cose da libri

dove si esplorano parole e si va a caccia di idee

Mi chiamo Filomena Grimaldi e picchio duro: di librerie, strategie e biglietti d’ingresso

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ticketFilomena Grimaldi è una libraia, fino a maggio scorso curatrice di eventi alla libreria Utopia di Milano. Quella che segue è la sua opinione sul presente e sul futuro di librerie e librai, ispirata dalla notizia della chiusura della libreria Largo Mahler, che “cose da libri” ospita con grande piacere. Cosa ne pensate, o lettori? Intanto grazie a Filomena (troverete un suo profilo alla fine del pezzo) per aver condiviso le sue riflessioni controcorrente.

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È recentissima la notizia dell’ennesima libreria che chiude per sempre, e io sono qui invece, a cercare il locale giusto per aprirne una, in provincia.
In molti mi sconsigliano questa impresa folle, ci sono gli ebook, gli Italiani non leggono, il mercato è in crisi eccetera eccetera. Sì, il mercato è in crisi, vero, ma crisi non vuol dire che questo mercato stia scomparendo – si veda l’affluenza sempre maggiore ai festival di letteratura… – no, vuol dire che sta cambiando, e io voglio provare a seguire questo cambiamento, altrimenti anche la mia libreria chiuderà.

È un fatto che una libreria non può più coprire le spese e avere un margine di guadagno con la sola vendita dei libri.
Il margine sui libri è troppo basso, circa il 30%; in alcuni rari casi si arriva al 35% ma solo per pochissime case editrici, e poi solo dopo anni di lavoro si può trattare sullo sconto che resta sempre, ripeto, troppo basso.
Gli affitti invece, sono troppo alti. Cercare un locale piccolo o in zone poco frequentate è un errore, la libreria ha bisogno di spazio per gli eventi, di visibilità e passaggio sia di pedoni sia di macchine, e locali con queste caratteristiche hanno, giustamente, costi alti. Spostarsi in una zona meno frequentata, lavorare in un locale piccolo e quindi spendere meno d’affitto può portare anche alla chiusura. È il cane che si morde la coda…
Il costo per il personale è troppo alto: su uno stipendio di circa 900 euro, il datore di lavoro paga circa la stessa cifra di tasse e contributi, quindi la libreria spende circa 1800 euro per un solo dipendente.
Ma se non assumi non riesci a fare tutto il lavoro, non hai modo di organizzare eventi, seguire i clienti, gli scaffali… è ancora il cane che si morde la coda.
La concorrenza: nelle grandi città è difficilissimo restare in piedi, ci sono gli sconti e la varietà del catalogo offerto dalle catene, ci sono le librerie dell’usato – con tutto questo una piccola libreria davvero non può competere, nonostante la preparazione e la cura del libraio.
I bravi librai purtroppo non sono più sufficienti: la cura del catalogo, la cura del cliente, non bastano più a tenere aperta la libreria, non si coprono i costi e quindi si chiude.
È questo modo di gestire la libreria che è in crisi: scaffali, libri e libraio non bastano più.
Insieme ai libri è necessario vendere altra merce o servizicibo, bevande, laboratori, corsi di formazione – con un margine più alto del 35%, altrimenti si chiude, senza mezzi termini.
Ci sono tante ottime librerie che alla cura e alla vendita dei libri hanno affiancato altre attività. Ne cito solo quattro, ma l’elenco per fortuna è molto più lungo: la Centostorie a Roma – eventi, laboratori, una piccola caffetteria, corsi per librai e ora anche una rete di librerie indipendenti per bambini, la Gogol a Milano – eventi, laboratori e una caffetteria, Piazza Repubblica Libri di Patrizio Zurru a Cagliari che ha inventato Letti di Notte e la libreria Utopia di Milano che a breve aprirà la sua caffetteria.
Sono librerie molto frequentate, con librai attenti e capaci che hanno diversificato la loro offerta, rinnovato continuamente il catalogo, i servizi per i clienti e gestito l’attività in modo intelligente, creativo e dinamico.
Gli eventi, parliamo degli eventi. Quando una libreria organizza una presentazione, una lettura, un incontro con l’autore non si paga biglietto. Il libraio fa l’organizzatore di eventi senza ricavarne nulla. È molto raro che durante una presentazione si vendano più libri, il libro presentato o altri. Ti ritrovi la libreria affollata – nel migliore dei casi – ma bloccata per la vendita; se arrivano clienti non puoi servirli perché il locale è invaso dalle sedie occupate. Con gli eventi si va in perdita. Ma bisogna farli, entra gente nuova, che magari ritorna, magari…
E tu che hai passato settimane a pubblicizzare l’evento, a organizzarlo, a riempire un banco con una bibliografia ragionata, a inviare mail personalizzate ai clienti, a curare le vetrine, vai in perdita. Un evento senza margine ma affollato… se c’è gente vuol dire che c’è interesse e se c’è interesse vuol dire che è un lavoro ben fatto e allora è giusto far pagare l’ingresso.
Ai festival pago volentieri per ascoltare gli autori, pago a teatro e al cinema. E in libreria? Perché in libreria no? È anche poco sensato economicamente investire ore di lavoro per organizzare un evento e non avere un ritorno economico né nel breve né nel lungo periodo.
È necessario sì far pagare l’ingresso per avere un margine e per coprire i costi, ma è anche necessario che il libraio sia in grado di offrire eventi sempre diversi e interessanti, e per far questo il libraio deve formarsi: organizzare eventi con i libri è una competenza nuova che dobbiamo assolutamente acquisire per andare avanti e crescere. Come si organizza un evento? Come si pubblicizza? Su cosa lavorare? Quali sono i temi che possono davvero incuriosire un lettore?
È su questo, secondo me, che bisogna lavorare.
Noi librai ci lamentiamo (sempre…) perché alle presentazioni o c’è troppa gente che poi non compra o perché non viene nessuno; in questo caso non è sempre colpa del disinteresse dei lettori. È anche colpa nostra che non siamo sempre capaci di accogliere i bisogni e le curiosità dei lettori e rispondere con eventi interessanti.
Cari colleghi, facciamo autocritica per una volta!
Il lettore forte, nella gran parte dei casi, è perfettamente in grado di procurarsi i libri che vuole anche senza il libraio, li compra online, spende meno e li riceve a casa tempestivamente, o va al Libraccio e ne compra dieci… Anche questo è un fatto.
Le facevo anch’io le gite al Libraccio, quando vivevo a Milano, pur lavorando in libreria.
Il lettore, credo, ha bisogno di stimoli, di fare cose con i libri, di ascoltare storie ad alta voce, di incontrare i suoi autori preferiti – si veda sempre il pienone dei festival di letteratura –, autori di cui ormai ha letto tutto – e quindi in libreria non compra più nulla! –, di far loro domande, ha bisogno di un luogo in cui accada sempre qualcosa di diverso, dove incontrare altri lettori, magari anche gli editori, un luogo in cui stare bene. La libreria deve diventare questo, il libraio deve rinunciare ad avere gli scaffali strapieni di libri – anche perché non riuscirà mai a pagarli… – è meglio averne meno e seguirli di più, incontrare editori, autori e immaginare con loro eventi sempre più articolati.

La chiusura di una libreria è una vicenda drammatica: c’è gente che perde il lavoro, c’è un quartiere che perde un punto di riferimento, c’è tutto un mondo di possibilità che va a sparire per non essere più recuperato, ma soprattutto ci sono il sapere e il racconto di un libraio che non viene più condiviso con i lettori.
Mi mortifica ogni volta la notizia di una libreria che è costretta a chiudere. Questo dovrebbe farmi desistere dal mio progetto, ma lavoro da tredici anni, ho incontrato lettori grandi e bambini, librai, editori, autori, illustratori, ho imparato, ho messo da parte esperienza e ho un progetto. Voglio giocarmi la mia possibilità, credo ancora che in Italia si possa vivere di storie, e io voglio raccontare la mia insieme a tutti i miei colleghi librai. Dobbiamo solo imparare da capo come si fa.

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La libraia Filomena Grimaldi, al centro con la maglia rossa

Il profilo di Filomena Grimaldi

Mi chiamo Filomena Grimaldi, ho trentaquattro anni e faccio la libraia dal 2000.
Ho iniziato in un’agenzia Einaudi a Perugia, ho gestito un punto vendita Mondadori Franchising a Empoli, ho collaborato con scuole, enti e biblioteche, ho lavorato in un paio di librerie indipendenti in provincia di Benevento, ho curato per la libreria Utopia di Milano i social network e la sezione ragazzi “Gli Utopini”, organizzando incontri con gli autori, laboratori e letture animate.
A maggio di quest’anno ho deciso che forse era il caso di diventare grande e provare a mettermi in proprio. Sono tornata a casa in Campania, in provincia di Benevento, e sto cercando un locale per aprire la mia libreria.
Ogni tanto racconto qualcosa di me ne La Terza Città.

23 thoughts on “Mi chiamo Filomena Grimaldi e picchio duro: di librerie, strategie e biglietti d’ingresso

  1. Questa è una mentalità giusta e vincente. Far pagare gli incontri, io lo dico da una vita. All’estero funziona proprio così: una presentazione letteraria di un certo livello – quanto al livello, oltre a quello dell’autore, mi riferisco a quello dell’incontro stesso – è come un concerto e meglio di un cinema.
    In bocca al lupo, cara Filomena. E vai tranquilla, hai un cognome che è una garanzia. 🙂

    • cosa è, il giorno delle risposte narcisistiche? 😉

    • Filomena, io faccio, come forse sai, l’editore all’incontrario da 45 anni e il libraio da una decina. E sai come penso al mio futuro da editore e libraio? Strappandomi la pelle, tutta e ricominciando da capo: come editore abrogando, cancellando, espellendo dalla mia vita il possesso, lo stramaledetto copyright, e come libraio preparando corrello e valigie piene dei libri miei e altri che amo,per tornare per strada, nomade, al seguito del paese reale, nei posti dove i cittadini resistenti si incontrano, manifestano, lottano. Insomma, per farla breve, bisogna riscrivere le regole, tutte, tutte, e dalla parte del lettore, con cui, oggi, io mi sento d’avere solo DOVERI, e più mai più diritti, primo fra tutti quello d’autore, lo stramaledetto copyright. Io sto provando a riscriverle e tocco con mano, col cuore, con la testa un futuro esaltante, mai prima nei miei 45 anni tale.

      • caro baraghini, grazie per il suo intervento, che passerò a filomena grimaldi. proprio ieri mi stavo sollazzando con archi voltaici, una sua pubblicazione credo del 1986. mi piacerebbe moltissimo sapere cosa c’è, nel futuro esaltante che vede, e anche farle compagnia nella vendita itinerante. anna albano

  2. I librai professionalmente meglio attrezzati potrebbero profittare da un’attività che alcuni di loro già fanno gratis et amore o forse perché li diverte: quello di compilare bibliografie per laureandi in difficoltà, o solo pigri. Libreria con servizio bibliografico: da pagarsi anche salato, come tutte le consulenze.

    (Lo dico perché in quel modo potrei trovare impiego in una libreria perfino io).

  3. L’ha ribloggato su la terza città, un posto di scrivere*e ha commentato:
    Ho scritto una cosa in cui si parla di librerie, di eventi, e speriamo, anche di futuro.

  4. ciao Filomena mi chiamo Nicoletta Maldini e sono libraia a Bologna dal 1990, dal 2005 in una libreria mia di nome Trame
    sono su Facebook come Trame Libreria Bookshop
    posso condividere su facebook questa tua riflessione?

    grazie

    • Cara Nicoletta,

      in realtà Filomena Grimaldi è l’autrice del pezzo sulle librerie e “cose da libri” il blog che l’ha ospitato (io sono Anna Albano). Trovi Filomena su Facebook come Filomena Grimaldi e sul suo blog La terza città.

      A presto,

      aa

    • Ciao Nicoletta, conosco benissimo Trame, seguo le vostre bellissime attività da tempo. In realtà ci conosciamo, ma non ti ricorderai di me, con voi ho trascorso una bellissima mattinata nel 2009 quando ero in giro a Bologna a cercare lavoro. mi avete accolta, abbiamo bevuto un caffè e ci siamo raccontate il nostro lavoro.
      grazie a te e a presto!

  5. Non condivido pienamente tutte le ipotesi di strategia, ad esempio i biglietti per le presentazioni (va detto che io non sono un libraio, quindi leggo la cosa da un punto di vista esterno). In una cosa Filomena Grimaldi ha comunque ragione: le librerie così come le abbiamo conosciute sono destinate a chiudere. Evolvere è l’unica soluzione. Verso quale forma, sta ai librai scoprirlo. I migliori vinceranno la sopravvivenza.
    P.S. Personalmente, mi sono sempre rifiutato di pagare per ascoltare un autore che pubblicizza il suo libro; per lo stesso motivo ho sempre evitato festival della letteratura e fiere del libro con ingresso a pagamento.

    • ciao, romano. biglietto o non biglietto, concordo sul fatto che la chiave di tutto stia nella parola “evolvere”. paradossalmente, poi, in questo dibattito che contrappone la libreria-caffetteria alla libreria “pura”, i libri c’entrano poco: la questione dell’allargamento della base dei lettori sarà appannaggio sì delle librerie, ma forse ancor più delle famiglie e delle scuole (ed è quindi lì che si giocherà la partita: in un mondo ideale si dovrebbe stanziare fondi per l’educazione permanente di genitori e insegnanti). la libreria deve invece attrezzarsi per un pubblico sempre più viziato dalle sollecitazioni sensoriali: la vista (piccole mostre oppure oggetti accattivanti in vendita), il gusto (la nostra è l’epoca dei cuochi), l’udito (la musica è sempre più presente in libreria). è la libreria polisensoriale, diciamo così. che nel nostro tempo di stimoli continui e infiniti, nella nostra ansia di inseguire tutto, meglio si confà alle personcine di oggi. che dici, che dite?

      • Diciamo, cara Anna, che, più che farsi polisensoriale, la libreria dovrebbe specializzarsi in qualcosa. Offrire insomma quel “di più” che un portale di vendita libri on-line o una grande catena libraria non sono in grado di offrire.
        A Pavia, dove risiedo, città comunque universitaria, la Liberaria Cardano da libreria generica si è specializzata in libreria d’arte e in oggettistica (soprammobili, bracciali, anelli, ecc.);vi si organizzano anche piccole mostre personali con vendita delle opere esposte. La Libreria il Delfino si è associata con altre due librerie – a Roma e a Torino – e si è spostata in una nuova sede con annesso bar/caffetteria; qui si è optato per appuntamenti costanti con presentazioni di libri e interventi di nomi più o meno celebri.
        Per ora sopravvivono entrambe.
        (A proposito di caffetteria, ti devo sempre pagare da bere. Quando vuoi…)
        R.

      • caro romano, sarò di ritorno il 16 settembre, data a partire dalla quale potremo organizzare la nostra lauta bevuta. intanto grazie per le tue osservazioni sempre puntuali. aa

  6. nel nostro tempo di stimoli continui e infiniti, nella nostra ansia di inseguire tutto, meglio si confà alle personcine di oggi. che dici, che dite?

    Io dico che hai reso ben chiara la tua opinione con quella parola, «personcine». L’azione culturale, ormai da una decina d’anni, mi sembra che preveda precisamente la bambinizzazione del pubblico (so per certo non essere questa l’idea di Filomena, ma temo lo sia di diversi colleghi suoi), da allettare perché assuma almeno in parte un’amara medicina – la cultura, in forma di libro o opera d’arte – dissolta in un giulebbe multimediale.

    Tornando al pratico, ho l’impressione che a far pagare il biglietto per le presentazioni di libri o altri eventi ci si sprofondi un baratro burocratico (con spese connesse) da togliere il sonno e la fame:

    http://snipurl.com/27rnbm6

    ma spero di avere capito male.

    • ciao, marco, utilissimo, il documento che hai pubblicato. mi auguro che non sia necessaria tutta quella trafila per organizzare un evento in libreria: ce lo potrà dire senz’altro filomena, che ha esperienza in materia. magnifiche le parole “bambinizzazione” e “giulebbe”: passa più spesso, da “cose da libri”.

    • Giulebbe multimediale è bellissima 🙂
      Cara Anna, Marco è il mio fornitore ufficiale di parole nuove…

      no, non c’è bisogno di tutto quell’ambaradan…è più semplice.
      e poi sono cose che in varie forme ho già sperimentato, ecco perché sono così convinta.
      ma alle beghe burocratiche penso io, tranquilli.
      voi piuttosto leggete bei libri e raccontatemeli. 😀

  7. Pingback: Immaterialismi (di rete, di libri e di osterie) | Spari d'inchiostro

  8. Pingback: Strascichi (o strascìni*!?) del parlar di librerie | la terza città, un posto di scrivere*

  9. secondo me un’idea vincente potrebbe essere quella di affiancare alla libreria un’associazione, messa su dallo stesso libraio, e invitare lo zoccolo duro dei suoi lettori a sottoscrivere una tessera da socio sostenitore di 50 euro annuali. il fondo dell’associazione potrebbe dunque aiutare il libraio nell’organizzazione di eventi in grado di portare a loro volta risorse alla libreria. L’idea di far pagare a una presentazione la trovo ben più difficile e rischiosa. Il problema, soprattutto nlle città grandi, è che si fanno molte, io aggiungerei troppe presentazioni di libri, e molte troppe volte si presentano autori super interessanti in librerie deserte. effeffe

    • quella di effeffe sulla tessera da socio sostenitore della libreria mi pare un’ottima idea, che mi piacerebbe trovasse riscontro e discussione tra librai e lettori. a proposito di librerie vuote in occasione delle presentazioni, è a partire da questa riflessione che l’anno scorso organizzai alla libreria utopia di milano il primo incontro di book’n’roll – era una presentazione di risarcimento che volli per compensarne una del medesimo libro, presso la medesima libreria, andata deserta qualche tempo prima, secondo me ingiustamente, ché il libro meritava – volto ad attirare pubblico con un reading, un concerto un po’ stralunato, un po’ di vino. tutti elementi che fanno orrore ai puristi, ma che secondo me si vanno facendo sempre più necessari. mancano, tra l’altro, in queste iniziative organicità e continuità. un individuo fa quello che può, un’associazione sarebbe meglio. e grazie a effeffe per il suo contributo.

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