cose da libri

dove si esplorano parole e si va a caccia di idee


Lascia un commento

grandangolo_la realtà di ezra tra rappresentazione e iconoclastia

“più in generale, dal punto di vista del pensiero ebraico e dell’atteggiamento che l’artista assume di fronte alla sua opera, si può ancora aggiungere che i maestri hanno guardato con riserva la stessa arte, in quanto l’artista con la sua creatività tende a sentirsi e quasi a sostituirsi a dio.”

scialom bahbout, L’arte nella normativa ebraica, la halakhà, in morasha.it, sezione zehùt

sta simbolicamente qui, nella “riserva” ebraica nei confronti dell’arte, una delle ragioni del titolo di grandangolo, bildungsroman di simone somekh che racconta la parabola di crescita di un giovane ebreo nato nei dintorni di boston in una famiglia di strettissima osservanza – con genitori che “non erano nati né cresciuti religiosi”, ortodossi per scelta tardiva, sempre desiderosi di essere accettati da un ambiente che continua a guardarli con qualche sospetto –, dalla quale a un certo punto della adolescenza si sente soffocato. espulso per aver fotografato una compagna di scuola nel bagno, sceglie non senza difficoltà, aiutato da una zia libera pensatrice, di continuare gli studi in una scuola più liberale. la ribellione di ezra kramer si sostanzia di un lavoro sulle immagini, quelle che scatta con l’adorato apparecchio che ha chiesto in regalo per il suo compleanno, producendo iconografia a mano a mano che in lui si produce l’insurrezione nei confronti dell’autorità. e non è un caso che, come vedremo più avanti, uno degli atti che sanciscono il suo percorso verso la maturità abbia il sapore dell’iconoclastia.

a una domanda sulle donne della sua comunità posta da uno dei nuovi compagni, in piena, dolente riflessione sul suo humus di provenienza, risponde “‘perché, gli uomini haredi possono prendere delle decisioni? […] mi pare che anche loro sappiano fin da piccoli che devono sposarsi e fare figli, e che quella sarà la loro vita’. le donne erano tanto prigioniere del mio mondo quanto lo erano gli uomini.”

e ancora, mentre si dibatte nella contraddizione tra il desiderio di andare e il senso di colpa e di straniamento che avverte a questa idea, “d’un tratto mi resi conto di quanto dovevo sembrare strano visto da fuori: criticavo, ma restavo sempre aggrappato a ciò che mi era stato insegnato da piccolo. pensai che non avrei mai avuto il coraggio di lasciare la mia comunità: l’appartenenza a quel mondo mi scorreva nelle vene. scappare equivaleva a tagliarsele, una ad una, fino a morire dissanguato.”

grandangolo affronta una serie di temi assai dibattuti in ambito ebraico, quali l’esistenza di interpretazioni più o meno rigide dell’ortodossia, la gestione del libero arbitrio, il valore dell’esperienza, l’omosessualità. alla fine ezra vede la propria ribellione stemperarsi di fronte a una normalità professionale fatta anche di compromessi, e decide di andare ad affogare la propria delusione a tel aviv: dove crede di vedere carmi – approdato dai kramer come conseguenza dell’affidamento a diverse famiglie dei numerosi figli della famiglia taub alla morte della madre –, di cui aveva perso le tracce dopo essersi trasferito a new york e per la cui sorte aveva temuto. è un attimo, ma ezra è convinto di averlo visto per davvero; e ricostruendo sguardi e segni cui non aveva dato peso durante il suo breve ritorno a boston per il funerale di sua zia, si rende conto che non può essere stato che il rabbino hirsch, con una decisione ipocrita quanto provvidenziale, a finanziare la fuga dell’amico scopertosi omosessuale da una comunità che gli sarebbe stata ostile per sempre.

1220875.jpg

l’attivista transgender abby stein fotografata da benyamin reich, che condivide con il protagonista di grandangolo la passione per la fotografia. anche la sua è una storia interessante

fin qui tutto bene, epperò: un autore di ventun anni (tanti ne aveva somekh all’epoca della stesura del libro) sottopone alla redazione di giuntina un manoscritto tanto interessante quanto tecnicamente acerbo; nel quale, in preda a una legittima ansia di mettere sul piatto istanze e questioni, lo stesso autore spesso fa parlare i suoi personaggi con registri un poco inadeguati. un esempio per tutti, la scena di sensualità ancora innocente in cui il poco più che bambino carmi dialoga con ezra in maniera un po’ troppo forbita, mostrando una capacità di approfondimento forse eccessiva per un ragazzo che non si è mai allontanato dal proprio ambiente: “carmi si distese sul mio letto, accanto a me, e mi strinse forte la spalla. ‘la tua opinione per me conta. la verità però è che sono terrorizzati. hanno così tanta paura di tradire la fede che preferiscono estremizzare ogni azione, devono essere certi di metterla in pratica nel modo più corretto’”. fa sorridere, poi, il commento del newyorkese travon quando vede la manipolazione creativa su alcune immagini di steven meisel fatta da ezra su una rivista (l’atto di iconoclastia cui si faceva cenno più sopra): “‘wow’, esclamò, ‘tanta roba’”, dove quel “tanta roba” sembra una maldestra traduzione dall’inglese in italiano di una locuzione giovanile. così come quando il coinquilino coreano di ezra dice “‘scusate, potete fare silenzio? sono in mezzo a una videoconferenza con seul’”: quella trasposizione senza mediazione dall’inglese “i’m in the middle of” dà conto dell’ambiente internazionale in cui si muove somekh, che probabilmente condiziona il suo italiano, ma anche dell’intervento insufficiente dell’editor sul manoscritto. se c’è un elemento negativo di questo libro, è la poca cura editoriale: si percepisce che il manoscritto è rimasto tale e quale a come è stato consegnato, con tutte le sue ingenuità. e invece i manoscritti dei giovani autori hanno bisogno di attenzione.

9788880577058_0_0_0_75simone somekh, grandangolo, giuntina, firenze 2017, 174 pagine, 15 euro


Lascia un commento

la letteratura non ha generi ma contenuti

espresso.repubblica.it:

courtesy

“Diciamo che ci sono uomini e donne che scrivono, e che il carattere e la natura di ciascuno passano dentro la pagina.”

luca doninelli lo dice benissimo, in questo articolo nella sezione cultura del “giornale”.

e un paio d’anni fa antonio monda chiedeva a elizabeth strout (qui il post che lo segnala su “cose da libri”, ma il titolo di mrs. cosedalibri è meno elegante di quello di luca doninelli):

Esiste una scrittura squisitamente femminile?
“Molti non saranno d’accordo, ma io non penso affatto che sia così: un autore, maschio o femmina, quando è grande, è in grado di raccontare anche l’altro sesso. Io penso che le pagine di Alice Munro o Margaret Atwood siano semplicemente alta letteratura, e non parlerei di letteratura femminile “.

Direbbe lo stesso di Jane Austen?
“Riconosco che lei è forse un’eccezione: nel suo caso si sente in maniera prepotente lo sguardo femminile. Ma anche in quel caso vedo prima la grandissima autrice, poi il sesso”.

mi piacerebbe conoscere il parere dei lettori, maschi e femmine: esiste una scrittura “al femminile”?


2 commenti

spremuta a colazione_la rassegna stampa di giorgio dell’arti

Screen Shot 2018-02-15 at 16.21.42

si chiama “anteprima – stamattina • ŸoggiŸ • domani” ed è la neonata rassegna stampa di giorgio dell’arti, il giornalista fondatore del “venerdì” della “repubblica”, autore del catalogo dei viventi e direttore di cinquantamila, sito dedicato alla storia del “corriere della sera”.

l’autore l’ha annunciata su facebook, molto sobriamente, così: “Da una settimana scrivo per l’Agenzia Italia una rubrica che contiene: rassegna stampa, eventi del giorno, compleanni e anniversari. È pronta alle sette e mezzo di mattina. Se qualcuno vuole riceverla via mail può mandarmi il suo indirizzo di posta elettronica a gda@vespina.com. Poi fatemi sapere che ve ne pare. Grazie”.

mrs. cosedalibri ha aderito di recente e ne è entusiasta. la “spremuta” di informazioni, come lo stesso dell’arti la definisce, è fatta con grande competenza: è una selezione di notizie curate e presentate con chiarezza, a cominciare dall’impaginazione che più essenziale non si può.

si comincia dalla prima pagina del giorno, nella sezione “stamattina”, un collage ragionato dai quotidiani che in pochi minuti di lettura restituisce un quadro esauriente delle notizie principali; a seguire una serie di argomenti introdotti da una parola, ad esempio “Pane – Il settore del pane vale 7 miliardi di euro, conta 25mila imprese – soprattutto a conduzione familiare, che mediamente sfornano cento chili di pane al giorno ciascuna e danno lavoro a 400mila persone”.

in “oggi” troviamo il meteo, i funerali (ma belli: onorano con partecipazione anche le persone comuni: “Nel cimitero di Castelguglielmo (Rovigo) ultimo addio a Francesco C., un uomo morto solo in casa sua, ritrovato cadavere dopo giorni. Il padre è venuto a mancare qualche anno fa, la madre di recente, non aveva parenti né altri legami. Non aveva un posto fisso e neanche l’auto. Ogni tanto lo si vedeva, per le vie della città, pedalare in bicicletta. Per lui nessun funerale, solo l’inumazione nel campo santo del paese. Aveva 44 anni”), i processi, gli esteri, l’agenda politica – ci sono anche tutte le notizie sulla campagna elettorale dei partiti, questi ultimi in ordine alfabetico –, la cultura, la televisione; non mancano i santi e il vangelo.

nel “domani” c’è una sezione molto ricca di compleanni, e poi, utile e interessante, una scelta di avvenimenti verificatisi dieci, venticinque, quaranta e ottant’anni fa.

Schermata 2016-11-09 alle 17.04.40

giorgio dell’arti. courtesy

nei testi scritti da dell’arti medesimo (quelli che non trascrive dai giornali, per intenderci), per raccontare ad esempio fatti di cronaca, troviamo un meraviglioso uso del passato remoto che in qualche modo storicizza immediatamente gli accadimenti e lascia il lettore immerso in un paradosso, in un ossimoro straniante: il presente quasi non esiste più, e l’effetto è quasi un lenimento indotto dalla sensazione di distanza. un esempio dalla sezione “delitti e suicidi” del 14 febbraio, dove si raccontano con delicatezza un femminicidio e un omicidio:

“Francesca Citi, di anni 45, ‘amabile, squisita, attenta al lavoro’, ex moglie di un Massimiliano Bagnoli, di anni 45 pure lui. Questo Bagnoli ieri mattina la raggiunse nello studio dentistico dove lavorava come assistente, lei continuò a dirgli che era finita e lui le diede dieci coltellate, in corpo e in gola. Subito dopo andò in bagno, chiuse a chiave la porta, e con la stessa lama si segò le vene. Insopportabile che si fosse trovata un nuovo compagno, fino a novembre era stato ai domiciliari per stalking, e continuava ad aggirarsi intorno alla casa dove Francesca viveva con le loro bambine, i carabinieri l’avevano saputo dai vicini ma lei non aveva voluto denunciare di nuovo l’ex per non turbare le figlie; la Citi nell’appartamento era sola perché il dentista il martedì non lavora (ieri mattina in uno studio dentistico in piazza Attias, Livorno).”

“Vincenzo Crisponi, di anni 56, tossico, se ne stava seduto sulla panchina, e arrivarono due e l’ammazzarono a forza di calci e pugni (ieri alle cinque del pomeriggio, parco giochi Liori, via Satta, centro di Capoterra, provincia di Cagliari).”

trovo che questa pubblicazione sia molto utile e ne apprezzo molto la forma. provatela qui.


Lascia un commento

quando i bambini fanno nola là noo

51a4Tm6lrhL._SX493_BO1,204,203,200_.jpgil premiato editore triestino calembour (quello di fisime, di nuove fisime, di taccuini al vento, della piccola guida al magazzino dei venti), che ci ha abituati non alla conformità di collana ma a sorprese inannunciate e dosate nel tempo, questa volta si rivolge ai bambini e produce un 20 x 20 con un titolo un po’ ritornello un po’ scioglilingua – nola là noo – che da solo dice tutta l’urgenza contenuta nella storia: il racconto di una gattina sottratta alle grinfie di una malefica vecchiaccia con l’aiuto di un gattone più esperto.

la gattina orfana si crogiola al sole e gioca tutto il giorno con l’amico più grande e più grosso; entrambi fanno riferimento, per la sussistenza, ai narratori, proprietari, nelle loro parole, di una casa “calda e affettuosa”. la casa confina con il bosco, dove vive la signora melmabrut, di cui vengono descritte le caratteristiche fisiche, tutte negative, con la strana incongruenza delle mani “da fatina”, che però nell’illustrazione sembrano proprio artigliacci da strega. e insomma la perfida, che detesta gli animali e l’universo intero, tenta di avvelenare la gatta, ma i suoi piani vengono mandati a monte dal fido gatto augusto e dall’intervento finale della giustizia.

la giustizia, nella sua forma di controllo e punizione, sta al centro di questo racconto, tanto che la quarta di copertina recita “chi finirà in gattabuia?”. arriva la polizia, arriva il giudice. melmabrut viene rinchiusa in cella “perché, dice la legge, è vietato maltrattare gli animali. chi fa del male a un animale, chi lo fa soffrire o chi cerca di avvelenarlo, finisce in gattabuia per un anno” (e a melmabrut va di lusso, poiché in italia la pena prevista dalla legge prevede fino a diciotto mesi e da cinquemila a trentamila euro di multa).

il libro, con testo di sara stulle e illustrazioni (piacevoli e pulite) di guido pezzolato, si compone di trentasei pagine molto ricche di disegni, che perciò stesso non lasciano troppo spazio a una storia articolata. epperò non sarebbe stato inutile scrivere almeno una riga che lasciasse intuire il motivo della perfidia di melmabrut – che peraltro presenta anche tratti depressivi, dato che tende a rinchiudersi in una catapecchia con le finestre sempre chiuse, e ama solo i fiori: in assenza di un minimo di informazioni la figura della signora rimane confinata in un modello di generica cattiveria. la bontà, poi, trionfa attraverso una giustizia in odore di giustizialismo (come se il giudice concludesse la sentenza con un “tiè”), presentata in maniera altrettanto priva di sfumature. i bambini più piccoli, assetati di assoluto, gioiranno senz’altro per la risoluta messa al bando della cattivona del bosco. noi, per calembour, gioiamo sempre, in attesa del prossimo libro.

sara stulle, nola là noo, con illustrazioni di guido pezzolato, calembour, trieste 2017, 10 euro

in vendita sulla botega triestina, su amazon e su altre librerie online. parte dei proventi della vendita del libro sarà devoluta al gattile di trieste

ah, e bentrovati, lettori.


Lascia un commento

il desiderio di trovare felicità

quello che trascrivo qui sotto è un brano da borges letto, straletto, stracitato, uno di quei testi che a furia di vederlo spesso si rischia di non leggere con attenzione e che perda il suo significato, come un fidanzato decennale. epperò quello che borges dice sul libro e sulla creatività del suo uso, sulla sua multiformità, sulla sua natura sempre vergine, be’, è ancora tutto vero.

“Tra i diversi strumenti dell’uomo, il più stupefacente è, senza dubbio, il libro. Gli altri sono estensioni del suo corpo. Il microscopio, il telescopio, sono estensioni della sua vista; il telefono è estensione della voce; poi ci sono l’aratro e la spada, estensioni del suo braccio. Ma il libro è un’altra cosa: il libro è un’estensione della memoria e dell’immaginazione. […] Eraclito disse (l’ho ripetuto tante e tante volte) che nessuno scende due volte lungo lo stesso fiume. Nessuno scende lungo lo stesso fiume perché le acque mutano, ma la cosa più terribile è che noi non siamo meno fluidi del fiume. Ogni volta che leggiamo un libro, il libro è mutato, la connotazione delle parole è diversa. Inoltre, i libri sono carichi di passato. Ho parlato contro la critica ed ora mi smentirò (ma che importa smentirmi?). Amleto non era esattamente l’Amleto che Shakespeare concepì agli inizi del secolo XVII, Amleto è l’Amleto di Coleridge, di Goethe e di Bradley. Amleto è stato fatto rinascere. Lo stesso succede col Chisciotte. I lettori hanno arricchito il libro. Se leggiamo un libro antico è come se leggessimo tutto il tempo che è trascorso dal giorno in cui è stato scritto per noi. Per questo è bene mantenere il culto del libro. Il libro può essere pieno di errori di stampa, possiamo non essere d’accordo con le opinioni dell’autore, ma serba sempre qualcosa di sacro, qualcosa di divino, non con rispetto superstizioso, ma col desiderio di trovare felicità, di trovare saggezza. Questo è quanto intendevo dirvi oggi.”

Jorge Luis Borges, Oral, traduzione di A. Morino, Editori Riuniti, Roma 1981


1 Commento

bella, buona e gratuita_la rassegna stampa di oblique

Girl-reading-book-very-nice-imagela meritoria rassegna stampa di oblique, quella di novembre, si può prelevare gratuitamente qui in formato pdf: settantasei pagine dedicate a letteratura, lettura e scrittura. qui sotto ne pubblichiamo il sommario: quelli in blu sono gli articoli preferiti da mrs. cosedalibri. buona lettura.

Il decalogo del metallaro

  • Elia Pasini, Duri a morire: i metallari di oggi. Un ottalogo 3

Gli articoli del mese

# Nel nome di Eco

Sara Chiapponi, .la Repubblica., primo novembre 2017

# Calasso: «Per colpa delle immagini abbiamo perso il senso delle parole».

Tishani Doshi, .Sette. del .Corriere della Sera., 2 novembre 2017

# Come nasce un classico

Marco Belpoliti, .Robinson. di .la Repubblica., 5 novembre 2017

# «Prof, sei proprio un bufu!» Breve viaggio attorno al linguaggio giovanile

Rossano Astremo, .minima&moralia., 7 novembre 2017

# Lo spaghetti fantasy conquista il mondo

Claudia Morgoglione, .la Repubblica., 8 novembre 2017

# Non letti o antologizzati, eterni o bistrattati. Comunque classici

Roberto Cicala, .Avvenire., 9 novembre 2017

# Szymborska. L’amore è poesia pop

Renato Minore, .Il Messaggero., 10 novembre 2017

# Quanto costa Capote? Tanto, e pure Mailer…

Matteo Persivale, .la Lettura. del .Corriere della Sera., 12 novembre 2017

# L’altro processo a luci rosse che travolse Hollywood

Letizia Muratori, .Studio., 16 novembre 2017

# Lo zen e l’arte di fare le cose con le mani

Irene Soave, .Sette. del .Corriere della Sera., 16 novembre 2017

# Sfumature di fanfiction

Chiara Papaccio, .Amica., novembre 2017

# Sussidiari. Bando agli stereotipi

Viviana Daloiso, .Avvenire., 21 novembre 2017

# Franzen: «DeLillo lo sa: ho copiato».

Antonio Monda, .la Repubblica., 22 novembre 2017

# I liceali alla prova del dizionario. «Tangentopoli», che vuol dire?

Simone Mosca, .la Repubblica., 23 novembre 2017

# La letteratura può raccontare internet?

Cristiano de Majo, .Studio., 24 novembre 2017

# Le parole che usiamo veramente

Lorenzo Tomasin, .Domenica. di .Il Sole 24 Ore., 26 novembre 2017

# Eugenio Baroncelli

Antonio Gnoli, .Robinson. di .la Repubblica., 26 novembre 2017

# Il libro colpisce ancora

Simonetta Fiori, .la Repubblica., 29 novembre 2017

Gli sfuggiti

# «Via col vento» non finisce mai: Margaret Mitchell una di noi

Karin Slaughter, .la Lettura. del .Corriere della Sera., 8 ottobre 2017

L’intervista allo scrittore

  • Simone Lenzi

L’intervista al libraio

  • Alessandro Alessandroni ∙ Altroquando ∙ Roma


Lascia un commento

giornali

IMG_20170822_123938_1.jpgquesto è un lettore di giornali, fatto di giornali, seduto su una poltrona di giornali, illuminato da una lampada di giornali, che sta, immeritatamente nascosto, alla destra dell’entrata a destra alla biblioteca sormani. si chiama la lettura del giornale ed è un’installazione ideata da ugo la pietra in occasione della mostra “dai giornali ai portali”, tenutasi a milano, palazzo della ragione, nel 2001.