cose da libri

dove si esplorano parole e si va a caccia di idee


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cose che mi è piaciuto fare_the pink floyd exhibition

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la copertina del libro

dopo il trionfo al victoria & albert di londra, il 19 gennaio ha aperto a roma (e durerà fino al 1° luglio) la mostra “the pink floyd exhibition: their mortal remains”, a cura di
aubrey “po” powell e paula webb stainton (qui un breve video di presentazione). la accompagna la versione italiana del volume dallo stesso titolo, prodotto da victoria&albert e realizzato da skira editore. la vostra anna albano ne ha curato l’editing con grande piacere.

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i risguardi

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il frontespizio

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la doppia pagina introduttiva

sfogliando il libro si è assaliti da un grande rammarico per non esserci stati. sentite qua:

 “Quando David Bowie incontrò David Gilmour dietro le quinte del concerto alla Royal Albert Hall nel 2006 gli disse che si sarebbe esibito con lui solo a condizione che cantassero Arnold Layne. Perché proprio Arnold Layne?, chiese poi un giornalista. Perché, spiegò Bowie, la parte vocale di Syd Barrett in quella canzone aveva cambiato la sua vita: gli aveva insegnato a cantare con la sua voce, il suo accento, esattamente come quando parlava, senza cercare di sembrare americano o nero o cool, a cantare essendo solo sé stesso.

I Pink Floyd mitizzarono Syd quale loro fondatore e spirito guida, ma quasi mai si riconosce a sufficienza quanto lui, Roger Waters, Richard Wright e Nick Mason insieme cambiarono il panorama musicale britannico (e di conseguenza quello mondiale). Per quanto abbia vissuto da vicino il loro avvento al successo – avendone prodotto il primo singolo e avendoli presentati al Club UFO in quei magici mesi del 1967 –, e per quanto fossi rimasto esaltato all’epoca dalla loro stupefacente originalità, non avrei mai potuto prevedere un impatto tanto duraturo.

Nel giugno del 1965 l’esibizione di Allen Ginsberg fu la più acclamata dell’International Poetry Incarnation alla Royal Albert Hall. La primavera seguente (grazie alle “antenne” della libreria della controcultura Indica Books) Londra conobbe gli Acid Test organizzati da Ken Kesey a San Francisco e The Fugs, gli eroi della scena musicale del Lower East Side di New York. Numeri del Village Voice” di New York vecchi di qualche mese riportavano le recensioni dei film underground di Jack Smith e Jonas Mekas, gli happening dei situazionisti sconvolgevano Parigi e i barbuti sostenitori delle droghe del movimento dei Provos diventavano forza politica della giunta comunale di Amsterdam.

Londra aveva i suoi eccentrici creativi, ma la sua funzione primaria nella rivoluzione che si stava pian piano agitando sembrava essere quella di crocevia. Personaggi straordinari vi fecero tappa mentre viaggiavano da Parigi all’Irlanda, da New York al Marocco o da San Francisco a Delhi. Il climax di Don’t Look Back è la permanenza di Bob Dylan a Londra durante la sua tournée del 1965. Dopotutto, la città aveva i Beatles, i Rolling Stones, le minigonne e King’s Road, fenomeni “overground” ormai consolidati e redditizi. Nemmeno nell’estate del 1966, quando una nuova energia stimolata dalle vicende politiche e dalla comparsa di droghe fino a quel momento sconosciute animava il globo, a Londra qualcosa faceva intuire che quella rivoluzione sarebbe stata speciale: fino a quel momento l’entusiasmo fu perlopiù importato da fuori.

Poi, all’inizio dell’autunno, cominciarono i fermenti nella zona W11 della città (i quartieri di Notting Hill, Ladbroke Grove e Westbourne Grove). Tutti i resoconti del movimento psichedelico underground londinese iniziano con gli eventi di beneficenza di Powis Square, il cui obiettivo era portare la Rivoluzione a Notting Hill Gate, quel tentativo idealistico conosciuto con il nome di London Free School. Le luci, la musica, l’atmosfera, i freak, le droghe, i Pink Floyd che si esibivano, i balli… improvvisamente ci furono un centro e appuntamenti ricorrenti di cui parlare, da aspettare con ansia, da confrontare con altri. La zona W11 fu rapita da un’esaltazione che era sotto gli occhi di tutti. Eravamo decollati!”

dal capitolo “Il decollo”: Syd Barrett, i Pink Floyd e la cultura underground londinese di Joe Boyd

il triangolo che separa le due parti del testo è una finezza del progetto grafico, con un richiamo alla copertina di the dark side of the moon.

divertitevi con i pink floyd: andate a roma e comprate il libro, che amazon offre con un ottimo sconto. al prossimo bell’editing.

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di come ho interrotto un’amicizia e delle sfumature ambigue della frugalità

ab6dc352c1abf5b4b3359cca7c812ce3un giorno di parecchi anni fa mi trovavo in via torino, a milano, con una amica. la quale, visto un mendicante seduto per terra a fare il suo lavoro, si cavò dieci centesimi di tasca e profferì la seguente affermazione: “mi ballavano…”. da quel momento vederla non mi ha più dato piacere. tanto che non ci vediamo praticamente da allora. quella frase mi era parsa di una volgarità intollerabile.

questo ricordo è riaffiorato mentre leggevo frugalità, un bel saggio di emrys westacott, in cui l’autore, sull’arco di duemila anni di storia, analizza spinte e controspinte alla vita semplice.

indica la presenza di moralismo e di senso di superiorità morale nell’atteggiamento dei pauperisti, senza schierarsi né dalla loro parte né da quella contraria, ma di fatto smontando senza acrimonia la patina di bene assoluto con cui si tende, anche ai nostri giorni, a guardare all’atteggiamento dei sostenitori della decrescita felice.

350.jpg“A volte gli effetti della semplicità frugale possono essere l’opposto di quello che dovrebbero essere o che ci si aspetterebbe che fossero”, afferma l’autore. “Per esempio, benché si dica che la frugalità alimenta l’umiltà, alcuni degli antichi che la praticarono menarono vanto del loro stile di vita austero e giunsero a considerarsi superiori agli altri. È il caso di Diogene: nessuno lo accusò mai di umiltà. […] La famosa frugalità di Catone aveva anch’essa un aspetto sgradevole: secondo quanto racconta Plutarco, era solito vendere i suoi schiavi alla stregua di come vendeva i suoi cavalli quando erano troppo vecchi per lavorare, dal momento che non voleva accollarsi il costo del loro mantenimento se non erano più utili.”

Non trova argomenti sufficienti a supporto della necessità di vivere con parsimonia, perciò scrive: “[…] sotto tutti questi commenti spregiativi sulla cupidigia e sullo sperpero c’è l’idea che la vita improntata alla semplicità frugale sia intrinsecamente superiore alle alternative materialistiche preferite da così tante persone. Sta bene che sia la convinzione dei sapienti frugali menzionati, ma è un’affermazione difficile da provare.”

Dall’altra parte, un atteggiamento ciecamente consumistico può senz’altro portare, se non all’infelicità, almeno alla frustrazione: “L’idea veramente valida […] è che gli ingredienti chiave per la felicità di norma sono a portata di mano di chiunque non si ritrovi impantanato in condizioni disastrose. Quando non ce ne rendiamo conto, presumiamo che la felicità stia nell’acquisire ciò che non possediamo ancora. Questo è l’errore che ci allontana dalla via che porta all’appagamento e ci spinge nel vortice dell’edonismo […] l’aspettativa è il principale impedimento alla vita; anticipando il domani, perdiamo l’oggi”.

Taj-MahalUno degli effetti grandiosamente positivi dello sperpero, comunque, è sotto i nostri occhi nelle città d’arte, nei musei, ai concerti: “Provate a immaginare il Taj Mahal, la Reggia e i Giardini di Versailles, la Cappella Sistina, la Biblioteca del Congresso, le dimore signorili inglesi, l’esercito di terracotta a Xian, l’Aya Sofya, il Partenone ad Atene o i gioielli della corona inglese. Considerate gli sperperi degli aristocratici del Diciottesimo secolo che ingaggiavano intere orchestre e commissionavano composizioni originali a personalità del calibro di Haydn e Mozart per ravvivare una cena o un ballo. Pensate a dove andiamo e a cosa facciamo quando vestiamo i panni del turista. Perlopiù facciamo la coda e sborsiamo soldi per ammirare i risultati degli sperperi di qualche spendaccione morto da molto tempo: palazzi, castelli, tombe, templi, cattedrali, giardini, affreschi, tappezzerie, sculture, dipinti, gioielli e altre opere d’arte, quasi tutte prodotte senza badare a spese. Chi, visitando Firenze, scuote la testa in segno di disapprovazione nei confronti del regime di spesa dei Medici e vorrebbe che fossero stati più parsimoniosi?

sul filo di una dialettica continua tra i due atteggiamenti, westacott ci mette in guardia sui pericoli della sclerotizzazione: “Qui vediamo un ulteriore pericolo potenziale della frugalità: può diventare un’abitudine sedimentata che non varia al mutare delle circostanze e che finisce per apparire come una folle dedizione al sacrificio senza uno scopo. Le persone che spendono eccessivamente solo per ostentare la propria ricchezza peccano di volgarità. Coloro che a causa di una parsimonia non necessaria non sono in grado di realizzare quanto di bello è alla loro portata dimostrano di essere spilorci.”

lungi dal rappresentare lo sterco del diavolo, la ricchezza ha in sé la libertà del progresso individuale e delle possibilità: “La frugalità rischia di alimentare un’eccessiva parsimonia: limita la ricerca delle emozioni, dell’avventura e di esperienze diversificate o interessanti, mentre la vita semplice può facilmente portare all’inerzia. La ricchezza procura sicurezza e tempo libero; allarga la libertà personale e il ventaglio di piaceri disponibili. Le novità e il lusso sono gradevoli in sé e per sé, e permettono di coltivare una sensibilità raffinata. L’ambizione è un volano per il successo personale, l’avidità è il carburante della crescita economica e la prodigalità, oltre a dare impulso all’economia, è anche artefice delle più straordinarie produzioni e conquiste culturali della civiltà. In alcune circostanze, la prodigalità può perfino essere considerata un obbligo morale. Tutto questo fa nascere il sospetto che la saggezza dei saggi frugali, o almeno buona parte di essa, possa essere decisamente superata.”

la posizione dell’autore si colloca nel giusto mezzo: un consumo ragionevole, alimentato dalla consapevolezza che le risorse non sono infinite e finalizzato al benessere di tutti, alieno da qualunque moralismo da ritorno all’eden e al buon selvaggio. la felicità del vivere nell’ora.

0,10_€_2007ah, e con quell’amica non mi sono rimessa in contatto neanche dopo aver letto il libro.

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emrys westacott, frugalità – storie della vita semplice, luiss university press, roma 2017, 288 pagine, 22 euro

 


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la letteratura non ha generi ma contenuti

espresso.repubblica.it:

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“Diciamo che ci sono uomini e donne che scrivono, e che il carattere e la natura di ciascuno passano dentro la pagina.”

luca doninelli lo dice benissimo, in questo articolo nella sezione cultura del “giornale”.

e un paio d’anni fa antonio monda chiedeva a elizabeth strout (qui il post che lo segnala su “cose da libri”, ma il titolo di mrs. cosedalibri è meno elegante di quello di luca doninelli):

Esiste una scrittura squisitamente femminile?
“Molti non saranno d’accordo, ma io non penso affatto che sia così: un autore, maschio o femmina, quando è grande, è in grado di raccontare anche l’altro sesso. Io penso che le pagine di Alice Munro o Margaret Atwood siano semplicemente alta letteratura, e non parlerei di letteratura femminile “.

Direbbe lo stesso di Jane Austen?
“Riconosco che lei è forse un’eccezione: nel suo caso si sente in maniera prepotente lo sguardo femminile. Ma anche in quel caso vedo prima la grandissima autrice, poi il sesso”.

mi piacerebbe conoscere il parere dei lettori, maschi e femmine: esiste una scrittura “al femminile”?


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ciò che mi affratella a bobi_scoperte nel libro di cristina battocletti

BOBI-3-Di-GERTI-1741x1160 bobi non aveva la patente

“Lo ricordo sempre in fuga per le strade, piccolo Socrate ambulante in un continuo andirivieni.”

BOBI-3-Di-GERTI-1741x1160 bobi amava i bar

“Era incredibile il patrimonio di esperienze e di intelligenze cui Bobi poteva attingere al bar.”

BOBI-3-Di-GERTI-1741x1160 bobi amava i libri piccoli

“[…] il suo credere nei libri unici, per esempio, e non nell’opera omnia di un autore; e l’idea di divulgare i libri di piccolo formato, che si potessero portare in tasca.”

BOBI-3-Di-GERTI-1741x1160 bobi scriveva in minuscolo

“Si firmava a mano, a matita, a penna (anche nera) e quasi sempre con l’iniziale “b” di Bobi in minuscolo. Dopo il punto non era detto che ci fosse la maiuscola, anzi.”

BOBI-3-Di-GERTI-1741x1160 bobi amava i taccuini

“[…] il taccuino su cui Bazlen annotava le coincidenze e che portava sempre con sé.”

BOBI-3-Di-GERTI-1741x1160 bobi amava lo spazio

“Gli chiedeva di scrivere a righe “MOLTO.” (così in maiuscolo) spaziate e da una parte sola del foglio.” [mrs. cosedalibri detesta le stitiche stampe fronte-retro prodotte dagli impiegati e dalle anime belle che vogliono salvare le foreste. e stampate bene, ché così non si legge un tubo!]

BOBI-3-Di-GERTI-1741x1160 bobi poteva essere frivolo

“Bobi sapeva essere frivolo nell’indagare la vita privata altrui, e i suoi giudizi spesso erano paradossali, a volte furiosi, ma poi la rabbia si sgonfiava.”

BOBI-3-Di-GERTI-1741x1160 bobi voleva solo leggere e viaggiare

“L’obiettivo di Bobi non era arricchirsi, quanto continuare con la sua vita di lettore e nomade.”

BOBI-3-Di-GERTI-1741x1160 bobi non si svegliava per tempo

“Io sono una persona per bene che passa quasi tutto il suo tempo a letto, fumando e leggendo.”

BOBI-3-Di-GERTI-1741x1160 bobi amava l’anonimato, ma nella folla

“Prediligeva i posti tranquilli, che non avessero troppo ‘gotico’ toscano, con osterie dove trascinare uno dei suoi valigioni pieni di libri per andare a lavorare in mezzo alle chiacchiere della gente, che non ascoltava, ma che gli facevano da sottofondo e compagnia.”

BOBI-3-Di-GERTI-1741x1160 bobi e la meraviglia del non essere rintracciabili

“Da Londra Bobi e Ljuba si muovevano spesso per fare gite in campagna: ‘Se nessuno dovesse rispondere, ritelefona il giorno dopo, o due giorni dopo, e vedrai che mi peschi.’”

bobi-bazlencristina battocletti, bobi bazlen. l’ombra di trieste, la nave di teseo, milano 2017, 19,50 euro

su bobi leggete anche l’articolo di leonardo luccone, oldie but goodie.


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spremuta a colazione_la rassegna stampa di giorgio dell’arti

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si chiama “anteprima – stamattina • ŸoggiŸ • domani” ed è la neonata rassegna stampa di giorgio dell’arti, il giornalista fondatore del “venerdì” della “repubblica”, autore del catalogo dei viventi e direttore di cinquantamila, sito dedicato alla storia del “corriere della sera”.

l’autore l’ha annunciata su facebook, molto sobriamente, così: “Da una settimana scrivo per l’Agenzia Italia una rubrica che contiene: rassegna stampa, eventi del giorno, compleanni e anniversari. È pronta alle sette e mezzo di mattina. Se qualcuno vuole riceverla via mail può mandarmi il suo indirizzo di posta elettronica a gda@vespina.com. Poi fatemi sapere che ve ne pare. Grazie”.

mrs. cosedalibri ha aderito di recente e ne è entusiasta. la “spremuta” di informazioni, come lo stesso dell’arti la definisce, è fatta con grande competenza: è una selezione di notizie curate e presentate con chiarezza, a cominciare dall’impaginazione che più essenziale non si può.

si comincia dalla prima pagina del giorno, nella sezione “stamattina”, un collage ragionato dai quotidiani che in pochi minuti di lettura restituisce un quadro esauriente delle notizie principali; a seguire una serie di argomenti introdotti da una parola, ad esempio “Pane – Il settore del pane vale 7 miliardi di euro, conta 25mila imprese – soprattutto a conduzione familiare, che mediamente sfornano cento chili di pane al giorno ciascuna e danno lavoro a 400mila persone”.

in “oggi” troviamo il meteo, i funerali (ma belli: onorano con partecipazione anche le persone comuni: “Nel cimitero di Castelguglielmo (Rovigo) ultimo addio a Francesco C., un uomo morto solo in casa sua, ritrovato cadavere dopo giorni. Il padre è venuto a mancare qualche anno fa, la madre di recente, non aveva parenti né altri legami. Non aveva un posto fisso e neanche l’auto. Ogni tanto lo si vedeva, per le vie della città, pedalare in bicicletta. Per lui nessun funerale, solo l’inumazione nel campo santo del paese. Aveva 44 anni”), i processi, gli esteri, l’agenda politica – ci sono anche tutte le notizie sulla campagna elettorale dei partiti, questi ultimi in ordine alfabetico –, la cultura, la televisione; non mancano i santi e il vangelo.

nel “domani” c’è una sezione molto ricca di compleanni, e poi, utile e interessante, una scelta di avvenimenti verificatisi dieci, venticinque, quaranta e ottant’anni fa.

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giorgio dell’arti. courtesy

nei testi scritti da dell’arti medesimo (quelli che non trascrive dai giornali, per intenderci), per raccontare ad esempio fatti di cronaca, troviamo un meraviglioso uso del passato remoto che in qualche modo storicizza immediatamente gli accadimenti e lascia il lettore immerso in un paradosso, in un ossimoro straniante: il presente quasi non esiste più, e l’effetto è quasi un lenimento indotto dalla sensazione di distanza. un esempio dalla sezione “delitti e suicidi” del 14 febbraio, dove si raccontano con delicatezza un femminicidio e un omicidio:

“Francesca Citi, di anni 45, ‘amabile, squisita, attenta al lavoro’, ex moglie di un Massimiliano Bagnoli, di anni 45 pure lui. Questo Bagnoli ieri mattina la raggiunse nello studio dentistico dove lavorava come assistente, lei continuò a dirgli che era finita e lui le diede dieci coltellate, in corpo e in gola. Subito dopo andò in bagno, chiuse a chiave la porta, e con la stessa lama si segò le vene. Insopportabile che si fosse trovata un nuovo compagno, fino a novembre era stato ai domiciliari per stalking, e continuava ad aggirarsi intorno alla casa dove Francesca viveva con le loro bambine, i carabinieri l’avevano saputo dai vicini ma lei non aveva voluto denunciare di nuovo l’ex per non turbare le figlie; la Citi nell’appartamento era sola perché il dentista il martedì non lavora (ieri mattina in uno studio dentistico in piazza Attias, Livorno).”

“Vincenzo Crisponi, di anni 56, tossico, se ne stava seduto sulla panchina, e arrivarono due e l’ammazzarono a forza di calci e pugni (ieri alle cinque del pomeriggio, parco giochi Liori, via Satta, centro di Capoterra, provincia di Cagliari).”

trovo che questa pubblicazione sia molto utile e ne apprezzo molto la forma. provatela qui.


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Montblanc su “Mestieri d’arte”

d499281fc69b2bc3f8aa62a72694a008Chi segue questo blog conosce la passione sfrenata di chi scrive per penne, matite, taccuini, e probabilmente ha letto diverse recensioni sulla cancelleria (in caso contrario, cliccate sulla relativa categoria). Le parole che seguono non sono di mrs. cosedalibri bensì di Raffaele Ciardulli, che ci racconta come, nell’ambito degli articolati servizi di personalizzazione della Maison, gli artigiani e gli specialisti della Montblanc siano in grado di produrre esemplari unici a seconda della personalità del proprietario della penna.

L’articolo è stato pubblicato sul numero 16 di “Mestieri d’Arte”, il magazine della Fondazione Cologni dedicato alla maestria artigiana in tutto il mondo: nelle loro parole , “un progetto editoriale dedicato all’eccellenza artigianale italiana e internazionale, alle sue origini e ai suoi rapporti con la creatività e lo stile. Non solo storie o prodotti, ma anche materiali, tecniche, atelier, scuole, botteghe e gli artefici: i maestri d’arte”.

Sono molto grata all’autore e all’editore per avermi concesso la pubblicazione integrale dell’articolo.

Il suono della perfezione

Raffaele Ciardulli

Scrivere è manifestarsi. Rendere manifesta la propria identità. Fissarne una traccia, per quanto effimera e, fissandola, definire il contorno del proprio pensiero o delle proprie emozioni, presagire, predisporre, preparare le proprie azioni.

La penna, anzi il pennino, aggiunge senso, aggiunge segno, aggiunge corpo. Aggiunge equilibrio: l’attività della mente si fonde con quella della mano, insieme creano, dosando tempi e pressione, spessori e tratti.

Un equilibrio fatto di differenze sconosciute al movimento del polpastrello che, agile, si muove sulla tastiera, con la stessa cadenza, con la stessa pressione, con la stessa monotona percussione.

Un equilibrio fatto di differenze ricercate da chi sfugge l’omologazione meccanica; una ricerca di verità e di qualità.

La manifattura di Amburgo che dal 1906 crea gli strumenti da scrittura Montblanc è uno dei luoghi in cui si coltiva questa qualità grazie alle eccellenze della progettazione e della realizzazione manuale.

Il pennino in oro di ogni Meisterstück viene ancora oggi realizzato da maestri artigiani che gli dedicano 35 diverse fasi di lavorazione, che precedono altre 70 fasi necessarie all’assemblaggio e al collaudo.

Nessun senso viene tralasciato, nemmeno l’udito: uno specialista ascolta attentamente il suono che ciascun pennino produce scivolando sulla carta; solo un suono continuo certifica la sua perfezione.

Nel laboratorio artigiano, nel cuore della manifattura, altre eccellenze si incontrano. L’abilità dei maestri orafi e degli incastonatori, la preziosità dei metalli, l’estro dei disegnatori. Tutte qualità necessarie per la realizzazione delle edizioni limitate, che spingono ancora più avanti la distintività dello strumento e di chi lo sceglierà.

Altre vette della personalizzazione sono state conquistate dai maestri artigiani di Montblanc Création Privée, che realizzano capolavori da scrittura in esemplari unici portando nella materia i sogni di clienti particolarmente esigenti. Uno straordinario esempio di questa maestria è la Figurado Création Privée: uno strumento di scrittura ispirato alla passione per i sigari e ricoperto di autentiche foglie di tabacco.

Per la sua realizzazione, la capacità di personalizzazione è stata spinta sino all’esplorazione di nuove tecniche di estrazione dell’olio contenuto nelle foglie di tabacco, prima di avvolgerle sul corpo metallico della stilografica. Per la protezione delle foglie sono stati utilizzati rivestimenti di cellulosa presi in prestito dalle tecniche di restauro. È stato quindi realizzato un apposito pennino retrattile in oro per rispettare la forma del sigaro. Un sigaro speciale, impreziosito con gemme, decori in oro bianco e l’emblema Montblanc con un diamante alla sommità del cappuccio. Nulla è stato tralasciato nemmeno nella confezione, creata con il legno più pregiato e un pannello in vetro in modo che la stilografica possa essere ammirata senza subire il trauma di uno sbalzo di umidità. Il futuro proprietario della Figurado ha partecipato attivamente ai processi creativi e alla loro messa in opera, che ha potuto seguire via webcam interagendo sui più piccoli dettagli dell’opera con esperti artigiani, gioiellieri, incastonatori di diamanti e incisori di pennini.

Ma l’abilità nella creazione di oggetti eccezionali degli atelier della Montblanc Création Privée non mette certo in ombra la specifica, distintiva competenza della Maison di Amburgo: l’arte della scrittura.

Arte nei cui gesti esprimiamo le sfumature della nostra personalità, arte al cui servizio è nato il Montblanc Bespoke Nib, che cattura ed esalta quell’espressione così squisitamente individuale che è la grafia.

La sede di Amburgo e una selezione di boutique Montblanc, tra cui quelle di Hong Kong, Shanghai, Singapore, Tokyo, Città del Messico, Dubai, New York, Milano e Mosca, offrono ai propri clienti un accurato esame della grafia, che consente di individuare il pennino capace di esprimere al meglio la personale maniera di far interagire pensieri e gesti, penna e carta.

I clienti, utilizzando uno strumento sviluppato e realizzato da Montblanc, possono scrivere un breve testo grazie al quale diviene possibile analizzare i parametri chiave della propria grafia tra i quali la velocità, la pressione, il campo di oscillazione, la rotazione e l’angolazione.

Questi dati vengono quindi esaminati da un esperto Montblanc che identifica il pennino ideale per ciascun tipo di grafia; pennino che potrà essere scelto tra le otto varianti esistenti o creato manualmente su misura in oro massiccio dagli artigiani della manifattura di Amburgo, che potranno personalizzarlo anche con l’incisione di un breve testo.

Attraverso un’esperienza intensamente individuale, scrivere diventa così il più privato dei gesti, la più essenziale e distintiva manifestazione di stile.

Poiché lo stile, etimologicamente, altro non è che la specifica maniera di scrivere: di usare uno stilo.

da “Mestieri d’Arte”, n. 16, allegato ad “Arbiter”, 177/XXXIII

L’autore www.grixia.it.jpg

Direttore marketing di Cartier per undici anni, Raffaele Ciardulli è consulente dell’oreficeria Salin 1953 e scrive di marketing e comunicazione.