in cui le figure al lavoro su un libro erano diverse e distinte, in cui le fasi della preparazione di un testo erano affidate a figure professionali specifiche – chi leggeva per il senso, chi correggeva refusi, provvedeva alle uniformità e vigilava sulla conformità alle norme editoriali, chi fotocomponeva. un tempo ovviamente non replicabile e non applicabile all’oggi: questa è l’epoca dell’ottimizzazione di costi e tempi, della sintesi di diverse professionalità in una figura unica, pagata il meno possibile. ciò comporta il paradossale vantaggio di favorire i più esperti e di penalizzare quelli che stanno imparando: l’editore avveduto tende ovviamente a servirsi di professionisti capaci di muoversi agilmente e velocemente all’interno dei meccanismi di produzione. oppure sceglie di non servirsene affatto, e questo porta alla deludente performance formale di editori eccellenti come sellerio (molti dei suoi libri sono pieni di refusi), o come einaudi, maxime in collane quali “stile libero”.

torniamo alle norme redazionali. di recente ho ritrovato un antico libriccino che raccoglie quelle di un editore milanese, ben compilato e ben impaginato. fa molta tenerezza, perché si conclude con le seguenti parole:

“Se possibile, nel caso in cui si utilizzi un sistema Macintosh si formatti il dischetto in modo che sia leggibile anche da sistemi DOS (Altro – Inizializza…)”.

ma il meglio di sé questa pubblicazioncina lo dà alla voce Corsivo, con due esempi formidabili:

“f) I segni di interpunzione vanno in corsivo solo se parte integrante di un titolo, di una frase o di una parola in corsivo. Es.: Mi mostrò la sua camera: “Non è bella? Legno norvegese!”

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h) Le parentesi, i numeri di nota e le virgolette non devono mai essere in corsivo. Es.: …e una dura pioggia cadrà / (“E cosa hai sentito, figlio dagli occhi azzurri”).

chi fu l’anonimo estensore amante dei beatles e di bob dylan?


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Storie di editing. Dall’autopubblicazione alla pubblicazione: il caso L.K. Brass

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Nella primavera del 2013 ricevo una richiesta di valutazione di un manoscritto, proveniente da un autore svizzero-italiano che ha scritto un thriller finanziario destinato all’autopubblicazione su Amazon.

Il testo è corposo (il formato in pdf conta circa 650 pagine), con diverse informazioni tecniche di ostica comprensione per i non avvezzi al mondo della finanza e di descrizioni talvolta non strettamente funzionali all’economia complessiva del racconto.

La fabula, ricca di dettagli e dotata di una sua coerenza interna mantenuta dall’inizio alla fine, coincide di fatto con il suo intreccio: la storia si dipana in ordine cronologico, raccontata in prima persona, e i fatti sono presentati in successione fondamentalmente lineare. La quantità di digressioni e flashback è molto misurata; essi sono affidati esclusivamente alla voce dell’io narrante, che regge il racconto dalla prima all’ultima pagina, mantenendo un punto di vista esclusivo.

Riporto qui sotto qualche osservazione dalla scheda di lettura:

“La vicenda: la famiglia dell’io narrante, il matematico Daniel Martin, è stata sterminata a causa del pericolo rappresentato dalle sue ricerche. Per proteggere Isabel, la figlia sopravvissuta, Daniel decide di dichiararsi morto al mondo e vive cambiando continuamente identità, alla ricerca ossessiva dei colpevoli. Sul suo cammino incrocerà due dirigenti della BCE. Il primo sarà assassinato poiché in possesso di importanti informazioni su episodi di insider trading criminale; la seconda, rapita e salvata da Daniel, braccata poiché ritenuta in possesso delle medesime informazioni, lo accompagnerà per una parte della storia.

La trama secondaria è costituita dalla storia d’amore tra Daniel e Anna, sviluppatasi nell’arco di pochi giorni. Qui bisogna osservare che, da un punto di vista della verosimiglianza, il rapporto tra Daniel e Anna – che ha origine da vicende molto drammatiche quali il rapimento e le torture cui è stata sottoposta la donna, sospettata di essere in possesso di importanti informazioni utili per scoprire chi, nel mondo finanziario, inquina e approfitta della crisi – progredisce un po’ troppo rapidamente verso una confidenza che in genere è propria di relazioni consolidate. Nei dialoghi si rileva una eccessiva familiarità che rende le situazioni un po’ meno credibili. Al di là del grado di confidenza tra Daniel e Anna, infatti, risulta poco verosimile anche la scelta lessicale. I bonari insulti “sciocco” e “cretino”, che in un dialogo tra italiani possono avere un loro senso, risultano un po’ artificiosi sulla bocca di Anna, che è finlandese. In questo caso è consigliabile un minimo di documentazione volta a comprendere quali termini italiani potrebbero rendere efficacemente un modo più nordico di apostrofare […].

Il personaggio Anna Laine

Anna Laine, proiettata da un lavoro prestigioso alla BCE a una clandestinità estrema in compagnia del suo salvatore, passa senza quasi soluzione di continuità dalla prostrazione indotta dalla sua crudele prigionia a un profondo coinvolgimento sentimentale. La sua devozione e l’amore nei confronti di Daniel, dopo un breve periodo iniziale di dubbio, sono totali e incondizionati, con venature di emotività talora eccessive.

Qualche esempio:

Anna piange:

“[…] iniziò a singhiozzare sommessamente, coprendosi il volto con le mani e voltandosi per andarsene. […] ‘Cosa ti hanno fatto… cosa ti hanno fatto… – mi sussurrava dolcemente mentre mi stringeva. – Tu stai piangendo ancora per lei…”

Anna mostra devozione:

“Oh Daniel, non ti chiederò mai più niente. Non preoccuparti per me. Io proteggerò sempre il tuo segreto.”

Anna prega:

“‘Daniel, non essere triste per me. Ricorda il nostro patto’, mormorò Anna. ‘Non sentirti costretto a far niente che ti possa sembrare una minaccia per qualcuno. Io ti amerò sempre lo stesso.’

Mi diede un ultimo fuggevole bacio e di colpo la sua espressione diventò decisa. Mi voltò le spalle e si avviò lungo il corridoio.

‘Pregherò per te, Daniel!’ riuscii ad udire.”

Nel personaggio di Anna andrebbe temperato l’eccessivo contrasto che si avverte, soprattutto dal punto di vista della scelta lessicale, tra la sua figura come professionista giunta a un alto livello e quella privata, un po’ troppo incline all’emotività. È evidente che quest’ultima caratteristica è funzionale all’aspetto protettivo del carattere Daniel, tuttavia rendendo un po’ più complessa la personalità di Anna si aggiungerebbe forse una tensione più profonda al rapporto tra i due.[…]

Dal punto di vista dell’uso della lingua, data l’origine dell’autore, in molti punti il testo avrebbe bisogno di una “risciacquatura in Arno”. Si leggono qua e là termini ed espressioni che non trovano riscontro nell’uso normale dell’italiano, e che andrebbero emendati in vista di una eventuale pubblicazione. […]

Parti pleonastiche

Ci sono alcuni punti in cui alcune descrizioni, osservazioni, precisazioni, si potrebbero eliminare senza pregiudizio per il testo; in alcuni casi qualche piccolo taglio migliorerebbe nel lettore la tensione e il senso di aspettativa.”

Eccetera eccetera.

Sulla scorta del mio e di altri pareri paralleli, l’autore rimaneggia e accorcia il testo.

Language-Editing

“La sua scheda mi è servita moltissimo nel rivedere e ricostruire il manoscritto originale”, mi comunica. “Penso sia importante far capire agli autori intenzionati ad autopubblicarsi che hanno una responsabilità nei confronti dei lettori: la qualità.

Senza l’aiuto di un professionista non possono andare molto lontano.

Sono in primo luogo un lettore e ne sono ben cosciente. […]

Ho quasi ricostruito il romanzo, portandolo dalle 650 pagine che aveva letto lei a circa 450.

Solo a questo punto ho fatto fare l’editing […].

Ero già convinto dell’importanza di questo passo e il risultato me l’ha confermato. Come se non bastasse, ho anche imparato molto dal lavoro fatto dalla mia editor, che ha sudato non poco a farmi passare dalle 450 pagine alle 350 finali, senza perdere un solo episodio della trama. […]

Non è un caso se fra i ringraziamenti dei grandi autori ci sia molto spesso il loro editor. Sacrosanto.”

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Ritratto del libro I mercanti dell’Apocalisse da giovane, quando era un testo autopubblicato con  copertina non realizzata da un professionista

Il nostro manoscritto a questo punto è diventato un libro, che l’autore diffonde su Amazon.it e, in traduzione, su Amazon.com. Ottiene successo, tanto che Giunti lo nota, se lo accaparra e lo fa uscire il 16 marzo di quest’anno.