cose da libri

dove si esplorano parole e si va a caccia di idee


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cose per chi vuole scrivere 19_aspiranti scrittori, ascoltate

incipit-offresi-1è aperta a tutti “incipit offresi“, l’iniziativa promossa da fondazione ECM – biblioteca archimede di settimo torinese e regione piemonte che “mette a disposizione degli aspiranti scrittori uno spazio dove poter presentare la propria idea di libro”.

qui trovate il sito dedicato al concorso e qui un articolo sulla “stampa”.


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il lavoro non è tutto e “donna” può essere un’etichetta_le sante parole di marguerite

 

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marguerite yourcenar, accademica di francia. courtesy

 

ho tradotto velocemente il testo di una parte dell’intervista sulla condizione della donna rilasciata da marguerite yourcenar nel 1981 – un anno dopo essere stata eletta, prima donna, accademica di francia – a non so quale emittente televisiva (non lo so poiché non ho trovato informazioni, ma poco importa. l’intervista integrale è riportata in tre spezzoni, in francese, qui, qui e qui).

a parte la straordinaria freschezza di alcune notazioni su come le donne identificano sé stesse e sono identificate dagli altri, senz’altro applicabili anche all’oggi, la cosa rimarchevole è la visione assai ridimensionata del valore di un certo tipo di lavoro, assorbente e imprigionante, il cui modello e le cui modalità yourcenar sconsiglia fortemente, a favore di una “maggiore libertà di attività e di scelta”. esemplare, marguerite.

 […] e quello che mi preoccupa nel femminismo attuale, con il quale sono totalmente d’accordo, quando si tratta della parità salariale, ovviamente a parità di meriti, ma c’è comunque un elemento fastidioso, è l’elemento di rivendicazione contro l’uomo. Una tendenza a sollevarsi contro l’uomo in quanto donne, che non mi sembra naturale, che non mi sembra necessaria, e che tende a creare ghetti. Di ghetti, ne abbiamo già abbastanza, ne abbiamo troppi. E io vorrei vedere le donne pensare a una sorta di fraternità umana invece che opporre un gruppo a un altro. È quello che mi impedisce di aderire, di scrivere il mio nome sui documenti della maggior parte delle organizzazioni femministe. Non mi piacciono le etichette, e “donna”, in un certo senso, è un’etichetta. E non mi piace tutto ciò che separa e riduce gli esseri a certi atteggiamenti. Vorrei che una donna avesse la libertà di essere donna o poco donna, come desidera. Solo che qui, nella nostra epoca, si incontra un’altra difficoltà: un po’ come accade per tutte le minoranze, si lotta a favore di libertà che sarebbero state utili cinquant’anni fa invece di invocare quelle che servirebbero al momento attuale. Si capisce molto bene che una cinquantina di anni fa o duecento anni fa, in epoche in cui si presumeva che stessero rinchiuse in casa a cucinare, se non avevano i mezzi per avere una cuoca, o a sorvegliare la cuoca, se ne avevano una, le donne sognavano altro e, ad esempio, il marito convinto che la donna debba occuparsi solo della cucina e non di leggere dizionari come nelle Donne sapienti di Molière risulta ovviamente più che offensivo, ma a guardar bene ci si accorge che spesso le donne dell’epoca facevano tutt’altro. Ma insomma, al giorno d’oggi la situazione non è più così drammatica, le donne fanno ancora di più ciò che vogliono, anche nell’ambito della vita domestica, [decidono di] dedicarvisi o meno; quello che accade, purtroppo, è che molte donne fanno della vita maschile un ideale. È un’idea bizzarra, poiché non credo che la vita degli uomini sia così ideale, ma sognano di essere l’equivalente e sognano di essere l’equivalente di un signore che si alza alle 7:30 del mattino, si mette l’asciugamano sotto il braccio, ingoia rapidamente un caffè e si precipita in ufficio. Allora devo dire che come idea di liberazione questa mi lascia fredda. E l’idea della carriera, l’idea del successo, del successo economico, del successo del dominio diventa per la donna – si vede benissimo quando si leggono certe riviste femministe – l’ideale del successo umano. Secondo me è un fallimento spaventoso nei due sessi. Se un uomo ha da offrire solo questo, è ben triste; e se una donna lo imita, e sogna una carriera di questo genere, un bel giorno si accorgerà di tutto il vuoto e che ha perso tante cose. E allora a questo proposito si vorrebbe vedere l’instaurarsi di un nuovo ideale umano, un ideale che offra alle persone forse non necessariamente un maggior numero di piaceri, ma insomma una maggiore libertà di attività e di scelta, meno reclusione nel lavoro, che è diventato sacrosanto, che è diventato una forma ipocrita di schiavitù, poiché le persone non fanno che quello, ne sono ossessionate.

C’è altro. C’è il fatto che si rimane un po’ scioccati quando si vedono certe riviste femminili e si vede in prima pagina un articolo di scottante attualità in cui di dice che la condizione della donna è atroce, che essa dovrebbe elevarsi a una condizione di uguaglianza rispetto a quella maschile, e questo e quello, si gira la pagina e si vede su una magnifica carta patinata l’immagine di un cosmetico, di un reggiseno, di scarpe con i tacchi alti e tutte le specie di cose che appartengono al vecchio arsenale della donna-oggetto. Una cosa che mi dà l’impressione che queste signore giochino su due tavoli. Mi chiedono se credo che le donne abbiano qualcosa di speciale da portare alla nostra civiltà. Ebbene sì, io credo di sì. Ciononostante bisogna dirsi questo: che a causa di questa condizione, se si vuole limitata, se si vuole inferiore, stavo quasi per dire più grave della donna di un tempo, essa è stata comunque la creatura che metteva al mondo dei bambini; era la creatura che puliva, allevava, nutriva, vestiva i bambini, che in qualche modo impartiva loro le prime lezioni di umanità, e per questo è stata molto più vicina di molti uomini alle realtà di base. La donna potrebbe portare questo senso profondo delle realtà, delle realtà fisiche, delle realtà carnali, delle realtà fisiologiche che mancano in così grande misura nella nostra civiltà. E quindi mi pare che la donna potrebbe giocare un grandissimo ruolo mostrando quanto importante e sacro sia tutto questo. E se lo facesse, ciò giocherebbe immediatamente un certo ruolo anche dal punto di vista del pacifismo, dal punto di vista delle libertà, dei diritti civili e così via, perché comprenderemmo meglio il meccanismo della vita e della morte, a cui la donna è stata spesso, per forza di cose, poveretta! così vicina, per molti secoli.

 


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postcards from lyon 8

dove si incontra un vecchio amico nel bel mezzo di un affresco, si va a piedi dall’uno all’altro arrondissement e si approda in un giardino di delizie

i lionesi sono perlopiù pacifici e gentili: tutti coloro a cui ho chiesto indicazioni mi hanno risposto volentieri e in maniera molto circostanziata, e molti mi hanno accompagnata per un tratto assicurandosi che andassi nella direzione giusta.

durante le mie lunghissime passeggiate non ho mai provato disagio o sensazione di pericolo: sarà la lunga ombra del capitano chérif, ma la città sembra piuttosto tranquilla, fatti salvi alcuni inevitabili balordi che tuttavia non paiono comprometterne la sostanziale paciosità.dig

la bellezza e la calma dei lungofiume verso ora di pranzo, quando turisti e locali perlopiù mangiano ed è facile trovarsi quasi da soli a passeggiare, sono impareggiabili. le attività serali / notturne degli avvinazzati che là vanno a gozzovigliare dopo il tramonto sporca in alcuni tratti la maestosità delle acque: molte sono le bottiglie vuote sulle rive, qualcuna addirittura galleggia sul fiume.

lungo la saona, l’angolo formato da rue de la martinière e da quai saint-vincent, nel primo arrondissement, ospita il bellissimo fresque des lyonnais.

realizzata dagli artisti della cité de la création, l’opera cita e raffigura ventiquattro personaggi della cultura di origini lionesi (si veda qui per l’elenco dei personaggi). dav

 

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andré-marie ampère

 

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antoine de saint-exupéry

 

quale non è stata la sorpresa di mrs. cosedalibri nel vedere rappresentato anche il suo idolo bernard pivot, l’autore della televisione culturale francese, l’anima di “apostrophes” e di “bouillon de culture”! per chi comprende il francese, qui si può guardare una bella intervista a bernard.

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bernard pivot, insuperato giornalista culturale

da rue de la martinière, passando per il quai saint-vincent, si approda all’immensa place bellecour, gigantesco nido di delizie letterarie. collocata tra saona e rodano, nel secondo arrondissement, è una piazza immensa, i cui giardini sono attrezzati con chioschi di ristorazione e panchine, e tutto attorno alle due fontane sono disposte sedie per chi desidera rilassarsi nei pressi dell’acqua, facendosi cullare dal rumore degli zampilli.IMG_20170809_155214.jpg

al numero 29 della piazza sorge la libreria decitre, parte di una catena e risalente al 1907, che mrs. cosedalibri ha visitato in piena rentrée scolaire: vasti settori dedicati a letteratura, scienze umane, turismo, arte, storia, religione, infanzia, gialli e fumetti, libri scolastici e un assortimento fiabesco di cancelleria. oltre a una piccola fornitura di inchiostri colorati per le sue stilografiche – nei colori radiant pink e harmonious green di waterman –, mrs. cosedalibri ha acquistato tre taccuini, tutti giapponesi, tra cui il favoloso life: tutti a righe, con una carta splendida, promessa di scrittura assai scorrevole. bisognerà adesso provarli con le stilografiche e capire se si contemperano con la grafite delle matite palomino.IMG_20170809_150032.jpg

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dove, all’ingresso di una libreria fisica, si celebra l’integrazione tra la lettura su ebook e quella su libri di carta: tea, la soluzione per vendere libri digitali in libreria

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la sezione cancelleria

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i taccuini giapponesi

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qui e sotto, caccia al tesoro nella libreria decitre: indovinare il titolo dalla citazione, con l’indizio del libraio

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la sacra teca della pléiade

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1,46 eventi al giorno in libreria

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creare una casa in libreria: un fiore su un tavolo

in questa piazza assai libresca, in cui trovano posto anche le misteriose éditions baudelaire (solo su appuntamento, recita la targa: che vorrà dire?) troneggia la statua del lionese antoine de saint-exupéry, che ci guarda dall’alto in compagnia del piccolo principe.IMG_20170809_154326_1.jpg

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place bellecour non finisce, ma si trasforma senza soluzione di continuità in place saint-antonin, dove al numero 5 si trova l’expérience, una libreria piena di fascino specializzata in fumetti, che vende anche stampe, action figures e il resto collegato al settore.IMG_20170809_162607.jpg

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il gigantesco bouquet che conclude place saint-antonin e segna il confine simbolico tra la piazza e il fiume rodano

 


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Scrivere al (con) Massimo: di precisione e bellezza, con accenno finale alla perfida Albione

61XFfr6uqaL._SX336_BO1,204,203,200_Cosa è lo stile, per Massimo Birattari? Non è “il bello stile astratto, ma lo stile efficace, il mezzo per raggiungere i nostri scopi comunicativi” (il corsivo è mio). Nel suo È più facile scrivere bene che scrivere male Birattari ci offre, in otto capitoli al sapore di Calvino (Semplicità, Chiarezza, Precisione, Leggerezza, Ironia, Eleganza, Espressività, Consapevolezza), un percorso con tappe a struttura fissa: una breve introduzione dell’autore con un brano originale da leggere, una scheda di nomenclatura, idee pratiche, indicazioni su come non scrivere, brevi esercizi e infine L’altra campana, una sorta di contraddittorio in cui, secondo le parole dell’autore, si mostra il rovesciamento, da parte di uno scrittore, del principio ispiratore del capitolo. Così si dipana, ad esempio, il capitolo 2:

 CHIAREZZA

  1. La chiarezza logica

La lettura: Galileo spiega la relatività

  1. Scrivere per farsi ascoltare

La lettura: Gadda raccomanda di parlare chiaro

  1. CHIAREZZA, GRAMMATICA E SINTASSI
  2. AMBIGUITÀ DA EVITARE
  3. SFORZARSI DI NON ESSERE OSCURI

Il manuale di istruzioni • Il biglietto del treno • Il contratto di assicurazione • Gli elenchi telefonici e la tutela della privacy • Il saggio specialistico / La comunicazione commerciale

IDEE PER SCRIVERE CON CHIAREZZA

L’ALTRA CAMPANA: Montale e l’oscurità dei poeti

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Ah, Gustave

Dal capitolo Precisione, in un brano dedicato ai sinonimi, leggiamo parole di ascendenza flaubertiana – “Questa cura della bellezza esteriore che mi rimproverate è per me un metodo. Quando trovo una brutta assonanza o una ripetizione in una delle mie frasi, sono sicuro che sto sguazzando nel falso”, ebbe a dire lo scrittore di Rouen, strenuo sostenitore del mot juste: “Anche in questo campo, tuttavia [quello delle parole polisemiche], si potrebbe sostenere che “i sinonimi non esistono”: non perché siamo obbligati a ricorrere a uno e un solo termine, ma perché non esistono (di norma) due parole perfettamente sovrapponibili in tutti i loro significati, o che si possano impiegare in tutti i contesti.

Esprimersi con precisione, evitando errori e improprietà, vuol dire trovare in ogni contesto la parola giusta.”

Completano il volume un’appendice dedicata all’italiese e all’influenza dell’inglese sulla lingua italiana, seguite da una serie di bellissime indicazioni bibliografiche ragionate.

Ho messo in mano all’allora adolescentina, quando ancora studiava al liceo classico, il libro di Birattari. Adesso l’adolescentina è una young adult, studia letteratura comparata all’estero e il libro lo ha lasciato a casa; io torno a sfogliarlo sempre con gran piacere. E adesso che è piena estate amo l’idea di ripercorrerlo, per cercarvi ancora stimoli e reimparare cose da tenere da parte per quando scriveremo con il fresco, in autunno.

Massimo Birattari, È più facile scrivere bene che scrivere male, Ponte alle Grazie, Milano 2011, 16 euro molto ben spesi

la stanza di massimo birattari

Lo studio di Massimo Birattari: anche qui, precisione e rigore


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more postcards from london 6_con aggiornamenti sull’identità di phileas fogg che faranno piacere alle signore

digmr. fogg’s tavern è il posto che mrs. cosedalibri, affezionatissima al giro del mondo in ottanta giorni, non vedeva l’ora di vedere.

davfrequentatissimo come tutti i pub da persone che si riversano sul marciapiede a chiacchierare, è intitolato al celeberrimo protagonista del libro, di cui jules verne traccia il ritratto che segue.

Nell’anno 1872, la casa contraddistinta con il numero 7 in Savile Row, a Burlington Gardens – casa nella quale nel 1814 era morto Sheridan – era abitata dall’egregio signor Phileas Fogg, uno dei membri più singolari e più notati del Club della Riforma di Londra, quantunque egli si studiasse di non fare cosa alcuna che potesse attirare l’attenzione su di lui.

Questo Phileas Fogg, che prendeva il posto di uno dei più grandi oratori che sono l’onore dell’Inghilterra, era un personaggio enigmatico, di cui non si sapeva nulla, se non che egli appariva un fior di galantuomo e uno fra i più bei “gentlemen” dell’alta società inglese. Si diceva che egli somigliasse a Byron – nella testa, perché quanto ai piedi non era possibile metterglielo a confronto –, ma era un Byron con i mustacchi e i favoriti, un Byron impassibile, che avrebbe potuto vivere mill’anni senza invecchiare. Inglese per certo, Phileas Fogg non era forse londinese. Non lo si era mai visto né alla Borsa né alla Banca né in alcun altro ufficio della gran finanza della City londinese. Le darsene del porto di Londra non avevano mai ospitato una nave che avesse per armatore Phileas Fogg. Questo “gentleman” non figurava in alcun consiglio di amministrazione. Il suo nome non era mai risuonato in un collegio di avvocatura, né al Tempio né a Lincoln’s Inn né a Gray’s Inn. Non aveva mai esercitato né alla Corte del Cancelliere, né al Banco della Regina né all’Echiquier né alla Corte ecclesiastica. Non era industriale né negoziante né mercante né agricoltore. Non faceva parte né dell’Istituzione Reale della Gran Bretagna, né dell’Istituzione di Londra, né dell’Istituzione degli Artigiani, né dell’Istituzione Russell, né dell’Istituzione Letteraria dell’Ovest, né dell’Istituzione del Diritto, né di quell’Istituzione delle Arti e delle Scienze riunite, che è posta sotto il diretto patrocinio di Sua Graziosa Maestà. Insomma egli non apparteneva a nessuna delle numerose società che pullulano nella capitale inglese, dalla Società dell’Armonica fino alla Società Entomologica, sorta principalmente con lo scopo di distruggere gli insetti nocivi.

Phileas Fogg era membro del Club della Riforma, ecco tutto. Può stupire che un individuo tanto misterioso figurasse tra i membri di quell’onorevole circolo. Ma va considerato che vi era stato ammesso dietro raccomandazione dei banchieri Fratelli Baring presso i quali aveva un notevolissimo conto aperto: un conto in cui Phileas Fogg risultava invariabilmente creditore, quantunque spiccasse con frequenza grossi mandati a vista che i banchieri Baring pagavano puntualmente. Quest’insieme di cose, come è naturale, gli aveva procurato una profonda stima.

Phileas Fogg era dunque ricco? Senza dubbio. Ma in che modo si era arricchito? Ecco ciò che nemmeno i meglio informati potevano dire; e il signor Fogg era proprio l’ultimo a cui convenisse rivolgersi per saperlo.

Comunque, egli non si mostrava minimamente prodigo; ma neanche avaro. Ogni volta che gli fosse chiesto denaro per un’opera nobile, giusta e generosa, lo dava, senza strombazzamenti o celandosi addirittura dietro l’anonimato.

sdr

sdrho fantasticato moltissimo sui viaggi di phileas fogg e del suo domestico passepartout, da cui è nata la mia passione per i club inglesi, da cui ho appreso che le vedove indiane seguono la sorte dei mariti defunti immolandosi su pire ardenti, e che il macintosh, prima di essere un computer, è una coperta da viaggio.

aggiornamenti sull’identità di phileas fogg che faranno piacere alle signore

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phileas fogg visto da fiona staples. courtesy


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✍️ cose da libri gialli ✍️

L’associazione CARTACANTA di Civitanova Marche, in collaborazione con la Biblioteca Comunale “S. Zavatti“ di Civitanova Marche, il Comune di Civitanova Marche, l’Associazione “Pina Vallesi”, il Centro Giovanile Casette di Casette d’Ete, il Comune di Sant’Elpidio a Mare e il Consiglio Regionale Marche, indice la tredicesima edizione del premio letterario GIALLOCARTA 2017 per il miglior racconto inedito di genere thriller/giallo.
Il resto del bando per questo concorso libero e gratuito si può prelevare qui.
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more postcards from london 4

dav

dav

su una panchina lungo il tamigi, verso la tate modern. il fiume è una favolosa corrente d’oro

Il fiume – col lampeggio del sole nelle sue onde danzanti, con la luce che colora d’oro i tronchi dei faggi grigioverdi, e che, scintillando nei bui, freschi sentieri dei boschi, ammucchia le ombre nei fossi, scaglia diamanti dalle ruote dei mulini, getta baci ai gigli, si trastulla con l’acqua spumosa degli sbarramenti, inargenta i muri e i ponti coperti di musco, ravviva ogni minuscolo casolare, fa dolce ogni viottolo e ogni prato, si impiglia nei giunchi, spia, ride da ogni rigagnolo, e irradia lieta dalle molte vele lontane, riempiendo l’aria di gloria – il fiume è una favolosa corrente d’oro.

Jerome Klapka Jerome, Tre uomini in barca