cose da libri

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Quell’adorabile mattacchione dell’architetto Mizner

“È assai improbabile che sia mai esistito un altro architetto come Addison Mizner. Costui non credeva nelle planimetrie ed era notoriamente approssimativo nelle sue istruzioni agli operai, ai quali si rivolgeva usando espressioni come ‘alta più o meno così’ o ‘proprio lì’. Era anche famoso per le sue dimenticanze. A volte installava porte che si aprivano su muri ciechi o, in un caso interessante, rivelavano l’interno di un camino. […] Per un cliente di nome George S. Rasmussen Mizner scordò di mettere una scala, aggiungendone una esterna all’ultimo momento. Ciò costringeva Mr e Mrs Rasmussen a indossare l’impermeabile o un altro indumento più opportuno ogni volta che dovevano passare da un piano all’altro della loro abitazione. Quando gli venne chiesto conto della svista, Mizner rispose che non aveva importanza perché Rasmussen non gli era mai andato a genio. […] Mizner era particolarmente innamorato dell’aspetto un po’ logoro dei palazzi italiani, e ‘invecchiava’ le proprie creazioni creando tarlature artificiali con un trapano a mano e deturpando i muri con macchie ricreate ad arte per evocare qualche imprecisata e suggestiva muffa rinascimentale. Dopo che i suoi operai avevano costruito una perfetta mensola del caminetto o il solido montante di una porta, spesso afferrava una mazza e ne polverizzava un angolo per conferirgli un’aria più venerabile e vissuta. Una volta usò calce viva e gommalacca per invecchiare alcune poltrone di pelle dell’Everglades Club. Sfortunatamente, il calore corporeo degli ospiti fece tornare appiccicosa la gommalacca, e diversi di loro rimasero incollati ai cuscini. ‘Trascorsi l’intera serata a staccare le signore da quelle dannate poltrone’, avrebbe ricordato anni dopo uno dei camerieri del club. Molte signore lasciarono lì il retro dei vestiti.”

Bill Bryson, Breve storia della vita privata, traduzione di Stefano Bortolussi, Guanda, Milano 2011


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né recensioni né trame_marco missiroli

CL500x350_6560la signora “cose da libri”, si sa, non sta troppo appresso alle nuove uscite. considera la lettura un’attività ultralibera, non riconducibile a eccessi didattici. detesta i maestrini, gli abatini, i volenterosi della diffusione di nobili attività.

e si sa anche che l’universo traccia disegni imprescrutabili facendosi beffa dei nostri esercizi di razionalità. e infatti, come abbiamo raccontato, talora la monnezza, ancorché monnezza speciale, la fa da padrona e l’unica cosa da fare è seguire il flusso. in quell’episodio di serendipity editoriale c’era un marco missiroli del 2012, il senso dell’elefante. che non recensirò, abbandonandomi alla pura emotività del raccomandare ai lettori di leggerlo a loro volta. perché recensirlo vorrebbe dire ri-raccontare il libro senza esserne l’autore e perché le vicende sue sono irraccontabili. ne dirò solo che emana puro affetto del vivere ma che nonostante ciò non indulge quasi mai a sentimentalismi (neanche alla mistica del gay che a volte affligge quando si parla di gay, se è per questo. l’avvocato di missiroli è esemplare) e che alle pagine 220-221 c’è la più muovente descrizione di un suicida che mi sia capitato di leggere sinora:

“Il cappio aveva segato il collo, la crosta di sangue incoronava il viso. La vestaglia era allacciata e il lucido della seta rifletteva i bagliori di una candela, Pietro si avvicinò. La sedia si era rovesciata accanto al cartoncino con la scritta Grand Hotel Riservato Furgone Deluxe. Nel centro una grafia aggraziata, Mazel tov. L’augurio per chi rimaneva.”

ah, ed è sorprendentissimo che un autore di trent’anni, con tutti i cialtroncelli della stessa generazione sua (missiroli è nato nel 1981) che si autoproclamano autori e si pavoneggiano sui social, scriva così bene e così profondo e così lontano dalla sua cameretta, perciò leggetelo e sarete tristi ma anche un po’ felici.

solo per le ragazze all’ascolto:  ma poi, avete visto la foto di marco?