cose da libri

dove si esplorano parole e si va a caccia di idee


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a londra i muri parlano, oh quanto, e dicono e mostrano cose bellissime. a brick lane e dintorni, poi, è tutta una dichiarazione.

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“create or die” mi piace moltissimo: non solo ha qualche attinenza con un paleotatuaggio che mrs. cosedalibri si fece fare da un amico francese quando ancora i negozi di tatuaggi non esistevano – quando andavamo alla ricerca dei tre moschettieri in guascogna –, ma in qualche modo attiene anche alla definizione del lavoro come la concepisce rabbi isidor grunfeld: “il lavoro è la prerogativa dell’uomo nato libero e fornito di genio creativo.” (isidor grunfeld, lo shabbàth. guida alla comprensione e all’osservanza del sabato, giuntina, firenze 2000)

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pur tra scarabocchi e pedate, l’einstein di kreweduzoo
resiste bene, e ribadisce l’esistenza della creatività come unica forma di esistenza possibile.

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street art in salsa royal: elisabetta I e una dichiarazione di appartenenza: “home street home”

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dichiarazione sconfortata sulla generazione con le cuffie

adesso è ora di girare per una piccola perpendicolare di brick lane alla volta degli allen gardens, sino a fleet street hills. qui si trovano i nomadic gardens, un luogo di visionari, contadini, anarchici et similia. coltivano fiori e insalatine, creano sculture con i copertoni, fanno teatro, organizzano concerti e accolgono tutti. una sorta di centro sociale molto gentile, un minuscolo miracolo fuori dal tempo in piena metropoli.

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il benvenuto al visitatore (con dichiarazione d’intenti)

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teatro, arti diverse, costumi

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Lucio Barbuio: Art Meets Food, nei pressi di Roma, questo weekend

Di Lucio Barbuio “cose da libri” aveva già parlato qui, in occasione di una mostra collettiva presso lo Spazio Oberdan di Milano cui questo artista aveva partecipato.

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Lucio Barbuio al lavoro su un murale

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Mrs. cosedalibri apprezza particolarmente le parole, scritte, incise, dipinte che siano. Le citazioni di Bowie e Buckley cingono i calici con grande eleganza

Sono passati alcuni anni e Lucio ha continuato a fare arte, fotografia, sviluppando in particolare la tecnica dell’incisione su vetro, mediante la quale crea, su richiesta o quando gli viene l’uzzolo, disegni e scritte su bicchieri e oggetti.

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Sul finire del 2015 Lucio collabora con Acqua di Parma per la personalizzazione di una serie di flaconi di profumo

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Una immagina di Lucio Barbuio: manca solo la bombetta

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Memaum, l’elefante di Lucio Barbuio

Il 9 e 10 aprile Lucio sarà all’Outlet di Valmontone, nei pressi di Roma, per un progetto interamente creato e diretto da lui – parte della manifestazione Art Meets Food – in compagnia di Cristiano Mancini e Silvia Pezzotti: i tre rivisiteranno, ciascuno secondo la propria modalità artistica, una serie di maxisculture installate negli spazi del Factory Outlet. Un’occasione per vederli al lavoro e partecipare al making of, nonché per sentire dal vivo la grande passione grafica di Lucio Barbuio, autore anche dell’elefante Memaum in occasione dell’Elephant Parade milanese 2011.

Minibio
Nato nel 1981 e cresciuto a Bibione, lavora spaziando tra pittura, arti applicate e fotografia. Vive e lavora a Roma, da cui si sposta regolarmente per seguire i suoi progetti. Attivo da più di dieci anni, ha esposto a Milano, Roma, New York ed è stato ospite dell’Ambasciata di Francia a Roma per realizzare calici incisi a mano destinati all’Ambasciatore. Ha collaborato con Elephant Parade, Ministero dei Trasporti, Eicma, Fondazione Marco Simoncelli. Nel 2012 riceve il secondo e terzo premio di incisoria dell’internazionale Bulino d’Oro alla Viscom di Milano; sempre nel 2012 inizia a incidere a mano su vetri e cristalli. La sua microimpresa “Nice To Idea You” è orientata alla personalizzazione su commissione di privati e aziende: incisioni a mano su vetri e cristalli, decorazioni, anche murali, e fotografia.
Web
https://www.facebook.com/nicetoideayou
issuu.com/luciusenfabula/docs/catalogoweb2014
https://luciobarbuio.wordpress.com/

 


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Dove si scoprono molti profumi, storie letterarie a essi legate e si incontra una pasionaria

The rose looks fair, but fairer we it deem
For that sweet odour which doth in it live
.

William Shakespeare, Sonnet 54

 

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Quest’anno mrs. cosedalibri si è recata all’edizione 2016 di Esxence sicura di trovare cose interessanti su letteratura e arte, almeno al pari dell’anno scorso. Esxence è una fiera del profumo d’arte che riunisce produttori da tutto il mondo, dalla Francia all’Olanda, dalla Thailandia a Dubai. Tutti espongono nello spazio The Mall, in piazza Lina Bo Bardi a Milano, nel quale ho trovato un’atmosfera preziosa, un po’ stordente, di reminiscenza baudelairiana tanto quanto quella dell’edizione passata:

[…] Profumi freschi come la pelle d’un bambino,

vellutati come l’oboe e verdi come i prati,

altri d’una corrotta, trionfante ricchezza

che tende a propagarsi senza fine – così

l’ambra e il muschio, l’incenso e il benzoino

a commentare le dolcezze estreme dello spirito e dei sensi.

Corrispondenze, in Charles Baudelaire, Poesie e prose, a cura di G. Raboni, Mondadori,

Milano 1973

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Accolti da un albero portatore della civiltà umana, si passa attraverso il morbido controllo degli addetti, sulla soglia di quello che separa il mondo all’esterno da questa fiaba continua. Quest’anno una fiaba con qualche tocco di pop rock, e parecchia attenzione ai tatuaggi. In molti, tra gli espositori, parlano di storie, racconto, poesia.

1.Michael Partouche aka Dr Mike è il fondatore di Room 1015, nonché farmacista e rocker. Tornato in Francia dopo una permanenza a Londra, scopre la passione per il profumo e crea Electric Wood, con note legnose che rimandano alla sua prima chitarra; Atramental, vale a dire nero come l’inchiostro, con pepe nero, zafferano e bergamotto – l’idea è quella dell’odore della pelle che abbia appena subìto un tatuaggio; Blomma Cult, celebrazione del Flower Power e della liberazione sessuale, con note di vaniglia, cannella, muschio e naturalmente patchouli; l’ultima nata Power Ballad, esaltazione del ballo lento, del French Kiss, del gin, della tequila e del cuoio delle Dr. Marten’s indossate dai grunge negli anni novanta.

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2.Olivier Durbano, per il quale le pietre, alle quali i suoi profumi si ispirano, sono poesie, e ogni cosa è racconto.

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3.Tara Manra è una delle fragranze che rientrano nella nuova linea Gri Gri di Jardins d’écrivains, profumiere letterario per eccellenza: ispirata ai testi sacri sanscriti, ha la testa di zafferano e cardamomo, il cuore di loto e gelsomino e il fondo di loto, gelsomino e legno di agar.

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4.Il sempre strepitoso État libre d’Orange, la cui novità di quest’anno è il profumo ispirato a À quoi songeaient les deux cavaliers dans la forêt, poesia dalle Contemplazioni di Victor Hugo.

La nuit était fort noire et la forêt très-sombre.
Hermann à mes côtés me paraissait une ombre.
Nos chevaux galopaient. A la garde de Dieu !
Les nuages du ciel ressemblaient à des marbres.
Les étoiles volaient dans les branches des arbres
Comme un essaim d’oiseaux de feu. […]

Galbano, ribes nero, incenso, pepe nero, rosa, patchouli, legni e ambroxan per questo profumo dedicato all’ombra e al doppio. Ho ricevuto tutte le informazioni sul profumo dal sempre impeccabile Thomas Lindet.

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Lindet meritava un primo piano, no?

5. Il Profvmo, azienda italiana acquistata dalla svizzera Valmont (il naso è Silvana Casoli), è il caso più misterioso: non desidera che si parli della novità di settembre, legata alla letteratura come non mai. Posso solo anticipare che si tratterà di una trilogia, che l’ispiratore è uno scrittore inglese (oh, quanto!) e che in qualche modo c’entrano i dintorni di Venezia.

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6.Eau scandaleuse di Anatole Lebreton, piccolo profumiere di Marsiglia. “Una creatura esuberante attraversa lo studio di un pittore. Scivola voluttuosamente tra poltrone in cuoio consunto, tele ancora umide e vecchi libri rilegati in pergamena”: è il racconto di questo profumo “carnale e inebriante”, compagno di altre “poesie olfattive”, come Lebreton definisce le altre sue creazioni.

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7. Appena si accede al sito di Tola, Dubai, si legge la frase “With Every Scent Comes A Story”, e ancora “Tola is the quintessence of memories; of stories within stories…”. La storia che il naso e fondatore Dhaher Bin Dhaher racconta a Esxence è quella di una sosta nel deserto, con tè caldo e kebab (il kebab che si vede nella foto è in realtà composto di una serie di sfere profumate), profumata di coriandolo, bergamotto, lavanda, zafferano. Ah, l’orientalismo.

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Al centro, il naso della maison Tola Dhaher Bin Dhaher

 

 

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Il kebab profumato

8.Gérald Ghislain racconta dal 2000 le sue Histoires de parfums, nelle parole del profumiere una biblioteca olfattiva che scrive storie sulla pelle. Profumi contrassegnati con le date di nascita degli scrittori: 1804, dedicato a George Sand; 1873, Colette; 1740, De Sade; 1828, Jules Verne. Quest’anno la letteratura si mescola all’arte con Ceci n’est pas un flacon bleu, rimando magrittiano colorato di blue Klein: lo stand, presieduto da Marina Crosa – direttrice delle vendite per l’Europa e volenterosa narratrice –, è dominato da una macchina per scrivere tutta blu, collocata accanto a un libro in carta pregiata che ci parla del concept del profumo. Fragranza aldeidata bisex (è la tendenza del momento), contiene geranio, miele, arancia amara, patchouli.

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9.Gabriella Chieffo è un ingegnere ambientale il cui debutto nella profumeria artistica risale a qualche anno fa. La sua collezione 2016 si inaugura con Maisìa, fragranza che Gabriella definisce come “il grido delle donne che un tempo venivano bruciate vive, il grido delle donne tuttora arse al rogo del pregiudizio, di quelle sterminate tra le mura di casa, quello lacerante delle donne che in alcuni luoghi vengono ancora sottoposte a pubbliche esecuzioni sotto lo sguardo ipocrita e inerme del mondo. È il grido di ombre che fanno rumore, il grido di ombre che fanno luce”. Di ombre e di luci è fatta la scultura che campeggia su una parete dello stand di Gabriella Chieffo, e di molte lettere dell’alfabeto. Le note di Maisìa sono foglie di fico, bergamotto, limone, narciso, ginestra, legno affumicato di guaiaco, sandalo, ambra nera e una evocativa nota di cenere.

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10.Isabel Beauty è un’azienda che per creare alcuni dei suoi profumi si affida alla penna e al naso di Fulvio Fronzoni, che tra gli altri ha creato Words, fragranza dal lettering urbano, quadrilogia che compone un messaggio d’amore impaziente.

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Luisa Battiston, perfetta storyteller

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Fulvio Fronzoni

11. Dusita Paris. Dusita è un racconto d’amore, un omaggio letterario, una storia remota. Ploi Umavijiani è la figlia di Montri Umavijani, uno dei più grandi intellettuali thailandesi contemporanei, nato nel 1941 e morto nel 2006. In omaggio alla memoria del padre, scrittore, poeta e traduttore – intraprese la traduzione della Divina Commedia, che vide concluso solo l’Inferno –, Ploi ha creato la maison Dusita (in siamese vuol dire paradiso), che produce profumi ispirati ai versi di Montri. Colpisce subito, arrivati allo stand, un corposo libro verde, raccolta completa delle poesie di Umavijiani che il poeta non ha potuto vedere realizzata e oggetto attorno al quale ruota tutto il senso dell’azienda. Il kit promozionale che Ploi distribuisce con molta grazia contiene, oltre alle tre fragranze Issara, Mélodie de l’amour infini e Oudh Infini, un micropieghevole con una selezione delle poesie di suo padre.

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Così scrive Montri dello scrivere:

 Conosco la scrittura

solo come un cadere da,

e un avvicinarsi a,

ma non mi è dato sapere

cosa sia.

Scrittura, in A Thai Divine Comedy, 1980

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In basso, il micropieghevole con una selezione di poesie di Montri Umavijani

L’immagine grafica è progettata da un designer francese di cui non ricordo il nome perché ho perso il suo biglietto da visita, comunque bravissimo nel perseguire un equilibrio tra ornato orientale e rigore. Il marchio Dusita è fiore, farfalla, forma geometrica contenuta e compiuta.

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Il designer dell’immagine Dusita

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 P.s.: nel medesimo weekend a Milano si è tenuta anche una manifestazione intitolata Book Pride, di cui avevamo già parlato qui. Non mi attirava molto, come tutte queste iniziative con programmi sociologici, che si occupano di cose eque, solidali, giuste. Sapevo che i fans dell’editoria sindacalizzata sarebbero andati in brodo di giuggiole per l’Evento: quello che viene definito “storico accordo tra editori e traduttori“, il protocollo dal titolo “Le buone pratiche per un’editoria sana”. Lo so, lo so che i traduttori sono vessati eccetera (sono anche in buona parte una manica di nojosi con l’ossessione di essere citati, che raccolgono attorno a sé altre maniche di nojosi impiegati variamente in editoria, blogger che appiccicano sui loro siti bigliettini tipo “io non menziono libri in cui il traduttore non sia citato” o cose del genere. Si lagnano spesso di non essere pagati, ma per qualche motivo non assoldano avvocati per risolvere le loro questioni). Forse dovrei comunque andare a dare un’occhiata, mi dico. Allora torno a consultare il programma e mi accorgo che il 2 aprile alle 11 è previsto un incontro dal titolo “Partorire in movimento, i movimenti del bacino durante il parto”. La scia della mia risata omerica mi sospinge verso piazza Lina Bo Bardi, verso il lusso, la creatività, il mistero, la joie de vivre. Dove gli operai dell’editoria non mettono piede.


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le sei doti di un bravo editor

Sono quelle elencate nell’articolo di Jim Dempsey di “Novel Gazing“, pubblicato su “Publishing Perspectives“, tutte a mio parere condivisibili. E un punto importantissimo, su cui anche “cose da libri” ha appuntato l’attenzione, è quello che conclude l’articolo: “Un buon editor deve essere curioso, avere sempre voglia di imparare e applicarsi con passione a migliorare le proprie competenze.”


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qualcosa su roth e qualcosa su un nuovo blog

oggi non scriviamo nulla ma ci affidiamo pigramente a un brano del bravo, bravo collega stefano bandera, che pubblica sulla “rivista intelligente“, sulla “valigia di shackleton” e ha aperto di recente “la veranda” con due amici. dove si segue un errore di traduzione fino al suo epilogo.


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Anche le macchine si scusano_Google Translate e la protesta gay

Fino al 26 gennaio appena scorso Google Traduttore traduceva la parola “gay” con parole dispregiative come “pansy boy“, “fairy“, “faggot“.

Poi si sono ribellati in cinquantamila (questo è il numero delle firme raccolte su AllOut, come riporta Will Stroude su “Attitude”) e Google si è scusata, affermando tramite un suo portavoce che i suoi sistemi traducono fondandosi su materiale già esistente sul web. Davvero bizzarro che in questo caso la politically correctness non sia passata dagli uffici di Google. In effetti adesso gay si traduce gay.gayE Google è gentile anche con le donne: fra i traducenti di woman troviamo sì la parola “gallina”, ma al terzo posto, sotto la donna, troviamo “queen”.dColonna sonora

Tomboy, It’s Ok to Be Gay


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quando l’editing produce pathos_storia a lieto fine

"Who is this tiny stranger with whom I cannot part? Although she is only one day old, she has stolen my heart."

ci prendiamo cura di libri neonati. courtesy.

siamo in presenza di una bella storia.

una storia forte, che svela dal suo interno un mondo su cui di solito le cortine sono calate, anche per volontà di separatezza di molti che in quel mondo vivono. accade poi che in quella comunità religiosa, tradizionalmente molto attenta ai ruoli, una donna si cimenti nella complessa impresa di conciliare, giustificandolo e facendolo rientrare all’interno della cornice dei precetti, le proprie aspirazioni di ragazza laureata in una prestigiosa università con le non negoziabili istanze legate al suo ruolo di moglie e di madre di molti figli.

accade anche che questa donna decida di raccontare la sua vicenda e che il racconto attiri l’attenzione di un editore importante. il testo viene vagliato internamente, accettato per la pubblicazione e poi affidato all’esterno, e nella fattispecie a mrs. cosedalibri, per tutto l’editing necessario. necessario: perché l’autrice, nell’ansia di non trascurare nulla, dice tutto ma proprio tutto, e così facendo smorza la tensione e il ritmo della narrazione. non invita il lettore alla curiosità ma svela punto per punto, precisa, arrotonda, riempie. spesso emette giudizi, frustrando la complessità di un personaggio che ha tutte le premesse per essere più sfaccettato e meno convenzionale. c’è poi la questione del titolo, talmente forte e talmente pensato per connotare la vicenda che non sono possibili deroghe dall’idea centrale.

il lavoro di editing è consistito nel tentativo di mantenere la freschezza anticonformista delle premesse, eliminando o modificando le parti non funzionali, i pensieri ripetuti, le descrizioni puntigliose, i giudizi. così facendo la quantità di testo è diminuita considerevolmente.

se si considera che il romanzo è autobiografico e che la sua autrice non ha ancora preso la giusta distanza dai fatti, si può intuire che tagli e modifiche (che davvero mettono in tutta evidenza la forza della storia, liberandola da ostacoli continui al ritmo e da notazioni pleonastiche) rappresenteranno per l’autrice altrettante ferite. sono questi i casi in cui un editor è chiamato a saper presentare la necessità del suo lavoro vestendo alternativamente i panni dell’autore e del lettore, cercando di far comprendere all’uno le necessità dell’altro.

con il manoscritto su cui sto lavorando sono giunta proprio a questo punto. domani, di fronte all’autore e all’editore, dovrò dare conto dei miei interventi e giustificarli uno per uno, allo scopo di dimostrare che sono tutti funzionali e che nulla di arbitrario è stato fatto. sarà una lunga riunione.

aggiornamento: è stata una lunga riunione, sì. quasi quattro ore in cui autrice, editor interno e io abbiamo lavorato e ragionato su circa trecento cartelle di testo, senza interromperci neanche per un caffè. una seduta densa di tensione positiva, con un’autrice che ha saputo superare il disorientamento iniziale – quello provocato dai segni colorati che indicano sui fogli i tagli e le proposte di modifica – e collaborare fattivamente alla riuscita.

in particolare, per la fine siamo riuscite a trovare una soluzione che implica la riscrittura di un capitolo e una direzione psicologica diversa per la vita della protagonista: si è ripetuto il miracolo della nascita e del compimento di una storia, della discussione di una vicenda e dei suoi sviluppi come se si parlasse di accadimenti e persone reali, segno che l’autrice ha saputo dare vita a un testo che parla a chi legge. prossima tappa: la prima bozza.