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albanacco doppio: poe e highsmith

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Ricorre oggi un doppio genetliaco: quello di Edgar Allan Poe e quello di Patricia Highsmith. Di Edgar leggiamo un frammento molto romantico dal Corvo:

Ah, distintamente ricordo che si era nel fosco Dicembre;

e ogni separato morente tizzone proiettava il suo fantasma

sul pavimento.

Febbrilmente desideravo il mattino; – vanamente avevo

tentato di trarre

dai miei libri un sollievo al dolore – al dolore per la perduta

Leonora –

Per la rara e radiosa fanciulla che gli angeli chiamano

Leonora –

Senza nome qui per sempre.

[Ah, distinctly I remember it was in the bleak

December,
And each separate dying ember wrought its ghost

upon the floor.
Eagerly I wished the morrow; – vainly I had sought

to borrow
From my books surcease of sorrow – sorrow for the

lost Lenore –
For the rare and radiant maiden whom the angels

named Lenore –
Nameless here for evermore.]

Edgar Allan Poe, Il corvo, 1845

poe-death

Zelda C. Wang, Death of Poe, 2008. Courtesy edgarallanpoe.it

Di Patricia Highsmith leggiamo due frammenti dal Talento di Mr. Ripley in cui si parla di libri:

 

“Avete per caso Gli ambasciatori di Henry James?” chiese Tom all’incaricato della biblioteca di prima classe. Il libro mancava dallo scaffale.

“Spiacente, signore, ma non lo abbiamo”, rispose questi.

Tom ne fu deluso. Era il libro di cui Greenleaf gli aveva parlato alcune sere prima; adesso si sentiva in dovere di leggerlo.

Scese nella biblioteca della classe turistica e trovò il libro al suo posto nello scaffale.

Quando andò al banco per registrarlo e diede il suo numero di cabina l’impiegato gli disse che era desolato ma che i passeggeri di prima classe non potevano prelevare volumi dalla biblioteca della classe turistica. Era ciò che Tom temeva. Ripose il libro al suo posto senza discutere pensando a quanto sarebbe stato facile, troppo facile uscirsene alla chetichella nascondendo il libro sotto la giacca.

 […]

 Marge dichiarò che non aveva voglia di andare con loro a San Remo. Era proprio nel bel mezzo di un momento creativo con il suo libro. Marge era molto discontinua nel suo modo di lavorare, anche se non perdeva mai il buon umore. Eppure a Tom sembrava che fosse impantanata, come soleva dire lei con una risatina insulsa, almeno il settantacinque per cento del tempo. Quel libro deve essere una schifezza, pensò Tom. Aveva conosciuto altri scrittori e sapeva che non si può scrivere un libro con tanta indifferenza, passando metà del tempo a cuocersi al sole in spiaggia e pensando costantemente a cosa preparare per cena.

Patricia Highsmith, Il talento di Mr. Ripley, 1955

mpathighsmith

Jason Mecier, Patricia Highsmith. Courtesy jasonmecier.com

Ricordo la biografia di Patricia compilata da Andrew Wilson, Beautiful Shadow, uscita nel 2003, e quella più recente, un monstre di quasi seicento pagine, di Joan Schenkar (qui un articolo sulla “Paris Review”, in cui l’autrice narra della genesi del libro), The Talented Miss Highsmith. Curiosamente, il titolo del libro di Wilson in italiano pubblicato da Alet nel 2010 è la pedissequa traduzione del titolo della biografia di Schenkar: Il talento di Miss Highsmith. Misteri editoriali.

 

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