cose da libri

dove si esplorano parole e si va a caccia di idee


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bella, buona e gratuita_la rassegna stampa di oblique

Girl-reading-book-very-nice-imagela meritoria rassegna stampa di oblique, quella di novembre, si può prelevare gratuitamente qui in formato pdf: settantasei pagine dedicate a letteratura, lettura e scrittura. qui sotto ne pubblichiamo il sommario: quelli in blu sono gli articoli preferiti da mrs. cosedalibri. buona lettura.

Il decalogo del metallaro

  • Elia Pasini, Duri a morire: i metallari di oggi. Un ottalogo 3

Gli articoli del mese

# Nel nome di Eco

Sara Chiapponi, .la Repubblica., primo novembre 2017

# Calasso: «Per colpa delle immagini abbiamo perso il senso delle parole».

Tishani Doshi, .Sette. del .Corriere della Sera., 2 novembre 2017

# Come nasce un classico

Marco Belpoliti, .Robinson. di .la Repubblica., 5 novembre 2017

# «Prof, sei proprio un bufu!» Breve viaggio attorno al linguaggio giovanile

Rossano Astremo, .minima&moralia., 7 novembre 2017

# Lo spaghetti fantasy conquista il mondo

Claudia Morgoglione, .la Repubblica., 8 novembre 2017

# Non letti o antologizzati, eterni o bistrattati. Comunque classici

Roberto Cicala, .Avvenire., 9 novembre 2017

# Szymborska. L’amore è poesia pop

Renato Minore, .Il Messaggero., 10 novembre 2017

# Quanto costa Capote? Tanto, e pure Mailer…

Matteo Persivale, .la Lettura. del .Corriere della Sera., 12 novembre 2017

# L’altro processo a luci rosse che travolse Hollywood

Letizia Muratori, .Studio., 16 novembre 2017

# Lo zen e l’arte di fare le cose con le mani

Irene Soave, .Sette. del .Corriere della Sera., 16 novembre 2017

# Sfumature di fanfiction

Chiara Papaccio, .Amica., novembre 2017

# Sussidiari. Bando agli stereotipi

Viviana Daloiso, .Avvenire., 21 novembre 2017

# Franzen: «DeLillo lo sa: ho copiato».

Antonio Monda, .la Repubblica., 22 novembre 2017

# I liceali alla prova del dizionario. «Tangentopoli», che vuol dire?

Simone Mosca, .la Repubblica., 23 novembre 2017

# La letteratura può raccontare internet?

Cristiano de Majo, .Studio., 24 novembre 2017

# Le parole che usiamo veramente

Lorenzo Tomasin, .Domenica. di .Il Sole 24 Ore., 26 novembre 2017

# Eugenio Baroncelli

Antonio Gnoli, .Robinson. di .la Repubblica., 26 novembre 2017

# Il libro colpisce ancora

Simonetta Fiori, .la Repubblica., 29 novembre 2017

Gli sfuggiti

# «Via col vento» non finisce mai: Margaret Mitchell una di noi

Karin Slaughter, .la Lettura. del .Corriere della Sera., 8 ottobre 2017

L’intervista allo scrittore

  • Simone Lenzi

L’intervista al libraio

  • Alessandro Alessandroni ∙ Altroquando ∙ Roma


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giornali

IMG_20170822_123938_1.jpgquesto è un lettore di giornali, fatto di giornali, seduto su una poltrona di giornali, illuminato da una lampada di giornali, che sta, immeritatamente nascosto, alla destra dell’entrata a destra alla biblioteca sormani. si chiama la lettura del giornale ed è un’installazione ideata da ugo la pietra in occasione della mostra “dai giornali ai portali”, tenutasi a milano, palazzo della ragione, nel 2001.


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l’ombra lunga di gustave_come nascono i discorsi di emmanuel macron

 

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emmanuel macron. courtesy

in un bellissimo articolo di mauro zanon, pubblicato sul “foglio” del 14 ottobre scorso, si traccia il profilo di sylvain fort, il consigliere responsabile dei “discorsi e della memoria” di emmanuel macron.

 

 

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sylvain fort. courtesy

dopo aver dichiarato gli intenti della comunicazione della république – che propugna fondamentalmente una visione dinamica rispetto alla democrazia, da non considerare come bene acquisito una volta per tutte, e rispetto all’identità nazionale, da continuare a costruire riprendendo lo spirito dei lumi e la fiducia nell’europa.

 

“prima di scrivere i discorsi di macron e tessere il nuovo romanzo nazionale francese, sylvain fort, quarantacinque anni, è stato studente dell’école normale supérieure, professore di lettere classiche all’università paris IV e sciences po, traduttore di friedrich schiller, biografo di puccini e herbert von karajan – un homme de lettres attivissimo che durante la campagna presidenziale ha trovato anche il tempo per pubblicare un vivace libretto su antoine de saint-exupéry”, scrive zanon. intervistato dallo stesso, sylvain fort dichiara che “il discorso è diventato per il presidente il suo modo di esprimersi privilegiato. […] la sua volontà è quella di far passare un messaggio chiaro, netto, comprensibile, e di sfuggire alle frasette, agli off the record selvaggi alle confidenze strappate durante una cena. è una parola voluta, e non subìta. […] in tutti i discorsi non spieghiamo soltanto cosa vogliamo fare, ma anche perché. spieghiamo la coerenza tra quello che è annunciato e l’interesse nazionale. [macron, in quanto presidente] non entra nel microdettaglio tecnico, ma dà ogni volta una dinamica, una direzione generale all’azione politica, che soggiace a ciò che sta dicendo”.

 

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andré malraux. courtesy

ma quello a cui è interessato “cose da libri” è il fondamento culturale, nella fattispecie letterario, che informa l’ideazione e la redazione dei discorsi del giovane emmanuel: “il fil rouge della cultura è anch’esso molto presente nei discorsi di macron, una tradizione che rifà a malraux”. lo scrittore andré malraux istituì il ministero della cultura in francia e scrisse il primo articolo del decreto che lo sanciva: “Il Ministero incaricato degli Affari Culturali ha come missione di rendere accessibili le opere capitali dell’umanità, e ancor prima della Francia; di assicurare la più vasta diffusione del suo patrimonio culturale; di favorire la creazione delle opere dell’arte e dello spirito che lo arricchiscono”.

 

così prosegue l’articolo: “oltre a fort, altri membri della staff del presidente francese hanno dimostrato di avere una vocazione letteraria, oltre che politica. come il giovanissimo quentin lafay, ventisette anni, che oltre a collaborare alla stesura dei discorsi durante i meeting in campagna, ha anche pubblicato un romanzo, la place forte (gallimard). ‘macron ama riunire attorno a sé persone che hanno una certa capacità di enunciazione, persone che non esitano a teorizzare, a concettualizzare, e che hanno bisogno del linguaggio, dunque dei letterati’, dice fort. ‘è attento al fatto che si debbano esprimere le cose nella loro complessità, e che si debba evitare, per assenza di vocabolario o di cultura, di semplificare troppo, di utilizzare un linguaggio semplicistico. […] non rinuncia mai alla precisione delle parole. è convinto del fatto che esprimere le cose con le parole giuste è già un passo importante verso l’azione. se si ha un lessico povero, si ha anche una visione del mondo povera.”

 

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gustave flaubert. courtesy

e adesso sentite gustave: “questa cura della bellezza esteriore che mi rimproverate è per me un metodo. quando trovo una brutta assonanza o una ripetizione in una delle mie frasi, sono sicuro che sto sguazzando nel falso”.
 è quella “tensione flaubertiana verso l’impeccabilità” di cui parla alessandro piperno in un suo bell’articolo sul club della lettura del “corriere della sera”, in cui discetta di stile e mette flaubert al primo posto tra coloro i quali più si sono spesi alla sua ricerca. e allora come possiamo concludere? con la parola continuità. piccardo l’uno, emmanuel macron, e normanno l’altro, gustave flaubert: nati a un centinaio di chilometri l’uno dall’altro, entrambi sotto il segno del sagittario: vive la france.

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eugène delacroix, la liberté guidant le peuple. courtesy

 


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postcards from lyon 8

dove si incontra un vecchio amico nel bel mezzo di un affresco, si va a piedi dall’uno all’altro arrondissement e si approda in un giardino di delizie

i lionesi sono perlopiù pacifici e gentili: tutti coloro a cui ho chiesto indicazioni mi hanno risposto volentieri e in maniera molto circostanziata, e molti mi hanno accompagnata per un tratto assicurandosi che andassi nella direzione giusta.

durante le mie lunghissime passeggiate non ho mai provato disagio o sensazione di pericolo: sarà la lunga ombra del capitano chérif, ma la città sembra piuttosto tranquilla, fatti salvi alcuni inevitabili balordi che tuttavia non paiono comprometterne la sostanziale paciosità.dig

la bellezza e la calma dei lungofiume verso ora di pranzo, quando turisti e locali perlopiù mangiano ed è facile trovarsi quasi da soli a passeggiare, sono impareggiabili. le attività serali / notturne degli avvinazzati che là vanno a gozzovigliare dopo il tramonto sporca in alcuni tratti la maestosità delle acque: molte sono le bottiglie vuote sulle rive, qualcuna addirittura galleggia sul fiume.

lungo la saona, l’angolo formato da rue de la martinière e da quai saint-vincent, nel primo arrondissement, ospita il bellissimo fresque des lyonnais.

realizzata dagli artisti della cité de la création, l’opera cita e raffigura ventiquattro personaggi della cultura di origini lionesi (si veda qui per l’elenco dei personaggi). dav

 

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andré-marie ampère

 

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antoine de saint-exupéry

 

quale non è stata la sorpresa di mrs. cosedalibri nel vedere rappresentato anche il suo idolo bernard pivot, l’autore della televisione culturale francese, l’anima di “apostrophes” e di “bouillon de culture”! per chi comprende il francese, qui si può guardare una bella intervista a bernard.

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bernard pivot, insuperato giornalista culturale

da rue de la martinière, passando per il quai saint-vincent, si approda all’immensa place bellecour, gigantesco nido di delizie letterarie. collocata tra saona e rodano, nel secondo arrondissement, è una piazza immensa, i cui giardini sono attrezzati con chioschi di ristorazione e panchine, e tutto attorno alle due fontane sono disposte sedie per chi desidera rilassarsi nei pressi dell’acqua, facendosi cullare dal rumore degli zampilli.IMG_20170809_155214.jpg

al numero 29 della piazza sorge la libreria decitre, parte di una catena e risalente al 1907, che mrs. cosedalibri ha visitato in piena rentrée scolaire: vasti settori dedicati a letteratura, scienze umane, turismo, arte, storia, religione, infanzia, gialli e fumetti, libri scolastici e un assortimento fiabesco di cancelleria. oltre a una piccola fornitura di inchiostri colorati per le sue stilografiche – nei colori radiant pink e harmonious green di waterman –, mrs. cosedalibri ha acquistato tre taccuini, tutti giapponesi, tra cui il favoloso life: tutti a righe, con una carta splendida, promessa di scrittura assai scorrevole. bisognerà adesso provarli con le stilografiche e capire se si contemperano con la grafite delle matite palomino.IMG_20170809_150032.jpg

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dove, all’ingresso di una libreria fisica, si celebra l’integrazione tra la lettura su ebook e quella su libri di carta: tea, la soluzione per vendere libri digitali in libreria

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la sezione cancelleria

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i taccuini giapponesi

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qui e sotto, caccia al tesoro nella libreria decitre: indovinare il titolo dalla citazione, con l’indizio del libraio

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la sacra teca della pléiade

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1,46 eventi al giorno in libreria

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creare una casa in libreria: un fiore su un tavolo

in questa piazza assai libresca, in cui trovano posto anche le misteriose éditions baudelaire (solo su appuntamento, recita la targa: che vorrà dire?) troneggia la statua del lionese antoine de saint-exupéry, che ci guarda dall’alto in compagnia del piccolo principe.IMG_20170809_154326_1.jpg

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place bellecour non finisce, ma si trasforma senza soluzione di continuità in place saint-antonin, dove al numero 5 si trova l’expérience, una libreria piena di fascino specializzata in fumetti, che vende anche stampe, action figures e il resto collegato al settore.IMG_20170809_162607.jpg

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il gigantesco bouquet che conclude place saint-antonin e segna il confine simbolico tra la piazza e il fiume rodano

 


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le flâneries del professor nuvolati (grazie per questo libro)

9788871866642_0_0_1449_75giampaolo nuvolati è professore ordinario di sociologia dell’ambiente e del territorio presso l’università degli studi di milano bicocca, dove insegna sociologia urbana, e ha scritto un libro sul rapporto tra individui, città e bar, notoriamente argomento di grande interesse per mrs. cosedalibri, che ancora sta cercando quello perfetto (il bar, si intende).

“Questo testo nasce da un interesse specifico, e cioè studiare in che misura alcuni luoghi – e in particolare bar e caffè – oggi rispondono alle esigenze di incontro e relazione espresse da tipi differenti di individui che si incrociano in spazi pubblici. […] I caffè, i bar, i pubs, i locali notturni costituiscono le arene privilegiate dove queste relazioni subitanee e improvvisate tra anonimi possono trovare compimento. Tali luoghi sono i teatri della messa in scena della commedia umana (proprio nel senso balzachiano) dove, tra filtri personali, culturali, sociali, tra atteggiamenti naturali o recitati, tra fondali vellutati o malconci, gli attori affrontano l’incertezza e la ricchezza delle relazioni urbane. […]

Le città sono il luogo delle relazioni possibili, a metà tra il desiderio di socievolezza e il rischio dell’incontro o scontro con lo sconosciuto. […] Il ritorno di attenzione nei confronti di una figura come il flâneur di baudelairiana o benjaminiana memoria sta a testimoniare l’aumento di pratiche di vita e rapporto quotidiano con la città fondate tanto sulla solitudine, sulla riflessività – spesso in chiave autoreferenziale – sul rapporto personalizzato con i luoghi, quanto sul considerare questa condizione come un punto di partenza per nuovi incontri e nuove esperienze. Il flâneur è solitario e malinconico, ma ama nello stesso tempo confondersi nella folla; se ne sente diverso, un osservatore esterno, ma non può fare a meno di essa, di immergersi nella moltitudine. Tant’è vero che la figura del flâneur ha sempre trovato collocazione nella città, e ancor più nella metropoli, suo campo privilegiato di perlustrazione. L’indeterminatezza che caratterizza i contesti urbani rende gli stessi simili a deserti dove la sabbia, cioè la moltitudine, cancella le tracce del passaggio del flâneur. Da qui l’elemento dell’anonimato di cui parla Anthony Giddens proprio in relazione alla figura del flâneur. L’anonimato presenta vari aspetti positivi: libertà, difesa dal controllo sociale, condizione per nuove epifanie e avventure, e come tale è fonte di emozioni. Quando poi a incrociarsi sono due persone anonime non solo tra di loro, ma anche rispetto al contesto cui momentaneamente appartengono, l’unione può rivelarsi vertiginosa.”

di seguito il sommario del volume:

Luoghi di incontro

Le folle metropolitane

La solitudine del flâneur

Il milieu urbano

Tracce

Funzioni

Parrocchialismo e cosmopolitismo

Clienti

Capitale sociale in gioco

Le fasi della vita

Dichiarazione di disponibilità

Vetrina della solitudine

Punto di osservazione sul mondo

Chicago

Le abitudini degli italiani

Tipi

Provincia

Periferia

D’élite

Etnico

Quartiere degli uffici

Monumento storico

Movida

— Spiaggia

Stazione

Internet caffè

Posso offrirti da bere?

Bibliografia

Giampaolo Nuvolati, Un caffè tra amici, un whiskey con lo sconosciuto. La funzione dei bar nella metropoli contemporanea, Moretti & Vitali, Bergamo 2016, 16 euro assai ben spesi

c’è qualcosa di molto commovente nella figura del flâneur, né dentro né fuori, svogliato giudice non soggetto al giudizio altrui.

qui trovate l’audio della trasmissione di radio tre “qui comincia…” dedicata al libro.


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dove si va alla ricerca di chérif

anche se non si direbbe, mrs. cosedalibri è una gran romantica, perciò è andata a lione per vedere i luoghi del tournage di chérif, una delle sue serie poliziesche preferite.

emozionatissima, in place bellevue ha visto dal vero la sede del commissariato e di fronte, in rue bodin, la casa di chérif, uno dei poliziotti televisivi più avvenenti del creato.CHERIF (SAISON 2)

primo poliziotto beur di una serie televisiva francese, appassionato egli stesso di serie (da cui cita in continuazione), chérif è un tipo piuttosto anticonformista, che non esita a uscire di casa brandendo lo spazzolino da denti per finire di lavarsi usando l’acqua della fontanella alla fine della scalinata di fronte al commissariato, che però nella vita vera lascia il posto a un cestino della spazzatura.

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il commissariato di chérif e adeline, in place bellevue alla croix rousse

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la freccia rosa indica la porta d’ingresso dell’abitazione di chérif

 

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al posto del cestino della spazzatura in chérif c’è una fontanella

è l’ex sposo dell’ebrea deborah: e in effetti nella fiction sullo stipite destro della sua abitazione – dove kader porta spesso i suoi sospetti per una chiacchierata e un tè – campeggia una mezuzah.

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veduta dal piccolo parco nei pressi del commissariato

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nel parchetto un’affascinante signora legge e fuma

CHERIF (SAISON 2)adeline è una parigina ombrosa, apparentemente priva di senso dell’umorismo – ossessionata dalla morte del fratello, egualmente poliziotto, scomparso in circostanze equivoche –, che cede lentamente al fascino di chérif. la storia tra lui (abdelhaid metalsi) e adeline (carole bianic), che si manifesta con una lentezza esasperante (parliamo di stagioni, non di episodi), è frustrantissima, perché ovviamente, prima e dopo il soffertissimo bacio, sulla loro strada compare ogni sorta di ostacoli: ma allo stesso tempo è straordinariamente appassionata ed emozionante.maxresdefault

per andare da chérif si scende alla fermata del métro croix rousse.

sdrdopo il pellegrinaggio, ancora sulle nuvole per la felicità, ho imboccato la grande rue de la croix rousse e l’ho percorsa in tutta la sua lunghezza, imbattendomi tra l’altro nella libreria vivement dimanche, che prende diverse vetrine anche su una stradina laterale e conclude l’angolo sulla grande rue trionfando nella sezione per adolescenti. per l’estate ha confezionato una vetrina dedicata al sud, come dichiara, a base di scrittori italiani e variamente latini.

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nella vetrina di vivement dimanche l’idea di sud: cartoline di roma e venezia, e poi ferrante, d’urbano, de luca, venezia, avallone, sánchez piñol, somoza

per i suoi vent’anni farà una festa, a cui tutti i lettori sono invitati, il 10 settembre.

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l’annuncio della festa sulla vetrina della libreria

a croix rousse c’è anche un monoprix.

davè il momento dell’anno in cui in francia domina la rentrée scolaire, dunque, mi dico, la sezione cancelleria deve essere particolarmente ricca. ed è qui che inaugura la serie dei taccuini francesi / comprati in francia 2017, con uno strepitoso rhodia/clairefontaine grigio argento, con risguardi del medesimo colore e carta a righe.

dav

 


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insensibili alla sabbia_di libri anche brutti

dav“Voglio parlare, qui, del libro inteso come veicolo di un autentico soffio creatore, o – a livello scientifico – di una comunicazione importante, ancora, più semplicemente, di una ‘onorevole’ volgarizzazione. Il libro, riflesso della bellezza o della saggezza, non è obbligatoriamente bello o saggio in sé. Il libro è, nello stesso tempo, il contenitore e il contenuto. Duplictà di termini! Personalmente, preferisco un testo istruttivo, o esaltante, in un’edizione mediocre, a un testo insipido su carta giapponese e in una rarissima rilegatura. Sarà forse perché amo sul serio il libro? Pur non rifiutando le testimonianze estetizzanti o utilitarie del libro-oggetto o dell’oggetto-libro (o come lo si voglia chiamare), mi chiedo: si tratta ancora di libri, in tal caso? […] Si sappia, infine, che il presente testo è stato scritto pensando a quei ragazzi di diciotto anni, maschi e femmine, che ho visto l’estate scorsa, in una stazione balneare alla moda, con un tempo magnifico, rintanati nei meandri ombrosi, negli angoli segreti di una libreria, colpiti dall’incantesimo del libro, accoccolati nei loro pantaloncini bianchi, la racchetta da tennis fra le gambe, erano là, in gruppi di tre o quattro, in balìa di quel ‘vizio impunito della lettura’ (v. larbaud), stregati, insensibili alla sabbia, all’azzurro, al piacere di stare in acqua, alle esortazioni degli adulti. Di volta in volta catturati, prigionieri, sorridenti, febbrili, sovrani e gravi”.

dall’Introduzione, p. 12 (mrs. cosedalibri aveva parlato dei libri di servizio qui)

“Non si leggono mai tutti i libri, e l’avventura ricomincia a ogni aurora e a ogni crepuscolo quando l’uomo, prendendo un libro, dà il segnale di una nuova partenza.”

p. 75

nel 1982 fernand cuvelier ha scritto un libro sui libri, tradotto da sugarco nel 1985. adesso odoya lo ripropone, e fa benissimo. il sommario rivela la bellezza dell’interno:

PRIMA PARTE

IL ROMANZO DEL LIBRO

Introduzione

Capitolo 1 – L’autore e il suo manoscritto

Capitolo 2 – Il libro da sfogliare

Capitolo 3 – La cerimonia della lettura

SECONDA PARTE

IL CARATTERE: DALLA NOTTE DEI TEMPI AI BAGLIORI ATOMICI

Introduzione

Capitolo 4 – Il carattere, segno di un’alleanza

Capitolo 5 – A cominciare dalla stampa

TERZA PARTE

SCRIBERE ARTIFICIALITER

Introduzione

Capitolo 6 – Profilo di un secolo

Capitolo 7 – Dal torchio a mano alla pressa a dita

QUARTA PARTE

LA CARTA E LA RILEGATURA

Introduzione

Capitolo 8 – Una storia d’amore: la storia della carta

Capitolo 9 – Una religione: l’arte della rilegatura o la rilegatura d’arte

QUINTA PARTE

TEMPLA SERENA: PICCOLA STORIA DELLE BIBLIOTECHE

Introduzione

Capitolo 10 – Flusso e riflusso della storia

Capitolo 11 – Bellissimi resti

Capitolo 12 – Breve saggio di bibliomanzia

Conclusione

All’insegna del fiore verde

Ringraziamenti

Indice dei nomi

mrs. cosedalibri non ha ancora acquistato questo libro. l’indicazione che state leggendo è il frutto di ricopiatura a mano di citazioni e dati avvenuta alla feltrinelli di corso buenos aires, milano, e precisamente al tavolino del bar. dav

è stato un piacere immenso ricopiare in bella grafia sul taccuino e poi rimacinare le parole per scriverle qui. il taccuino era un simil-moleskine prodotto da tiger, con timbro a secco “WRITE” sulla copertina.

davla penna era una penna pubblicitaria dell’università del kent. la penna scorreva discretamente su una carta discreta.

davacquistate la storia del libro di fernand, è bellissima.

fernand cuvelier, storia del libro – la via maestra dello spirito umano, traduzione di giulia bontempi, odoya, bologna 2017, 22 euro. prima edizione italiana sugarco, 1985

(titolo originale histoire du livre, voie royale de l’esprit humain, éditions du rocher, monaco 1982)