cose da libri

dove si esplorano parole e si va a caccia di idee


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✍️ cose da libri gialli ✍️

L’associazione CARTACANTA di Civitanova Marche, in collaborazione con la Biblioteca Comunale “S. Zavatti“ di Civitanova Marche, il Comune di Civitanova Marche, l’Associazione “Pina Vallesi”, il Centro Giovanile Casette di Casette d’Ete, il Comune di Sant’Elpidio a Mare e il Consiglio Regionale Marche, indice la tredicesima edizione del premio letterario GIALLOCARTA 2017 per il miglior racconto inedito di genere thriller/giallo.
Il resto del bando per questo concorso libero e gratuito si può prelevare qui.
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dav

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su una panchina lungo il tamigi, verso la tate modern. il fiume è una favolosa corrente d’oro

Il fiume – col lampeggio del sole nelle sue onde danzanti, con la luce che colora d’oro i tronchi dei faggi grigioverdi, e che, scintillando nei bui, freschi sentieri dei boschi, ammucchia le ombre nei fossi, scaglia diamanti dalle ruote dei mulini, getta baci ai gigli, si trastulla con l’acqua spumosa degli sbarramenti, inargenta i muri e i ponti coperti di musco, ravviva ogni minuscolo casolare, fa dolce ogni viottolo e ogni prato, si impiglia nei giunchi, spia, ride da ogni rigagnolo, e irradia lieta dalle molte vele lontane, riempiendo l’aria di gloria – il fiume è una favolosa corrente d’oro.

Jerome Klapka Jerome, Tre uomini in barca


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la casa di george orwell al numero 22 di portobello road, londra

Winston si portò la mano alla caviglia, grattandosi con cautela l’ulcera varicosa che aveva ricominciato a prudergli. Si finiva sempre per ritornare all’impossibilità di sapere com’era stata veramente la vita prima della Rivoluzione. Prese dal cassetto un libro di storia per bambini che si era fatto prestare dalla signora Parsons e cominciò a ricopiarne un passo nel diario. Diceva:

Tanto tempo fa, prima della gloriosa Rivoluzione, Londra non era la bellissima città che oggi conosciamo. Era un posto buio, sporco e miserabile, in cui quasi nessuno aveva cibo a sufficienza e centinaia, anzi migliaia di poveri andavano a piedi scalzi e non avevano nemmeno un tetto dove poter dormire. I bambini piccoli come voi dovevano lavorare dodici ore al giorno per padroni malvagi che li frustavano se erano troppo lenti e li nutrivano con null’altro che croste di pane e acqua. In mezzo a tutta questa terribile povertà, c’erano però alcune case bellissime, abitate da ricchi che avevano fino a trenta persone al loro servizio. Questi uomini ricchi si chiamavano capitalisti. Erano brutti e grassi, con facce crudeli, come il personaggio che potete vedere nella figura della pagina accanto. Come vedete, indossa una giacca nera che si chiamava finanziera e ha in testa uno strano cappello lucido, come il tubo di una stufa, che si chiamava cappello a cilindro. Lo potevano indossare solo i capitalisti, perché era la loro divisa. I capitalisti possedevano tutte le cose del mondo e tutti gli altri uomini erano loro schiavi. Possedevano tutta la terra, tutte le case, tutte le fabbriche e tutto il denaro. Se qualcuno non obbediva ai loro ordini, potevano metterlo in prigione o togliergli il lavoro, facendolo morire di fame. Quando una persona qualsiasi si rivolgeva a un capitalista, doveva piegare la schiena, inchinarsi, levarsi il cappello e rivolgersi a lui chiamandolo “Signore”. Il capo dei capitalisti si chiamava re, e…

Winston conosceva il resto della canzone. Seguivano certamente i vescovi con le loro lunghe maniche ricamate, i giudici in toga di ermellino, la gogna, i ceppi, la ruota, il gatto a nove code, il banchetto solenne di Sua Eccellenza il Sindaco, e il bacio al piede del Papa. C’era anche qualcosa che aveva il nome di jus primae noctis, ma forse non l’avevano messo in un libro per bambini: si trattava della legge in base alla quale i capitalisti avevano il diritto di dormire con tutte le donne che lavoravano nelle loro fabbriche.

Come si faceva a sapere quanto c’era di vero e quanto di falso? Poteva perfino darsi che oggi l’uomo medio vivesse in condizioni migliori di quelle antecedenti la Rivoluzione. La sola prova contraria era offerta da quella muta protesta che si levava da ogni fibra del vostro essere, dall’impressione istintiva che la vostra esistenza si svolgeva in condizioni intollerabili e che in passato doveva essere stato diverso. Lo colpì il fatto che ciò che veramente caratterizzava la vita moderna non era tanto la sua crudeltà, né il generale senso d’insicurezza che si avvertiva, quanto quel vuoto, quell’apatia incolore. A guardarsi intorno, ci si rendeva conto che la vita non aveva nulla in comune, non solo con quel torrente di menzogne che fluiva dai teleschermi, ma nemmeno con il programma ideale del Partito. Anche per un membro del Partito, infatti, gran parte della vita era un fatto puramente neutro, che non aveva in sé niente di politico: solo un mesto sgobbare, una lotta al coltello per un posto a sedere in metropolitana, un rammendare calzini consunti, un mendicare una pasticca di saccarina, un mettere da parte le cicche delle sigarette. L’ideale propagandato dal Partito era qualcosa di immenso, di terribile, di sfolgorante: un mondo di acciaio e di cemento armato, di macchine mostruose e di armi terrificanti, un popolo di fanatici guerrieri che marciavano in perfetta unità di intenti, tutti pensando allo stesso modo e tutti urlanti i medesimi slogan, impegnati dall’alba al tramonto a lavorare, lottare, trionfare, reprimere… trecento milioni di persone con la stessa, identica faccia. La realtà era fatta invece di città fatiscenti, squallide, in cui uomini e donne malnutriti si trascinavano avanti e indietro nelle loro scarpe sfondate e vivevano in case del secolo prima, rappezzate alla meglio, che esalavano un lezzo di cavolfiore e di cesso. E davanti ai suoi occhi si parò, come in una visione, la sterminata rovina di Londra, la città delle centomila pattumiere, sovrapposta all’immagine della signora Parsons, con le sue rughe e i suoi capelli color sabbia, che cercava invano di sturare uno scarico.

Si portò di nuovo la mano alla caviglia e di nuovo si grattò l’ulcera. Giorno e notte i teleschermi vi riempivano le orecchie di statistiche comprovanti che adesso la gente aveva più cibo, più vestiti, case migliori, divertimenti migliori… che viveva più a lungo, che lavorava per un numero minore di ore, che, rispetto a cinquant’anni prima, era più in carne, più sana, più forte, più felice, più istruita. Non era possibile dimostrare o contestare nulla di tutto ciò. Il Partito sosteneva, per esempio, che oggi era alfabetizzato il 40 per cento dei prolet, di contro al 15 per cento del periodo antecedente la Rivoluzione.

George Orwell, 1984, traduzione di Stefano Manferlotti, Oscar Classici Moderni, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 2000

oh, e ben ritrovati.


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cose per chi vuole scrivere 18

venus

se per caso foste di ancona, per voi c’è il laboratorio di scrittura tenuto dallo sceneggiatore rai paolo logli, dal 26 marzo.

se per caso foste di milano e foste bambini, per voi i laboratori gratuiti della fabbrica delle parole.

se per caso foste di siracusa e voleste fare una cosa bizzarra, per voi, da marzo, il corso di scrittura geroglifica al museo del papiro.

se per caso voleste ascoltare e leggere, in tutta italia, le venticinque lezioni di scrittura di giuseppe pontiggia, originariamente trasmesse per radio, per voi c’è il libro delle edizioni belleville.

 


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cose per chi vuole scrivere 17

venus

perugia. se per caso foste giovani sceneggiatori di perugia (in realtà anche di fuori perugia) e voleste perfezionarvi, per voi c’è il master di scrittura seriale di fiction, organizzato dal centro italiano di studi superiori per la formazione e l’aggiornamento in giornalismo radiotelevisivo. materiale di selezione da spedire entro e non oltre il 15 marzo 2017.

lucca. se per caso foste di lucca, il 4 2 il 5 marzo per voi c’è il workshop di scrittura condotto da eleonora sottili, docente della scuola holden.

la spezia. se per caso foste donne e spezzine, entro il 18 febbraio potrete partecipare con un racconto al concorso “nereidi, il mare delle donne”.

bari. se per caso foste di bari, per voi c’è “scriviamo!”, corso di scrittura creativa organizzato dal centro internazionale alti studi universitari.

 


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Anna Albano lavora in ambito editoriale dal 1990.

Ha cominciato nel 1995 il suo lavoro di lettrice e poi di editor esterno per l’agenzia letteraria milanese Grandi&Associati. Collabora con gli autori che desiderano migliorare i propri manoscritti per presentarli agli editori e con chi è orientato al self publishing. Opera sull’equilibrio complessivo della struttura, sull’efficacia di ogni parte del testo, tagliando e riscrivendo di concerto con l’autore dove è necessario. Lavora sui testi di editori e aziende, e di una serie di autori che hanno la gentilezza di rivolgersi a lei privatamente.

È l’autrice di Milano città di libri – Guida alle librerie e ai librai indipendenti di Milano, nonché di una serie di apprezzate quarte di copertina.

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