cose da libri

dove si esplorano parole e si va a caccia di idee


Lascia un commento

more postcards from london 3

a londra i muri parlano, oh quanto, e dicono e mostrano cose bellissime. a brick lane e dintorni, poi, è tutta una dichiarazione.

dav

“create or die” mi piace moltissimo: non solo ha qualche attinenza con un paleotatuaggio che mrs. cosedalibri si fece fare da un amico francese quando ancora i negozi di tatuaggi non esistevano – quando andavamo alla ricerca dei tre moschettieri in guascogna –, ma in qualche modo attiene anche alla definizione del lavoro come la concepisce rabbi isidor grunfeld: “il lavoro è la prerogativa dell’uomo nato libero e fornito di genio creativo.” (isidor grunfeld, lo shabbàth. guida alla comprensione e all’osservanza del sabato, giuntina, firenze 2000)

dav

pur tra scarabocchi e pedate, l’einstein di kreweduzoo
resiste bene, e ribadisce l’esistenza della creatività come unica forma di esistenza possibile.

dav

dav

street art in salsa royal: elisabetta I e una dichiarazione di appartenenza: “home street home”

sdr

dichiarazione sconfortata sulla generazione con le cuffie

adesso è ora di girare per una piccola perpendicolare di brick lane alla volta degli allen gardens, sino a fleet street hills. qui si trovano i nomadic gardens, un luogo di visionari, contadini, anarchici et similia. coltivano fiori e insalatine, creano sculture con i copertoni, fanno teatro, organizzano concerti e accolgono tutti. una sorta di centro sociale molto gentile, un minuscolo miracolo fuori dal tempo in piena metropoli.

dav

il benvenuto al visitatore (con dichiarazione d’intenti)

dav

teatro, arti diverse, costumi

dav


Lascia un commento

Lucio Barbuio: Art Meets Food, nei pressi di Roma, questo weekend

Di Lucio Barbuio “cose da libri” aveva già parlato qui, in occasione di una mostra collettiva presso lo Spazio Oberdan di Milano cui questo artista aveva partecipato.

Lucio Barbuio

Lucio Barbuio al lavoro su un murale

1920253_786842654711395_3917232121427371303_n

Mrs. cosedalibri apprezza particolarmente le parole, scritte, incise, dipinte che siano. Le citazioni di Bowie e Buckley cingono i calici con grande eleganza

Sono passati alcuni anni e Lucio ha continuato a fare arte, fotografia, sviluppando in particolare la tecnica dell’incisione su vetro, mediante la quale crea, su richiesta o quando gli viene l’uzzolo, disegni e scritte su bicchieri e oggetti.

10704029_797584743637186_25863100930626647_n

12360228_1016936641701994_240968836799251383_n

Sul finire del 2015 Lucio collabora con Acqua di Parma per la personalizzazione di una serie di flaconi di profumo

foto lucio

Una immagina di Lucio Barbuio: manca solo la bombetta

50_Memaum-557x1012

Memaum, l’elefante di Lucio Barbuio

Il 9 e 10 aprile Lucio sarà all’Outlet di Valmontone, nei pressi di Roma, per un progetto interamente creato e diretto da lui – parte della manifestazione Art Meets Food – in compagnia di Cristiano Mancini e Silvia Pezzotti: i tre rivisiteranno, ciascuno secondo la propria modalità artistica, una serie di maxisculture installate negli spazi del Factory Outlet. Un’occasione per vederli al lavoro e partecipare al making of, nonché per sentire dal vivo la grande passione grafica di Lucio Barbuio, autore anche dell’elefante Memaum in occasione dell’Elephant Parade milanese 2011.

Minibio
Nato nel 1981 e cresciuto a Bibione, lavora spaziando tra pittura, arti applicate e fotografia. Vive e lavora a Roma, da cui si sposta regolarmente per seguire i suoi progetti. Attivo da più di dieci anni, ha esposto a Milano, Roma, New York ed è stato ospite dell’Ambasciata di Francia a Roma per realizzare calici incisi a mano destinati all’Ambasciatore. Ha collaborato con Elephant Parade, Ministero dei Trasporti, Eicma, Fondazione Marco Simoncelli. Nel 2012 riceve il secondo e terzo premio di incisoria dell’internazionale Bulino d’Oro alla Viscom di Milano; sempre nel 2012 inizia a incidere a mano su vetri e cristalli. La sua microimpresa “Nice To Idea You” è orientata alla personalizzazione su commissione di privati e aziende: incisioni a mano su vetri e cristalli, decorazioni, anche murali, e fotografia.
Web
https://www.facebook.com/nicetoideayou
issuu.com/luciusenfabula/docs/catalogoweb2014
https://luciobarbuio.wordpress.com/

 


3 commenti

Dove si scoprono molti profumi, storie letterarie a essi legate e si incontra una pasionaria

The rose looks fair, but fairer we it deem
For that sweet odour which doth in it live
.

William Shakespeare, Sonnet 54

 

DSC02145

Quest’anno mrs. cosedalibri si è recata all’edizione 2016 di Esxence sicura di trovare cose interessanti su letteratura e arte, almeno al pari dell’anno scorso. Esxence è una fiera del profumo d’arte che riunisce produttori da tutto il mondo, dalla Francia all’Olanda, dalla Thailandia a Dubai. Tutti espongono nello spazio The Mall, in piazza Lina Bo Bardi a Milano, nel quale ho trovato un’atmosfera preziosa, un po’ stordente, di reminiscenza baudelairiana tanto quanto quella dell’edizione passata:

[…] Profumi freschi come la pelle d’un bambino,

vellutati come l’oboe e verdi come i prati,

altri d’una corrotta, trionfante ricchezza

che tende a propagarsi senza fine – così

l’ambra e il muschio, l’incenso e il benzoino

a commentare le dolcezze estreme dello spirito e dei sensi.

Corrispondenze, in Charles Baudelaire, Poesie e prose, a cura di G. Raboni, Mondadori,

Milano 1973

generale1

Accolti da un albero portatore della civiltà umana, si passa attraverso il morbido controllo degli addetti, sulla soglia di quello che separa il mondo all’esterno da questa fiaba continua. Quest’anno una fiaba con qualche tocco di pop rock, e parecchia attenzione ai tatuaggi. In molti, tra gli espositori, parlano di storie, racconto, poesia.

1.Michael Partouche aka Dr Mike è il fondatore di Room 1015, nonché farmacista e rocker. Tornato in Francia dopo una permanenza a Londra, scopre la passione per il profumo e crea Electric Wood, con note legnose che rimandano alla sua prima chitarra; Atramental, vale a dire nero come l’inchiostro, con pepe nero, zafferano e bergamotto – l’idea è quella dell’odore della pelle che abbia appena subìto un tatuaggio; Blomma Cult, celebrazione del Flower Power e della liberazione sessuale, con note di vaniglia, cannella, muschio e naturalmente patchouli; l’ultima nata Power Ballad, esaltazione del ballo lento, del French Kiss, del gin, della tequila e del cuoio delle Dr. Marten’s indossate dai grunge negli anni novanta.

1.DSC02068

0.DSC02071

2.DSC02070

3.DSC02073

2.Olivier Durbano, per il quale le pietre, alle quali i suoi profumi si ispirano, sono poesie, e ogni cosa è racconto.

0.DSC02085

1.DSC02087

3.Tara Manra è una delle fragranze che rientrano nella nuova linea Gri Gri di Jardins d’écrivains, profumiere letterario per eccellenza: ispirata ai testi sacri sanscriti, ha la testa di zafferano e cardamomo, il cuore di loto e gelsomino e il fondo di loto, gelsomino e legno di agar.

DSC02080

1.DSC02079

4.Il sempre strepitoso État libre d’Orange, la cui novità di quest’anno è il profumo ispirato a À quoi songeaient les deux cavaliers dans la forêt, poesia dalle Contemplazioni di Victor Hugo.

La nuit était fort noire et la forêt très-sombre.
Hermann à mes côtés me paraissait une ombre.
Nos chevaux galopaient. A la garde de Dieu !
Les nuages du ciel ressemblaient à des marbres.
Les étoiles volaient dans les branches des arbres
Comme un essaim d’oiseaux de feu. […]

Galbano, ribes nero, incenso, pepe nero, rosa, patchouli, legni e ambroxan per questo profumo dedicato all’ombra e al doppio. Ho ricevuto tutte le informazioni sul profumo dal sempre impeccabile Thomas Lindet.

Screen Shot 2016-04-03 at 23.53.04

1385989_10208614276812910_7350128275273251445_n

Lindet meritava un primo piano, no?

5. Il Profvmo, azienda italiana acquistata dalla svizzera Valmont (il naso è Silvana Casoli), è il caso più misterioso: non desidera che si parli della novità di settembre, legata alla letteratura come non mai. Posso solo anticipare che si tratterà di una trilogia, che l’ispiratore è uno scrittore inglese (oh, quanto!) e che in qualche modo c’entrano i dintorni di Venezia.

0.DSC02102

6.Eau scandaleuse di Anatole Lebreton, piccolo profumiere di Marsiglia. “Una creatura esuberante attraversa lo studio di un pittore. Scivola voluttuosamente tra poltrone in cuoio consunto, tele ancora umide e vecchi libri rilegati in pergamena”: è il racconto di questo profumo “carnale e inebriante”, compagno di altre “poesie olfattive”, come Lebreton definisce le altre sue creazioni.

DSC02119

DSC02120

7. Appena si accede al sito di Tola, Dubai, si legge la frase “With Every Scent Comes A Story”, e ancora “Tola is the quintessence of memories; of stories within stories…”. La storia che il naso e fondatore Dhaher Bin Dhaher racconta a Esxence è quella di una sosta nel deserto, con tè caldo e kebab (il kebab che si vede nella foto è in realtà composto di una serie di sfere profumate), profumata di coriandolo, bergamotto, lavanda, zafferano. Ah, l’orientalismo.

_4GB5779

Al centro, il naso della maison Tola Dhaher Bin Dhaher

 

 

DSC02089

DSC02093

DSC02091

Il kebab profumato

8.Gérald Ghislain racconta dal 2000 le sue Histoires de parfums, nelle parole del profumiere una biblioteca olfattiva che scrive storie sulla pelle. Profumi contrassegnati con le date di nascita degli scrittori: 1804, dedicato a George Sand; 1873, Colette; 1740, De Sade; 1828, Jules Verne. Quest’anno la letteratura si mescola all’arte con Ceci n’est pas un flacon bleu, rimando magrittiano colorato di blue Klein: lo stand, presieduto da Marina Crosa – direttrice delle vendite per l’Europa e volenterosa narratrice –, è dominato da una macchina per scrivere tutta blu, collocata accanto a un libro in carta pregiata che ci parla del concept del profumo. Fragranza aldeidata bisex (è la tendenza del momento), contiene geranio, miele, arancia amara, patchouli.

cecinestpasunflaconbleu

DSC02111

DSC02107

DSC02103

DSC02110

DSC02114

9.Gabriella Chieffo è un ingegnere ambientale il cui debutto nella profumeria artistica risale a qualche anno fa. La sua collezione 2016 si inaugura con Maisìa, fragranza che Gabriella definisce come “il grido delle donne che un tempo venivano bruciate vive, il grido delle donne tuttora arse al rogo del pregiudizio, di quelle sterminate tra le mura di casa, quello lacerante delle donne che in alcuni luoghi vengono ancora sottoposte a pubbliche esecuzioni sotto lo sguardo ipocrita e inerme del mondo. È il grido di ombre che fanno rumore, il grido di ombre che fanno luce”. Di ombre e di luci è fatta la scultura che campeggia su una parete dello stand di Gabriella Chieffo, e di molte lettere dell’alfabeto. Le note di Maisìa sono foglie di fico, bergamotto, limone, narciso, ginestra, legno affumicato di guaiaco, sandalo, ambra nera e una evocativa nota di cenere.

DSC02116

10.Isabel Beauty è un’azienda che per creare alcuni dei suoi profumi si affida alla penna e al naso di Fulvio Fronzoni, che tra gli altri ha creato Words, fragranza dal lettering urbano, quadrilogia che compone un messaggio d’amore impaziente.

DSC02140

Screen Shot 2016-04-05 at 22.52.48

Screen Shot 2016-04-05 at 22.52.06

DSC02143

Luisa Battiston, perfetta storyteller

DSC02139

Fulvio Fronzoni

11. Dusita Paris. Dusita è un racconto d’amore, un omaggio letterario, una storia remota. Ploi Umavijiani è la figlia di Montri Umavijani, uno dei più grandi intellettuali thailandesi contemporanei, nato nel 1941 e morto nel 2006. In omaggio alla memoria del padre, scrittore, poeta e traduttore – intraprese la traduzione della Divina Commedia, che vide concluso solo l’Inferno –, Ploi ha creato la maison Dusita (in siamese vuol dire paradiso), che produce profumi ispirati ai versi di Montri. Colpisce subito, arrivati allo stand, un corposo libro verde, raccolta completa delle poesie di Umavijiani che il poeta non ha potuto vedere realizzata e oggetto attorno al quale ruota tutto il senso dell’azienda. Il kit promozionale che Ploi distribuisce con molta grazia contiene, oltre alle tre fragranze Issara, Mélodie de l’amour infini e Oudh Infini, un micropieghevole con una selezione delle poesie di suo padre.

o.38083

DSC02131

Così scrive Montri dello scrivere:

 Conosco la scrittura

solo come un cadere da,

e un avvicinarsi a,

ma non mi è dato sapere

cosa sia.

Scrittura, in A Thai Divine Comedy, 1980

DSC02124

DSC02134

In basso, il micropieghevole con una selezione di poesie di Montri Umavijani

L’immagine grafica è progettata da un designer francese di cui non ricordo il nome perché ho perso il suo biglietto da visita, comunque bravissimo nel perseguire un equilibrio tra ornato orientale e rigore. Il marchio Dusita è fiore, farfalla, forma geometrica contenuta e compiuta.

DSC02129

Il designer dell’immagine Dusita

4c64e04e8c5a2da27fd28c258e52b882

 P.s.: nel medesimo weekend a Milano si è tenuta anche una manifestazione intitolata Book Pride, di cui avevamo già parlato qui. Non mi attirava molto, come tutte queste iniziative con programmi sociologici, che si occupano di cose eque, solidali, giuste. Sapevo che i fans dell’editoria sindacalizzata sarebbero andati in brodo di giuggiole per l’Evento: quello che viene definito “storico accordo tra editori e traduttori“, il protocollo dal titolo “Le buone pratiche per un’editoria sana”. Lo so, lo so che i traduttori sono vessati eccetera (sono anche in buona parte una manica di nojosi con l’ossessione di essere citati, che raccolgono attorno a sé altre maniche di nojosi impiegati variamente in editoria, blogger che appiccicano sui loro siti bigliettini tipo “io non menziono libri in cui il traduttore non sia citato” o cose del genere. Si lagnano spesso di non essere pagati, ma per qualche motivo non assoldano avvocati per risolvere le loro questioni). Forse dovrei comunque andare a dare un’occhiata, mi dico. Allora torno a consultare il programma e mi accorgo che il 2 aprile alle 11 è previsto un incontro dal titolo “Partorire in movimento, i movimenti del bacino durante il parto”. La scia della mia risata omerica mi sospinge verso piazza Lina Bo Bardi, verso il lusso, la creatività, il mistero, la joie de vivre. Dove gli operai dell’editoria non mettono piede.


3 commenti

le sei doti di un bravo editor

Sono quelle elencate nell’articolo di Jim Dempsey di “Novel Gazing“, pubblicato su “Publishing Perspectives“, tutte a mio parere condivisibili. E un punto importantissimo, su cui anche “cose da libri” ha appuntato l’attenzione, è quello che conclude l’articolo: “Un buon editor deve essere curioso, avere sempre voglia di imparare e applicarsi con passione a migliorare le proprie competenze.”


2 commenti

qualcosa su roth e qualcosa su un nuovo blog

oggi non scriviamo nulla ma ci affidiamo pigramente a un brano del bravo, bravo collega stefano bandera, che pubblica sulla “rivista intelligente“, sulla “valigia di shackleton” e ha aperto di recente “la veranda” con due amici. dove si segue un errore di traduzione fino al suo epilogo.


Lascia un commento

Anche le macchine si scusano_Google Translate e la protesta gay

Fino al 26 gennaio appena scorso Google Traduttore traduceva la parola “gay” con parole dispregiative come “pansy boy“, “fairy“, “faggot“.

Poi si sono ribellati in cinquantamila (questo è il numero delle firme raccolte su AllOut, come riporta Will Stroude su “Attitude”) e Google si è scusata, affermando tramite un suo portavoce che i suoi sistemi traducono fondandosi su materiale già esistente sul web. Davvero bizzarro che in questo caso la politically correctness non sia passata dagli uffici di Google. In effetti adesso gay si traduce gay.gayE Google è gentile anche con le donne: fra i traducenti di woman troviamo sì la parola “gallina”, ma al terzo posto, sotto la donna, troviamo “queen”.dColonna sonora

Tomboy, It’s Ok to Be Gay


1 Commento

quando l’editing produce pathos_storia a lieto fine

"Who is this tiny stranger with whom I cannot part? Although she is only one day old, she has stolen my heart."

ci prendiamo cura di libri neonati. courtesy.

siamo in presenza di una bella storia.

una storia forte, che svela dal suo interno un mondo su cui di solito le cortine sono calate, anche per volontà di separatezza di molti che in quel mondo vivono. accade poi che in quella comunità religiosa, tradizionalmente molto attenta ai ruoli, una donna si cimenti nella complessa impresa di conciliare, giustificandolo e facendolo rientrare all’interno della cornice dei precetti, le proprie aspirazioni di ragazza laureata in una prestigiosa università con le non negoziabili istanze legate al suo ruolo di moglie e di madre di molti figli.

accade anche che questa donna decida di raccontare la sua vicenda e che il racconto attiri l’attenzione di un editore importante. il testo viene vagliato internamente, accettato per la pubblicazione e poi affidato all’esterno, e nella fattispecie a mrs. cosedalibri, per tutto l’editing necessario. necessario: perché l’autrice, nell’ansia di non trascurare nulla, dice tutto ma proprio tutto, e così facendo smorza la tensione e il ritmo della narrazione. non invita il lettore alla curiosità ma svela punto per punto, precisa, arrotonda, riempie. spesso emette giudizi, frustrando la complessità di un personaggio che ha tutte le premesse per essere più sfaccettato e meno convenzionale. c’è poi la questione del titolo, talmente forte e talmente pensato per connotare la vicenda che non sono possibili deroghe dall’idea centrale.

il lavoro di editing è consistito nel tentativo di mantenere la freschezza anticonformista delle premesse, eliminando o modificando le parti non funzionali, i pensieri ripetuti, le descrizioni puntigliose, i giudizi. così facendo la quantità di testo è diminuita considerevolmente.

se si considera che il romanzo è autobiografico e che la sua autrice non ha ancora preso la giusta distanza dai fatti, si può intuire che tagli e modifiche (che davvero mettono in tutta evidenza la forza della storia, liberandola da ostacoli continui al ritmo e da notazioni pleonastiche) rappresenteranno per l’autrice altrettante ferite. sono questi i casi in cui un editor è chiamato a saper presentare la necessità del suo lavoro vestendo alternativamente i panni dell’autore e del lettore, cercando di far comprendere all’uno le necessità dell’altro.

con il manoscritto su cui sto lavorando sono giunta proprio a questo punto. domani, di fronte all’autore e all’editore, dovrò dare conto dei miei interventi e giustificarli uno per uno, allo scopo di dimostrare che sono tutti funzionali e che nulla di arbitrario è stato fatto. sarà una lunga riunione.

aggiornamento: è stata una lunga riunione, sì. quasi quattro ore in cui autrice, editor interno e io abbiamo lavorato e ragionato su circa trecento cartelle di testo, senza interromperci neanche per un caffè. una seduta densa di tensione positiva, con un’autrice che ha saputo superare il disorientamento iniziale – quello provocato dai segni colorati che indicano sui fogli i tagli e le proposte di modifica – e collaborare fattivamente alla riuscita.

in particolare, per la fine siamo riuscite a trovare una soluzione che implica la riscrittura di un capitolo e una direzione psicologica diversa per la vita della protagonista: si è ripetuto il miracolo della nascita e del compimento di una storia, della discussione di una vicenda e dei suoi sviluppi come se si parlasse di accadimenti e persone reali, segno che l’autrice ha saputo dare vita a un testo che parla a chi legge. prossima tappa: la prima bozza.


1 Commento

otto cose che farò in agosto, con copia e incolla per giovani redattori et professionisti svariati dell’editoria*

Page_11. editing approfondito, con tagli e riscritture, di un manoscritto per il quale prevedo un certo successo: un testo che per la prima volta in italia svela dall’interno un mondo per i più esoterico, un mondo dal quale difficilmente giungono voci di donne, ma ragazzi, la donna in questione è una bomba, e il libro promette di essere unputdownable.

2. editing di un nuovo volume sulla programmazione neuro-linguistica.

3. editing di un volume di moda, solo in inglese, che dà conto di un progetto dipanatosi per anni. la californiana fondatrice della prima rivista online di moda, che colleziona abiti da anni, ha indossato i suoi propri abiti, si è fatta con essi fotografare e di queste immagini ha fatto un libro. una serie favolosa di cocktail dresses, di giacche, sandali, guanti e accessori diversi. pura gioia per gli occhi, e stupore per l’acharnement di questa signora che ha fatto dei suoi interessi un motivo di vita.

4. editing di un volume su una delle muse dei futuristi, donna dalla “faccia pallida e felina, una faccia di tigre sbiancata da un chiaro di luna intrepido”: meraviglioso esempio di libertà.

5. catalogo della nuova mostra di renzo ferrari, a cura del museo d’arte di lugano.

6. editing del catalogo della nuova mostra fotografica di gianni pezzani, parma dorme (fotografie della città nella notte, belle fino alle lacrime), in parte finanziata da becrowdy.

7. pensieri in libertà sul progetto di un sito che partirà a ottobre: oggetti italiani con la vista lunga.

8. continuazione del corso di zumba fitness, con l’istruttrice karla, che frequento solo per vederla muoversi in quel suo modo fluido, mentre si guarda allo specchio e si sorride, spesso, con benevolenza, innamorata di quel suo corpo che se parlassimo di tagli in macelleria sarebbe un filetto, compatto, mostruosamente allenato, che nelle mie intenzioni dovrebbe farmi dimagrire per osservazione e per osmosi. sì, perché io a zumba mi diverto ma non imparo nulla: mentre arranco per ripetere un passo semplicissimo, superkarla ne ha già fatti altri dieci, a quell’infernale ritmo latino che scandisce le nostre lezioni.

fmuscles.free.fr

non sto scherzando, questa è la mia istruttrice di zumba, karla cabau. courtesy immagine fmuscles.free.fr

[qui comincia il copia e incolla, ché le cose dell’anno scorso valgono pure quest’anno]

Conviene, a chi lavora in editoria, non fare vacanze nel mese italicamente deputato alle stesse: è il mese in cui si possono mettere da parte le provviste per l’inverno, confermare rapporti esistenti e in alcuni casi avviarne di nuovi.

Conviene, a chi lavora in editoria e si occupa anche di libri d’arte, conoscere molto bene l’inglese, tanto da poter leggere e verificare testi scritti in quella bella lingua: i libri d’arte, quasi tutti i cataloghi di mostra, sono ormai bilingui.

Conviene, a chi fa libri, interessarsi di molte cose: perché è sempre bello e utile comunicare con autori provenienti da aree culturali disparate, da diverse discipline, e possedere una minima base su cui costruire altra sapienza.

Cari redattori, editor e traduttori in formazione, leggete tutto: non diffidate né di “Topolino” né dei libri Harmony, né di “Chi” né di “Donna moderna”. Tutto, ma proprio tutto, torna utile. Anche la brochure del Centro Estetico Lampone di Milano, poiché è bene specializzarsi ma anche saper fare altro.

Bisogna diffidare di coloro i quali sognano la distruzione delle librerie Feltrinelli e la messa alla gogna editoriale di Raffaello Avanzini della Newton Compton, Mr. ZeroPuntoNovantanove: leggete tutto e poi fate la cernita, leggete buone traduzioni e traduzioni schifose, fate confronti, adorate e abbandonate. Niente favorisce la libertà come la lettura libera. Bisogna diffidare anche degli scrittori e degli intellettuali che pretendono di instradare le altrui letture, dividendole in buone e cattive: leggete le loro indicazioni, poi fate come vi pare.

Chi lavora in editoria, comunque, al di là delle giuste rivendicazioni sindacali su precariato e malcostume, ha almeno due precise responsabilità: studiare in permanenza e non smettere di cercare di comprendere il mondo che gli si agita attorno. Conoscere le regole fondamentali, se necessario sovvertirle consapevolmente. Costruire le cose per bene, non cedere alla sciatteria. Un bravo professionista e le sue competenze, alla fine, difficilmente restano senza lavoro.

*questo post è una replica aggiornata di uno simile scritto il 4 agosto 2013.


2 commenti

signorina, impari a scrivere

RAPA1

“In barba alla crisi editoriale c’è sempre più gente che reputa di aver scritto qualcosa che valga veramente la pena che venga letto da un pubblico il più vasto possibile. Il problema è proprio il mezzo con cui raggiungere questa platea. Come ben sanno gli aspiranti scrittori, una volta terminata l’opera inizia il duro lavoro per darle vita,  per farla esistere.”

“Iniziano, così, ad esserci i primi casi di successo prima come self published poi bissato anche in cartaceo, anche se, a dire il vero, si possono contare sulle dita di una mano.”

“Non possiamo non ricordare anche che siamo ancora in fondo alla classifica europea in tema di alfabetizzazione digitale, poco sopra a Grecia e Bulgaria.” [anche di alfabetizzazione normale, n.d.r.]

“Più che un sogno quindi, questa svolta, sembra un’utopia.” [l’utopia vera è che questa impari a scrivere, n.d.r.]

I tre stralci sono tratti da un articolo pubblicato oggi su “affari italiani”. Vi prego di leggerlo: è molto divertente. L’autrice dello scritto è Editor Insider, una tizia di cui si dice che “lavora da tanti anni nelle case editrici, mondo che racconta dall’interno con la garanzia dell’anonimato”. Fa bene Editor Insider a mantenere l’anonimato: se questa signora fa l’editor io sono Grazia Cherchi.

Una considerazione sulla fonte: la sezione cultura di “affari italiani” è indubbiamente utile, anche per una certa generale inclinazione al gossip del periodico che si riflette nella capacità di essere sempre “sul pezzo”. Il pezzo, tuttavia, è spesso scarsamente curato, mai rivisto, pubblicato così come è: sbobinatura, intervista o pezzo scritto direttamente dall’autore che sia. Il caso della scarsa cura editoriale che affligge “Affari italiani” non è isolato: in giro per il web esistono improvvisatori ancora peggiori (rimando alla categoria “refusi” di “cose da libri” per alcuni ameni esempi).

Signori, vogliamo riflettere sul fatto che tutto quello che scriviamo rimane? E che perpetrare e perpetuare errori va tutto a detrimento dei lettori più giovani e di quelli meno “forti”?

 


5 commenti

Il soccorritore pronto e generoso_attenzione, questo è un post lunghissimo, in cui si riferisce anche di una nativa digitale reticente

140

Quanto è bello il dizionario dei sinonimi e dei contrari! Online se ne trovano diversi, molto comodi da consultare mentre si lavora a un testo, ma l’adolescentina (quasi diciottenne) preferisce quello su carta e così usa una mia vecchia copia del Gabrielli. Il quale così commentava, quarantatré anni fa, la sua scelta di redigere l’utilissimo strumento, la cui prima edizione risale al 1967:

“Il metter penna su carta non è più oggi una cosa riservata a pochi e privilegiati individui, com’era un tempo. Oggi con la sempre crescente diffusione della cultura e dei rapporti umani l’occasione di comunicare il proprio pensiero a una cerchia spesso vastissima di persone si fa ogni giorno più frequente. Molti quindi – assai più che ai tempi del Tommaseo – avvertono il peso che può avere anche la parola singola nella formulazione di un concetto, di un’idea. Difatti, pure scrivendo una semplice lettera privata o una comune lettera commerciale, può accadere che un’idea, per quanto ben delineata nella mente, stenti a volte a concretizzarsi sulla carta, perché viene a mancare il termine che meglio la definisca e la precisi. Questo dizionario vuole essere appunto il soccorritore pronto e generoso in questi attimi di incertezza. […] un autentico strumento ausiliario e stimolante del pensiero. […] Pensiamo di aver fatto […] un lavoro non puramente materiale ma meditato oltre che utile e opportuno; opportuno soprattutto in tempi come questi in cui, per le esigenze della quantità e della rapidità di espressione, il vocabolario di tutti si va sempre più riducendo, assottigliando, snervando, dissanguando, così da diventare sempre più meccanico e convenzionale e di conseguenza sciatto e inespressivo. Far nascere dalle idee le parole, dalle parole le idee: questo è stato in sintesi il nostro intento. Dirà poi il nostro pubblico se tale intento è stato raggiunto.” Continua a leggere