cose da libri

dove si esplorano parole e si va a caccia di idee


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l’ombra lunga di gustave_come nascono i discorsi di emmanuel macron

 

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emmanuel macron. courtesy

in un bellissimo articolo di mauro zanon, pubblicato sul “foglio” del 14 ottobre scorso, si traccia il profilo di sylvain fort, il consigliere responsabile dei “discorsi e della memoria” di emmanuel macron.

 

 

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sylvain fort. courtesy

dopo aver dichiarato gli intenti della comunicazione della république – che propugna fondamentalmente una visione dinamica rispetto alla democrazia, da non considerare come bene acquisito una volta per tutte, e rispetto all’identità nazionale, da continuare a costruire riprendendo lo spirito dei lumi e la fiducia nell’europa.

 

“prima di scrivere i discorsi di macron e tessere il nuovo romanzo nazionale francese, sylvain fort, quarantacinque anni, è stato studente dell’école normale supérieure, professore di lettere classiche all’università paris IV e sciences po, traduttore di friedrich schiller, biografo di puccini e herbert von karajan – un homme de lettres attivissimo che durante la campagna presidenziale ha trovato anche il tempo per pubblicare un vivace libretto su antoine de saint-exupéry”, scrive zanon. intervistato dallo stesso, sylvain fort dichiara che “il discorso è diventato per il presidente il suo modo di esprimersi privilegiato. […] la sua volontà è quella di far passare un messaggio chiaro, netto, comprensibile, e di sfuggire alle frasette, agli off the record selvaggi alle confidenze strappate durante una cena. è una parola voluta, e non subìta. […] in tutti i discorsi non spieghiamo soltanto cosa vogliamo fare, ma anche perché. spieghiamo la coerenza tra quello che è annunciato e l’interesse nazionale. [macron, in quanto presidente] non entra nel microdettaglio tecnico, ma dà ogni volta una dinamica, una direzione generale all’azione politica, che soggiace a ciò che sta dicendo”.

 

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andré malraux. courtesy

ma quello a cui è interessato “cose da libri” è il fondamento culturale, nella fattispecie letterario, che informa l’ideazione e la redazione dei discorsi del giovane emmanuel: “il fil rouge della cultura è anch’esso molto presente nei discorsi di macron, una tradizione che rifà a malraux”. lo scrittore andré malraux istituì il ministero della cultura in francia e scrisse il primo articolo del decreto che lo sanciva: “Il Ministero incaricato degli Affari Culturali ha come missione di rendere accessibili le opere capitali dell’umanità, e ancor prima della Francia; di assicurare la più vasta diffusione del suo patrimonio culturale; di favorire la creazione delle opere dell’arte e dello spirito che lo arricchiscono”.

 

così prosegue l’articolo: “oltre a fort, altri membri della staff del presidente francese hanno dimostrato di avere una vocazione letteraria, oltre che politica. come il giovanissimo quentin lafay, ventisette anni, che oltre a collaborare alla stesura dei discorsi durante i meeting in campagna, ha anche pubblicato un romanzo, la place forte (gallimard). ‘macron ama riunire attorno a sé persone che hanno una certa capacità di enunciazione, persone che non esitano a teorizzare, a concettualizzare, e che hanno bisogno del linguaggio, dunque dei letterati’, dice fort. ‘è attento al fatto che si debbano esprimere le cose nella loro complessità, e che si debba evitare, per assenza di vocabolario o di cultura, di semplificare troppo, di utilizzare un linguaggio semplicistico. […] non rinuncia mai alla precisione delle parole. è convinto del fatto che esprimere le cose con le parole giuste è già un passo importante verso l’azione. se si ha un lessico povero, si ha anche una visione del mondo povera.”

 

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gustave flaubert. courtesy

e adesso sentite gustave: “questa cura della bellezza esteriore che mi rimproverate è per me un metodo. quando trovo una brutta assonanza o una ripetizione in una delle mie frasi, sono sicuro che sto sguazzando nel falso”.
 è quella “tensione flaubertiana verso l’impeccabilità” di cui parla alessandro piperno in un suo bell’articolo sul club della lettura del “corriere della sera”, in cui discetta di stile e mette flaubert al primo posto tra coloro i quali più si sono spesi alla sua ricerca. e allora come possiamo concludere? con la parola continuità. piccardo l’uno, emmanuel macron, e normanno l’altro, gustave flaubert: nati a un centinaio di chilometri l’uno dall’altro, entrambi sotto il segno del sagittario: vive la france.

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eugène delacroix, la liberté guidant le peuple. courtesy

 


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dove si incontra un vecchio amico nel bel mezzo di un affresco, si va a piedi dall’uno all’altro arrondissement e si approda in un giardino di delizie

i lionesi sono perlopiù pacifici e gentili: tutti coloro a cui ho chiesto indicazioni mi hanno risposto volentieri e in maniera molto circostanziata, e molti mi hanno accompagnata per un tratto assicurandosi che andassi nella direzione giusta.

durante le mie lunghissime passeggiate non ho mai provato disagio o sensazione di pericolo: sarà la lunga ombra del capitano chérif, ma la città sembra piuttosto tranquilla, fatti salvi alcuni inevitabili balordi che tuttavia non paiono comprometterne la sostanziale paciosità.dig

la bellezza e la calma dei lungofiume verso ora di pranzo, quando turisti e locali perlopiù mangiano ed è facile trovarsi quasi da soli a passeggiare, sono impareggiabili. le attività serali / notturne degli avvinazzati che là vanno a gozzovigliare dopo il tramonto sporca in alcuni tratti la maestosità delle acque: molte sono le bottiglie vuote sulle rive, qualcuna addirittura galleggia sul fiume.

lungo la saona, l’angolo formato da rue de la martinière e da quai saint-vincent, nel primo arrondissement, ospita il bellissimo fresque des lyonnais.

realizzata dagli artisti della cité de la création, l’opera cita e raffigura ventiquattro personaggi della cultura di origini lionesi (si veda qui per l’elenco dei personaggi). dav

 

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andré-marie ampère

 

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antoine de saint-exupéry

 

quale non è stata la sorpresa di mrs. cosedalibri nel vedere rappresentato anche il suo idolo bernard pivot, l’autore della televisione culturale francese, l’anima di “apostrophes” e di “bouillon de culture”! per chi comprende il francese, qui si può guardare una bella intervista a bernard.

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bernard pivot, insuperato giornalista culturale

da rue de la martinière, passando per il quai saint-vincent, si approda all’immensa place bellecour, gigantesco nido di delizie letterarie. collocata tra saona e rodano, nel secondo arrondissement, è una piazza immensa, i cui giardini sono attrezzati con chioschi di ristorazione e panchine, e tutto attorno alle due fontane sono disposte sedie per chi desidera rilassarsi nei pressi dell’acqua, facendosi cullare dal rumore degli zampilli.IMG_20170809_155214.jpg

al numero 29 della piazza sorge la libreria decitre, parte di una catena e risalente al 1907, che mrs. cosedalibri ha visitato in piena rentrée scolaire: vasti settori dedicati a letteratura, scienze umane, turismo, arte, storia, religione, infanzia, gialli e fumetti, libri scolastici e un assortimento fiabesco di cancelleria. oltre a una piccola fornitura di inchiostri colorati per le sue stilografiche – nei colori radiant pink e harmonious green di waterman –, mrs. cosedalibri ha acquistato tre taccuini, tutti giapponesi, tra cui il favoloso life: tutti a righe, con una carta splendida, promessa di scrittura assai scorrevole. bisognerà adesso provarli con le stilografiche e capire se si contemperano con la grafite delle matite palomino.IMG_20170809_150032.jpg

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dove, all’ingresso di una libreria fisica, si celebra l’integrazione tra la lettura su ebook e quella su libri di carta: tea, la soluzione per vendere libri digitali in libreria

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la sezione cancelleria

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i taccuini giapponesi

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qui e sotto, caccia al tesoro nella libreria decitre: indovinare il titolo dalla citazione, con l’indizio del libraio

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la sacra teca della pléiade

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1,46 eventi al giorno in libreria

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creare una casa in libreria: un fiore su un tavolo

in questa piazza assai libresca, in cui trovano posto anche le misteriose éditions baudelaire (solo su appuntamento, recita la targa: che vorrà dire?) troneggia la statua del lionese antoine de saint-exupéry, che ci guarda dall’alto in compagnia del piccolo principe.IMG_20170809_154326_1.jpg

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place bellecour non finisce, ma si trasforma senza soluzione di continuità in place saint-antonin, dove al numero 5 si trova l’expérience, una libreria piena di fascino specializzata in fumetti, che vende anche stampe, action figures e il resto collegato al settore.IMG_20170809_162607.jpg

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il gigantesco bouquet che conclude place saint-antonin e segna il confine simbolico tra la piazza e il fiume rodano

 


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dove si va alla scoperta del vieux lyon, si approda al museo delle miniature e si passa per rue de juiverie scoprendo che è la mecca delle arti

 

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rue saint jean, casa dello stampatore guillaume leroy

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la libreria diogène

 

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in rue saint jean è sorto anche il primo laboratorio francese di polizia scientifica

 

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il negozio di piante rare “aux azalées”, da xavier

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le piante carnivore di xavier

rue saint jean, che da place du change arriva all’omonima cattedrale nell’omonima piazza, è piena di cibo – molti i bouchons, caratteristiche trattorie locali –, di libri, di cose segrete da vedere, ad esempio i traboules, ingegnosi, talora misteriosi passaggi che collegano una strada all’altra. in quello sito al numero 54 di rue saint jean ho trovato attaccata a una finestra un misteriosa etichetta, che ribadiva la natura un po’ esoterica di questi passaggi, al cui interno ancora esistono piccoli condomini, e infatti su diversi cartelli si legge l’invito, diretto ai turisti, a fare silenzio per non disturbare gli abitanti.

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una traboule in prospettiva

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dal basso

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condominio nella traboule

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traboule, l’etichetta misteriosa

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le secret

 

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non disturbare

al numero civico 60 si trova il musée cinéma et miniature, creato dal minaturista dan ohlmann. quante minuscole meraviglie, in questo luogo, perfettamente allestite: mrs. cosedalibri ha scelto una stamperia e una biblioteca.

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la stamperia in miniatura

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la biblioteca in miniatura

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DSC02398da rue saint jean si prosegue fino alla chiesa di saint georges, nei pressi della quale un ponte sul rodano conduce alla grande sinagoga, un edificio ottocentesco piuttosto austero.

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a tre minuti da rue saint jean, sempre nel cuore della città vecchia, si trova rue juiverie, stradina nel quinto arrondissement che nel medioevo accolse una comunità di ebrei. adesso, passeggiando tra le architetture rinascimentali che rivelano l’influenza dei mercanti e banchieri italiani che vi si riversarono, in rue juiverie si respira l’arte a ogni passo. qui nostradamus faceva stampare le proprie pubblicazioni, perché qui risiedevano, tra gli altri, gli stampatori etienne dolet, sébastien gryphe, jean de tournes, françois juste.

 

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rue juiverie in prospettiva

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qui, e nelle prossime due immagini, la vetrina della librairie sylvain revel in rue de juiverie

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qui e sotto, l’arte del teatro

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l’arte della musica

 

 

 

 


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postcards from lyon 3

dove ci si imbatte in loschi figuri

come barbès a parigi, il quartiere guillotière è pieno di spazzatura e di odore di urina e di spezie, nonché di nullafacenti di un sesso che si fanno le unghie e dell’altro che si fanno i capelli.

nonostante alcuni volenterosi che si danno da fare sui blog e sulle guide di viaggio per contrabbandare questa fetta neanche tanto periferica di lione come un posto cool, il luogo è davvero orribile: teorie di parrucchieri ed estetisti, con figuri che sostano sulla soglia e paiono in attesa di qualcosa, ma attendono parecchio, perché quando si ripassa sono ancora lì, giovani maschi pasciuti e perdigiorno, giovani femmine che chissà perché ti aspetti gravide da un momento all’altro, sempre troppo presto.

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turpi commerci in place péri

sdrquesto degrado, che sembra fatale quando in qualche luogo si trovano a vivere persone provenienti dalle afriche tutte, trova il suo atroce culmine in place gabriel péri: un posto iperdickensiano, pieno di gente che litiga, vende, spaccia, chiede l’elemosina; che vede tra l’altro intere famiglie di zingari sedute per terra, le mogli incinte che ricordano bovini nervosi, gli uomini torvi, i bambini urlanti. scene che fanno capire quanto sia pericoloso, ma anche antiestetico, perdere il controllo di parte della città da parte di chi dovrebbe governarla.

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il cuore, tra place gabriel péri e cours gambetta, si salva solo contemplando gli affreschi del mur du cinéma.

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realizzato nel 1996, il mur du cinéma rappresenta una serie di film girati a lione. qui sopra, la messa in scena del primo film con uno dei fratelli lumière

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la piccola, struggente vetrina di una ex pellicceria alla guillotière, ora sede di un ristorante asiatico


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postcards from lyon 2

e del papel español por cigaritos

in rue de brest, nel secondo arrondissement, c’è il tabaccaio “le maryland”. ah, le memorie dell’università, il ricordo di pétrus borel! mi convinco che il proprietario del negozio è un lettore di questo infernale minore francese che ho imparato a conoscere al tempo degli studi.

digpétrus borel, “il licantropo”, “stralunato eroe di alcune imprese fragili e concluse” – secondo la definizione che ne dà il mio antico professore di francese, monsieur bruno pompili, nel suo il segno del licantropo (introduzione a pétrus borel – opera polemica, bari 1979) –, fu un eterno dissidente e un arguto fallito. repubblicano faute de mieux, in piena monarchia di luglio ebbe a dichiarare: “sono repubblicano perché non posso essere caraibico; ho bisogno di un’enorme quantità di libertà; me la garantirà, la repubblica?”
e dopo aver definito la propria un’epoca in cui al governo sedevano ottusi contabili e mercanti d’armi, e il re di francia un uomo il cui motto recitava “sia lodato dio, e anche i miei negozi!”, pétrus vagheggiava: “fortuna che per consolarci di tutto questo ci resta l’adulterio! il tabacco del maryland! e del papel español por cigaritos.”


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postcard from lyon 1

dove si va alla ricerca di chérif

anche se non si direbbe, mrs. cosedalibri è una gran romantica, perciò è andata a lione per vedere i luoghi del tournage di chérif, una delle sue serie poliziesche preferite.

emozionatissima, in place bellevue ha visto dal vero la sede del commissariato e di fronte, in rue bodin, la casa di chérif, uno dei poliziotti televisivi più avvenenti del creato.CHERIF (SAISON 2)

primo poliziotto beur di una serie televisiva francese, appassionato egli stesso di serie (da cui cita in continuazione), chérif è un tipo piuttosto anticonformista, che non esita a uscire di casa brandendo lo spazzolino da denti per finire di lavarsi usando l’acqua della fontanella alla fine della scalinata di fronte al commissariato, che però nella vita vera lascia il posto a un cestino della spazzatura.

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il commissariato di chérif e adeline, in place bellevue alla croix rousse

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la freccia rosa indica la porta d’ingresso dell’abitazione di chérif

 

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al posto del cestino della spazzatura in chérif c’è una fontanella

è l’ex sposo dell’ebrea deborah: e in effetti nella fiction sullo stipite destro della sua abitazione – dove kader porta spesso i suoi sospetti per una chiacchierata e un tè – campeggia una mezuzah.

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veduta dal piccolo parco nei pressi del commissariato

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nel parchetto un’affascinante signora legge e fuma

CHERIF (SAISON 2)adeline è una parigina ombrosa, apparentemente priva di senso dell’umorismo – ossessionata dalla morte del fratello, egualmente poliziotto, scomparso in circostanze equivoche –, che cede lentamente al fascino di chérif. la storia tra lui (abdelhaid metalsi) e adeline (carole bianic), che si manifesta con una lentezza esasperante (parliamo di stagioni, non di episodi), è frustrantissima, perché ovviamente, prima e dopo il soffertissimo bacio, sulla loro strada compare ogni sorta di ostacoli: ma allo stesso tempo è straordinariamente appassionata ed emozionante.maxresdefault

per andare da chérif si scende alla fermata del métro croix rousse.

sdrdopo il pellegrinaggio, ancora sulle nuvole per la felicità, ho imboccato la grande rue de la croix rousse e l’ho percorsa in tutta la sua lunghezza, imbattendomi tra l’altro nella libreria vivement dimanche, che prende diverse vetrine anche su una stradina laterale e conclude l’angolo sulla grande rue trionfando nella sezione per adolescenti. per l’estate ha confezionato una vetrina dedicata al sud, come dichiara, a base di scrittori italiani e variamente latini.

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nella vetrina di vivement dimanche l’idea di sud: cartoline di roma e venezia, e poi ferrante, d’urbano, de luca, venezia, avallone, sánchez piñol, somoza

per i suoi vent’anni farà una festa, a cui tutti i lettori sono invitati, il 10 settembre.

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l’annuncio della festa sulla vetrina della libreria

a croix rousse c’è anche un monoprix.

davè il momento dell’anno in cui in francia domina la rentrée scolaire, dunque, mi dico, la sezione cancelleria deve essere particolarmente ricca. ed è qui che inaugura la serie dei taccuini francesi / comprati in francia 2017, con uno strepitoso rhodia/clairefontaine grigio argento, con risguardi del medesimo colore e carta a righe.

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Sarà il nostro piccolo segreto_la giacca di Le Corbusier

www.fondationlecorbusier.fr

Le Corbusier, circa 1939. Courtesy

Le Corbusier aveva bisogno di una giacca comoda, che gli consentisse di dirigere cantieri e di conservare taccuini e matite nel caso fosse stato colto da un impellente desiderio di disegnare. Così diede indicazioni per la sua realizzazione a Léon Grimbert della maison Arnys (che aveva sede in rue de Sèvres, nel VII arrondissement), ed ecco la Forestière. Il giromanica, ispirato all’agio del kimono, è particolarmente confortevole, non tira e permette una totale libertà di movimento.

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Il capo nasce nel 1947 e arriva sino ai giorni nostri: Arnys è stata rilevata da Berluti e la giacca è tuttora proposta e periodicamente rivisitata. Dieci anni dopo muore Yvonne Gallis, moglie del designer svizzero. Dai resti della cremazione Le Corbusier recupera una vertebra della cara estinta, che usa portare sempre con sé: non è peregrino pensare che in questa pia pratica l’abbondanza di tasche della Forestière (compresa quella interna) abbia avuto la sua parte.forestiere_due

Sitografia
http://it.fashionmag.com/news/Arnys-il-sarto-dei-potenti-cede-l-attivita-a-LVMH,362915.html#.VlQOTXuVvIY
http://www.berluti.com/en/articles/la-forestiere#.VlQPS3uVvIY
http://www.theapmagazine.it/mode-club/story/75-la-forestere.html
http://www.lefigaro.fr/flash-eco/2012/06/14/97002-20120614FILWWW00525-lvmh-s-offre-le-tailleur-arnys.php