cose da libri

dove si esplorano parole e si va a caccia di idee


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postcards from taranto 2

raffo-birra-cl33-1.jpga taranto quello della birra raffo è un vessillo che garrisce gloriosamente al vento dei due mari dal 1919, anno in cui vitantonio raffo fonda la sua “fabbrica di birra e ghiaccio”. bevanda prediletta dai tarantini, viene consegnata in gran copia laddove si sfornano pizza, panzerotti e altri prodotti da forni, e bevuta moltissimo al mare, sulle molte spiagge libere della litoranea.

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potenziali consumatori di birra raffo su spiaggia libera tarantina

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bancale con confezioni di birra raffo in consegna nella città vecchia

in città vecchia l’insegna di una botteguccia ne espone ancora l’antico marchio.

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postcards from taranto 1

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l’ape di un fruttivendolo, paziente asinello

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finestre murate e sci

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vicoletto mercanti: vi si cammina, a fatica, in fila indiana

la dolce resurrezione del borgo antico

la città vecchia di taranto, un’isola circondata da due mari e unita alla parte nuova da due ponti, vive un suo momento di gloria. entro il 2018 si apriranno i cantieri che daranno il via a una ristrutturazione profonda, dopo gli esiti di un concorso internazionale di idee promosso per il recupero di quest’area preziosissima.

btyprima delle istituzioni, in un’ottica di recupero e valorizzazione prevalentemente umana, erano arrivati i ragazzi della casa occupata di via garibaldi con la loro biblioteca popolare   – aperta a dibattiti e corsi, con particolare attenzione al doposcuola per i bambini del quartiere –, eredi di salvatore gigante aka moustaki, il “candido popolano della città vecchia”, da sempre impegnato per la rinascita dei luoghi in cui era nato, eroe popolare celebrato con graffiti sui muri del borgo.

una piccola gita in città vecchia, provenendo dalla città nuova

dalla piazza del municipio, oltre il ponte girevole, ci si immette in città vecchia passando accanto all’università, una parte ristrutturata di recente, per poi arrivare, svoltando a destra, nella principale via duomo.

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IMG_20170706_101546.jpgqui il passato vive in negozi che non si trovano in nessuna parte della città nuova – un misto di deodoranti, pile, souvenir, la prova ultima che i cinesi da questo punto di vista non hanno inventato niente, neanche la gestione familiare, che prevede la presenza in negozio di madri, figli, parenti diversi e qualche immancabile amico che fa compagnia, seduto su una sedia sempre pronta.

IMG_20170723_135639.jpgi prezzi dei souvenir sono assai incerti; la loro definizione necessita, ha necessitato nel caso dell’acquisto di chi scrive – un carabiniere e un personaggio tipico della processione pasquale dei misteri –, di un consulto madre-figlio che termina con la netta sensazione che i prezzi siano stati gonfiati.

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nicola giudetti davanti al suo laboratorio di via duomo

procedendo verso la cattedrale, sulla sinistra, si incontra la bottega di nicola giudetti, pittore e custode di una serie di attrezzi da lavoro ormai in disuso, che nel suo spazio accoglie bambini e ragazzi cui insegna l’arte della pittura e della microscultura.

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il maestro giudetti mostra l’uso di un attrezzo anticamente adoperato per pulire le fave secche

a ottant’anni suonati, il maestro è ancora una colonna portante della città vecchia. con altri nobili vegliardi, e senza aiuti istituzionali, ha risistemato e riaperto la chiesa sconsacrata di santa maria della scala, riconvertendola in spazio per mostre e altre manifestazioni.

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il modellino della processione dei misteri, eseguito dai bambini della città vecchia sotto la guida di nicola giudetti

procedendo, sempre sulla sinistra, si incontra una copisteria/cartoleria che, oltre ad avere uno straordinario soffitto a volta, propone una linea di cancelleria economica piuttosto interessante, la hi-text (digressione-cancelleria di mrs. cosedalibri, probailmente di scarso interesse per il lettore, che la scuserà) .

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evidenziatori e matite hi-text, “pensati per scrivere

il cuore del cambiamento si trova però più avanti e si chiama “liberamente”, la cartoleria/copisteria/galleria d’arte e microlibreria di federica, una ragazza con i capelli molto ricci e un progetto molto chiaro: far funzionare il suo negozio/polo culturale nel luogo in cui è, peraltro in architettonica sinergia con il caffè letterario “cibo per la mente”, che ha sede di fronte.

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federica di “liberamente”. alle sue spalle, in alto, una serie di vinili recuperati e decorati da giovani artisti; a destra, sullo scaffale, una bella scelta di cancelleria

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murale di fronte all’ingresso di “liberamente”, particolare con libro-insetto

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“cibo per la mente”: il santino di alda merini

da “cibo per la mente” si prende il caffè, si mangia, si legge e si ascolta musica. il caffè lavora anche di concerto con la principale libreria della città, mandese, per organizzare presentazioni di libri.

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IMG_20170706_105048.jpgil duomo di san cataldo è come sempre bellissimo, con i soffitti a cassettoni e la sontuosa cappella dedicata al santo irlandese, nelle cui nicchie si trovano anche santi lettori. IMG_20170703_173509.jpg

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l’organo nella cappella dedicata a san cataldo all’interno del duomo

 

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il santo d’argento

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IMG_20170703_175314.jpgal duomo si arriva non prima di aver visitato la pasticceria e gelateria aiello: gelato artigianale, tra cui l’eccellente gusto anguria, cassatine freschissime e pasticceria secca alle mandorle dal 1930.14352213_1661048524208541_1756536635221448326_o.jpg

per il pranzo si imbocca la via di mezzo per scendere alla marina, in via garibaldi, e raggiungere la chiesa di san pasquale, che sul retro cela una strada ove ha sede l’apoteosi gastronomica: da “mena mena me’”, una trattoria con tre tavolini dentro e tre fuori, dove si mangia quello che c’è, e quello che c’è è il pesce che angela sceglie direttamente dalle barche che arrivano alla marina dopo la pesca: che si trasforma in impepata di cozze, cozze arraganate, insalata di polpo, spaghetti alle cozze, fritto misto di paranza.

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IMG_20170706_134304.jpgniente dessert, ma conclusione con limoncello ghiacciato. il tutto di fronte a un palazzo in rovina, simbolo di decadenza e rinascita allo stesso tempo, sul muro diversi graffiti a parlare di futuro, un bel futuro che si avvicina, che giovani cuochi, giovani cartolai, vecchi e giovani negozianti della città vecchia vanno propiziando con squisita energia.

 

 


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morticini tarantini_flashback

 

dansemi torna alla mente che nei giorni di natale, a taranto in vacanza, sono andata al cimitero a visitare una persona cara, e all’ingresso della cappella siamo stati accolti dalle alte note di jingle bells e dal buongiorno del custode.

in quel giorno gelido e chiaro i morticini di taranto stavano sospesi a mezz’aria, fluttuavano impegnati in una benevola danse macabre.


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albanacco_choderlos de laclos

“Taranto, lunedì 11 luglio 1803

Cara amica,

Da due giorni, riceviamo come ospite nel nostro palazzo, il Generale Laclos. Vi vedo già sorridere, cara amica, alla notizia che l’autore delle “Relazioni pericolose” dimori nella nostra casa. Non vi dovete ingannare. Credo, difatti, che sia stato versato molto veleno su questo povero Laclos e non vedo in lui niente del truce Valmont. È un uomo di alta statura, di bell’aspetto, ma dagli occhi sognanti. È arrivato in questa casa con molta stanchezza e un po’ malato. Gli abbiamo fatto trovare le pietanze più fresche e più delicate, ma non dimostra un grande appetito. È molto discreto e riservato. Torna la sera, cena leggermente e passa il resto del tempo a scrivere lunghe lettere alla sua amata sposa. Vedete, dolce amica, quanto la brutta fama di questo libro abbia potuto nuocere alla carriera di questa persona. Lo hanno accusato della stessa malizia di Monsieur De Sade. La regina Maria Antonietta non fece scrivere il suo nome, né il titolo del romanzo sulla copertina dell’esemplare che possedeva. Il Generale Laclos è stato sconfessato dalla nobiltà francese che si è rifiutata di riconoscersi sotto i tratti dei suoi personaggi. Ieri sera abbiamo avuto una lunga conversazione. Mio marito l’aveva accompagnato per fare alcune spese per la sua famiglia. È tornato apparentemente soddisfatto e ci ha ringraziati dei doni ricevuti. Per sua moglie abbiamo pensato a un paio di guanti di lana pinna. Il Generale Laclos mi ha detto che i dintorni di Taranto sono molto belli, ma che non riesce a capire perché la città stessa è così sporca e maleodorante. Giudicando dall’eccellente qualità e manodopera dei guanti, mi ha comunicato il suo stupore che non esista una fabbrica di bisso e che il lavoro sia fatto interamente a mano dalle donne dei pescatori. Peccato che un lavoro così perfetto non sia più conosciuto e meglio sfruttato. Ciò gli ha fatto pensare a se stesso, ha aggiunto. Il suo destino è stato sempre quello di lavorare sotto il nome di altri. L’ho trovato un poco melanconico: sua moglie e i suoi figli gli mancano, profondamente. Mi ha mostrato il ritratto di sua moglie, chiuso all’interno di un medaglione. È adorabilmente carina, bruna, lo sguardo scuro ma vivace, molto più giovane del Generale. Mi ha detto che si rallegrava ogni giorno di averla incontrata e che ella sola gli dava felicità. Vedete, cara amica, come è innamorato il Generale Laclos.

La vostra amica Baronessa Teresa de Sinno.”
Pierre-Ambroise-François Choderlos de Laclos, l’autore della Liaisons dangereuses, compirebbe oggi 270 anni. sono molto fiera di provenire dal luogo in cui lui è morto, per quanto non possa fare a meno di rilevare che i suoi commenti sulla città sporca e maleodorante si potrebbero applicare a tutt’oggi a una serie di zone dell’ameno loco dei due mari. con la contemporanea aggravante del cancro da italsider.


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dove si parla della mia città natale, di tq, di fede e di malafede

Desidero segnalare la recensione di Malafede, un romanzo del mio concittadino tarantino Maurizio Cotrona pubblicato da Lantana,  scritta dall’ottimo Antonio Gurrado sul “Foglio”: in cui si evidenzia che per stare meglio nel corso di una crisi sarebbe preferibile ricorrere, invece che a etterne lamentazioni, a un  pochino di iniziativa personale. Il pdf dell’articolo è qui.