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albanacco_stendhal

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2997291Compie oggi 230 anni Stendhal, “Arrigo Beyle milanese”.

Di seguito, da Il rosso e il nero, la scena in cui il giovane Sorel, scheggia impazzita di una famiglia di energumeni, perde nel torrente il Memoriale di Sant’Elena.

Avvicinandosi all’officina, il vecchio Sorel chiamò Julien con la sua voce stentorea: nessuno rispose. Vide solo i suoi figli maggiori, specie di giganti che, armati di grosse scuri, squadravano i tronchi di pino prima di spingerli verso la sega. Tutti intenti a seguire esattamente la linea nera tracciata sui pezzi fi legno, da cui ogni colpo d’ascia staccava grossi trucioli, essi, non udirono la voce del padre. Questi si diresse verso la baracca: entrandovi, cercò invano Julien vicino alla sega dove avrebbe dovuto trovarsi. Lo scorse cinque o sei piedi più in alto, a cavalcioni su una delle travi del tetto. Invece di sorvegliare attentamente il meccanismo, Julien leggeva. Nulla riusciva più insopportabile al vecchio Sorel: avrebbe anche potuto perdonare a Julien la sua taglia sottile, così poco adatta ai lavori di forza e così diversa da quella dei fratelli maggiori: ma la mania della lettura, a lui che non sapeva leggere, era odiosa.

Invano Sorel chiamò Julien due o tre volte. L’attenzione che il giovane prestava al suo libro, molto più che il rumore della macchina, gli impedì di udire la voce del padre. Questi, alla fine, nonostante gli anni saltò agilmente sul tronco sottoposto all’azione della sega, e di là sulla trave trasversale che sosteneva il tetto. Un colpo violento fece volare nel ruscello il libro di Julien, e un secondo colpo altrettanto violento, che gli si abbatté sulla testa, gli fece perdere l’equilibrio. Il giovane stava per cadere dodici o quindici piedi più in basso, in mezzo agli ingranaggi della macchina che l’avrebbero stritolato, ma suo padre lo trattenne al volo con la mano sinistra:

“Scansafatiche! Sino a quando continuerai a leggere i tuoi maledetti libri mentre sei di guardia alla sega? Leggili di sera, almeno, quando vai a perdere tempo dal curato.”

Julien, benché stordito dalla forza del colpo e tutto insanguinato, ritornò al suo posto di lavoro, di fianco alla sega. Aveva le lacrime agli occhi, più per aver perduto il suo adorato libro che per il dolore fisico.

“Vieni giù, animale, che voglio parlarti.” Il rumore della macchina impedì ancora a Julien di udire l’ordine. Il padre, che era sceso, non volendo darsi la briga di risalire, andò a prendere una lunga pertica per buttar giù le noci e la batté su una spalla del figlio. Non appena quest’ultimo mise piede a terra, il vecchio lo spinse rudemente davanti a sé, verso casa. “Solo Dio sa che cosa mi farà!”, pensò il giovane. Passando, guardò tristemente il torrente dove era caduto il libro che prediligeva fra tutti, il Memoriale di Sant’Elena.

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