cose da libri

dove si esplorano parole e si va a caccia di idee


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Un uomo, una macchina per scrivere, un racconto

il bravissimo stefano bandera per “la valigia di shackleton”: pure cream.

La valigia di Shackleton

Hermelin

«Il mondo esiste per approdare a un libro» dice Mallarmé. Il mondo – e con lui tutti noi che vi abitiamo – è un libro che aspetta di esser scritto. C.D Hermelin, un ragazzo di New York, ha deciso di scrivere una parte di quel libro e, seduto su una panchina del Central Park, con una macchina per scrivere sulle ginocchia offre, a chiunque glielo chieda, un racconto inedito, dattiloscritto sul momento. Due paginette fitte, scritte a macchina con un carattere antico, che da tempo avevamo scordato. Carta giallina, formato A5, quasi introvabile ormai, come i nastri per le macchine e le margherite – si chiamano così – dei caratteri. In un’epoca in cui tutti si inventano la propria narrazione – politici, aziende, marchi – Hermelin inventa la narrazione altrui. In lui vivono gli antichi aedi, i giullari, i trovatori, i cantastorie, che raccontavano la vita nelle piazze, agli angoli delle strade, nei fienili…

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Charles Bukowski

Interno poesia

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i molli

son sempre lì a proclamare
che adesso si concentreranno
sul lavoro, che di solito è
dipingere o scrivere.
è noto, naturalmente, che hanno
talento, è solo che… bè…
non hanno ancora avuto
un’occasione.
troppi problemi si son messi
in mezzo: affari andati male, occupazioni per
sbarcare il lunario, figli, malattie, ecc.
ma adesso, proclamano,
penseranno solo a quello.
si concentreranno sul
lavoro,
adesso è finalmente venuto
il momento.
il talento ce l’hanno.
adesso il mondo se ne accorgerà.
sissignore, ci siamo.

questi tizi sono dappertutto.
sempre in procinto
di.
quasi mai cominciano.
e quando lo fanno
s’arrendono subito.
è una sorta di
capriccio.
vogliono la fama.
la vogliono in fretta.
ma non hanno mica fretta
di mettersi al lavoro
sono capaci solo di sognare
e proclamare,
proclamare,
proclamare.
da Poesie (Feltrinelli, 2002)

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La formazione dello scrittore, 3 / Tullio Avoledo

leggete tutto il brano di avoledo su “vibrisse”. evitate pure di leggere i commenti: la gente adora fare della poesia sulla prosa altrui.

vibrisse, bollettino

Nascita di uno scrittore (a partire dal naso)

di Tullio Avoledo

tullio_avoledoPenso di essere diventato scrittore a causa del mio naso.
Credo sia cominciato tutto con l’enciclopedia Conoscere.
Era un’enciclopedia per ragazzi degli anni ’60. La compravi a fascicoli, in edicola, e quando avevi completato la raccolta dei fascicoli di un volume li facevi rilegare. L’odore di colla del volume appena rilegato (da un cugino di mio padre che lo faceva di mestiere) era semplicemente fantastico.
A casa mia arrivarono solo tre volumi, di quell’enciclopedia: l’XI, il XII e il XIII. Non so perché. Forse la cosa fu dovuta al fatto che nel 1966 uscì la terza edizione del Grande dizionario enciclopedico UTET, che rese immediatamente obsoleta Conoscere.
Ma la mia prima formazione alla lettura avvenne sui tre volumi di quell’enciclopedia, che aveva un odore buonissimo e la caratteristica di non essere organizzata per argomenti, o secondo…

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SANGUINOSO MARI

“Racconto allo stato puro”: così Tommaso PIncio definisce il libro di Michele Mari. Aggiunge “cose da libri”: finalmente una recensione allo stato puro, che dice le cose del libro e dell’autore senza intorcinarsi nel fumo di una prosa oscura poiché malferma negli obiettivi (mi spiego: l’obiettivo di una recensione è la recensione). Plauso forte a Pincio.

Tommaso Pincio Post

Chiunque nutra passione per lo splendore della lingua italiana non può che avere cara l’esistenza di Michele Mari. Tra gli scrittori viventi, nessuno è al pari di lui. Nessuno eguaglia la vastità del suo lessico, i suoi volteggi sintattici. Milanese per nascita e quasi romano d’adozione, filologo di variegata erudizione, figlio di un noto designer, Mari è uomo scuro, irsuto e nervoso, ostinatamente crucciato, probabilmente affetto da una smania selvatica e incurabile, a stento mitigata dalla civiltà dei suoi modi. Come ogni grande scrittore, ha vissuto un’infanzia sanguinosa, l’infanzia del divoratore morboso di libri infestati da pirati e manigoldi, da mostri e creature notturne. E come ogni grande scrittore, divorava per essere divorato. Le creature non lo lasciavano mai, riaffioravano in nuove storie, non più intessute nei libri ma nella sua fantasia. Non lo lasciarono neppure in seguito, da adulto. Il che è come dire che Mari, scrivendo, non fa…

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LA GRAFICA E IL FUTURO DELLE LIBRERIE, di Riccardo Falcinelli

Pubblico molto volentieri un bel contributo di Riccardo Falcinelli (scoprite chi è, se già non lo sapete, in calce al suo articolo), ospitato dal blog di Federico Novaro. Spassatevela.

federico novaro libri

La grafica e il futuro delle librerie

(FN è molto contento di ospitare un intervento di Riccardo Falcinelli. Ancor più è contento di ospitare questo intervento. Parliamo da tanto di crisi delle librerie -molto criticando, poco proponendo-. Falcinelli, da grafico, propone un modello possibile, che non si limita a agire sulla struttura -librerie più grandi, librerie più piccole, librerie indipendenti, di catena, con le Focaccerie, monotematiche, punti d’incontro, cattedrali alla memoria-, ma parte dallo stato di fatto -per un verso o per l’altro, per una ragione o per l’altra, nessuna libreria può più pensare di accontentare il proprio pubblico davvero. Troppo vincolanti le strutture della distribuzione per sperare di poterlo fare, troppe le alternative forse insoddisfacenti ma di facilissimo accesso.

Questa che espone Falcinelli qui sotto è un’ipotesi che a me convince interamente, e d’ora in poi la farò mia senza deflettere)

(le immagini piccole sono fotografie di particolari di

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Il libro dell’estate e le sue strane affinità

Pippo, Fabio e Joel Dicker: precipitare nella voragine

Cercando Oblivia - Il blog di Pippo Russo

Dicono che sia il libro dell’estate, forse dell’anno. Ok, vado a vedere.

Senza entusiasmarmi arrivo a pagina 116, e lì trovo il seguente dialogo:

“Tu vuoi farmi parlare d’amore, Marcus, ma l’amore è complicato. L’amore è molto complicato. E’ la cosa più straordinaria ma al tempo stesso peggiore che possa capitare. Un giorno lo scoprirai. L’amore può fare molto male. Questo non significa che si debba avere paura di cadere, e soprattutto di precipitare nella voragine dell’amore, perché l’amore è anche bellissimo ma, come tutto ciò che è bello, abbaglia e fa male agli occhi. E’ per questo che spesso, dopo, si finisce per piangere”.

Chiudo il libro un attimo, stranito. Lascio sedimentare un istante la sensazione, e poi mi chiedo: ma sto leggendo La verità sul caso Harry Quebert di Joel Dicker, o un estratto dal prossimo romanzo di Fabio Volo?

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