cose da libri

dove si esplorano parole e si va a caccia di idee


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manine operose sulla “biblioteca di via senato”

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è disponibile per il download, sul sito della biblioteca di via senato, il numero di giugno dell’omonimo mensile. a pagina 27 si trova l’ameno contributo di sandro montalto sui protopost-it, le maniculae, manine con l’indice in fuori disegnate sui margini dei libri per evidenziare contenuti specifici, che mrs. cosedalibri raccomanda di non perdere. ne pubblichiamo un estrattino, antipasto di puro diletto.

“[…] Può capitare, sfogliando un volume antico, di imbattersi in una manina (tecnicamente manicula, o anche ‘manine di attenzione’) manoscritta nei margini (questa terra di nessuno sempre ricca di messaggi ora evidenti ora misteriosi) che indica un certo passaggio. Talvolta stilizzata e tracciata forse con una certa fretta, talaltra disegnata con cura, questa manina era un segno utilizzato nell’Europa medioevale e rinascimentale per evidenziare un passaggio del testo. Per molto tempo considerati segnali di scarsa importanza, di recente queste espressioni grafiche hanno attirato l’attenzione dei filologi testuali e si sono spesso rivelate indizi preziosi. […]

Difficile determinare quando sia nato questo uso, ma sappiamo che la diffusione delle maniculae è iniziata nel XII secolo (le prime tracce si trovano in manoscritti spagnoli), che divennero più comuni dal XIV secolo, e che l’uso si è protratto in maniera significativa fino al secolo XVIII.

È curioso osservare come ogni lettore personalizzava la sua manina: alcune sono decorate, altre hanno dita lunghissime (spesso l’indice, a volte tutte), altre ancora sono quasi ossute o cicciotte; alcune hanno anelli o braccialetti, altre (quasi tutte) no, qualcuna ha le unghie; in alcuni casi possono essere molto elaborate (mani che escono da anfore o dal becco di uccelli, o anche essere raffigurate insieme all’intera figura umana) e talvolta sono state disegnate, non si sa se per divertimento, a partire da un braccio che sembra orientato dalla parte opposta; in certi casi sono accompagnate da piccole annotazioni (come ‘nota’, oppure ‘no’ quando il lettore si fosse trovato in disaccordo o avesse trovato errori nella composizione della pagina); in altri casi ancora – molto più rari – il lettore ha usato una manina per portare convintamente l’attenzione non su parte del testo ma sulla propria osservazione manoscritta a margine, e in rarissimi ma curiosi casi le dita sembrano tramutarsi in veri e propri tentacoli per evidenziare passaggi distanti fra loro (come avviene in una copia del Paradoxa stoicorum di Cicerone conservata presso la Bancroft Library). […]

Maniculae se ne trovano ovunque: molte ne usava John Dee (affascinante figura di bibliofilo, matematico, geografo, astronomo e astrologo inglese), che ne ha disegnate (decisamente semplici) nei libri della sua grande biblioteca e anche nell’inventario dei propri libri che aveva preparato nel 1583 (Catalogue of Dr Dee’s Library, Trinity College, Cambridge, O.4.20); diverse furono disegnate, talvolta nel suo caratteristico enfatico inchiostro rosso, da Matthew Parker, arcivescovo di Canterbury, teologo e collezionista (la sua biblioteca divenne uno dei nuclei originari della biblioteca del Corpus Christi College, a Cambridge). Ma sono solo due fra mille lettori, spesso anonimi. Due illustri autori della nostra letteratura che hanno lasciato alcune maniculae autografe sono Boccaccio, le cui molte manine avevano l’indice lunghissimo e, solitamente, un polsino con i bottoni (si rivela un buon disegnatore), e Petrarca che pur essendo un buon calligrafo non disegnava quasi mai manine realistiche e accurate.”

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qui il sommario della rivista:

Uomini e Libri

GIAMPIERO MUGHINI:

L’HOMME À PAPIER

di Massimo Gatta

Sicilia

PIETRO DA EBOLI E IL SUO

‘INNO’ ALL’IMPERATORE

di Nino Insinga

Libri

BREVE STORIA DI

UN SEGNO D’ATTENZIONE

di Sandro Montalto

Bibliofilia

LA LEGENDA AUREA

DI JACOPO DA VARAZZE

di Giancarlo Petrella

Editoria

LA LUMACAGOLOSA

DI DANIELE FERRONI

di Antonio Castronuovo

Scrittori

IMMAGINI, PAROLE E

VISIONI DELLA RECHERCHE

di Giuseppe Scaraffia

BvS: Archivio Malaparte

MALAPARTE E LA FINE

DE IL SOLE È CIECO

(prima parte)

di Deborah Terzolo

IN DODICESIMO – Le rubriche

LO SCAFFALE DEL BIBLIOFILO –

IL LIBRO DEL MESE –

RIFLESSIONI E

INTERPRETAZIONI –

L’OZIO DEL BIBLIOFILO –

IL LIBRO D’ARTE

di Giancarlo Petrella, Mario Bernardi

Guardi, Carlo Sburlati, Antonio

Castronuovo e Luca Pietro Nicoletti

 

chi fosse interessato a un altro articolo sulle maniculae può consultare “rivista studio”, qui.


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giovanni non è lui_creare in altri luoghi

milanofree.it_giovanni-testorichi fosse interessato a giovanni testori e desiderasse leggere una ricca biografia dell’autore di novate milanese può trovare quella curata da fulvio panzeri sul sito della fondazione mondadori, e precisamente qui.

l’attenzione di mrs. cosedalibri si è appuntata sull’anno 1958, quello dei racconti del ponte della ghisolfa. a proposito di questi, testori rilascia un’interessante dichiarazione su un argomento che “cose da libri” ha affrontato qui e qui – vedi anche alla voce cancelleria: è la questione del displacement, dello scrivere o rivedere in un posto che è tutt’altro dal luogo di lavoro abituale.

“Ho sempre scritto a mano. Detesto quel rapporto asettico con la macchina da scrivere, che uso solo per l’ultima stesura. Lavoro bene nelle zone di non appartenenza. I racconti del Ponte della Ghisolfa li ho scritti al parco, nei bar, alla biblioteca d’arte del Castello. Ho sempre lavorato così e non ho mai capito perché: al bar, in treno… Nei luoghi dove non sono ‘io’”.

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una delle ultime palomino, la 54, dedicata ai surrealisti. ampiamente provata da mrs. cosedalibri, che la raccomanda in virtù della sua moderata pastosità e di una scorrevolezza che non paga pegno a sbavature: ideale per la revisione di testi

a proposito del rivedere, riprendo da un antico post di questo blog (sì, mi sto autocitando, ma la cosa è funzionale al discorso):

“questo è il felice momento in cui, dopo la prima lettura su carta e gli interventi sul file (che hanno sommato quelli su carta e quelli che venivano sul momento, mentre lavoravo), terminato il primo livello di lavoro, faccio stampare il risultato in copisteria, rilegato a spirale. mi procuro diverse penne colorate. e poi mi sposto dalla scrivania di casa a una poltrona della feltrinelli (scusate, librai indipendenti, ma normalmente voi non avete una sedia, oppure non è possibile rimanere da voi ore e ore senza che qualcuno si avvicini e mi chieda se può aiutarmi). questo tipo di displacement, quando si fa editing o si traduce, è molto utile per recuperare freschezza, ancora di più se tra la fine della prima fase del lavoro e l’inizio della seconda si lascia trascorrere qualche giorno.

è il momento in cui capisco se ciò che ho tolto rende il testo eccessivamente obliquo, se ho ceduto alle mie manie di laconicità, se ho detto talmente poco da non mostrare nulla. se le parti sono equilibrate, se i personaggi sono rimasti tondi, se sono troppo secchi, se bisogna chiedere all’autore di riscrivere, rimpolpare, sfrondare, precisare.

è anche il momento della verità, in cui l’autore rilegge in parallelo a te e presto ti dirà se si riconosce nella voce in parte nuova con cui parla il suo testo. il tempo in cui misuri, oltre alle capacità ‘tecniche’, anche quelle di relazione e di comunicazione.”

e insomma, quando scriviamo, o rivediamo alla luce di qualche sedimentazione, siamo tutti un po’ giovanni, che però non è lui.


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Montblanc su “Mestieri d’arte”

d499281fc69b2bc3f8aa62a72694a008Chi segue questo blog conosce la passione sfrenata di chi scrive per penne, matite, taccuini, e probabilmente ha letto diverse recensioni sulla cancelleria (in caso contrario, cliccate sulla relativa categoria). Le parole che seguono non sono di mrs. cosedalibri bensì di Raffaele Ciardulli, che ci racconta come, nell’ambito degli articolati servizi di personalizzazione della Maison, gli artigiani e gli specialisti della Montblanc siano in grado di produrre esemplari unici a seconda della personalità del proprietario della penna.

L’articolo è stato pubblicato sul numero 16 di “Mestieri d’Arte”, il magazine della Fondazione Cologni dedicato alla maestria artigiana in tutto il mondo: nelle loro parole , “un progetto editoriale dedicato all’eccellenza artigianale italiana e internazionale, alle sue origini e ai suoi rapporti con la creatività e lo stile. Non solo storie o prodotti, ma anche materiali, tecniche, atelier, scuole, botteghe e gli artefici: i maestri d’arte”.

Sono molto grata all’autore e all’editore per avermi concesso la pubblicazione integrale dell’articolo.

Il suono della perfezione

Raffaele Ciardulli

Scrivere è manifestarsi. Rendere manifesta la propria identità. Fissarne una traccia, per quanto effimera e, fissandola, definire il contorno del proprio pensiero o delle proprie emozioni, presagire, predisporre, preparare le proprie azioni.

La penna, anzi il pennino, aggiunge senso, aggiunge segno, aggiunge corpo. Aggiunge equilibrio: l’attività della mente si fonde con quella della mano, insieme creano, dosando tempi e pressione, spessori e tratti.

Un equilibrio fatto di differenze sconosciute al movimento del polpastrello che, agile, si muove sulla tastiera, con la stessa cadenza, con la stessa pressione, con la stessa monotona percussione.

Un equilibrio fatto di differenze ricercate da chi sfugge l’omologazione meccanica; una ricerca di verità e di qualità.

La manifattura di Amburgo che dal 1906 crea gli strumenti da scrittura Montblanc è uno dei luoghi in cui si coltiva questa qualità grazie alle eccellenze della progettazione e della realizzazione manuale.

Il pennino in oro di ogni Meisterstück viene ancora oggi realizzato da maestri artigiani che gli dedicano 35 diverse fasi di lavorazione, che precedono altre 70 fasi necessarie all’assemblaggio e al collaudo.

Nessun senso viene tralasciato, nemmeno l’udito: uno specialista ascolta attentamente il suono che ciascun pennino produce scivolando sulla carta; solo un suono continuo certifica la sua perfezione.

Nel laboratorio artigiano, nel cuore della manifattura, altre eccellenze si incontrano. L’abilità dei maestri orafi e degli incastonatori, la preziosità dei metalli, l’estro dei disegnatori. Tutte qualità necessarie per la realizzazione delle edizioni limitate, che spingono ancora più avanti la distintività dello strumento e di chi lo sceglierà.

Altre vette della personalizzazione sono state conquistate dai maestri artigiani di Montblanc Création Privée, che realizzano capolavori da scrittura in esemplari unici portando nella materia i sogni di clienti particolarmente esigenti. Uno straordinario esempio di questa maestria è la Figurado Création Privée: uno strumento di scrittura ispirato alla passione per i sigari e ricoperto di autentiche foglie di tabacco.

Per la sua realizzazione, la capacità di personalizzazione è stata spinta sino all’esplorazione di nuove tecniche di estrazione dell’olio contenuto nelle foglie di tabacco, prima di avvolgerle sul corpo metallico della stilografica. Per la protezione delle foglie sono stati utilizzati rivestimenti di cellulosa presi in prestito dalle tecniche di restauro. È stato quindi realizzato un apposito pennino retrattile in oro per rispettare la forma del sigaro. Un sigaro speciale, impreziosito con gemme, decori in oro bianco e l’emblema Montblanc con un diamante alla sommità del cappuccio. Nulla è stato tralasciato nemmeno nella confezione, creata con il legno più pregiato e un pannello in vetro in modo che la stilografica possa essere ammirata senza subire il trauma di uno sbalzo di umidità. Il futuro proprietario della Figurado ha partecipato attivamente ai processi creativi e alla loro messa in opera, che ha potuto seguire via webcam interagendo sui più piccoli dettagli dell’opera con esperti artigiani, gioiellieri, incastonatori di diamanti e incisori di pennini.

Ma l’abilità nella creazione di oggetti eccezionali degli atelier della Montblanc Création Privée non mette certo in ombra la specifica, distintiva competenza della Maison di Amburgo: l’arte della scrittura.

Arte nei cui gesti esprimiamo le sfumature della nostra personalità, arte al cui servizio è nato il Montblanc Bespoke Nib, che cattura ed esalta quell’espressione così squisitamente individuale che è la grafia.

La sede di Amburgo e una selezione di boutique Montblanc, tra cui quelle di Hong Kong, Shanghai, Singapore, Tokyo, Città del Messico, Dubai, New York, Milano e Mosca, offrono ai propri clienti un accurato esame della grafia, che consente di individuare il pennino capace di esprimere al meglio la personale maniera di far interagire pensieri e gesti, penna e carta.

I clienti, utilizzando uno strumento sviluppato e realizzato da Montblanc, possono scrivere un breve testo grazie al quale diviene possibile analizzare i parametri chiave della propria grafia tra i quali la velocità, la pressione, il campo di oscillazione, la rotazione e l’angolazione.

Questi dati vengono quindi esaminati da un esperto Montblanc che identifica il pennino ideale per ciascun tipo di grafia; pennino che potrà essere scelto tra le otto varianti esistenti o creato manualmente su misura in oro massiccio dagli artigiani della manifattura di Amburgo, che potranno personalizzarlo anche con l’incisione di un breve testo.

Attraverso un’esperienza intensamente individuale, scrivere diventa così il più privato dei gesti, la più essenziale e distintiva manifestazione di stile.

Poiché lo stile, etimologicamente, altro non è che la specifica maniera di scrivere: di usare uno stilo.

da “Mestieri d’Arte”, n. 16, allegato ad “Arbiter”, 177/XXXIII

L’autore www.grixia.it.jpg

Direttore marketing di Cartier per undici anni, Raffaele Ciardulli è consulente dell’oreficeria Salin 1953 e scrive di marketing e comunicazione.

 


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cose per chi vuole scrivere 17

venus

perugia. se per caso foste giovani sceneggiatori di perugia (in realtà anche di fuori perugia) e voleste perfezionarvi, per voi c’è il master di scrittura seriale di fiction, organizzato dal centro italiano di studi superiori per la formazione e l’aggiornamento in giornalismo radiotelevisivo. materiale di selezione da spedire entro e non oltre il 15 marzo 2017.

lucca. se per caso foste di lucca, il 4 2 il 5 marzo per voi c’è il workshop di scrittura condotto da eleonora sottili, docente della scuola holden.

la spezia. se per caso foste donne e spezzine, entro il 18 febbraio potrete partecipare con un racconto al concorso “nereidi, il mare delle donne”.

bari. se per caso foste di bari, per voi c’è “scriviamo!”, corso di scrittura creativa organizzato dal centro internazionale alti studi universitari.

 


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La tua voce, più limpida_pubblicità rivolta a chi scrive

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Editing: rendi la tua voce più limpida

Scrivi per pubblicare con un editore tradizionale.

Scrivi per pubblicare su Amazon in modo che un editore tradizionale, spulciando fra i titoli, possa accorgerti di te e proporti di pubblicare tradizionalmente.

Scrivi per pubblicizzare la tua attività.

Scrivi per far conoscere la storia della tua azienda.

In tutti questi casi e in molti altri la revisione e i suggerimenti di un editor distingueranno il tuo testo dall’infinita quantità di parole che ci sollecitano quotidianamente nel mare magnum dell’iperinformazione: faranno risaltare la tua voce.

Anna Albano lavora in ambito editoriale dal 1990.

Ha cominciato nel 1995 il suo lavoro di lettrice e poi di editor esterno per l’agenzia letteraria milanese Grandi&Associati. Collabora con gli autori che desiderano migliorare i propri manoscritti per presentarli agli editori e con chi è orientato al self publishing. Opera sull’equilibrio complessivo della struttura, sull’efficacia di ogni parte del testo, tagliando e riscrivendo di concerto con l’autore dove è necessario. Lavora sui testi di editori e aziende, e di una serie di autori che hanno la gentilezza di rivolgersi a lei privatamente.

È l’autrice di Milano città di libri – Guida alle librerie e ai librai indipendenti di Milano, nonché di una serie di apprezzate quarte di copertina.

Contatti: click su “Contatti”


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cose per chi vuole scrivere 16

venus

♥ se per caso foste di milano, per voi c’è il corso della scuola di scrittura flannery o’connor, con inizio il 7 marzo.

♥ se per caso foste di chieri e aveste un incipit bello fresco, l’occasione per presentarlo è il 19 gennaio in biblioteca.

♥ se per caso foste di avellino, per voi c’è un laboratorio di scrittura creativa al circolo della stampa, otto appuntamenti di venerdì, dalle 15 alle 18, con inizio il 10 febbraio.

♥ è partita la sesta edizione del premio letterario rai “la giara”, riservato agli scrittori esordienti. la rai si fa scout e riceve i manoscritti di autori al di sotto dei trentanove anni. la scadenza è il 31 marzo 2017.

♥ se per caso foste di pescara, l’accademia del fumetto organizza per voi il seminario “il mestiere di scrivere”, dal 6 febbraio al 7 marzo 2017.

♥ se per caso foste di bologna, per voi c’è il seminario di scrittura giornalistica e comunicazione audiovisiva organizzato da lucidamente, dal 29 marzo al 31 maggio 2017.

♥ se per caso foste di roma, il 23 gennaio comincia il corso di scrittura creativa tenuto da gaja cenciarelli all’università popolare di roma, all’istituto galileo galilei di viale manzoni.

♥ se per caso foste di senigallia, per voi c’è il corso di scrittura teatrale e cinematografica della biblioteca comunale antonelliana, che inizia il 20 gennaio.

♥ se per caso foste di como, per voi c’è il corso di scrittura creativa di parolario, che inizia il 21 gennaio.

♥ se per caso foste camminatori e voleste scrivere delle vostre esperienze, il festival della lentezza organizza il concorso “il cammino, la lentezza, il cambiamento“, cui si può partecipare fino al 31 gennaio.

♥ se per caso foste di torino, per voi c’è il concorso “inedito – colline di torino” in scadenza il 31 gennaio.

♥ se per caso foste di avezzano, per voi ci sono i corsi di scrittura, letteratura e teatro del “ponte di carta”.

♥ se per caso foste di trento, il laboratorio “scrivere è/e riscrivere”, è presso il centro teatro di trento, in via degli olmi 24. primo incontro gratuito il 18 gennaio.

 

 

 


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cose per chi vuole scrivere 15

venus

 

se per caso foste bambini o adolescenti di arzignano (vi) e disponeste di 20 euro, per voi c’è il laboratorio “caro diario” presso la biblioteca civica “giulio bedeschi”, in vicolo Marconi 6.

se per caso foste di scauri di minturno (lt) e amaste andare in bicicletta, per voi c’è il concorso di poesia e narrativa “il bicicletterario – parole in bicicletta”. iscrizione e invio opere entro il 20 gennaio.

se per caso foste di pordenone e desideraste diventare romanzieri, per voi c’è pordenonescrive2017, presso palazzo badini in via mazzini 2. docenti: marco missiroli e sandrone dazieri. due incontri monografici saranno a cura di giulio mozzi e omar monestier. iscrizioni entro il 20 gennaio 2017 (fondazione@pordenonelegge.it), telefono 0434 15 73 100.

se per caso foste a corso di denari ma desiderosi di frequentare un corso di scrittura, per voi c’è il corso gratuito di scrittura su “il mio libro”.


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l’arte di annotare e un moleskine che non è un moleskine

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come i lettori sanno, “cose da libri” non insegue le novità librarie, a meno che tra esse non vi sia qualcosa che cattura davvero il suo interesse.

scrivere idee – annotazioni e appunti, di hanns-josef ortheil, è uscito nel 2012 nella collana “scritture creative” della benemerita zanichelli. un prezioso libretto confezionato come un taccuino, in cui peraltro l’autore, nella prefazione, cita esplicitamente moleskine. ortheil racconta agli aspiranti annotatori il modo di prendere appunti di scrittori e artisti; ogni capitolo è concluso da esercizi, ad esempio “cercate in una città una piazza, piccola e non troppo dispersiva e, alla maniera di georges perec, osservate per diversi giorni tutto quello che vi accade. stilate delle liste con tutto quello che vi passa davanti […]. raccogliete le osservazioni sui diversi movimenti all’interno della piazza. trovate i dettagli poetici e continuate ad annotarli sotto forma di incipit narrativo di una storia.”

il sommario

• premessa

• introduzione: l’arte di annotare

• progettare un testo ed esercitarsi nella scrittura I: annotazioni di base

• progettare un testo ed esercitarsi nella scrittura II: annotazioni figurative

• progettare un testo ed esercitarsi nella scrittura III: annotare le emozioni e le passioni

• progettare un testo ed esercitarsi nella scrittura IV: annotazioni classiche

• considerazioni finali: vivere la scrittura

• bibliografia

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lewis carroll, manoscritto di alice nel paese delle meraviglie. courtesy

dalla premessa (il grassetto è mio)

“Nicola è perfettamente connesso e ha sempre con sé tutto ciò che serve nella giungla moderna: uno smartphone, un portatile, un tablet. Se la cava bene: messaggia, manda mail e twitta, scrive sul suo blog ogni due giorni, posta su Facebook almeno tre volte al giorno, è sempre al telefono e quotidianamente attinge notizie fresche fresche dalla rete.

Poi però viene il giorno in cui all’improvviso un suo amico arriva con un taccuino: è nero, maneggevole, marca Moleskine, con una chiusura a elastico che non passa inosservata. È semplice, ma allo stesso tempo anche nobile e si capisce che contiene qualcosa di personale e di molto speciale, che non tutti possono leggere. […] Ogni volta che toglie l’elastico emette un lieve sospiro e comincia a scrivere con un’espressione assorta sul volto. Sembra quasi uno scrittore vero e Nicola deve constatare che, con il passare dei giorni, lo sta proprio diventando.

Ma non è tutto. Ben presto Nicola si rende conto che in giro i taccuini Moleskine aumentano in modo incredibile. […] Persone che prima non avevano mai pensato a scrivere o ad annotare, sono colpite da una vera e propria ‘taccuino-mania’. […]

Ovvio che Nicola non resiste. Anche lui compra un taccuino e almeno una volta al giorno sta seduto all’aperto a un tavolino del suo caffè preferito, per annotare ciò che vede e ciò che gli passa per la testa. Tutto questo ha qualcosa di molto artigianale e addirittura rassicurante. È così, pensa Nicola, una piacevole contro-esperienza rispetto alla veloce scrittura elettronica. Tuttavia fondamentalmente non sa scrivere delle annotazioni a mano. E soprattutto non sa cosa deve annotare. La verità è che adesso sta facendo qualcosa per se stesso e non per una community con i suoi temi prestabiliti. […]

Scrivere idee […] mostra come e perché annotare può essere un’arte e permette a Nicola di conoscere alcuni dei migliori scrittori al mondo che si sono cimentati con questo tipo di scrittura.”

dalle pagine 120-121

“Walter Benjamin scrisse questi appunti [quelli relativi al progetto “Parigi capitale del XIX secolo”] con una penna stilografica e una matita. Come lui, gli studiosi dei secoli passati attingevano le loro conoscenze da brani tratti dai libri. Riportare le citazioni a mano era diventato, dall’avvento della stampa, il metodo più diffuso per trattenere il sapere e immagazzinarlo per un impiego successivo. Esistevano addirittura dettagliati manuali con regole e consigli per copiare e ordinare le citazioni. […]

Sulla scia di questi archivi si cominciò a utilizzare anche taccuini, in cui idee o riflessioni potevano essere registrate in ogni momento. Sappiamo che filosofi che Friedrich Nietzsche e Ludwig Wittgenstein, per esempio, avevano sempre con sé un taccuino del genere, su cui scrivevano continuamente le loro annotazioni.”

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appunti di mark twain. courtesy

da pagina 148

“Attraverso l’annotazione ci si estrania dal flusso degli eventi e della realtà e ci si concentra su un aspetto preciso, facendolo proprio. […]

Annotare è lo stimolante ideale delle capacità intellettuali, la caffeina letteraria per eccellenza. […] la penna si muove sulla carta o le dita sulla tastiera nel modo più immediato possibile. La mente è lucida, le cellule nervose sono in azione e il flusso della scrittura scorre.”

dalle pagine 150-151

“La questione sta proprio nell’annotare quotidianamente, senza interruzioni. Periodi di pausa, anche brevi, si fanno sentire immediatamente, come accade con il musicista che trascura il proprio strumento. Anche la scrittura diventa incerta, lenta e perde di vivacità. Un esercizio regolare e frequente mantiene la fluidità della lingua. Anche riportare date e segni del mondo esterno può contribuire a questo, grazie inoltre ad associazioni, similitudini e metafore che completano e strutturano ciò che è stato scritto.”

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un taccuino di roger de muth. courtesy

hanns-josef ortheil, scrivere idee – annotazioni e appunti, traduzione di carolina d’alessandro, zanichelli, bologna 2012, 15 euro spesi molto bene


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di norme redazionali, dei quattro di liverpool e del ragazzo di duluth, minnesota

102716265p-03-01le norme redazionali di una casa editrice sono perlopiù il frutto di un lavoro collettivo e generalmente anonimo. generazioni di capiredattori e redattori puntigliosi hanno scritto, rivisto, emendato, aggiornato le regole che distinguono l’una casa editrice dall’altra sul piano delle scelte formali e tipografiche. molto spesso si tratta di meri affari di virgolette, a sergente o caporali, di punteggiatura interna o esterna alle stesse. oppure di d eufoniche, di modi di scrivere le date.

le norme sono generalmente in disuso: certo, può ancora capitare, in specie nelle case editrici di narrativa, che vestali nevrotiche – generalmente provviste di set di borse in stoffa stipate di bozze e di contenitori per alimenti (a mangiare non escono mai) – ti comunichino con occhi spiritati che è assolutamente necessario pubblicare i richiami di nota a esponente e ti raccomandino la massima attenzione al refuso. ciò serve a risparmiare la fase della preparazione tipografica del testo e la sua successiva correzione, un tempo demandata al correttore di bozze. è l’indicazione della casa editrice, cui non possono fare a meno di attenersi.

c’è stato un tempo glorioso in cui le figure al lavoro su un libro erano diverse e distinte, in cui le fasi della preparazione di un testo erano affidate a figure professionali specifiche – chi leggeva per il senso, chi correggeva refusi, provvedeva alle uniformità e vigilava sulla conformità alle norme editoriali, chi fotocomponeva. un tempo ovviamente non replicabile e non applicabile all’oggi: questa è l’epoca dell’ottimizzazione di costi e tempi, della sintesi di diverse professionalità in una figura unica, pagata il meno possibile. ciò comporta il paradossale vantaggio di favorire i più esperti e di penalizzare quelli che stanno imparando: l’editore avveduto tende ovviamente a servirsi di professionisti capaci di muoversi agilmente e velocemente all’interno dei meccanismi di produzione. oppure sceglie di non servirsene affatto, e questo porta alla deludente performance formale di editori eccellenti come sellerio (molti dei suoi libri sono pieni di refusi), o come einaudi, maxime in collane quali “stile libero”.

torniamo alle norme redazionali. di recente ho ritrovato un antico libriccino che raccoglie quelle di un editore milanese, ben compilato e ben impaginato. fa molta tenerezza, perché si conclude con le seguenti parole:

“Se possibile, nel caso in cui si utilizzi un sistema Macintosh si formatti il dischetto in modo che sia leggibile anche da sistemi DOS (Altro – Inizializza…)”.

ma il meglio di sé questa pubblicazioncina lo dà alla voce Corsivo, con due esempi formidabili:

“f) I segni di interpunzione vanno in corsivo solo se parte integrante di un titolo, di una frase o di una parola in corsivo. Es.: Mi mostrò la sua camera: “Non è bella? Legno norvegese!”

[…]bobby copy

h) Le parentesi, i numeri di nota e le virgolette non devono mai essere in corsivo. Es.: …e una dura pioggia cadrà / (“E cosa hai sentito, figlio dagli occhi azzurri”).

chi fu l’anonimo estensore amante dei beatles e di bob dylan?