cose da libri

dove si esplorano parole e si va a caccia di idee


Lascia un commento

haute couture libraria_l’atelier della sormani, milano

l’articolo del “corriere della sera” ci porta nel laboratorio di gian antonio garlaschi, self-made man con un passato da odontoiatra e da custode di musei, che cura e ripara i volumi usurati dai troppi prestiti o rovinati da lettori poco attenti. buona lettura.


Lascia un commento

Pubblicità_Gustav Klimt

La Vienna di Klimt fu quella di Sigmund Freud, Gustav Mahler, Arthur Schnitzler, Karl Kraus, Arnold Schönberg, Theodor Herzl e del giovane Adolf Hitler. Parigi può essersi fregiata del titolo di capitale culturale del mondo occidentale, ma con il senno di poi osserviamo che la culla di gran parte del meglio e del peggio del XX secolo è stata Vienna.

old-woman-1909.jpg

Gustav Klimt, Donna anziana, 1909

In occasione del centenario della morte di Gustav Klimt, che ricorreva il 6 febbraio scorso, Mondadori Electa ha pubblicato un volume omonimo, scritto da Patrick Bade e tradotto dalla vostra Anna Albano: splendide riproduzioni a colori e una biografia dell’artista completa, che ripercorre tutte le fasi della vita e della carriera.

Fregio-di-Beethoven-Klimt-dettaglio.jpg

Gustav Klimt, particolare dal Fregio di Beethoven, 1902

Questi i contenuti:

Timeline

La Vienna di Klimt

La rivoluzione e la Ringstrasse

Gli inizi

Carattere e vita privata

Le origini dello stile di Klimt

La Secessione

Ver sacrum

Scandalo

Le arti decorative

La Vienna ebraica

Mecenati e collezionisti

Ritratti

Paesaggi

Allegorie e simboli

Klimt, Freud e il sesso

Klimt, Mahler e la musica

Disegni

La fine di un’epoca

Note

Bibliografia selezionata

A1gxy04SwLL.jpg

Patrick Bade, Gustav Klimt, traduzione di Anna Albano, Electa, Milano 2018, 176 pagine, 29,90 euro


Lascia un commento

grandangolo_la realtà di ezra tra rappresentazione e iconoclastia

“più in generale, dal punto di vista del pensiero ebraico e dell’atteggiamento che l’artista assume di fronte alla sua opera, si può ancora aggiungere che i maestri hanno guardato con riserva la stessa arte, in quanto l’artista con la sua creatività tende a sentirsi e quasi a sostituirsi a dio.”

scialom bahbout, L’arte nella normativa ebraica, la halakhà, in morasha.it, sezione zehùt

sta simbolicamente qui, nella “riserva” ebraica nei confronti dell’arte, una delle ragioni del titolo di grandangolo, bildungsroman di simone somekh che racconta la parabola di crescita di un giovane ebreo nato nei dintorni di boston in una famiglia di strettissima osservanza – con genitori che “non erano nati né cresciuti religiosi”, ortodossi per scelta tardiva, sempre desiderosi di essere accettati da un ambiente che continua a guardarli con qualche sospetto –, dalla quale a un certo punto della adolescenza si sente soffocato. espulso per aver fotografato una compagna di scuola nel bagno, sceglie non senza difficoltà, aiutato da una zia libera pensatrice, di continuare gli studi in una scuola più liberale. la ribellione di ezra kramer si sostanzia di un lavoro sulle immagini, quelle che scatta con l’adorato apparecchio che ha chiesto in regalo per il suo compleanno, producendo iconografia a mano a mano che in lui si produce l’insurrezione nei confronti dell’autorità. e non è un caso che, come vedremo più avanti, uno degli atti che sanciscono il suo percorso verso la maturità abbia il sapore dell’iconoclastia.

a una domanda sulle donne della sua comunità posta da uno dei nuovi compagni, in piena, dolente riflessione sul suo humus di provenienza, risponde “‘perché, gli uomini haredi possono prendere delle decisioni? […] mi pare che anche loro sappiano fin da piccoli che devono sposarsi e fare figli, e che quella sarà la loro vita’. le donne erano tanto prigioniere del mio mondo quanto lo erano gli uomini.”

e ancora, mentre si dibatte nella contraddizione tra il desiderio di andare e il senso di colpa e di straniamento che avverte a questa idea, “d’un tratto mi resi conto di quanto dovevo sembrare strano visto da fuori: criticavo, ma restavo sempre aggrappato a ciò che mi era stato insegnato da piccolo. pensai che non avrei mai avuto il coraggio di lasciare la mia comunità: l’appartenenza a quel mondo mi scorreva nelle vene. scappare equivaleva a tagliarsele, una ad una, fino a morire dissanguato.”

grandangolo affronta una serie di temi assai dibattuti in ambito ebraico, quali l’esistenza di interpretazioni più o meno rigide dell’ortodossia, la gestione del libero arbitrio, il valore dell’esperienza, l’omosessualità. alla fine ezra vede la propria ribellione stemperarsi di fronte a una normalità professionale fatta anche di compromessi, e decide di andare ad affogare la propria delusione a tel aviv: dove crede di vedere carmi – approdato dai kramer come conseguenza dell’affidamento a diverse famiglie dei numerosi figli della famiglia taub alla morte della madre –, di cui aveva perso le tracce dopo essersi trasferito a new york e per la cui sorte aveva temuto. è un attimo, ma ezra è convinto di averlo visto per davvero; e ricostruendo sguardi e segni cui non aveva dato peso durante il suo breve ritorno a boston per il funerale di sua zia, si rende conto che non può essere stato che il rabbino hirsch, con una decisione ipocrita quanto provvidenziale, a finanziare la fuga dell’amico scopertosi omosessuale da una comunità che gli sarebbe stata ostile per sempre.

1220875.jpg

l’attivista transgender abby stein fotografata da benyamin reich, che condivide con il protagonista di grandangolo la passione per la fotografia. anche la sua è una storia interessante

fin qui tutto bene, epperò: un autore di ventun anni (tanti ne aveva somekh all’epoca della stesura del libro) sottopone alla redazione di giuntina un manoscritto tanto interessante quanto tecnicamente acerbo; nel quale, in preda a una legittima ansia di mettere sul piatto istanze e questioni, lo stesso autore spesso fa parlare i suoi personaggi con registri un poco inadeguati. un esempio per tutti, la scena di sensualità ancora innocente in cui il poco più che bambino carmi dialoga con ezra in maniera un po’ troppo forbita, mostrando una capacità di approfondimento forse eccessiva per un ragazzo che non si è mai allontanato dal proprio ambiente: “carmi si distese sul mio letto, accanto a me, e mi strinse forte la spalla. ‘la tua opinione per me conta. la verità però è che sono terrorizzati. hanno così tanta paura di tradire la fede che preferiscono estremizzare ogni azione, devono essere certi di metterla in pratica nel modo più corretto’”. fa sorridere, poi, il commento del newyorkese travon quando vede la manipolazione creativa su alcune immagini di steven meisel fatta da ezra su una rivista (l’atto di iconoclastia cui si faceva cenno più sopra): “‘wow’, esclamò, ‘tanta roba’”, dove quel “tanta roba” sembra una maldestra traduzione dall’inglese in italiano di una locuzione giovanile. così come quando il coinquilino coreano di ezra dice “‘scusate, potete fare silenzio? sono in mezzo a una videoconferenza con seul’”: quella trasposizione senza mediazione dall’inglese “i’m in the middle of” dà conto dell’ambiente internazionale in cui si muove somekh, che probabilmente condiziona il suo italiano, ma anche dell’intervento insufficiente dell’editor sul manoscritto. se c’è un elemento negativo di questo libro, è la poca cura editoriale: si percepisce che il manoscritto è rimasto tale e quale a come è stato consegnato, con tutte le sue ingenuità. e invece i manoscritti dei giovani autori hanno bisogno di attenzione.

9788880577058_0_0_0_75simone somekh, grandangolo, giuntina, firenze 2017, 174 pagine, 15 euro


Lascia un commento

cose per chi vuole scrivere 20

venus

bagnacavallo (ravenna)

corso di scrittura proposto dall’archivio storico del comune di bagnacavallo e dalla bottega dello sguardo, qui.

vasto (chieti)

corso di fonetica e scrittura del dialetto di vasto, qui.

umbria

“storie sottobanco 2018”, nona edizione del concorso di scrittura per gli studenti umbri tredici-diciottenni promosso da umbrialibri, qui.

penisola

scrittura autobiografica in un libro di francesca sanzo con la prefazione di luisa carrada, qui.

 


Lascia un commento

jonathan, caro

jonathan-anderson.jpgquesto ragazzo si chiama jonathan anderson, ha ventisei anni ed è il direttore creativo del brand di moda loewe.

i convenuti alla sfilata loewe durante la paris fashion week hanno trovato sulla sedia copie di madame bovary, don chisciotte, cuore di tenebra, dracula, con sovraccoperte progettate dal fotografo steven meisel.

il “guardian” fa notare che alle sfilate la parola scritta va prendendo il posto della musica.

dimentichiamo ragionierini in completo blu all’inseguimento delle scie, ex quarantenni inferociti per la perdita della poltrona, ruspanti incarogniti: la salvezza sta in jonathan.


Lascia un commento

“…tutto ciò che rimane del mio amico jonas write”: rilegare libri in pelle umana

gennaio.jpgnel numero di gennaio della “biblioteca di via senato” (pregevole rivista che i bibliofili all’ascolto potranno prelevare gratuitamente qui), sandro montalto parla lungamente di bibliopegia antropodermica, ossia della pratica di rilegare i libri usando pelle umana. scopriamo con sorpresa che “un esemplare del Dizionario della Lingua Inglese di Samuel Johnson [fu] rilegato con la pelle di James Johnson (non c’era alcuna parentela), criminale catturato e impiccato nel 1818 nei pressi di Norwich”: ma la rilegatura “per vendetta” si è esercitata anche nel caso sublime del volume A True and Perfect Relation of the Whole Proceedings Against the Late Most Barbarous Traitors (1606), rilegato con la pelle del gesuita henry garnet, sospettato di aver avuto parte nella congiura delle polveri.

buona lettura, e attenzione alle vecchie biblioteche.


Lascia un commento

sia benedetto giovanni testori

non lo dice mrs. cosedalibri ma l’eccelso luca doninelli, che invito a leggere qui sotto, in occasione del venturo anniversario della morte del suo maestro e amico (qui l’ottima cronologia della vita di testori sul sito della fondazione mondadori).

a parte quella sulla complessità dell’amicizia, mi è piaciuta la lezione di doninelli sulla letteratura:

In un libro non ci può essere solo letteratura, deve precipitarci dentro tutto, perciò è severamente vietato aver paura di qualcosa.

questo è il link all’articolo sul “giornale”. buona lettura, sarà buona e ricca davvero.