cose da libri

dove si esplorano parole e si va a caccia di idee


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misteri d’estate

in questa estate assai  vagabonda di lavoro e svago capita a mrs. cosedalibri di sostare a milano. milano, con la sua milano sport e le sue offerte popolari. ma si sa, non sempre il popolare è virtuoso, così le piscine pubbliche di milano, con i loro prezzi popolari e la loro apertura ecumenica, sono la triste dimostrazione che dal popolare al degradato il passo è talora breve. e quindi, se d’estate si cerca refrigerio – posto che non lo si trovi a casa propria, dove è sempre sublime la combinazione tapparella un po’ abbassata, bevanda fredda e libro: sul divano in versione estiva, ricoperto da un asciugamano –, se dunque si cerca refrigerio la soluzione perfetta sono i bagni misteriosi.

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la piscina è adiacente al teatro franco parenti

digdavi bagni misteriosi sono la piscina pubblica milanese più bella e più pulita, quella dove si può nuotare, leggere, mangiare, fumare, pensare ai casi propri senza il fastidio attorno di gente troppo pop.

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l’ingresso alla biblioteca

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una parete della biblioteca

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in alto: classici

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vermeer ed enciclopedia universale dell’arte

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lettore beato sull’amaca

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giovane famiglia in lettura con bambino dormiente

davnaturalmente destinata a persone in equilibrio con le proprie pulsioni, dispone di un punto ristoro (è vero, non ci sono i panini con la mortadella che tanto piacerebbero a certe critiche sciocchine; ma si possono portare i propri cibi da casa e mangiarli in un civilissimo spazio collettivo) e di una biblioteca con libri e riviste, vi si possono affittare poggiatesta e ombrellini da sole e i sorveglianti sono quasi disoccupati, poiché difficilmente chi approda ai bagni è animato dal desiderio di provocare problemi.

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sotto l’ombrellone bianco si possono mangiare cibi acquistati in loco oppure portati da casa

chi si lamenta per i prezzi alti – l’ingresso costa in media quindici euro – dovrebbe riflettere sul fatto che un certo numero di ore di pace e di letizia in fondo costa quanto due cocktail, ma rende assai di più. i bagni misteriosi sono bagni da libri e con libri, perfetti dunque per chi legge e scrive. provateli.


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transizioni_l’anima del barbiere

btyqualche anno fa sono passata davanti alla bottega di barbiere accanto al civico numero 11 di corso colombo, a milano. il barbiere era appena morto, e sulla vetrina si affollavano messaggi di cordoglio e di affetto, ricordi e ringraziamenti.

btyla bottega c’è ancora e l’insegna pure, ma il luogo è con tutta evidenza in transizione. sopravvive una sedia da barbiere, al centro c’è una sorta di bancone di legno, si vedono sacchetti di carta, scatole, molta polvere e, su un piano nei pressi della vetrina, una copia di caos calmo, singolarmente rappresentativa. perché in effetti le parole allitterate e ossimoriche del titolo restituiscono bene l’atmosfera di questo locale dalla destinazione al momento sconosciuta. dove qualcosa c’era e se ne è andato, senza che nulla sia arrivato al suo posto. ma il luogo non è neanche del tutto pacificato, poiché nulla è stato archiviato ma pulsa segretamente sotto le sue superfici senza manifestarsi.bty

non ho letto né visto caos calmo, dunque non posso ipotizzare eventuali legami con il negozio e con le vicende e l’anima del barbiere che fu. epperò l’atmosfera che aleggia sa di brace sotto la cenere, di una dinamicità occulta.


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solo per maigrettiani francofoni milanesi

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la prima edizione di mon ami maigret, 1949

il 15 febbraio la libreria internazionale il libro organizza un incontro letterario su mon ami maigret. tutte le informazioni sono sul sito della libreria, qui. se vi piace leggere in lingua, la libreria il libro è da tenere d’occhio: organizzano incontri in inglese, francese, tedesco e spagnolo.

libreria internazionale il libro

via federico ozanam, 11

20129 milano


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La casa dei lettori_indagine sulla libreria ideale

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Letto nella libreria Shakespeare&Company, Parigi

Il Laboratorio di Marketing Culturale dell’Università di Roma Tre, sotto la guida dell’Ufficio studi dell’Associazione degli Editori Italiani, ha intrapreso un’indagine volta a costruire il profilo della libreria ideale per i lettori/clienti contemporanei. Dall’articolo sul “Giornale della Libreria”, che ne pubblica i risultati, non si comprende bene le dimensioni del campione intervistato (21 studenti, di età compresa tra 19 e 25 anni, oppure quegli studenti sono stati destinatari solo della tecnica di indagine di Zaltman?), ma in ogni caso emerge un desiderio di comfort e di appartenenza molto interessante per chi dovrà fondare o ristrutturare la propria libreria:

“Le indicazioni provenienti dai consumatori sono chiare: vogliono una libreria in cui poter passare il tempo, socializzare o ritagliarsi del tempo per sé […]”; “[…] gli individui riconducono al loro spazio ideale un luogo in cui sentirsi a casa, in cui avvertire una sensazione codificata come atmosfera calda nella quale convergono elementi quali: la luce naturale, il design attraente, il comfort […]”.

Chi scrive è sempre stata convinta che il futuro della libreria stia nel concetto di casa, e nel 2013 dichiarava a Bibliocartina che “Molti, troppi librai preferiscono lagnarsi della Feltrinelli che gli si è piazzata di fronte invece di impegnarsi a rendere la loro libreria un luogo unico, aggiornato, la vera casa dei lettori. E quando dico casa intendo un luogo dove uno si sente talmente a proprio agio da volerci ritornare.” Questa indagine romana, di cui si attendono altre tre puntate, aggiunge un tassello al convincimento di mrs. cosedalibri.

Mi piacerebbe sapere cosa ne pensano i lettori, quale sia la loro idea di libreria e, per i milanesi, quale considerano la libreria più ospitale in città.

 


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Dei diversi modi di utilizzare la propria pensione

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Scenario: il condominio della gioia, qualche giorno fa.

Marisa, l’inquilina più anziana e più elegante, cui mi accomuna la passione per Scerbanenco, prima dell’aperitivo condominiale apre la borsa e ne estrae una copia della “Lettura” datata 1° maggio . L’ha conservato per me perché contiene la recensione degli Uomini in grigio, il primo romanzo del Nostro. “E tienilo pure, a me non serve”.

Scenario: il condominio della gioia, stamattina.

Mentre scendo sento armeggiare nei pressi della porta di Marisa, a opera di Marisa stessa. Che con aria da cospiratrice, a bassa voce, mi dice “Il mese prossimo usciamo a cena tu, io e la Lina. Offro io, eh. E prima passo dalla Feltrinelli per comprarti Gli uomini in grigio, dovrebbero averlo.”


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Tradurre un francese flamboyant_Romeo Sozzi & Promemoria

copertina buonaÈ nelle librerie, reali e virtuali, Romeo Sozzi & Promemoria – La manifattura dei sogni, libro pubblicato da Rizzoli, scritto da Pierre Léonforte e tradotto dal francese all’italiano chi scrive.

Un designer e la sua casa nei dintorni di Lecco: questa storia la scrive un autore francese dalla lingua ricca e sofisticata, con un portafoglio di termini desueti che ha reso la traduzione assai stimolante.

Screen Shot 2016-05-19 at 12.55.56La casa è bellissima, il designer un uomo dagli interessi variegati che, oltre al resto, ama i taccuini e la cancelleria: per l’autrice di questo post – notoria estimatrice di penne, matite, oggetti da scrittura – il tutto è, come si direbbe in inglese, pure cream.

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Screen Shot 2016-05-19 at 12.54.39Se possiamo azzardare un Romeo Sozzi-Doctor Johnson in versione lombarda, anzi laghé*, Pierre Léonforte è senz’altro il suo James Boswell: un biografo attento e affascinato, capace di restituire sulla pagina l’uomo e la sua opera mantenendo uno stile del tutto peculiare, denso di impalpabile ironia e vagamente old-fashioned.

Doctor Johnson and James Boswell in Fleet Street, 1884

Il Doctor Johnson e James Boswell passeggiano per Fleet Street, Londra

Questa è la biografia di Romeo Sozzi secondo Léonforte:

“Fondatore dell’azienda di ebanisteria contemporanea Promemoria, creatore dei più bei mobili del mondo, contesi da una clientela internazionale competente, inventore di un’arte di vivere ultrasofisticata che coniuga semplicità e lusso, Romeo Sozzi ha sempre considerato le proprie case e appartamenti come altrettanti laboratori in grado di legittimare le sue creazioni e viceversa. Né la villa del lago a Varenna né l’appartamento di Milano sfuggono a quest’ordine delle cose belle, nel quale si misurano allo stesso modo l’appartamento Angelina di via dei Giardini a Milano, l’ampio spazio living-kitchen in cui riceve i clienti nella fabbrica di Valmadrera, oppure il suo ufficio, vero e proprio studio in espansione che si rivela la dimora e il centro principale della sua creatività. Là, in una quiete lontana dall’agitazione degli atelier e degli uffici, Romeo Sozzi legge, studia, consulta, compulsa, disegna, scrive, si riposa, parte, torna, ripone i suoi acquisti, le sue acquisizioni, accatasta i suoi libri, dispone oggetti, sedie, mobili, quadri, oppure li ammucchia nell’attesa di trovare loro una collocazione, di (ri)dare loro un ruolo.”

 E qui si descrive la sua passione per le cose della scrittura:

“Cresciuto con Dante e Simenon, il Sozzi lettore adora Voltaire, cosa tutto sommato normale per un uomo che disegna poltrone.

Ironia della sorte: la sua, al suo tavolo, non deve nulla alla sua matita. In legno scolpito a foglia dorata, montata su ruote, proviene da un antiquario di Londra e per il suo stile avrebbe potuto figurare in un film in costume. Come richiesto dal Sozzismo, il proprietario l’ha tappezzata in un velluto di seta color bronzo decisamente più vicino alla sua identità. È qui seduto che scrive, produce schizzi, disegna. La sua scrivania è una nave pronta a salpare, invasa da carte, dai suoi taccuini morbidi marchiati RS con i bordi argentati, ma anche da quaderni, scatole, astucci, contenitori straripanti di matite, di boccette di inchiostro giapponese per calligrafia. Dall’inchiostro alla penna: Romeo Sozzi possiede centinaia di penne e di portamine. Alcune sono ordinatamente allineate in un vassoio viola. La crème de la crème delle penne. Montblanc, Pilot, Delta, Pelikan, Waterman, Parker. E Omas, la sua preferita, anche se la paffuta Montblanc Daniel Defoe, la n. 9146 su una edizione limitata di 10.000, si confà ugualmente al suo stile.”

colophonLa pubblicazione del libro si deve al rigoroso coordinamento editoriale di Laura De Tomasi; il progetto grafico, splendido, a Pitis e associati. Il libro è una meraviglia per gli occhi, con doppie pagine nelle doppie pagine che racchiudono altre sorprese iconografiche, tutto su carta elegantemente opaca.

*Laghé: persona del lago (di Lecco).