cose da libri

dove si esplorano parole e si va a caccia di idee


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dove si incontra un vecchio amico nel bel mezzo di un affresco, si va a piedi dall’uno all’altro arrondissement e si approda in un giardino di delizie

i lionesi sono perlopiù pacifici e gentili: tutti coloro a cui ho chiesto indicazioni mi hanno risposto volentieri e in maniera molto circostanziata, e molti mi hanno accompagnata per un tratto assicurandosi che andassi nella direzione giusta.

durante le mie lunghissime passeggiate non ho mai provato disagio o sensazione di pericolo: sarà la lunga ombra del capitano chérif, ma la città sembra piuttosto tranquilla, fatti salvi alcuni inevitabili balordi che tuttavia non paiono comprometterne la sostanziale paciosità.dig

la bellezza e la calma dei lungofiume verso ora di pranzo, quando turisti e locali perlopiù mangiano ed è facile trovarsi quasi da soli a passeggiare, sono impareggiabili. le attività serali / notturne degli avvinazzati che là vanno a gozzovigliare dopo il tramonto sporca in alcuni tratti la maestosità delle acque: molte sono le bottiglie vuote sulle rive, qualcuna addirittura galleggia sul fiume.

lungo la saona, l’angolo formato da rue de la martinière e da quai saint-vincent, nel primo arrondissement, ospita il bellissimo fresque des lyonnais.

realizzata dagli artisti della cité de la création, l’opera cita e raffigura ventiquattro personaggi della cultura di origini lionesi (si veda qui per l’elenco dei personaggi). dav

 

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andré-marie ampère

 

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antoine de saint-exupéry

 

quale non è stata la sorpresa di mrs. cosedalibri nel vedere rappresentato anche il suo idolo bernard pivot, l’autore della televisione culturale francese, l’anima di “apostrophes” e di “bouillon de culture”! per chi comprende il francese, qui si può guardare una bella intervista a bernard.

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bernard pivot, insuperato giornalista culturale

da rue de la martinière, passando per il quai saint-vincent, si approda all’immensa place bellecour, gigantesco nido di delizie letterarie. collocata tra saona e rodano, nel secondo arrondissement, è una piazza immensa, i cui giardini sono attrezzati con chioschi di ristorazione e panchine, e tutto attorno alle due fontane sono disposte sedie per chi desidera rilassarsi nei pressi dell’acqua, facendosi cullare dal rumore degli zampilli.IMG_20170809_155214.jpg

al numero 29 della piazza sorge la libreria decitre, parte di una catena e risalente al 1907, che mrs. cosedalibri ha visitato in piena rentrée scolaire: vasti settori dedicati a letteratura, scienze umane, turismo, arte, storia, religione, infanzia, gialli e fumetti, libri scolastici e un assortimento fiabesco di cancelleria. oltre a una piccola fornitura di inchiostri colorati per le sue stilografiche – nei colori radiant pink e harmonious green di waterman –, mrs. cosedalibri ha acquistato tre taccuini, tutti giapponesi, tra cui il favoloso life: tutti a righe, con una carta splendida, promessa di scrittura assai scorrevole. bisognerà adesso provarli con le stilografiche e capire se si contemperano con la grafite delle matite palomino.IMG_20170809_150032.jpg

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dove, all’ingresso di una libreria fisica, si celebra l’integrazione tra la lettura su ebook e quella su libri di carta: tea, la soluzione per vendere libri digitali in libreria

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la sezione cancelleria

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i taccuini giapponesi

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qui e sotto, caccia al tesoro nella libreria decitre: indovinare il titolo dalla citazione, con l’indizio del libraio

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la sacra teca della pléiade

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1,46 eventi al giorno in libreria

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creare una casa in libreria: un fiore su un tavolo

in questa piazza assai libresca, in cui trovano posto anche le misteriose éditions baudelaire (solo su appuntamento, recita la targa: che vorrà dire?) troneggia la statua del lionese antoine de saint-exupéry, che ci guarda dall’alto in compagnia del piccolo principe.IMG_20170809_154326_1.jpg

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place bellecour non finisce, ma si trasforma senza soluzione di continuità in place saint-antonin, dove al numero 5 si trova l’expérience, una libreria piena di fascino specializzata in fumetti, che vende anche stampe, action figures e il resto collegato al settore.IMG_20170809_162607.jpg

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il gigantesco bouquet che conclude place saint-antonin e segna il confine simbolico tra la piazza e il fiume rodano

 


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dove si va alla ricerca di chérif

anche se non si direbbe, mrs. cosedalibri è una gran romantica, perciò è andata a lione per vedere i luoghi del tournage di chérif, una delle sue serie poliziesche preferite.

emozionatissima, in place bellevue ha visto dal vero la sede del commissariato e di fronte, in rue bodin, la casa di chérif, uno dei poliziotti televisivi più avvenenti del creato.CHERIF (SAISON 2)

primo poliziotto beur di una serie televisiva francese, appassionato egli stesso di serie (da cui cita in continuazione), chérif è un tipo piuttosto anticonformista, che non esita a uscire di casa brandendo lo spazzolino da denti per finire di lavarsi usando l’acqua della fontanella alla fine della scalinata di fronte al commissariato, che però nella vita vera lascia il posto a un cestino della spazzatura.

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il commissariato di chérif e adeline, in place bellevue alla croix rousse

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la freccia rosa indica la porta d’ingresso dell’abitazione di chérif

 

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al posto del cestino della spazzatura in chérif c’è una fontanella

è l’ex sposo dell’ebrea deborah: e in effetti nella fiction sullo stipite destro della sua abitazione – dove kader porta spesso i suoi sospetti per una chiacchierata e un tè – campeggia una mezuzah.

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veduta dal piccolo parco nei pressi del commissariato

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nel parchetto un’affascinante signora legge e fuma

CHERIF (SAISON 2)adeline è una parigina ombrosa, apparentemente priva di senso dell’umorismo – ossessionata dalla morte del fratello, egualmente poliziotto, scomparso in circostanze equivoche –, che cede lentamente al fascino di chérif. la storia tra lui (abdelhaid metalsi) e adeline (carole bianic), che si manifesta con una lentezza esasperante (parliamo di stagioni, non di episodi), è frustrantissima, perché ovviamente, prima e dopo il soffertissimo bacio, sulla loro strada compare ogni sorta di ostacoli: ma allo stesso tempo è straordinariamente appassionata ed emozionante.maxresdefault

per andare da chérif si scende alla fermata del métro croix rousse.

sdrdopo il pellegrinaggio, ancora sulle nuvole per la felicità, ho imboccato la grande rue de la croix rousse e l’ho percorsa in tutta la sua lunghezza, imbattendomi tra l’altro nella libreria vivement dimanche, che prende diverse vetrine anche su una stradina laterale e conclude l’angolo sulla grande rue trionfando nella sezione per adolescenti. per l’estate ha confezionato una vetrina dedicata al sud, come dichiara, a base di scrittori italiani e variamente latini.

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nella vetrina di vivement dimanche l’idea di sud: cartoline di roma e venezia, e poi ferrante, d’urbano, de luca, venezia, avallone, sánchez piñol, somoza

per i suoi vent’anni farà una festa, a cui tutti i lettori sono invitati, il 10 settembre.

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l’annuncio della festa sulla vetrina della libreria

a croix rousse c’è anche un monoprix.

davè il momento dell’anno in cui in francia domina la rentrée scolaire, dunque, mi dico, la sezione cancelleria deve essere particolarmente ricca. ed è qui che inaugura la serie dei taccuini francesi / comprati in francia 2017, con uno strepitoso rhodia/clairefontaine grigio argento, con risguardi del medesimo colore e carta a righe.

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vecchie signore, zaini e libertà

ancorché di bizzarre abitudini non ascrivibili alla terza età, mrs. cosedalibri è una signora non più giovane. nel proprio curriculum di abbigliamento annovera, sin dagli inizi, pochissimi tacchi (nessun tacco 12), molte belle borse e un vastissimo assortimento di zaini.

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zaino bamboo, gucci. courtesy

flâneuse di lungo corso, ha sempre prediletto la sensazione di poter camminare o correre a piacimento, senza impedimento alcuno. da sempre pratica il womanspreading, nonostante i molti e pressanti avvertimenti che familiari e amici le hanno propinato sin dalla più giovane età: “stai composta”; “a gambe larghe siedono i camionisti”, e altre accorate amenità. ma stare a gambe larghe è uno spasso, e mrs. cosedalibri non è mai riuscita a tenere le gambe unite tra loro e sghembe rispetto al corpo: una posizione d’inferno, con buona pace della signorilissima grace.

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grace kelly. courtesy

per mrs. cosedalibri il rossetto è importante, ma ancora più importanti sono matita, penna, taccuino e cellulare, strumenti indispensabili per fissare e annotare durante le sue infinite passeggiate senza meta, nel corso delle quali accade sempre qualcosa che cattura l’attenzione.

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golfini gemelli e capelli grigi – così chic, questi ultimi, secondo certe signore che nell’armadio vantano capetti etnici e un certo numero di birkenstock, che hanno trasportato i loro neonati attaccati a sé mediante orribili, primitive fasce di gusto africano – non sono contemplati.

mrs. cosedalibri adora gli zaini, eleganti zaini in pelle non eco che contengono tutto ciò che è necessario per continuare ad andare.


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“Pensare nel momento in cui si scrive”: Dario Corno sulla scrittura, da divorare

“[…] la rinuncia alla tecnologia della scrittura manuale va a vantaggio di nuove forme di interazione con i media elettronici, ma anche a svantaggio di quella che è la prima qualità dello scrivere a mano, cioè l’astrazione, la capacità di pensare con se stessi nel momento in cui si scrive. Non che manchi con le nuove tecnologie, ma è un’altra cosa.”

È uscito il numero 10 della preziosissima rivista “La Ricerca”, edita da Loescher, che si apre con una succosa intervista di Simone Giusti a Dario Corno, docente di Tecniche di comunicazione e scrittura presso il Politecnico di Torino. A partire da una ricognizione del testo Scrivere e comunicare dello stesso Corno, si parla di scrittura, di tecniche e insegnamento della stessa, della Rhetorica ad Herennium, del calibrare ciò che si scrive in funzione del destinatario.

“Avere un senso del destinatario è fondamentale. È una specie di intuito. Ciò che bisogna rimarcare a scuola più che in altri luoghi è che il pubblico non è indifferenziato: il pubblico è mirato, non si scrive, non si comunica allo stesso modo con tutti. Si comunica sempre tenendo presente un destinatario privilegiato.”

Il sommario della rivista è ricchissimo: tra gli articoli troviamo anche La comunicazione visiva in tre manuali di storia, “un’indagine sui valori suggeriti dalle immagini illustrative che corredano tre libri di testo dedicati alla storia del Novecento”, in cui si mettono a confronto tre manuali di storia e si scopre che la pubblicazione delle immagini a documento non è sempre innocente:

“Le immagini sono un ottimo strumento per documentare le sofferenze, e i tre manuali in esame insistono molto sul registro della denuncia. Ma fino a che punto le sofferenze altrui possono essere usate per esprimere un concetto? Il rispetto verso chi sta patendo è anch’esso un valore etico da salvaguardare. E soprattutto: possono le convenzioni che regolano le testimonianze visive del dolore umano essere diverse secondo l’etnia del sofferente? La coscienza civile ripudia l’idea, ma questa è la pratica corrente, purtroppo anche nei nostri manuali oltre che nel resto della carta stampata. Su un quotidiano non è possibile trovare il volto di un bambino morente, né quello di un cadavere a seguito di un incidente stradale, ma le convenzioni saltano se a morire è un bambino africano o la vittima di una strage in un Paese esotico.”

Il tutto si può leggere gratuitamente prelevando la rivista a questo indirizzo.

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Buona lettura e buoni approfondimenti.

 


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a lume di candela, con gli amici

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questa sera non mi decido ad accendere la luce. perché da circa un’ora ho acceso un paio di candele sul tavolo su cui sto lavorando, e nonostante la sera stia scendendo in fretta continuo a voler rimanere nella penombra, con le fiamme che illuminano solo il quaderno su cui scrivo, in compagnia dei fantasmi amici di cui immagino vita e disagi, che scrivessero a lume di candela o sotto una lampada a gas: samuel pepys, con una vista precaria di suo, che pure tenne il suo diario per un decennio, dandoci la possibilità di conoscere, tra le altre cose, la vita quotidiana della londra del XVII secolo (qui e qui); balzac, mortalmente allacciato alla sua scrivania, di notte, in preda all’ansia di produrre parole per pagare i conti; huysmans, perso dietro i deliri del suo des esseintes. e quanta paura avrà provato stevenson, in compagnia di jekyll e hyde?

comunque l’esperimento è piacevole: scrivere o leggere all’interno di un alone di luce, circoscritto per definizione, la concentrazione che si coagula in un unico punto. l’alone è luce e prigione insieme, beneficio e limite, costrizione, ma quanto utile e dolce.

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cose per chi vuole scrivere 14

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se per caso domani foste nei pressi dell’Elba con penna e taccuino, per voi una passeggiata-laboratorio di scrittura autobiografica.

se per caso foste di spoleto, per voi il 26 aprile c’è il primo incontro del maggio dei libri: alla biblioteca carducci si parla di scrittura a partire dalla recentissima traduzione in italiano del talmud babilonese.

se per caso foste di ravenna, sappiate che il 16 maggio comincia il festival “scrittura“.

se per caso vi piacesse scrivere a mano, leggete le storie di ketty agnesani e di gabriele dal dosso.

se per caso foste under 30 e voleste far parte di una comunità di scriventi, per voi “emergenza scrittura“.

se per caso foste di bologna e aveste il pollice verde (ma selvatico), per voi dal 27 al 29 maggio 2016 c’è enkidu, il primo festival di scrittura selvatica in italia.