cose da libri

dove si esplorano parole e si va a caccia di idee


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la poesia normale

c’è julia (chi diavolo è?), c’è john, c’è percy. presenze che si mescolano ad annunci pubblicitari meno nobili e ad avvisi di servizio.

il sindaco avalla, ci sono il british council e altre istituzioni, ma non fanno il baccano che farebbero altri microrganismi con la fascia tricolore appiccicata alla pancia, quelli che si fanno chiamare dottore.

la poesia, nella metro di londra, sta così. strato, con gli altri, delle meravigliose concrezioni che formano la città.


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dal lato della luce

io odio google maps. non perché sono vecchia, ma perché mi noja sul serio.

ma mettete quella freccia dove deve essere e ditemi esattamente dove devo andare, per la miseria. non devo essere io a far compiere evoluzioni al telefono. non devo lavorare per voi.

così ieri, dovendo andare a piedi in un luogo molto lontano, ho segnato su un foglietto tutte le tappe principali, fino alla meta. alcuni luoghi li conoscevo, per molti altri ho chiesto ai passanti.

una delle ultime persone cui ho chiesto è stata una portinaia dall’apparenza amerindia. “buongiorno, signora, sa indicarmi piazza pompeo castelli?” “è un po’ lontano, al di là del ponte. le conviene prendere il tram per tre fermate.” “no, grazie, vorrei andare a piedi.” “allora sempre dritto. ma cammini dall’altra parte, così si riscalda”. l’altra parte era il lato soleggiato della strada.

muori, google.


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una poesia d’amore sulla schiena

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charles simić. courtesy

è agosto e a milano il caldo morde ancora. è tempo di starsene a letto o sul divano, tapparelle semiabbassate, a dormicchiare o creare. charles simić ama creare così, come una messe di suoi predecessori. ascoltiamolo da un articolo della “repubblica” pubblicato qualche anno fa. e leggiamo la poesia di andré breton (ascoltiamola anche dalla voce del suo autore) citata nel testo, antidoto contro la misère du monde.

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andré breton. courtesy

“Tutti gli scrittori hanno i loro piccoli ‘trucchi’ del mestiere. Il mio è che scrivo a letto. ‘Sai che roba!’, penserete voi: lo facevano anche Mark Twain, James Joyce, Marcel Proust, Truman Capote e tanti altri. Vladimir Nabokov teneva persino delle schede sotto il cuscino, per quelle notti in cui non aveva sonno e aveva voglia di scrivere. Però, non ho mai sentito di altri poeti che scrivessero a letto, anche se non mi viene in mente nulla di più naturale di scribacchiare con la biro una poesia d’amore sulla schiena della persona amata. Certo pare che Edith Sitwell di solito dormisse in una bara per prepararsi all’ orrore ben più grande di trovarsi di fronte la pagina bianca. Robert Lowell scriveva steso sul pavimento, o almeno così ho letto da qualche parte. L’ho fatto anch’io, qualche volta, ma preferisco il materasso e, stranamente, non sono mai stato tentato dal divano, dalla chaise longue, dalla sedia a dondolo o da altre varietà di sedute confortevoli. ‘La poesia si fa a letto, come l’amore’, scriveva André Breton in una delle sue poesie surrealiste. Ero molto giovane quando la lessi e ne rimasi incantato. Confermava la mia esperienza personale. Quando mi si accende il desiderio di scrivere, non ho scelta: devo continuare a starmene steso o, se ho lasciato la posizione orizzontale qualche ora prima, devo tornare di corsa a letto. Che ci sia silenzio o rumore non mi cambia nulla. Negli alberghi appendo fuori dalla porta il cartellino ‘Non disturbare’ per tenere lontane le cameriere che aspettano di pulirmi la stanza. Devo dire, con un certo imbarazzo, che rinuncio spesso a fare il giro dei monumenti e dei musei per rimanere a letto a scrivere. […]”

charles simić

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eccellenti motivi per recarsi a torino

metro_poetry_2017_banneril viandante che dovesse raggiungere torino, e decidere di prendere la metropolitana per recare qualche sollievo ai piedi costretti nei sandali e gonfi per il lungo cammino, potrà dilettare anche lo spirito, ascoltando poesia mentre attende il suo treno. rivolgo da queste pagine un appello ai signori della metropolitana milanese: prendete esempio, eliminate quegli orrendi, chiassosi schermi con le pubblicità e la musica invadente.

metropoetry dura fino al 15 aprile 2017.


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Un poeta in tram

grazie a stefano bandera per questa segnalazione: mrs. cosedalibri è particolarmente sensibile al tema “lettura sui mezzi pubblici”.

la veranda

filovia

Filovia è l’ultima raccolta di poesie di Giancarlo Consonni. Meno di cento pagine per poco più di trecento versi: la metà di quelli di un unico canto dell’Orlando furioso, tanto per capirci. Poesia concentrata, preziosa, quasi aristocratica nella sua laconicità. Consonni è poeta sia in italiano – come in questo caso – che in dialetto: il dialetto di Verderio, nel lecchese, con la sua lingua grassa e villica, così simile ma così diversa dal milanese ossuto e colto del Maggi o del Porta. Sempre, però, sia in italiano che in vernacolo, la sua poesia ha il medesimo dono di sintesi, di concentrare in poche immagini – a volte, solamente una o due – segni dei tempi che diventano segni del tempo, dell’universalità. Le parole di Consonni, distillate, prive di aggettivi, quasi sacre nella loro apparenza così scarna, sono scelte con la stessa attenzione che si riserva alle parole…

View original post 187 altre parole


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Dove si scoprono molti profumi, storie letterarie a essi legate e si incontra una pasionaria

The rose looks fair, but fairer we it deem
For that sweet odour which doth in it live
.

William Shakespeare, Sonnet 54

 

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Quest’anno mrs. cosedalibri si è recata all’edizione 2016 di Esxence sicura di trovare cose interessanti su letteratura e arte, almeno al pari dell’anno scorso. Esxence è una fiera del profumo d’arte che riunisce produttori da tutto il mondo, dalla Francia all’Olanda, dalla Thailandia a Dubai. Tutti espongono nello spazio The Mall, in piazza Lina Bo Bardi a Milano, nel quale ho trovato un’atmosfera preziosa, un po’ stordente, di reminiscenza baudelairiana tanto quanto quella dell’edizione passata:

[…] Profumi freschi come la pelle d’un bambino,

vellutati come l’oboe e verdi come i prati,

altri d’una corrotta, trionfante ricchezza

che tende a propagarsi senza fine – così

l’ambra e il muschio, l’incenso e il benzoino

a commentare le dolcezze estreme dello spirito e dei sensi.

Corrispondenze, in Charles Baudelaire, Poesie e prose, a cura di G. Raboni, Mondadori,

Milano 1973

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Accolti da un albero portatore della civiltà umana, si passa attraverso il morbido controllo degli addetti, sulla soglia di quello che separa il mondo all’esterno da questa fiaba continua. Quest’anno una fiaba con qualche tocco di pop rock, e parecchia attenzione ai tatuaggi. In molti, tra gli espositori, parlano di storie, racconto, poesia.

1.Michael Partouche aka Dr Mike è il fondatore di Room 1015, nonché farmacista e rocker. Tornato in Francia dopo una permanenza a Londra, scopre la passione per il profumo e crea Electric Wood, con note legnose che rimandano alla sua prima chitarra; Atramental, vale a dire nero come l’inchiostro, con pepe nero, zafferano e bergamotto – l’idea è quella dell’odore della pelle che abbia appena subìto un tatuaggio; Blomma Cult, celebrazione del Flower Power e della liberazione sessuale, con note di vaniglia, cannella, muschio e naturalmente patchouli; l’ultima nata Power Ballad, esaltazione del ballo lento, del French Kiss, del gin, della tequila e del cuoio delle Dr. Marten’s indossate dai grunge negli anni novanta.

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2.Olivier Durbano, per il quale le pietre, alle quali i suoi profumi si ispirano, sono poesie, e ogni cosa è racconto.

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3.Tara Manra è una delle fragranze che rientrano nella nuova linea Gri Gri di Jardins d’écrivains, profumiere letterario per eccellenza: ispirata ai testi sacri sanscriti, ha la testa di zafferano e cardamomo, il cuore di loto e gelsomino e il fondo di loto, gelsomino e legno di agar.

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4.Il sempre strepitoso État libre d’Orange, la cui novità di quest’anno è il profumo ispirato a À quoi songeaient les deux cavaliers dans la forêt, poesia dalle Contemplazioni di Victor Hugo.

La nuit était fort noire et la forêt très-sombre.
Hermann à mes côtés me paraissait une ombre.
Nos chevaux galopaient. A la garde de Dieu !
Les nuages du ciel ressemblaient à des marbres.
Les étoiles volaient dans les branches des arbres
Comme un essaim d’oiseaux de feu. […]

Galbano, ribes nero, incenso, pepe nero, rosa, patchouli, legni e ambroxan per questo profumo dedicato all’ombra e al doppio. Ho ricevuto tutte le informazioni sul profumo dal sempre impeccabile Thomas Lindet.

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Lindet meritava un primo piano, no?

5. Il Profvmo, azienda italiana acquistata dalla svizzera Valmont (il naso è Silvana Casoli), è il caso più misterioso: non desidera che si parli della novità di settembre, legata alla letteratura come non mai. Posso solo anticipare che si tratterà di una trilogia, che l’ispiratore è uno scrittore inglese (oh, quanto!) e che in qualche modo c’entrano i dintorni di Venezia.

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6.Eau scandaleuse di Anatole Lebreton, piccolo profumiere di Marsiglia. “Una creatura esuberante attraversa lo studio di un pittore. Scivola voluttuosamente tra poltrone in cuoio consunto, tele ancora umide e vecchi libri rilegati in pergamena”: è il racconto di questo profumo “carnale e inebriante”, compagno di altre “poesie olfattive”, come Lebreton definisce le altre sue creazioni.

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7. Appena si accede al sito di Tola, Dubai, si legge la frase “With Every Scent Comes A Story”, e ancora “Tola is the quintessence of memories; of stories within stories…”. La storia che il naso e fondatore Dhaher Bin Dhaher racconta a Esxence è quella di una sosta nel deserto, con tè caldo e kebab (il kebab che si vede nella foto è in realtà composto di una serie di sfere profumate), profumata di coriandolo, bergamotto, lavanda, zafferano. Ah, l’orientalismo.

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Al centro, il naso della maison Tola Dhaher Bin Dhaher

 

 

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Il kebab profumato

8.Gérald Ghislain racconta dal 2000 le sue Histoires de parfums, nelle parole del profumiere una biblioteca olfattiva che scrive storie sulla pelle. Profumi contrassegnati con le date di nascita degli scrittori: 1804, dedicato a George Sand; 1873, Colette; 1740, De Sade; 1828, Jules Verne. Quest’anno la letteratura si mescola all’arte con Ceci n’est pas un flacon bleu, rimando magrittiano colorato di blue Klein: lo stand, presieduto da Marina Crosa – direttrice delle vendite per l’Europa e volenterosa narratrice –, è dominato da una macchina per scrivere tutta blu, collocata accanto a un libro in carta pregiata che ci parla del concept del profumo. Fragranza aldeidata bisex (è la tendenza del momento), contiene geranio, miele, arancia amara, patchouli.

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9.Gabriella Chieffo è un ingegnere ambientale il cui debutto nella profumeria artistica risale a qualche anno fa. La sua collezione 2016 si inaugura con Maisìa, fragranza che Gabriella definisce come “il grido delle donne che un tempo venivano bruciate vive, il grido delle donne tuttora arse al rogo del pregiudizio, di quelle sterminate tra le mura di casa, quello lacerante delle donne che in alcuni luoghi vengono ancora sottoposte a pubbliche esecuzioni sotto lo sguardo ipocrita e inerme del mondo. È il grido di ombre che fanno rumore, il grido di ombre che fanno luce”. Di ombre e di luci è fatta la scultura che campeggia su una parete dello stand di Gabriella Chieffo, e di molte lettere dell’alfabeto. Le note di Maisìa sono foglie di fico, bergamotto, limone, narciso, ginestra, legno affumicato di guaiaco, sandalo, ambra nera e una evocativa nota di cenere.

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10.Isabel Beauty è un’azienda che per creare alcuni dei suoi profumi si affida alla penna e al naso di Fulvio Fronzoni, che tra gli altri ha creato Words, fragranza dal lettering urbano, quadrilogia che compone un messaggio d’amore impaziente.

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Luisa Battiston, perfetta storyteller

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Fulvio Fronzoni

11. Dusita Paris. Dusita è un racconto d’amore, un omaggio letterario, una storia remota. Ploi Umavijiani è la figlia di Montri Umavijani, uno dei più grandi intellettuali thailandesi contemporanei, nato nel 1941 e morto nel 2006. In omaggio alla memoria del padre, scrittore, poeta e traduttore – intraprese la traduzione della Divina Commedia, che vide concluso solo l’Inferno –, Ploi ha creato la maison Dusita (in siamese vuol dire paradiso), che produce profumi ispirati ai versi di Montri. Colpisce subito, arrivati allo stand, un corposo libro verde, raccolta completa delle poesie di Umavijiani che il poeta non ha potuto vedere realizzata e oggetto attorno al quale ruota tutto il senso dell’azienda. Il kit promozionale che Ploi distribuisce con molta grazia contiene, oltre alle tre fragranze Issara, Mélodie de l’amour infini e Oudh Infini, un micropieghevole con una selezione delle poesie di suo padre.

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Così scrive Montri dello scrivere:

 Conosco la scrittura

solo come un cadere da,

e un avvicinarsi a,

ma non mi è dato sapere

cosa sia.

Scrittura, in A Thai Divine Comedy, 1980

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In basso, il micropieghevole con una selezione di poesie di Montri Umavijani

L’immagine grafica è progettata da un designer francese di cui non ricordo il nome perché ho perso il suo biglietto da visita, comunque bravissimo nel perseguire un equilibrio tra ornato orientale e rigore. Il marchio Dusita è fiore, farfalla, forma geometrica contenuta e compiuta.

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Il designer dell’immagine Dusita

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 P.s.: nel medesimo weekend a Milano si è tenuta anche una manifestazione intitolata Book Pride, di cui avevamo già parlato qui. Non mi attirava molto, come tutte queste iniziative con programmi sociologici, che si occupano di cose eque, solidali, giuste. Sapevo che i fans dell’editoria sindacalizzata sarebbero andati in brodo di giuggiole per l’Evento: quello che viene definito “storico accordo tra editori e traduttori“, il protocollo dal titolo “Le buone pratiche per un’editoria sana”. Lo so, lo so che i traduttori sono vessati eccetera (sono anche in buona parte una manica di nojosi con l’ossessione di essere citati, che raccolgono attorno a sé altre maniche di nojosi impiegati variamente in editoria, blogger che appiccicano sui loro siti bigliettini tipo “io non menziono libri in cui il traduttore non sia citato” o cose del genere. Si lagnano spesso di non essere pagati, ma per qualche motivo non assoldano avvocati per risolvere le loro questioni). Forse dovrei comunque andare a dare un’occhiata, mi dico. Allora torno a consultare il programma e mi accorgo che il 2 aprile alle 11 è previsto un incontro dal titolo “Partorire in movimento, i movimenti del bacino durante il parto”. La scia della mia risata omerica mi sospinge verso piazza Lina Bo Bardi, verso il lusso, la creatività, il mistero, la joie de vivre. Dove gli operai dell’editoria non mettono piede.


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considera il supermercato

Allungarsi sul divano il venerdì sera dopo una settimana senza requie, senza altro in mente se non la consultazione del primo numero di “Vivi di gusto”; il mensile dei supermercati Carrefour che fa il suo esordio alle casse in questi giorni. A pagina 42, all’interno della rubrica Rime di gusto, un brano da Wisława Szymborska, La cipolla:

Coerente è la cipolla,
riuscita è la cipolla.
Nell’una ecco sta l’altra,
nella maggiore la minore,
nella seguente la successiva,
cioè la terza e la quarta.
Una centripeta fuga.
Un’eco in coro composta.

La cipolla, d’accordo:
il più bel ventre del mondo.

La poesia per intero si può leggere qui. Non trascurate le pubblicazioni da supermercato.


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a2a, o della tenerezza

domenica scorsa nel condominio della gioia si è allagato un appartamento, fatto che ha provocato gravi conseguenze sull’impianto elettrico. tanto gravi che lo stesso è saltato, intorno alle 20 di domenica scorsa. nelle case sono rimasti file non salvati, piatti da lavare, giochi da rimandare, programmi televisivi interrotti a metà.

l’adolescentina ormai young adult, felicissima, ha preso una pila e si è messa sotto le coperte a leggere il suo libro. noi ci siamo ritrovati nell’atrio. la nostra cara poetessa-custode ha chiamato l’apposito servizio a2a, alcuni di noi sono rimasti ad attendere con lei l’arrivo dei soccorsi.

nel frattempo il signor romano è passato con un diavolo per capello, con il derby milan-inter da vedere e l’elettricità che non tornava. allora è andato nell’altra scala, che l’elettricità ce l’aveva, ed è stato ospitato per la durata della partita, intrattenuto con vino e dolci, fino al termine e alla vittoria del milan.

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quando è sceso eravamo ancora tutti là, a guardare paolo e siegfried detto sigi (un vero tedesco, chiaro e imponente) che riparavano i danni. parlavamo con loro e tra di noi, e così abbiamo fatto fino a tarda ora finché i complessi lavori non sono terminati.

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intanto dalla casa della poetessa erano spuntate delle sedie, l’avanzo di una candela di natale, prontamente accesa, e un vaso di cioccolatini. eravamo lì come si sta nei paesi, seduti davanti alla soglia a ciacolare, ad ascoltare i discorsi di paolo sul ristorante di cui un tempo è stato proprietario nei dintorni di pavia e le barzellette del signor romano. di tanto in tanto scoppiavamo a ridere, subito dopo reprimendoci per non disturbare gli altri. torch-05

là, nella semioscurità, mentre le capaci mani di paolo e sighi lavoravano per restituirci alla luce, eravamo tutti pervasi da un grande benessere, tutti leggeri, insieme in quell’anomalo stato di sospensione, e “quando torna la luce passi da me, ché ho la casa piena di cioccolatini”, dice il signor romano, e poi purtroppo la luce torna davvero e vado a casa con le tasche piene di dolci, un po’ nostalgica del buio.


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Omero non deve morire

IMG_0238Sabato 30 gennaio il liceo classico Omero di Bruzzano ha compiuto cinquant’anni e ha organizzato una festa bellissima per allievi, ex allievi, insegnanti.

IMG_0611L’Omero somiglia a un vecchio, affettuoso condominio anni sessanta, quando ancora andare dal vicino a chiedere un uovo non era cosa strana.

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Questi studenti non trasportano uova, ma le vettovaglie per l’aperitivo

Collocato in un punto periferico di Milano, strategico per i paesi che gli stanno attorno, l’Omero è una scuola di eccellenza, per la qualità professionale e la competenza umana delle persone che vi lavorano. Entrare all’Omero non è come entrare, per dire, al Manzoni: all’Omero le mura non respirano storia ottocentesca, ma avrebbero piuttosto bisogno di una buona manutenzione, così come l’intero edificio. Che però si va progressivamente svuotando di classi, e viene lasciato a sé stesso e la manutenzione non la riceve. Qui la buona scuola è un’ottima scuola che le persone coinvolte realizzano da sé.

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La professoressa Belardinelli insegna matematica, ed è felice

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La professoressa Nava insegna scienze, è vicepreside, ed è felice

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La signora Bertocchi sovrintende alle cose della scuola, ed è felice.

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Studenti felici, e anche belli

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Studentesse felici, e bellissime

I locali erano stracolmi di gente accorsa da ogni dove – c’era chi aveva guidato per trecento chilometri pur di essere presente.

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il greco

Il greco è tutto: e grazie, professor Savino

C’erano le classi aperte con le pareti piene di immagini del passato e dell’oggi, i banchi pieni di libri pubblicati da chi ha insegnato o insegna, o ha imparato all’Omero: tante traduzioni dal greco del professor Ezio Savino, che abita l’Olimpo dei personaggi che hanno costruito il carattere del liceo ed è tornato all’Olimpo l’anno scorso, dopo una carriera appassionata, esemplare – sua l’imperitura frase “Il greco è tutto”, eternata in una targa a lui dedicata, che campeggia su una parete; libri di testo curati da professori in carica o che lo sono stati; la poesia di Marilena Renda, che all’Omero insegna inglese (qui trovate la sua biografia e qui un articolo con estratti dei suoi testi); i libri di Francesco Gallone, ex alunno che commercia in fiori finti e scrive gialli, tra i quali uno breve ambientato nella sua ex scuola.

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La giornata è cominciata con una tavola rotonda cui ha partecipato anche l’assessore alla Sicurezza Marco Granelli, ex omeride.

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Tra ricordi e rievocazioni di generazioni di studenti (anche intere famiglie) si sono imposti il plauso e l’augurio di un futuro sempre più ricco per il liceo classico, palestra indispensabile per il pensiero. Ha concluso il dibattito un commossissimo Alberto Rollo, studente della prima tornata e attualmente direttore letterario della Feltrinelli.

IMG_1040Dopo la tavola rotonda I prescelti di Dioniso hanno presentato lo spettacolo Concilium deorum e poi ha preso il via l’aperitivo con la visita libera alle aule.

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Questa non è un’affermazione retorica: sabato scorso nell’aria c’era molto amore. Era evidente il piacere dello stare insieme di docenti e studenti, si respirava un profondo rispetto per i luoghi e per le persone. L’Omero è una scuola di forte sostanza ad alto tasso di felicità. D’altra parte su un tavolo dell’ingresso campeggiava un cestino pieno di minuscole pergamene da distribuire agli ospiti, su cui Carmela Fronte, professoressa di greco stimatissima, aveva scritto tra l’altro:

“C’è un luogo meraviglioso

dove si percorrono molti sentieri

che conducono all’Uomo.

Questo luogo si chiama scuola

va sempre sorvegliato, sempre protetto

come un fuoco nella notte

che ora divampa e dissipa il più profondo buio,

ora si acquieta e si spegne inaspettatamente.”

Può una scuola del genere estinguersi per mancanza di iscrizioni? Faccio un invito calorosissimo a chiunque abbia figli in età da ginnasio: scegliete l’Omero, e ci rivediamo alla prossima festa.

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 Tutte le immagini © Adolescentina