cose da libri

dove si esplorano parole e si va a caccia di idee


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Viaggiare attorno alla propria stanza lavorando in editoria (con lode finale alla condizione di libero professionista)

Dove sono stata? Accade spesso, se si lavora sui libri, di doversi per così dire assentare dalle cose sociali. Capita, in alcuni periodi, di essere talmente assorbiti da non poter svolgere compiti anche molto piacevoli come quello di scrivere sul proprio blog. Quando la grande ondata si va ritirando, tuttavia, può essere molto piacevole fare un bilancio del proprio percorso, diciamo, dell’ultimo mese.

Sono stata in Belgio

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Dove ho incontrato committenti e colleghi gentili e rispettosi del lavoro altrui, rilassati, informali ma competentissimi. Persone che salutano, ringraziano, comunicano e non ritengono scandaloso parlare di soldi.

Sono stata in Inghilterra

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Dove ho incontrato committenti e colleghi gentili e rispettosi del lavoro altrui, contraddistinti da quella stralunatezza unica, tipica di un paese che conferisce onorificenze a divi pop. E in effetti, se un progetto riguardava un luogo piuttosto paludato della cultura, il secondo è pervaso da un’essenza ancora più british: in un luogo superpaludato della cultura, a Londra, in maggio si terrà un evento psichedelico che richiede un libro psichedelico. Protagonisti: un leggendario prisma e un gruppo di autori assai bizzarri. I creativissimi grafici hanno concepito un volume in cui prisma e triangolo ricorrono nel font e in altri luoghi strategici dell’impaginato: una fonte di gioia e straordinario entusiasmo per chi scrive, che quando ha visto l’impaginato in anteprima ha quasi pianto.

Sono stata negli Stati Uniti

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Dove necessitava di traduzione il materiale pubblicitario di un gioielliere simbolo di New York, che per il 2017 ha creato una collezione (bellissima) ispirata proprio a quella città.

Sono rimasta in Italia

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A Venezia, dove fervono i lavori per una grande manifestazione in cui trionfa l’arte contemporanea.

A Roma, dove il simbolo ebraico per eccellenza sarà l’oggetto di una mostra, in maggio.

A Milano, dove si è aperta alla Triennale la mostra dedicata alla collezione di arte italiana tra le due guerre di Giuseppe Iannaccone, cui è stato dedicato un monumentale catalogo in doppia edizione italiana e inglese, con testi di autori varii curati in entrambe le lingue dalla vostra e pubblicato da Skira editore. La grafica è stata pensata da Mousse, con copertina in tela.

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Lode finale alla condizione di libero professionista

Essere editor e traduttori è una condizione che a volte può apparire intellettualmente stancante, soprattutto nei periodi più pieni: ma la sensazione di trovarsi costantemente sulla soglia di altri mondi, di dover affrontare ogni volta questioni diverse, che richiedono la presenza del patrimonio professionale che si è costruito e un grande slancio verso le cose che stanno arrivando (perché non si può perdere nulla) è incomparabile. Nulla, credo, si può paragonare all’entusiasmo che ti assale quando sul piatto c’è un progetto nuovo, una sfida diversa, una richiesta insolita; nulla è più istruttivo e formativo, nel campo dei rapporti umani, dell’avere a che fare con persone diverse, del doversi psicologicamente confrontare con tante mentalità. Nulla, soprattutto, è più eccitante della libera professione: quell’idea di te stesso come persona eternamente in crescita.

 


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“Montalbano je suis”_i ragazzi del master di editoria del Collegio Santa Caterina pubblicano un (bellissimo) libro sulla traduzione

[…] che senso ha, poniamo, una traduzione delle Metamorfosi di Ovidio in

prosa magiara? Il senso che altrimenti per tutti gli ungheresi che ignorano

il latino le Metamorfosi non esisterebbero per nulla.

Massimo Bocchiola, dall’introduzione al volume

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Del Collegio Universitario Santa Caterina da Siena all’università di Pavia e del suo master di editoria avevamo già parlato agli albori, qui. Le Edizioni Santa Caterina esistevano già e nel frattempo sono cresciute, alimentate dal lavoro svolto ogni anno dagli allievi del master, e con la consulenza dell’editore Interlinea, il cui direttore editoriale è il benemerito Roberto Cicala, docente di editoria libraria alla Cattolica di Milano.

Di recente hanno pubblicato il nono dei Quaderni del Master di Editoria, Echi da Babele. La voce del traduttore nel mondo editoriale, un volume articolato in sei sezioni tematiche – poesia, fantastico, gerghi e dialetti, ragazzi, onirico e narrativa sociale – che si avvale della presentazione di Massimo Bocchiola. Il sommario è ricchissimo – lo pubblichiamo integralmente alla fine del post: Sergio Altieri parla della sua traduzione delle Cronache del ghiaccio e del fuoco (aka Trono di spade) di George R.R. Martin, Anna Jampol’skaja della sua passione per, e conseguente traduzione in russo di, Aldo Palazzeschi (l’ultima fatica è il Codice di Perelà); si affronta la vicenda della revisione e riedizione della saga di Harry Potter del 2011-2014 e si mettono a confronto le due traduzioni di Zazie nel metrò di Franco Fortini e di Viola Cagninelli (godetevi gli specchietti a pagina 158 e pagina 159, che mettono a confronto l’originale, Fortini e Cagninelli su tre colonne).

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Aldo Palazzeschi in costume da gondoliere. Courtesy

Quanto alla traduzione in francese di Andrea Camilleri, il traduttore “Quadruppani decide in primo luogo di utilizzare saltuariamente alcune parole originarie del mezzogiorno francese, ma conosciute in tutto il paese, che diano ‘un parfum de Sud’. È il caso del termine di origine provenzale minot, utilizzato per tradurre picciriddu. Un ulteriore sforzo è quello di evocare, quando possibile, il suono stesso della narrazione camilleriana. Così il pirsona tipico dell’agente Catarella diventa pirsonne e il celebre ‘Montalbano sono’ rimane semplicemente ‘Montalbano je suis’, compiendo una forzatura che per l’orecchio di un francese risulta ben più ardita che per quello di un italiano.”

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Serge Quadruppani, l’inventore di “Montalbano je suis”. Courtesy

Yasmina Melaouah racconta della sua traduzione del ciclo di Malaussène. Da pagina 205 troviamo la rievocazione della scia di sangue che ha portato con sé la traduzione dei Versi satanici di Salman Rushdie, con l’aggressione al coltello dell’italiano Ettore Capriolo, sopravvissuto, l’uccisione del giapponese Itoshi Igarashi e lo scampato attentato all’editore norvegese William Nygaard.

Il volume, confezionato e coordinato molto bene, ha il pregio di contenere molti esempi concreti e di presentarci la viva voce dei traduttori coinvolti: è una lettura consigliabile a chi desidera avvicinarsi al mondo della traduzione, di cui restituisce l’articolazione sfaccettata, ma anche a chi è già professionista, per farsi un’idea del lavoro delle generazioni che stanno arrivando.

AA.VV., Echi da Babele. La voce del traduttore nel mondo editoriale, Edizioni Santa Caterina, Pavia 2016, 280 pagine, 18 euro molto ben spesi

Sommario del volume

TESTI INTRODUTTIVI

Presentazione (Massimo Bocchiola)

Premessa

ECHI DA BABELE

Le lingue del fantastico

Che lingua parla il vento?

Tradurre il fantastico di Damasio: intervista a Claudia Lionetti

(Lorenzo Cetrangolo)

Ice and Fire: le cronache tradotte

George Martin secondo Sergio Altieri

(Francesco Zamboni)

L’ambiguit. dell’ordinario

Maurizio Nati traduce Humpty Dumpty in Oakland di Dick

(Giuseppe Aguanno)

La metrica della traduzione

Riscoprire l’America

Fernanda Pivano e la costruzione di un’antologia

(Elena Folloni)

Emily-Nessuno e la sua Lettera al Mondo

Ricezione e traduzione di Emily Dickinson in Italia

(Maria Ceraso)

Un atto creativo, non imitativo

La traduzione poetica secondo Franco Buffoni

(Anna Travagliati)

La vita accanto

Fabio Pusterla traduttore di Philippe Jaccottet

(Enea Brigatti)

Aldo Palazzeschi in Russia

Tradizione e traduzione: intervista ad Anna Jampol’skaja

(Andrea Papa)

Di fiore in fiore

L’Antologia Palatina tradotta da Salvatore Quasimodo

(Elena Villanova)

Un gioco da ragazzi

Il Piccolo Principe nasce a New York

Storia e fonti di una traduzione in “casa” Bompiani

(Diletta Rostellato)

Le magie della traduzione

La revisione della saga di Harry Potter

(Anna Guerrini)

Rodari a testa in giù

Una traduzione tra creativita editoriale e propositi educativi

(Mattia Gadda)

Le età di Zazie

Zazie nel metrò: due traduzioni a confronto

(Vanessa Nascimbene)

Gerghi e dialetti

Da Vigata a Parigi

Le traduzioni francesi di Andrea Camilleri

(Flavio Mainetti)

Tradurre la lingua dei morti

El llano en llamas, da Juan Rulfo

a Maria Nicola

(Lorenzo Baccari)

Un romanzo, tante voci, mille colori

La traduzione del ciclo di Malaussène di Daniel Pennac

(Rossana Mancini)

Società e narratori

Le identit. di Gomorra

Viaggio alla scoperta delle edizioni straniere

(Anna Chiara Sartorello)

Una traduzione “pericolosa”

I versi satanici di Salman Rushdie

(Giulia Maurelli)

Manuale per una traduzione accelerata

Pensante, Coupland e la traduzione di Generation X

(Giuseppe Musso)

Pagine oniriche

Un romanzo straniero di un autore italiano

Requiem, storia di un’autotraduzione mancata di Tabucchi

(Letizia Spettoli)

Pecore, amore e fantasia

I titoli che hanno lanciato Murakami Haruki in Italia

(Chiara Costa)

L’impresa epica dell’Ulisse di Joyce

Le fatiche e le avventure del Celati traduttore

(Marco Adornetto)

In conclusione

Fate caso al nome del traduttore?

Un’indagine fra i lettori

(Anna Laura Carrus)

INDICI

Indice dei nomi

Indice delle collane e delle case editrici

 


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cose per chi vuole scrivere 18

venus

se per caso foste di ancona, per voi c’è il laboratorio di scrittura tenuto dallo sceneggiatore rai paolo logli, dal 26 marzo.

se per caso foste di milano e foste bambini, per voi i laboratori gratuiti della fabbrica delle parole.

se per caso foste di siracusa e voleste fare una cosa bizzarra, per voi, da marzo, il corso di scrittura geroglifica al museo del papiro.

se per caso voleste ascoltare e leggere, in tutta italia, le venticinque lezioni di scrittura di giuseppe pontiggia, originariamente trasmesse per radio, per voi c’è il libro delle edizioni belleville.

 


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Prendete e leggetene tutti

Segnalo, dal sito della “Ricerca”, meritoria rivista online di Loescher editore (cliccate qui se volete prelevare il n. 11 in pdf) , un paio di articoli interessanti, entrambi di Elena Franchi. Buona lettura.

s-l225Occhi bassi e capo chino

“Per secoli la donna è stata educata in vista del ruolo che avrebbe dovuto svolgere in famiglia e nella società. La sua formazione era prevalentemente di tipo manuale, un “saper fare” che presupponeva anche il controllo sulla postura del corpo e sull’attività della mente: gli occhi bassi, la testa china sul lavoro delle mani; la mente occupata nell’attività e non in preda a pericolose fantasie.”

È un sintetico excursus sull’istruzione delle bambine, dall’Enciclopedia della fanciulla a, vivaddio, Pippi Calzelunghe, passando per l’assenza di Stevenson, Kipling, Twain, Collodi.

prl-1950-fila-antica-scatola-antique-matita-matiteAmate matite

“Pare che siano stati due italiani, Simonio e Lyndiana Bernacotti, i primi a pensare di inserire un’anima di grafite in un contenitore in legno, ma fu soltanto alla fine del Settecento che il francese Nicolas-Jacques Conté mise a punto lo strumento, composto da una sottile mina − un impasto principalmente composto da polvere di grafite e argilla −, entro un’asticciola di legno tenero facilmente temperabile.”

Non solo Olivetti: in questo articolo scopriamo che nell’Ottocento Lotar Faber, discendente del pioniere della matita Kaspar, provvede a migliorare la qualità del lavoro dei suoi dipendenti con l’assistenza sanitaria, la garanzia della pensione e una cassa di risparmio interna, poi, sempre per i lavoratori, fonda un asilo, costruisce appartamenti e, last but not least, apre per loro una biblioteca. Non perdetevi la gallery di immagini.

 


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La misoginia della moda gay_dove si riflette su biologia, sesso e fashion world

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La copertina della seconda edizione del libro

Nell’omosessualità maschile non esiste alcuna componente “femminile” innata; molti stilisti gay disegnano abiti proiettando sui corpi femminili il proprio interesse per il sesso sado-maso: è l’assunto del libro di Sheila Jeffreys, di cui presento un estratto tradotto velocemente. Trovo interessante la prospettiva che smantella il luogo comune secondo il quale un uomo gay si comporta per motivi biologici come una femmina (perdipiù cretina: trascinando su di sé un doppio stereotipo ignorantissimo). Quanto all’aderire delle donne ai diktat della moda, si veda un lontano post di mrs. cose da libri, che dà conto dei suoi convincimenti in merito a eleganza e comodità.

Non pare esistere alcun interesse accademico o popolare nell’affascinante domanda sul perché l’ambito della moda donna sia così dominato da uomini gay. Così riflette Brendan Lemon in un articolo su “The Advocate”, la rivista USA rivolta ai gay: “Osservare che uomini gay e lesbiche dominano il business della moda può sembrare controverso come affermare che i russi governano Mosca. Tuttavia, con poche eccezioni (Todd Oldham, Isaac Mizrahi), il numero di grandi stilisti venuti pubblicamente allo scoperto è sorprendentemente basso” (Lemon 1997). Le lesbiche sul campo sembrano poche e l’autore non ne nomina alcuna, ma i maschi gay abbondano. Charlie Porter, giornalista di moda del “Guardian”, ha scritto nel 2003 che ci si sarebbe potuti aspettare che il predominio dei maschi gay nel settore lo avrebbe reso un ambiente meno sessista per le stiliste, ma il ragionamento si è rivelato fallace, poiché “In un settore in cui la maggior parte degli uomini è gay ci si aspetterebbe una posizione più illuminata in merito al sessismo. Non è così: sebbene ci sia qualche stilista come Miuccia Prada, Donatella Versace e Donna Karan, a detenere il controllo sono prevalentemente gli uomini” (Porter 2003, p. 6). La questione del perché i maschi gay siano così interessati a creare abiti per donne, che non sono né loro partner sessuali né, probabilmente, l’oggetto del loro immaginario erotico, è importante. All’interno della cultura gay c’è l’ossessione di imitare una particolare versione gay maschile della femminilità negli spettacoli che vedono protagoniste le drag queen e in parate come quella del Martedì grasso gay di Sydney. Fino agli anni settanta e all’avvento del movimento di liberazione gay, si presumeva che l’omosessualità maschile fosse automaticamente associata alla femminilità come conseguenza della biologia. In quel periodo circolava un assunto secondo il quale l’innata “femminilità” dei maschi gay li rendesse più solidali nei confronti delle donne e più comprensivi riguardo a ciò che queste desideravano o di cui avevano bisogno. Di fatto, però, non esiste alcuna identità femminile nell’essere gay.

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Modello in lattice di John Galliano, 2003. Courtesy

L’omosessualità non può essere spiegata da geni od ormoni, ma è una forma di comportamento costruita a livello sociale (Rogers 1999). Gli uomini gay sviluppano una identificazione con la “femminilità” come conseguenza del fatto di essere tagliati fuori e spesso gravemente perseguitati e maltrattati dalla società maschile (Plummer 1999; Levine 1998). La femminilità è la collocazione predefinita per coloro i quali vengono esclusi dai privilegi del predominio maschile eterosessuale. È la posizione eroticamente collegata al maschile e rappresenta il suo opposto. La “femminilità” adottata dai maschi gay, perciò, è una semplice forma di comportamento subordinata inventata da loro ed etichettata come femminile poiché è quello il modo di essere subordinati rispetto al predominio maschile. In quanto esperienza gay per conciliare la propria posizione di inferiorità rispetto agli uomini “veri”, questa femminilità non ha molto a che fare con la vita delle donne. Credo che quella proiettata sulle donne dagli stilisti gay sia una versione della femminilità costruita da loro stessi, una proiezione di quell’odio e di quel terrore del “femminile” dentro di sé che hanno imparato mentre crescevano come gay, molestati e attaccati per non essere abbastanza virili. Piuttosto che qualcosa da amare o apprezzare, la femminilità rappresentava la collocazione sessuale inferiore cui venivano relegati dal loro desiderio nei confronti degli uomini virili. […]

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La schiena di Mark Pullin, aka Mr. Pearl, noto corsetier delle dive. Courtesy

Un aspetto importante dell’abbigliamento sado-maso promosso dagli stilisti è il corsetto. Capo importante per i sadici maschi poiché rappresenta la tortura sulle donne nei non lontani secoli XIX e XX, il corsetto parla di costrizione, dolore e distruzione della salute delle donne. È degno di nota che ci siano state dispute accademiche tese a comprendere se i corsetti ottocenteschi fossero davvero opprimenti o meno per le donne. […] Leigh Summers sostiene [nel suo Bound to Please, 2001, n.d.r.] che il corsetto fosse altamente dannoso per le donne. Steele elenca gli stilisti che ne hanno promosso l’uso: Jacques Fath, Jean-Paul Gaultier – il cui profumo è contenuto in bottiglie a forma di corsetto –, Thierry Mugler, Azzedine Alaïa, Christian Lacroix, Ungaro, Valentino, Karl Lagerfeld (Steel 1996, p. 88). […] Il libro di Steele elenca un gran numero di esempi a riprova che il rinnovato interesse per i corsetti in tempi recenti, a fronte dell’eccitazione sessuale che consente agli uomini, è dannoso e vessatorio per le donne che ne sono vittime. […] Gli stilisti gay hanno proiettato sul corpo delle donne altri stilemi del maschio gay sadomaso, quali la pelle nera e il bondage. Nel 1992 Gianni Versace presenta una collezione bondage. Steele commenta che alcune donne “si sentirono offese dagli abiti sadomaso di Versace, descrivendoli come strumentali e misogini” (Ibidem, p. 164). Versace [replicò che] “le donne sono forti” e sostenne che, poiché le donne si erano liberate, ciò comportava anche la libertà di essere sessualmente aggressive (Ibidem). I modelli di Versace, scrive Steele, si fondavano su “un vocabolario stilistico associato al leathersex […] sfruttando il carisma legato al sesso ‘estremo’, ad esempio il sadomaso gay” (Ibidem, p. 166). Steele commenta che “La collezione non era tanto incentrata sulla questione femminile quanto sul sesso ribelle, trasgressivo, impenitente […]”(Ibidem). Il sesso “trasgressivo” riguarda specificamente gli uomini e non le donne, come spiega l’autrice: “La stragrande maggioranza dei feticisti è di sesso maschile” (Ibidem, p. 171) e le donne indossano abbigliamento fetish perché lavorano nel settore del porno o per compiacere fidanzati e mariti. Dunque il feticismo è una questione maschile e le donne sono semplicemente oggetti su cui gli stilisti proiettano il loro interesse per il sadomaso.

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Beyoncé indossa un modello in lattice di Atsuko Kudo nel video Telephone, 2003. Courtesy

Lo stilista John Galliano usò il materiale fetish per eccellenza, il lattice, in una collezione del 2003 (McCann 2003, p. 14), che si chiamava Hard Core Romance e prevedeva il bondage sadomasochista. Sfilare in abiti porno sadomaso può essere spiacevole per le modelle, e sulla passerella che promuoveva la collezione “una modella cadde a causa delle zeppe alte 18 centimetri, e altre tre sfiorarono la caduta”. Entrare negli abiti era difficile. In questo caso, “prima di entrare negli aderentissimi abiti in lattice, i corpi delle modelle erano stati cosparsi di talco.”

Sheila Jeffreys, Beauty and Misogyny: Harmful Cultural Practices in the West, Routledge, London 2005

Nota tecnica: per amore della completezza ho lasciato i riferimenti bibliografici tra parentesi pur non disponendo delle voci bibliografiche integrali cui rimandare. I lettori abbiano pazienza.


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solo per maigrettiani francofoni milanesi

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la prima edizione di mon ami maigret, 1949

il 15 febbraio la libreria internazionale il libro organizza un incontro letterario su mon ami maigret. tutte le informazioni sono sul sito della libreria, qui. se vi piace leggere in lingua, la libreria il libro è da tenere d’occhio: organizzano incontri in inglese, francese, tedesco e spagnolo.

libreria internazionale il libro

via federico ozanam, 11

20129 milano


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cose per chi vuole scrivere 17

venus

perugia. se per caso foste giovani sceneggiatori di perugia (in realtà anche di fuori perugia) e voleste perfezionarvi, per voi c’è il master di scrittura seriale di fiction, organizzato dal centro italiano di studi superiori per la formazione e l’aggiornamento in giornalismo radiotelevisivo. materiale di selezione da spedire entro e non oltre il 15 marzo 2017.

lucca. se per caso foste di lucca, il 4 2 il 5 marzo per voi c’è il workshop di scrittura condotto da eleonora sottili, docente della scuola holden.

la spezia. se per caso foste donne e spezzine, entro il 18 febbraio potrete partecipare con un racconto al concorso “nereidi, il mare delle donne”.

bari. se per caso foste di bari, per voi c’è “scriviamo!”, corso di scrittura creativa organizzato dal centro internazionale alti studi universitari.