cose da libri

dove si esplorano parole e si va a caccia di idee


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bonvini + bonvini_libri finti clandestini in residenza

lfc3qualche giorno fa, da bonvini – di questa magnifica cartoleria-tipografia avevamo già parlato qui – si è inaugurata la piccolissima mostra del collettivo libri finti clandestini. l’apertura è stata preceduta da una residenza settimanale degli artisti nell’atelier 1909, il nuovo spazio bonvini, attraverso la cui vetrina si poteva osservare il collettivo al lavoro.lfc_3

la politica bonvini, che ha dato sinora ottimi frutti, è quella dei passi avveduti: accurate selezioni di oggetti legati a carta, stampa, cancelleria – a proposito: chi cercasse l’ultimo modello di casa palomino trova in bonvini una certezza – e di iniziative, e adesso questo piccolo spazio giusto dietro l’angolo, che a giudicare dall’esordio promette benissimo.

ecco l’autodescrizione di libri finti clandestini:

“Libri Finti Clandestini è un esperimento di autoproduzione nell’ambito del riciclo, in relazione all’editoria e al design il cui scopo è quello di realizzare veri e propri libri (sketchbook, taccuini, diari di viaggio, “libri oggetto”, carnet de voyage…) usando solamente “carta trovata in giro”, carta che la gente considera spazzatura: scarti di tipografie, prove di stampa e carte di avviamento, sacchetti della spesa, poster, buste, sacchetti del pane, carta da parati…
Essi possono essere piccole tirature pop up (edizioni di 50, 100 numeri) o libri pronti per essere scritti, disegnati o per assumere qualsiasi altro significato il possessore voglia dargli.”

lfc6libri e quaderni da usare a piacere e poi libri unici, pieni di grazia, pop up in cui dimorano piccoli circhi d’antan, omaccioni rotondi che sostengono le evoluzioni di acrobate leggiadre, forzuti sollevatori di pesi, viaggiatori in paesi lontani.islanda

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lfc5ritagliando e creando miniuniversi libri finti clandestini è arrivato sino in giappone, e prevedibilmente camminerà ancora molto. magari reggendosi poeticamente sulla fune come gli atleti circensi un po’ malinconici che vivono nei suoi libri.

IMG_20171125_182635.jpgcome bonvini, lfc poggia su un relativo superfluo, su un nulla che si fa sostanza nello sguardo e nelle azioni di chi osserva, immagina, scrive, disegna, impara a stampare. e tutto si fa nutrimento, tutto si tiene, tra via tagliamento e corso lodi, a milano.

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tra le pagine di una crêpe_gelateria caffetteria clover, milano

davla gelateria clover, in zona bande nere, è anche una caffetteria, e fa un latte macchiato con i fiocchi. l’interno ospita tre minuscoli tavolini – immacolati, come tutto in questo locale –, in attesa dell’estate, quando torneranno ad animarsi i posti all’esterno. il personale e la proprietaria ricevono i clienti con squisita cortesia.dav

la gelateria clover, a sinistra dell’ingresso, ha una minuscola stazione di bookcrossing. davil primo libro sulla destra, quando al clover è entrata mrs. cosedalibri, era il baco da seta, di robert galbraith, prodotto in condizione di bonaccia, dopo la travolgente tempesta di harry potter, da j.k. rowling sotto pseudonimo. esito superbo della calma, però, da cui è stata tratta strike, una piccola, preziosa serie tv che prende il nome dall’investigatore protagonista ed è prodotta dalla bbc.dav

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fotogramma dalla serie strike. courtesy

al clover si scrive benissimo: puoi fermarti con il tuo taccuino (o il tuo libro – portato da casa o scelto tra quelli che aspettano sul termosifone) ed essere certo che nessuno ti disturberà.dav

al clover si può anche fare merenda, e qui il letterato trova crêpes per i suoi denti: perché le crêpes del clover si chiamano

la storia infinita

piccole donne

madame bovary

i malavoglia

willy wonka

il gattopardo

on the road

gargantua e pantagruel

l’educazione sentimentale

il rosso e il nero

faust

lo hobbit

arancia meccanica

l’insostenibile leggerezza dell’essere

la visita a questa gelateria, che sprizza bonomia pur proponendo anche specialità vegane – non si adontino i seguaci del veganesimo: alcuni tra loro cercano di fare proselitismo instillando sensi di colpa nel prossimo, un atteggiamento assai fastidioso ­– è stato un piccolo dono in una fredda giornata di sole, in cui chi scrive disperava di trovare un luogo accogliente in una zona che proprio accogliente non è. grazie, signore clover*, ci rivedremo senz’altro.dav

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loredana laurenti accanto al mini bookcrossing di clover

*le signore clover sono loredana laurenti e ilaria angelillo, madre e figlia. fanno in casa molte delle delizie che propongono, e ilaria è copywriter di sé stessa. i titoli dei prodotti sono suoi: tra i molti segnalo gli ammutinati, dolcetti al cocco e cioccolato il cui nome fa ironica concorrenza alla celebre barretta industriale.bounty_barretta_cioccolato

gelateria naturale clover
via v.g. orsini 1
milano
http://www.gelateriaclover.it

questo post è stato scritto su un taccuino clairefontaine papier vélin velouté 90g/m2 fabriqué en france par clairefontaine, con una stilografica caran d’ache collezione chromatics che montava una cartuccia montblanc burgundy red.


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Sollecitazioni letterarie, un po’ emotive

“Nerino, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi.”

“La signora Lantignotti disse che i fiori sarebbe andata a comprarli lei. Poiché Nerino aveva già il suo bel da fare.”

“Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com’è stata la mia infanzia schifa e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla Nerino Lantignotti, ma a me non mi va proprio di parlarne.”

“Dalla finestrina della sua camera, sopra la scuderia della fabbrica di mattoni, Nerino Lantignotti, quella mattina sul presto, vide la gente, in cappotto lungo, che correva tutta nella stessa direzione. Vey iz mir, pensò a disagio, è successo qualcosa di brutto.”

“A Londra, all’inizio del mese di giugno del 1929, l’antiquario Nerino Lantignotti, di Smirne, offrì alla principessa di Lucinge i sei volumi in quarto minore (1715-1720) dell’Iliade di Pope”.

“Tutta colpa di Nerino. È lui il mio sassolino nella scarpa. E se proprio devo essere sincero, è per togliermelo che ho deciso di cacciarmi in questo casino, cioè di raccontare la vera storia della mia vita dissipata.”

“Mr e Mrs Lantignotti, di Privet Drive numero 4, erano orgogliosi di poter affermare che erano perfettamente normali, e grazie tante.”

“Nerino non leggeva i giornali, altrimenti avrebbe saputo quali guai si stavano preparando non soltanto per lui, ma per tutti i cani di forte muscolatura e col pelo lungo e soffice da Puget Sound a San Diego.”

nerino.jpgQualche giorno fa, nei pressi di casa mia, mi sono imbattuta in un lindo camioncino da artigiano. Il proprietario di quel camioncino si chiama Nerino Lantignotti. Appena ho letto questo nome, così gozzaniano, così poco attuale, mi sono figurata un onesto lavoratore d’altri tempi, un po’ come il padre del muratorino nel libro Cuore. Quello che segue è il punto in cui il padre, nel loro diario a due voci, spiega al figlio perché la spalliera che il proletario compagno di scuola di Enrico aveva macchiato di bianco non andava ripulita in sua presenza: “Lo sai, figliuolo, perché non volli che ripulissi il sofà? Perché ripulirlo, mentre il tuo compagno vedeva, era quasi un fargli rimprovero d’averlo insudiciato. E questo non stava bene, prima perché non l’aveva fatto apposta, e poi perché l’aveva fatto coi panni di suo padre, il quale se li è ingessati lavorando; e quello che si fa lavorando non è sudiciume: è polvere, è calce, è vernice, è tutto quello che vuoi, ma non sudiciume. Il lavoro non insudicia. Non dir mai d’un operaio che vien dal lavoro: – È sporco. – Devi dire: – Ha sui panni i segni, le tracce del suo lavoro. Ricordatene. E vogli bene al muratorino, prima perché è tuo compagno, poi perché è figliuolo d’un operaio.”

Il muratorino si chiamava Antonio Rabucco, e dunque anche suo padre si chiamava Rabucco: eppure Nerino Lantignotti non avrebbe sfigurato, al tempo di De Amicis.

Insomma, quando ho letto sul furgoncino “Nerino Lantignotti” mi ha colta un empito d’affetto, per Nerino e per il consorzio umano tutto. Se c’è ancora qualcuno che porta questo nome, mi sono detta, possiamo ancora sperare per il futuro. Davvero, Nerino, ti voglio bene.

E se qualcuno dei lettori dovesse conoscere Nerino e sapere che è un orco, che nega il cibo ai figli e batte la moglie, be’, non ditemelo, ché alla signora cosedalibri piace sognare.


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la cultura fa sempre fico_15

tutta la città è ricoperta di parole, e gli esercizi commerciali non fanno eccezione: come abbiamo detto più volte, la cultura fa sempre fico (si vedano i post precedenti della serie “la cultura fa sempre fico”, dall’uno al quattordici). e allora milano è ancora una volta un grande foglio cosparso di didascalie, e queste didascalie hanno sempre a che fare con i libri.

ottica milano spectacles, viale corsica

davsdrdavqui i viaggi di gulliver sostengono una bella montatura classica e sono sostenuti a loro volta da uno yankee alla corte di re artù di mark twain. d’altra parte gli occhiali sono un oggetto molto importante per gulliver, che di fronte alla curiosità dell’imperatore di lilliput pensa bene di salvagualdarli: “[…] Finalmente consegnai le mie monete d’argento e di bronzo e la mia borsa con nove monete grandi d’oro e qualcuna piccola, il mio pettine, la mia tabacchiera d’argento, il fazzoletto e il taccuino. La sciabola, le pistole e i sacchi della polvere e delle palle furono trasportate all’arsenale imperiale; tutto il resto mi fu restituito.

Avevo anche un taschino segreto che non fu perquisito, dove tenevo un paio di occhiali di cui talora mi servo per la debolezza della mia vista, un piccolo telescopio e qualche altra bazzecola che credetti poco interessante per l’imperatore e che perciò non mostrai ai commissari, temendo che mi fossero in qualche modo guastate o perdute”.

ottica bergomi, corso colombo

dav

davla montatura metallica poggia sulla biografia di nicola e alessandra di russia di robert k. massie che poggia a sua volta sul pruriginoso memoirs of a woman of pleasure di john cleland.

moroni gomma, via matteotti

dav

dav

davnella vetrina di moroni vediamo due diverse misure di lampade lumio, un paio di occhiali da sole poggiato su un manuale che tratta di cemento e una montatura da vista su un libro che ci dice tutto sulla plastica rinforzata con il fiberglass. su questi libri non ho nulla da dire; le lumio erano bellissime.

camargo domani, parrucchieri in via tiraboschi

davsdrsulla vetrina è impressa una vera e propria antologia: yusuf, federico garcía lorca, alda merini, paul gauguin, apuleio, pablo neruda.

le cose poggiano sempre sulle parole.


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insensibili alla sabbia_di libri anche brutti

dav“Voglio parlare, qui, del libro inteso come veicolo di un autentico soffio creatore, o – a livello scientifico – di una comunicazione importante, ancora, più semplicemente, di una ‘onorevole’ volgarizzazione. Il libro, riflesso della bellezza o della saggezza, non è obbligatoriamente bello o saggio in sé. Il libro è, nello stesso tempo, il contenitore e il contenuto. Duplictà di termini! Personalmente, preferisco un testo istruttivo, o esaltante, in un’edizione mediocre, a un testo insipido su carta giapponese e in una rarissima rilegatura. Sarà forse perché amo sul serio il libro? Pur non rifiutando le testimonianze estetizzanti o utilitarie del libro-oggetto o dell’oggetto-libro (o come lo si voglia chiamare), mi chiedo: si tratta ancora di libri, in tal caso? […] Si sappia, infine, che il presente testo è stato scritto pensando a quei ragazzi di diciotto anni, maschi e femmine, che ho visto l’estate scorsa, in una stazione balneare alla moda, con un tempo magnifico, rintanati nei meandri ombrosi, negli angoli segreti di una libreria, colpiti dall’incantesimo del libro, accoccolati nei loro pantaloncini bianchi, la racchetta da tennis fra le gambe, erano là, in gruppi di tre o quattro, in balìa di quel ‘vizio impunito della lettura’ (v. larbaud), stregati, insensibili alla sabbia, all’azzurro, al piacere di stare in acqua, alle esortazioni degli adulti. Di volta in volta catturati, prigionieri, sorridenti, febbrili, sovrani e gravi”.

dall’Introduzione, p. 12 (mrs. cosedalibri aveva parlato dei libri di servizio qui)

“Non si leggono mai tutti i libri, e l’avventura ricomincia a ogni aurora e a ogni crepuscolo quando l’uomo, prendendo un libro, dà il segnale di una nuova partenza.”

p. 75

nel 1982 fernand cuvelier ha scritto un libro sui libri, tradotto da sugarco nel 1985. adesso odoya lo ripropone, e fa benissimo. il sommario rivela la bellezza dell’interno:

PRIMA PARTE

IL ROMANZO DEL LIBRO

Introduzione

Capitolo 1 – L’autore e il suo manoscritto

Capitolo 2 – Il libro da sfogliare

Capitolo 3 – La cerimonia della lettura

SECONDA PARTE

IL CARATTERE: DALLA NOTTE DEI TEMPI AI BAGLIORI ATOMICI

Introduzione

Capitolo 4 – Il carattere, segno di un’alleanza

Capitolo 5 – A cominciare dalla stampa

TERZA PARTE

SCRIBERE ARTIFICIALITER

Introduzione

Capitolo 6 – Profilo di un secolo

Capitolo 7 – Dal torchio a mano alla pressa a dita

QUARTA PARTE

LA CARTA E LA RILEGATURA

Introduzione

Capitolo 8 – Una storia d’amore: la storia della carta

Capitolo 9 – Una religione: l’arte della rilegatura o la rilegatura d’arte

QUINTA PARTE

TEMPLA SERENA: PICCOLA STORIA DELLE BIBLIOTECHE

Introduzione

Capitolo 10 – Flusso e riflusso della storia

Capitolo 11 – Bellissimi resti

Capitolo 12 – Breve saggio di bibliomanzia

Conclusione

All’insegna del fiore verde

Ringraziamenti

Indice dei nomi

mrs. cosedalibri non ha ancora acquistato questo libro. l’indicazione che state leggendo è il frutto di ricopiatura a mano di citazioni e dati avvenuta alla feltrinelli di corso buenos aires, milano, e precisamente al tavolino del bar. dav

è stato un piacere immenso ricopiare in bella grafia sul taccuino e poi rimacinare le parole per scriverle qui. il taccuino era un simil-moleskine prodotto da tiger, con timbro a secco “WRITE” sulla copertina.

davla penna era una penna pubblicitaria dell’università del kent. la penna scorreva discretamente su una carta discreta.

davacquistate la storia del libro di fernand, è bellissima.

fernand cuvelier, storia del libro – la via maestra dello spirito umano, traduzione di giulia bontempi, odoya, bologna 2017, 22 euro. prima edizione italiana sugarco, 1985

(titolo originale histoire du livre, voie royale de l’esprit humain, éditions du rocher, monaco 1982)

 


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misteri d’estate

in questa estate assai  vagabonda di lavoro e svago capita a mrs. cosedalibri di sostare a milano. milano, con la sua milano sport e le sue offerte popolari. ma si sa, non sempre il popolare è virtuoso, così le piscine pubbliche di milano, con i loro prezzi popolari e la loro apertura ecumenica, sono la triste dimostrazione che dal popolare al degradato il passo è talora breve. e quindi, se d’estate si cerca refrigerio – posto che non lo si trovi a casa propria, dove è sempre sublime la combinazione tapparella un po’ abbassata, bevanda fredda e libro: sul divano in versione estiva, ricoperto da un asciugamano –, se dunque si cerca refrigerio la soluzione perfetta sono i bagni misteriosi.

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la piscina è adiacente al teatro franco parenti

digdavi bagni misteriosi sono la piscina pubblica milanese più bella e più pulita, quella dove si può nuotare, leggere, mangiare, fumare, pensare ai casi propri senza il fastidio attorno di gente troppo pop.

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l’ingresso alla biblioteca

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una parete della biblioteca

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in alto: classici

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vermeer ed enciclopedia universale dell’arte

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lettore beato sull’amaca

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giovane famiglia in lettura con bambino dormiente

davnaturalmente destinata a persone in equilibrio con le proprie pulsioni, dispone di un punto ristoro (è vero, non ci sono i panini con la mortadella che tanto piacerebbero a certe critiche sciocchine; ma si possono portare i propri cibi da casa e mangiarli in un civilissimo spazio collettivo) e di una biblioteca con libri e riviste, vi si possono affittare poggiatesta e ombrellini da sole e i sorveglianti sono quasi disoccupati, poiché difficilmente chi approda ai bagni è animato dal desiderio di provocare problemi.

sdr

sotto l’ombrellone bianco si possono mangiare cibi acquistati in loco oppure portati da casa

chi si lamenta per i prezzi alti – l’ingresso costa in media quindici euro – dovrebbe riflettere sul fatto che un certo numero di ore di pace e di letizia in fondo costa quanto due cocktail, ma rende assai di più. i bagni misteriosi sono bagni da libri e con libri, perfetti dunque per chi legge e scrive. provateli.


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transizioni_l’anima del barbiere

btyqualche anno fa sono passata davanti alla bottega di barbiere accanto al civico numero 11 di corso colombo, a milano. il barbiere era appena morto, e sulla vetrina si affollavano messaggi di cordoglio e di affetto, ricordi e ringraziamenti.

btyla bottega c’è ancora e l’insegna pure, ma il luogo è con tutta evidenza in transizione. sopravvive una sedia da barbiere, al centro c’è una sorta di bancone di legno, si vedono sacchetti di carta, scatole, molta polvere e, su un piano nei pressi della vetrina, una copia di caos calmo, singolarmente rappresentativa. perché in effetti le parole allitterate e ossimoriche del titolo restituiscono bene l’atmosfera di questo locale dalla destinazione al momento sconosciuta. dove qualcosa c’era e se ne è andato, senza che nulla sia arrivato al suo posto. ma il luogo non è neanche del tutto pacificato, poiché nulla è stato archiviato ma pulsa segretamente sotto le sue superfici senza manifestarsi.bty

non ho letto né visto caos calmo, dunque non posso ipotizzare eventuali legami con il negozio e con le vicende e l’anima del barbiere che fu. epperò l’atmosfera che aleggia sa di brace sotto la cenere, di una dinamicità occulta.